dalla fogna alla gogna | docenza, infanzia, giochi e una lezione di realismo per chi insegna

a Siena un asilo fa giocare i bambini nudi con la schiuma. Apriti cielo: gli sciacalli della politica scatenano la furia social dei web-genitori.

qui l’articolo: http://sienanews.it/in-evidenza/il-re-e-nudo-non-i-bambini/

qui di seguito le mie considerazioni essenziali:

Dalla fogna (social) alla gogna (giudiziaria)… il perché.
Innanzi tutto la mia solidarietà, non solo di collega ma anche di uomo, va alle operatrici e insegnanti dell’asilo Monumento; sono troppo esperto del mondo per non immaginare che mai e poi mai dei professionisti del settore avrebbero innescato situazioni anche solo lontanamente ambigue e censurabili. Con dei bambini poi!!!!
Detto questo il mio umile parere è che stante il contesto in cui operano le insegnanti hanno commesso un solo errore: si sono fidate della società che stava loro intorno. Purtroppo ogni questione di pubblico interesse viene prima deferita al tribunale dei social media e della politica: una fogna. Fogna. Lo ripeto: fogna. Una fogna così zeppa di odio e risentimento, aggressività e voglia di linciaggio che qualsiasi faccenda diventa opportunità per lo sciacallaggio della malapolitica, del giornalismo, e manna dal cielo per l’idiozia conclamata. La società è sempre pronta a scannare il prossimo. I politici non vedono l’ora di cavalcare gli scandali (altrui) per far spesso dimenticare i propri. Il clima è così marcio che trattandosi di bambini un docente non può che mettere in pratica una regola d’oro: niente attività fisiche, vestiti abbottonati al colletto, meglio se come nell’Ottocento, alla larga da qualsiasi occasione di contatto corporeo. Seduti in classe e zitti. Non si rischia nulla e soprattutto non vale mai la pena rischiare per questo pubblico e queste persone: pronte a scannarti in piazza e in tribunale per niente. La scuola è noiosa? L’avete voluta così. Tenetevela. Rischiare qualcosa di anticonvenzionale, corporeo e fuori dagli schemi è solo la ricetta per finire alla gogna, perdere la reputazione, il lavoro futuro e perdere uno stipendio, ancorché miserabile. Chi non fa non sbaglia. Una lezione che purtroppo troppi docenti imparano ancora sulla propria pelle, quando non finiscono in tribunale, dati in pasto a un popolo incivile e rabbioso.

gli insetti NON sono animali, ce lo dice l’ISZVe | competenza e controlli nell’Italietta del 2017

apriamo l’anno nuovo con una chicca, che ci rivela pienamente il grado di preparazione e di competenza delle “istituzioni” scientifiche italiane preposte oltretutto alla nostra sicurezza.

per chi non lo sapesse, l’ISZVe si proclama – cito dal loro stesso sito:

«un centro a indirizzo scientifico-sperimentale di supporto alla zootecnia del territorio.»

e si dice “competente” nel:

  • garantire servizi diagnostici specializzati su animali;

  • effettuare controlli analitici sugli alimenti;

  • effettuare diagnosi per il controllo ufficiale di allevamenti e prodotti alimentari;

  • realizzare piani di sorveglianza epidemiologica, controllo ed eradicazione per prevenire la diffusione di malattie;

  • svolgere progetti di ricerca scientifica negli ambiti della medicina veterinaria e della sicurezza alimentare;

  • progettare attività di formazione per gli operatori del settore veterinario e alimentare;

  • realizzare attività di comunicazione scientifica, in particolare riguardo i rischi sanitari legati al contatto con gli animali e al consumo di alimenti;

  • promuovere il benessere animale all’interno del mondo produttivo, della ricerca scientifica biomedica e della società in generale.

e ci rassicura che:

«Ottant’anni dopo, la promozione della salute pubblica e della sanità animale rappresentano ancora i nostri valori portanti. Allo stesso tempo, se gli obiettivi della ricerca scientifica e della salute pubblica mondiale oggi sono alla nostra portata, è solo grazie al lavoro di una grande squadra che, giorno dopo giorno, con impegno e passione straordinari, sta costruendo un futuro di innovazione, qualità, conoscenza e competenza scientifica in grado di fare la differenza a livello globale.»

bene. questo è quello che dicono di loro.

ora veniamo all’incredibile scoperta dei nostri “esperti”.

l’articolo “scientifico” in oggetto è vecchio esattamente di un anno – allora si era in pieno “post-orgasmo” da Expo con tutte le urgenze “politiche” da assecondare – ma resta comunque valido come spunto anche per questi tristi tempi di decadenza politica,  morale (e ovviamente anche accademica!).

Insetti, il cibo del futuro tra rischi alimentari e aspetti nutrizionali

vi rinvio per il contenuto completo al testo e alla fonte, qui mi preme riassumere che l’articolo – con tanto di bibliografia scientifica, e quindi da ritenersi almeno nei loro intenti un articolo accademico, non di spiccia e banale divulgazione – esplora lo stato dell’arte della dieta insettivora e delle ipotesi di studio sul ricorso agli insetti come alimento. Si inizia descrivendo lo scenario alimentare globale futuribile; si passa quindi all’esame della normativa UE sulla produzione, commercializzazione e consumo di insetti a scopo alimentare umano; si esplorano – forse in modo troppo generico e vago – le iniziative condotte all’estero (USA specialmente); si ricorda e si qualifica l’avversione europea a una dieta insettivora come “pregiudizio” [ndr: non direi che comunque anche altrove, come per es. con il cittadino USA medio, si esulti nel trovarsi piattole al posto della classica bistecca]; si enunciano i vantaggi dell’efficienza di conversione nutrizionale in termini di risorse (proteine ricavate a fronte del consumo di cibo per l’insetto); si enumerano alcune delle specie commestibili [ndr sì anche le mosche, quelle che passeggiano sulla merda…] da commercializzare e introdurre in Europa; si arriva alla parte saliente – quella di “competenza” dell’istituto – in cui si rinvia a documentazione scientifica fra cui un “white paper” sul trattamento e sulle precauzioni igienico-sanitarie da adottare in caso di allevamento di insetti a scopo nutrizionale umano.

e qui spunta quello che ci interessa [ndr il rosso è mio]:

«Nonostante il crescente entusiasmo, rimangono numerosi punti interrogativi che riguardano principalmente i rischi, le capacità produttive degli allevamenti e l’impatto ambientale. Non ultimo, anche il reale interesse dei consumatori circa il possibile consumo abituale di insetti in sostituzione della carne.»

ora, la lingua non è ambigua, almeno in questo caso: “sostituire” significa prendere qualcosa di diverso al posto di qualcos’altro.  quindi per l’iszve gli insetti non sarebbero “carne”, dato che vanno a sostituirla in quanto tale, in quanto carne.

più avanti l’articolo prosegue, con la “valutazione dei rischi alimentari” dell’allevamento di insetti a scopo alimentare umano, e sin qui niente di che. si parla poi di sicurezza da contaminazione biologica degli allevamenti [ndr un intero paragrafo con una striminzita riga di richiamo al “benessere” degli insetti usati dall’uomo – che tenerezza!]

l’interesse ritorna quando l’articolo verte su “Ambiente e sosteniblità”, qui si torna a affermare senza problemi che [ndr il rosso è sempre mio]:

«La sostenibilità della produzione di insetti sembra essere il punto di forza di questo settore. La necessità di diversificare la dieta e di ridurre il consumo di carni è nota e risponde a ragioni di aumentata domanda, di impatto ambientale ed etiche.»

sull’etica basta ricordare che il rifiuto animalista di nutrirsi di animali e persino di evitarne lo sfruttamento comprende per l’appunto tutti gli animali, insetti inclusi.

MA NON È QUI CHE CASCA L’ASINO

L’ASINO CASCA A MONTE, QUANDO si definisce come “non carne”  l’insetto – e l’ISZVe lo fa parlando chiaramente di sostituzione e alternativa alla carne – perché, cito stavolta dal dizionario Treccani.it:

«carne s. f. [lat. caro carnis, affine al gr. κείρω «tagliare»]. – 1. Parte muscolare del corpo dell’uomo e degli animali.»

«uomo e animali.», avete letto bene: uomo e animali.

se l’ISZVe non qualifica e cataloga gli insetti come “carne”, e non lo fa, come si evince chiaramente dalle citazioni dell’articolo scientifico qui fedelmente riportate, dobbiamo chiaramente e senza scampo logico dedurne che per l’ISZVe gli insetti, non essendo “carne”, non sono animali.

peccato che, non dico dei ricercatori universitari, ma ogni studentello delle medie sa che gli Insetti appartengono al regno ANIMALE, dominio Eucarioti, regno Animali.

come ex-docente universitario e come docente di scuola io boccerei, almeno in biologia, un allievo che non includa gli insetti nel regno giusto. sarebbe proprio dimostrare di non conoscere nemmeno l’ABC essenziale del mestiere. lasciando pure stare l’etica animalista, cosa di cui i signori non sono tenuti per professione a essere competenti e consapevoli.

figuratevi quelli che sono all’ISZVe! io qualche domanda seriamente preoccupata, signori miei lettori, me la farei, considerato che a questi “esperti” si attribuisce un ruolo di controllo, verifica e tutela di quello che ci ficchiamo in bocca.

 

2017 | dall’alto si vede

non mentirò: non voglio neanche unirmi al coro di quelli che sperano le solite “fauste” cose dall’anno a venire. innanzi tutto perché la penso esattamente come Leopardi nel “Venditore di Almanacchi”: sperare che l’anno nuovo porti qualcosa di diverso solo perché è un cambio di data è pura e stupida illusione, se  non cambia il reale; e soprattutto perché i fatti e la posizione da cui li guardiamo, dall’aria limpida delle vette, sono eloquenti e inequivocabili.

e il fatto è che viste le premesse e le scelte mai cambiate di politici, giornalisti e sistema socioeconomico, è che il 2017 sarà peggio del 2016 e sarà spietato, crudele e violento.

lo vedo dall’alto delle vette, dove l’aria è limpida e mostra tutto, anche ciò che non piacerà. soprattutto ciò che non piace.

vi lascio quindi con due sguardi poetici sul futuro.

#2017annoviolento
Il futuro è spietato
arriva
e chiede il conto al passato.

2017
altr’anno di menzogne
giornalisti vili
politici infami
niente cambia
se non l’odio
che cresce
e cresce
e cresce
“Lasciate ogni speranza”


@2017vioentyear

Future is ruthless
Comes fast
Asks revenge on the past.

2017

Another Year of lies
Vile journalists
Pigs and politicians
No change
But Hate
It grows
grows
and grows.
“Lasciate ogne speranza”

il bello dell’apartheid | provocazioni

ho mollato con gioia e profitto quella cloaca di Facebook dal 13 luglio scorso. non posto praticamente niente, tengo la pagina aperta solo per seguire dei gruppi (sono admin di uno) e per contattare via PM i miei conoscenti.

sto da dio.

ogni tanto scorro questa cloaca di false amicizie e cialtronismi vari e non mi pento affatto della scelta.

devo confessare che qualcosa di utile si pesca – per quanto sempre più raramente – in questa fogna social.

ad esempio insospettabili lezioni di vita e bon ton, che ci ricordano come l’igiene “razziale” delle idee e delle frequentazioni sia ottima cosa. lezioni di selezione e “razzismo delle idee” che vengono proprio dai paladini dell’antirazzismo.

per esempio “amicizie” come questa:

così, provocazioni talmente infantili che…

però mi dico – diamogli una possibilità, diamogli retta… – non abbiam mai litigato, ci siamo sempre rispettati e ci siamo scambiati visibilità e like. la tipa in questione ci campa, di spettacolo. un social è “il” veicolo per promuoversi.

di colpo, fa la razzista e mi dice che vorrebbe eliminarmi dal giro (delle “amicizie”)… provocazioni

e allora che dico: la messaggio e la blocco. a essere intelligenti si potrebbe obiettare che il rispetto e la frequentazione artistica travalicano le scelte politiche contingenti.

ma se a raccomandar razzismo nelle frequentazioni sono i “bravi ragazzi” antirazzisti e tolleranti, non posso che ricredermi. si vede che il razzismo social è più intelligente della ragionevolezza civile e della galanteria.

messaggio e blocco il contatto. forse ha ragione lei: stavo sbagliando a frequentare certa gente, anche su Facebook. certamente mi ricorderò di estendere tale igiene anche al suo gruppo artistico. biglietti in meno, in tempo di crisi, si vede che a loro va bene così.

in fin dei conti forse ci guadagniamo entrambi. il bello dell’apartheid

quando ti sparo in faccia, la verità non c’entra | terrore

una riflessione in un giorno speciale -per gli altri, non per me che del natale me ne batto da decenni il cazzo – su quello che significa “sistema di valori”.

La verità non ha niente a che fare con la morale.

immancabilmente, di fronte alle foto di Anis Amri, del suo cadavere, e del risultato di quello che ci dicono essere un ultimo, estremo scontro a fuoco, una resa dei conti molto western a pochi km dal Duomo di Milano, si scatena la solita rissa social fra “buonisti” e “forcaioli” con tutte le casistiche intermedie.

qui mi preme far notare come la questione “giustizia” e quindi “verità” – poiché la verità è presupposto costitutivo di ogni giustizia – sia mal posta. tutto dipende semplicemente dalle coordinate, dai confini del territorio morale e valoriale che condividiamo, o affermiamo di condividere.

in primo luogo un dato filosofico, spesso scomodo, spiacevole, ma serio:

La verità non ha niente a che fare con la morale.

La verità è soltanto la corrispondenza precisa fra una enunciazione e un fatto. Se dico che domani a Viareggio il sole sorgerà alle ore 07:52 ora locale e tramonterà alle 16:47, dico una verità fattuale relativa alla posizione astronomica del sole, certa e misurabile, verificabile da chiunque. Il fatto oggetto di verità può essere relazionato con la nostra morale, le nostre aspettative, i nostri desideri, le nostre speranze e ogni altra opinione,  in vario modo, ma resta un fatto e fintanto che la sua enunciazione gli corrisponde, essa è “vera”.

che Amri sia stato l’assassino dentro al tir in Germania è ben altra faccenda, che spetterebbe semmai a un dibattimento giudiziario. personalmente vi dico che ho scarsa fiducia nella capacità di un tribunale umano di esprimere una qualsivoglia verità…

figuratevi se – per adesso – Amri è dichiarato colpevole dai giornalisti.

categoria in cui ripongo meno fiducia di quanta non ripongo nella merda dentro la lettiera dei miei gatti.

il resto, come diceva Nietzsche, sono solo interpretazioni,

l’unico fatto è che nella foto c’è un cadavere e il cadavere è quello di questo signore (probabilmente).

come sia morto è versione che ci è stata fornita dai suoi stessi esecutori. possiamo credere loro o no, qui sta la nostra libertà di opinione e di giudizio, l’unico fatto è che della sua morte abbiamo una versione fornita da certe persone tal quale quella divulgata dai giornali.

un’altra certezza elementare, è che i morti non parlano. quindi Amri non potrà confermare o smentire alcunché, non potrà più proclamarsi innocente o fiero martire della propria personale jihad.

il resto, come diceva Nietzsche, sono solo interpretazioni, oh beh Nietzsche lo diceva anche per i “fatti” in toto, io sarei meno totalitario di lui (per me esistono i fatti, ma hanno un campo estremamente limitato a quello che chiamiamo mondo fisico e fenomeni fisici).

ora è chiaro che nei mondi delle interpretazioni l’unica legge che dovrebbe valere è quella della coerenza, coerenza con i limiti morali e con i convincimenti personali di ciascuno. c’è quindi chi ritiene giusto che il tipo sia stato ucciso perché reagiva a dei poliziotti; chi ritiene giusto che sia morto perché semplicemente “È un terrorista di merda e con questi ci vuole la pena di morte.”; chi ritiene la sua uccisione un’esecuzione extragiudiziale e un errore strategico e obiettivo (io fra questi); chi ritiene la sua uccisione un’ingiustizia lesiva del diritto di ciascuno a un processo equo e a una pena fra quelle previste dalla legge (per inciso va detto che la legge contempla l’uccisione di chi si oppone con le armi agli agenti).

Quando spari in faccia a qualcuno non esiste la verità, esiste solo la potenza.

queste sono solo interpretazioni, legate a premesse e valori del tutto opinabili, personali, e per sé impossibili da deliberarsi come più o meno vere, più o meno lecite. si tratta qui non di verità, ma di potere, di potenza. e quindi di volontà, radice della potenza. anche Nietzschianamente parlando. lo è anche il mio punto di vista, puramente strategico, non essendo io certo della colpevolezza di Amri.

cercare la giustizia o la verità in una guerra è come cercare diamanti frugando nella merda dei cani.

lo stesso può dirsi dei poliziotti che lo avrebbero ucciso. Quando spari in faccia a qualcuno non esiste la verità, esiste solo la potenza. Puoi farlo e lo fai. Cosa che vale per il terrorista come per il poliziotto. Il potere di vita e di morte non è un fatto di verità e/o giustizia, è solamente una scelta di volontà che diventa fatto nella misura in cui è possibile portarla a effetto (il “poter” farlo davvero), non parlo dunque della “potenza” aristotelica come possibilità. il resto è sempre una questione di “potere”, il mio diritto contro il tuo diritto, la mia giustizia occidentale contro la tua Sharia, il mio voler vendicarmi contro il tuo voler vendicarmi. parlandoci chiaro, le guerre umane, e questa storia di tir, mercatini di Natale, presunti o veri asssassini in fuga per l’Europa senza frontiere (come i giochi della nostra infanzia) è una delle manifestazioni della guerra. cercare la giustizia o la verità in una guerra è come cercare diamanti nella merda dei cani. la guerra è per sé un atto di arbitrio e volontà, e ovviamente di terrore. con la giustizia e il vero essa non ha un cazzo a che fare. e se qualche corrispondenza c’è fra chi ha colpa e chi crepa essa è, come nei film, un fatto puramente casuale, ma dei film – va detto – noi preferiamo non le avvertenze ma la narrazione, l’invenzione, le illusioni, come l’illusione di essere “buoni” vs. “cattivi”.

anche questa una questione di potere e volontà, non di verità o giustizia.

prima Repubblica, morta Repubblica, non-morta Repubblica | rassicurazioni

vorrei rassicurare i miei lettori che si stupiscono, e commentano, e discettano sul nuovo governo varato dal Presidente Mattarella e guidato dal “mite” (ma non innocuo) Gentiloni.

lasciando stare per il momento il ruolo ricoperto dalla Presidenza della Repubblica in tutto questo, ruolo non certo ininfluente, ma condizionato da precise e ineludibili prassi costituzionali e di prammatica, vorrei occuparmi qui del governo in sé e stemperare le ondate di livore, ma soprattutto di offeso e indignato stupore che salgono dai social e dal popolo, sul web e fuori per un simile spettacolo.

copiando un caro conoscente e blogger anche noi ci scusiamo con i lettori che avessero appena finito di pranzare, ma – molto pacatamente – si potrebbe osservare, a fronte degli inferociti commenti e delle inequivocabili attestazioni di disistima e sfiducia verso Gentiloni & C., che nessuno si infila l’abito di gala per frugare nella merda.

o se preferite, tutti abbiamo bisogno di questo oggetto in casa

anche se nessuno lo ama e nessuno lo mette in mostra a centrotavola quando riceve ospiti.

perché?

perché mettersi in ghingheri e abitino firmato quando si sta per infilarsi a pesce in una fossa Imhoff è semplicemente dannoso e stupido, oltre che inutile. e perché, passando al secondo esempio, ci sono cose o enti nel mondo che possono sembrare ai più disgustosi, ma necessari.

necessari non per noi, certo. quando mai un qualsiasi governo della Repubblica si è interessato al benessere autentico degli elettori? andiamo!

necessari semmai al signor Renzi per tutta una serie di cose.

le elenco in ordine sparso, senza pretendere di esaurire la casistica e i vari possibili gradi di necessaria utilità al furbetto di Rignano sull’Arno (paese d’ora in poi molto sfortunato per quanto dovrà ricordare toponomasticamente).

  • prendere la rincorsa per inculare meglio e ancora l’elettorato ostile e amico; per esempio approvando o continuando l’iter di una qualsiasi delle “schiforme” tese a demolire la sicurezza sociale e lavorativa, precarizzare i lavoratori, favorire la “lotta di classe” – ma quella intestina – a pro del comparto imprenditoriale, tartassare il ceto medio, impoverire esodati e pensionati, salvare il culo a bancarottieri e furboni che trasformano risparmiose nonnine in ciccia da bail-in cambogiano o anche premiare sfasciatori di illustri e venerate banche medievali… l’elenco è lungo e la pazienza breve.
  • prendere tempo in attesa di congiunture elettorali più favorevoli e sperabilmente anche di poco differenti dalla monumentale tranvata sul muso incassata con un referendum ad personam, trasformatosi solo per stupido orgoglio personale da possibile e magari fortunato tentativo di golpe bianco a un test di gradimento sul Governo e sulle suddette “schiforme”.
  • impapocchiare un rebranding di sé stesso abbastanza credibile da infinocchiare l’elettorato ostile e soprattutto amico, come già ventilano e consigliano illustri parassiti detti “spin doctors” o politologi; magari passerà da Fonzie al belloccio di “Lost” (Jack Shepard), chi lo sa… per tornare più fresco di prima alla ribalta. e rivogarci lo stesso menu in salsa nuova.
  • manovrare nell’ombra una caterva di utili uomini di paglia, facendo fare loro il lavoro sporco. evitando rogne dirette e scaricando il disonore su terzi. finché dura.
  • realizzzare il sogno di Napolitano di trattare l’M5S come il PCI di un tempo: ossia di riesumare ogni cadavere e ogni metodo della “prima Repubblica”, dal trasformismo al consociativismo, da Berlusconi redivivo ai penta-esa-eptapartiti, dall’inciucismo più scellerato alle coalizioni balneari o fiume pur di non mandare mai Grillo & C. al governo. sogno molto romanzesco, ma non del tutto impossibile. le condizioni ci sono tutte: un partito con gran seguito popolare tenuto fuori dalla stanza dei bottoni con ogni mezzo formalmente lecito ancorché degradante. anche a costo di uno, mille, o centomila Gentiloni. la prima Repubblica lo ha fatto con il PCI e ora la vecchia solita Repubblica lo farà con il Movimento Cinque Stelle.

insomma, non prendetevela più di tanto se il LXIV Governo della Repubblica sembra far senso e indignare anche il più laido, colluso e embrionale atomo di correttezza e onore che ci portiamo dentro…  nessuno si mette il frac per frugare nella merda, nessuno adora l’utilissimo spazzolone da wc. sarebbe come incazzarsi perché in The Walking Dead gli zombi non durano. sono fuffa, diversivo, strumento per far brillare altri, non hanno alcun pregio o valore in sé. di più: non devono averlo. sono solo necessari in certi sfortunati frangenti.

come non serve essere dei Giulio Cesare, dei Washington o dei Che Guevara per assolvere a un compito temporaneo, sgradevole, ingrato e obiettivamente spregevole. sarebbe uno spreco del tutto folle, no?

qui una nostra speciale vignetta per la nuova Ministra della (d)istruzione.

53 | nel segno di Ar

Coltivare, nel tempo, le migliori virtù umane (o dovremo dire aumane, tanto ci sono, qui, lontane?). Dunque, ogni sabato sera, al posto dei festini col mangiadischi, letture rituali in via Patriarcato. Nietzsche, Evola, la biografia di Federico II del Kantorowicz.

 

quando la realtà cospira contro il tuo materialismo, e ti fa pensare a un Destino.

un gentile conoscente, su un forum, mi segnala un volume. leggo proprio stamani il suo post: non mi indica la casa editrice. la trovo sul web, partendo dalla collana. conosco benissimo l’editore e sono cresciuto anche sui suoi testi, a partire dalla fine del Liceo.

oggi, proprio oggi, 9 dicembre 2016, quell’editore compie 53 anni.

non è un caso. ora non è affatto un caso.  io dico che questa congiunzione delle realtà si chiama destino, fato.

qui sotto rinvio alle prime righe del loro sito.

buon 53°, Edizioni di Ar

 

1963-2013: cinquant’anni di Ar.

1963. Solo diciotto anni dalla fine della guerra dei fascismi. A Padova, nel quartiere Arcella, ci sono ancora i crateri delle bombe angloamericane e il cielo ha il ricordo dei cerchi di fumo di Pippo, l’inglese spione. È l’anno del primo LP dei Beatles, del celeberrimo discorso di Martin Luther King, “I have a dream”, dei paesi sbranati dalla frana del Vajont, dell’assassinio di Kennedy. L’anno di Marcovaldo in libreria e di 8 ½ al cinema, del primo 007 e del Gattopardo. In TV c’è Mike Bongiorno con i suoi quiz di cultura generale.

Le Edizioni di Ar nascono il 9 dicembre 1963. Freda ha affittato un’ex rimessa in una strada lunga e sfatta del centro, via (nomen omen) Patriarcato, vicinissima al Liviano di Gio Ponti. Si ritrovano lì tra fuoriusciti dal MSI, per lo più ragazzi tra i diciotto e i vent’anni, insieme a un ex brigatista nero ed ex reggente di Ordine Nuovo.

La realtà è poca, ma è l’idea, secondo Freda, che deve giudicare la realtà, non viceversa. Infatti, il nome che il gruppo si dà è un’esortazione anagogica: Ar. Ar è il radicale di quei termini di origine indoeuropea che esprimono la vigoria fisico-morale (aretè, in greco, ‘aristocrazia’), fino ad arrampicarsi nelle implicazioni metafisiche di essa: i vocaboli ordine, rito.

Un radicale linguistico, germe intemporale di significato da completare nel tempo, da sigillare con il proprio operato. Perenne, arcaico, ma pronto a innestarsi nel nuovo presente che lo voglia e sappia assumere. Un’idea senza il confine di una parola, che chiunque sia abbastanza schietto e lucido può comprendere, indovinare e tradurre in azione (un radicale non è circoscritto: è in attesa della sua espansione). L’idea – banale, in fondo – del Bene come l’avrebbe coltivata un antico.

Ar significava stare nel tempo senza esaurirsi in esso.

continua su: http://www.edizionidiar.it/presentazione/

 

Thun: questo Natale boicottala!

un’ottima notizia e una migliore iniziativa natalizia. pochi fra i giornalisti di questo infame paese – come è ovvio – ne hanno parlato, ma i ragazzi di CasaPoundBolzano sono stati assolti dal processo intentatogli dalla multinazionale Thun per un presunto “danno d’immagine“.

Qui il testo della lettera che ho spedito alla email aziendale, con le ragioni di tanto sdegno e con la proposta che segue.


A THUN S.p.a.
Via Galvani, 29
I-39100 Bolzano
Tel. (+39) 0471 245 111
Fax (+39) 0471 931 822
info@thun.it
Azienda Thun,
ho con gioia appreso dell’assoluzione dei militanti di CasaPound che Voi avete trascinato in tribunale, chiedendo la colossale cifra di 500 mila euro, mezzo miliardo! Per un’accusa che si è rivelata oltretutto infondata e priva di qualunque giustificazione.
Già se pure ci fosse stato un qualsiasi torto nei Vs. confronti, solamente la sproporzione tra quanto chiesto e il tenore economico delle persone che avete trascinato dal giudice ha reso il vostro tentativo cosa di per sé oltremodo sgradevole e parecchio schifosa. Figurarsi voler “spillare” mezzo miliardo di euro a degli innocenti!
Ne ho parlato con amici e parenti e abbiamo trovato decisamente questa Vostra condotta così poco natalizia da boicottare ogni acquisto Thun; e si sa che è sotto le Feste voi mietete cassa.
Ne parlerò con chiunque conosco. E tutto questo a parte la questione “delocalizzazioni” sollevata da CasaPound. Penso che tantissimi troveranno il vostro tentativo giudiziario qualcosa di ben poco compatibile con animaletti angioletti e cuoricini da presepe.
“Boicotta Thun”: una “buona azione” natalizia merita un gran riconoscimento.
Mi raccomando, andatene fieri! Noi acquirenti e consumatori faremo la nostra parte.
Furio Detti
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Invito amici e lettori a scrivere a Thun e a esprimere pacatamente ma fermamente la riprovazione, la ripugnanza e lo sdegno per questa condotta verso cittadini innocenti e colpevoli di aver espresso un legittimo parere e dissenso contro una politica aziendale a tutela dei lavoratori nazionali.

BOICOTTA THUN

qui per rincaro aggiungiamo la nostra satira…

thonnatale