Se cadrò vittima… | Istruzioni a amici, conoscenti e parenti

siccome il terrorismo non è terrore se non pesca nel mucchio, ci tengo a lasciare pubblicamente istruzioni in caso in cui io debba cadere vittima di un islamista / terrorista a caso; eventualità remotissima, sarebbe più facile che io avendo per caso remotissimo giocato e avendo vinto al Superenalotto per caso ancor più remoto vi saluti da un castello a caso dalle Alpi austriache…, ma tant’è. soprattutto perché se vincessi una cifrona saprei cosa fare e non avrei bisogno del consiglio di alcuno, ma se morissi ci tengo a che voi o chiunque altro non facciate un uso sbagliato della mia morte.

vado quindi a elencare le istruzioni, poche, semplici e chiare, inequivocabili nel caso in cui io cada vittima di terroristi:

1 chiudete subito ogni mio account social (FB/TWITTER/GOOGLE+) lascio le password a persone fidate della mia cerchia.

2 date a quei rifiuti della società chiamati giornalisti una mia foto possibilmente sconcia e impresentabile, non voglio essere l’ennesima “faccia di bravo ragazzo stroncato dalla barbarie”, che abbiano – se devono avere un materiale del cazzo per i loro servizi del cazzo.

3 rifiutatevi di lasciare alcun commento su di me ai giornalisti. dato che in vita ho sempre considerato la loro categoria professionale come una roba anni luce peggiore della merda dei maiali, non ha senso che essi si faccciano belli o campino con il mio vissuto, le mie opinioni, la mia vita, il mio ricordo. NIENTE DEVE ESSERE DETTO SU DI ME. se volete sfogarvi raccontando quanto state male a sapermi spappolato sotto un furgone islamista o altro… liberi ma non azzardatevi a dire una parola su di me a simili sciacalli e parassiti della società. non una confidenza, non un aneddoto: NIENTE DI NIENTE.

4 non usatemi come mezzo di propaganda politica al di fuori della cerchia delle persone che politicamente la pensano come me. non sarà la mia morte a convincere uno, dieci, cento, mille cretini a rinsavire su cose serie come politica, società, e il futuro dell’uomo indoeuropeo. né desidero che l’altra categoria di parassiti farabutti – i politici – possano usarmi come esempio o monito per le loro porcherie.

direi che in linea di massima basta e avanza.

in fede Furio Detti, Bientina lì 18 agosto 2017

“diritti acquisiti”

mi sento in dovere di chiarire un punto. sento tutti – specialmente nelle fogne social, dove più che altro lavoro per smontare con l’ironia (quando mi riesce) la boria di certi personaggi sul podio – dire che ridurre la pensione o eliminare il vitalizio dei deputati determinerà necesssariamente lo smantellamento del welfare di ciascuno, il tutto ancor più condensato nella formula:

“se tocchi i ‘diritti acquisiti’ dei parlamentari, sfasci anche quelli delle persone comuni.”

ecco, mi preme fare due o tre considerazioni pertinenti in merito (e a maggior ragione, ora che apprendo, “last news“, dell’approvazione della legge di abolizione dei vitalizi).

1

non si combatte con la paura della RITORSIONE. la ritorsione c’è e ci sarà sempre in qualunque conflitto. o si inizia a combattere o si sta buoni e zitti, ma pensare di ottenere qualcosa – da una legge migliore,  alla libertà, a un miglioramento delle condizioni di vita, alle promozioni sul lavoro, al potere, a tutto quello che volete – senza combattere per esso e senza esporsi a ritorsioni e contrattacchi dolorosi e a sconfitte sul campo è impossibile.  di più, è un ragionamento da sorci. tanto vale allora non fare nulla e subire passivamente qualunque cosa che il prossimo abbia in serbo per noi. opppure andare a cazzottare i neonati, lì (forse) si ha la vittoria facile, pur restando chiaramente dei sorci.

2

lo stato sociale e la giustizia salariale sono in rottamazione, pezzo dopo pezzo, da 30 anni, a partire dall’abolizione craxiana della Scala Mobile, alla Fornero madonnina lagrimosa, al Renzi che ci ha regalato l’abolizione dell’art. 18. il neoliberismo di mercato ha preso il controllo della classe dirigente dai tardi anni ’80. pertanto non c’era e non c’è mai stata alcuna garanzia sul fatto che lasciar crapulare e bagordare i maiali della casta impedisse loro di toglierci “diritti acquisiti”.  è da mo’ che la simmetria è compromessa. e non sarà certo il laissez faire sulle pensioni d’oro dei nostri politici a impedire nuove macellerie sociali.

3

Ricordarsi che nessuna giustizia del welfare marcia senza una giustizia per la casa, la giustizia della libertà finanziaria e d’acquisto (ossia pagare se lo si desidera in contanti sempre e comunque), la giustizia nell’informazione e nell’amministrazione pubblica.

4

se ha acconsentito a questo la classe dirigente ha davvero paura. è il caso di insistere e puntare a questi risultati nettamente nazionali e socialisenza se e senza ma:

  •  limite di età a 20 anni per le forme di lavoro atipiche (dai voucher in giù)
  • ripristino completo dello Statuto dei Lavoratori o meglio creazione di statuti comprensivi a ampio raggio e leggi-quadro di indirizzo generale per tutti i lavoratori senza particolari distinzioni
  • riduzione del carico fiscale alle imprese “virtuose” con i dipendenti (più lunghi periodi di lavoro, basso tasso di licenziamenti, rispetto e maggiore implementazione della sicurezza…)
  • combattere decisamente e senza pietà le catene di cooperative e microimprese non in regola, visto che sono quelle le tipologie di datori di lavoro meno attenti ai diritti in materia
  • eliminare progressivamente la quota di immigrati fino a un ingresso pari allo 0,05% annuo e solo di lavoratori altamente qualificati per abbattere l’esercito di riserva della manodopera straniera nel settore dei servizi specialmente
  • potenziamento delle tutele per chi ha figli naturali, o adottati italiani

o faremo questa e una lunga serie di cose, valide erga omnes, o sarà inutile anche solo pensare a resistere al mercato, al suo mondialismo meticciante e dissolvente. solo allora potremo parlare di veri diritti conquistati. non acquisiti.

sarebbe meglio cambiare sistema di governo e completamente classe dirigente, ma non è opera di un giorno. e la battaglia è lunga.

Cimiteri | RIP Uriel Fanelli

Con Uriel ho litigato, ho discusso, mi sono incazzato e altrettanto fortemente scazzato / deincazzato con ugual piacere. È una bella testa, nonostante anzi soprattutto le divergenze. Così, volendo rileggerlo, ho scoperto solo adesso che è sparito. Ha chiuso il blog e ha scelto di tacere.

Siccome, ripeto, Uriel Fanelli è una bella testa, non dimenticherò mai i suoi fantastici e illuminanti post sul perché il brutto si degrada sempre e sul percome i beni pubblici male utilizzati finiscono per sparire, che sono, nonostante i difetti della sua persona e di molte sue analisi, un tesoro di saggezza da tramandare.

Pertanto, in quel «cimitero di aristocrazie» che è la Rete, specchio del Mondo, ripropongo l’ultimo messaggio di Uriel, ennesima fossa con ennesima lapide dei pensieri diffusi in Rete, quale aggregato di cimiteri di idee, perché anche questo è tutto sommato una bella raccolta di illuminanti spunti e verità. Leggi tutto “Cimiteri | RIP Uriel Fanelli”

George A. Romero | See you soon

Addio Maestro Romero,

dopo di te il Cinema non è stato più lo stesso. I tuoi Zombi camminano nel mito!

A un maestro dei miei incubi e del nostro immaginario.

Sempre vivo!

addio “Doddore” | perché mi fa vomitare il salottino buono dei diritti umani (oltre a mille altre cose…)

apprendo oggi della morte quasi-in-galera di un uomo dopo uno sciopero della fame e della sete. morto come il patriota Bobby Sands, morto come l’animalista Barry Horne, come i martiri politici turchi Abdullah Meral, Haydar Başbağ, Fatih Öktülmüş e Hasan Telci. Insomma come parecchie persone che per un’idea decidono di utilizzare come arma di persuasione e di lotta il proprio corpo, non facendo violenza che a sé stessi. e, naturalmente, pagando di persona un amarissimo e fatale conto di angherie, spesso di natura politica.

due lezioni che il sottoscritto, diffidente da decenni verso i petizionatori dei diritti umani, verso i liberali e i liberisti, teneva per sacre

sembra incredibile che nell’Italia del 2018, che si vanta di aver introdotto il più farlocco e ridicolo “reato di tortura”, si possa morire come nelle celle della più lercia e disumana tirannide omicida. nel paese che oltretutto si “mobilitava in Parlamento” e con tutta la “societàcivvile” ogni volta che – per fare un esempio felice e celebre – il furbastro qui sotto, rampollo di buona famiglia e ben agganciato politicamente, smetteva di ingollar tartine e caviale per protesta o quando non lo lasciavano comparire in un TG nazionale a dire la sua.

eppure è così. e tutto questo non può che lacerare il velo che separa le autorappresentazioni liberali e bonarie dello Stato e dei suoi apparati dalla realtà dei fatti, ben diversa e assai più meritevole di infamia, storicamente e civilmente parlando.

…a differenza di qualche utile martire medio orientale, Siriano, o Iraniano, o Curdo, o Iracheno o “Isissino” con cui ci stracciano i cabbasisi ogni giorno, era nato in Sardegna. terra dimenticata per definizione

confesso che appunto mentre conoscevo molto sul furbetto radicale di cui sopra, non conoscevo nulla di quest’uomo, incarcerato a 74 anni per reati fiscali, roba che mediamente non frutta che qualche passeggiata in tribunale e poco più e parecchi confronti animati fra Guardia di Finanza e avvocati/commercialisti. del resto si fatica a mandare in galera chi ammazza qualcuno, da noi, altro che cartelle non pagate. Equitalia semmai si limitava a aspettare che il contestato pensasse da solo a togliere il disturbo. ma la galera per fisco…

eppure l’uomo si chiamava Salvatore Meloni, più noto come “Doddore”. naturalmente, a differenza di qualche utile martire medio orientale, Siriano, o Iraniano, o Curdo, o Iracheno o “Isissino” con cui ci stracciano i cabbasisi ogni giorno, era nato in Sardegna. terra dimenticata per definizione, tranne quando si debbano raccogliere le esternazioni di ricchi nullafacenti fra un prosecchino e due sfilate mondane. di lui e per lui, nulla, neanche lo straccio di una paginetta personale di Wikipedia, roba che non si nega neanche al più scalcinato dei guappetti che abbia avuto la ventura di frequentar le patrie Galere, con dovizia di particolari che neppure un Silvio Pellico, peraltro!

qualcosa si ruscola cercando geograficamente sulla stessa Wiki, stralcio che qui riporto nella sua massima estensione.

L’Isola di Mal di Ventre finì all’attenzione della cronaca soprattutto durante il processo per il presunto “complotto separatista” svoltosi agli inizi degli anni ottanta del XX secolo, che avrebbe visto implicati diversi attivisti di movimenti indipendentisti sardi[6][7] e che, a detta di alcune ricostruzioni, fu una macchinazione dei servizi segreti italiani per screditare il vento sardista allora sorto[8]; l’isola sarebbe stata prescelta, secondo l’accusa, quale luogo dal quale gli insorti avrebbero comunicato al mondo mediante potenti apparati radioamatoriali la nascita della Repubblica Socialista di Sardegna.

Il quotidiano italiano La Repubblica ha riportato, nell’agosto del 2008, la notizia della singolare iniziativa di un indipendentista sardo che mira al riconoscimento internazionale dell’isola di Mal di Ventre, quale “Repubblica Indipendente di Malu Entu”, rifacendosi ai principi di autodeterminazione dei popoli sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite[9]Salvatore Meloni, protagonista di altre storiche battaglie per l’indipendenza della Sardegna, ha provveduto a inviare il progetto sia alle Nazioni Unite ed ai suoi membri che al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Salvatore Meloni, che da più di vent’anni trascorre gran parte delle sue giornate sull’isoletta assieme ad altri indipendentisti, nel febbraio 2009 ha avviato una causa civile per l’usucapione dell’isola di Mal di Ventre che, dal 1972, appartiene alla società napoletana “Turistica Cabras srl”; inoltre il Meloni ha richiesto al Comune di Cabras la residenza anagrafica sull’isola per rafforzare la sua iniziativa. Meloni ha pure fatto stampare banconote con la sua faccia, i “Soddus Sardos”.

Nel gennaio del 2009, dopo 5 mesi dalla data di autoproclamazione della Repubblica, un blitz del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e della Capitaneria di porto ha sgomberato gli indipendentisti. Questi ultimi sono stati accusati, tra le altre cose, di aver danneggiato l’ambiente e di aver smaltito illecitamente i rifiuti prodotti durante la loro permanenza sull’isola. In seguito, Salvatore Meloni, sebbene allontanato, è ritornato sull’isola[10], prima del suo incarceramento a seguito di una condanna per frode fiscale[11].

insomma ho appreso che quest’uomo un conto aperto con lo stato continentale lo aveva. Doddore Meloni si era messo contro l’idea di un potere, e l’esercizio di un potere, come parecchi altri in una stagione felice, ma abbondantemente tradita nelle sue migliori speranze dalla politica e dalla storia che venne dopo.

e siccome mi sono stupito di non sapere nulla di quest’uomo, della sua battaglia, e della sua ultima, estrema lotta a stomaco asciutto e vuoto, mi son fatto un giretto su qualche pagina dei paladini dei diritti umani  e dei protettori degli oppressi che vanno per la maggiore nello scenario mediatico e che che si sprecano per mille e mille personaggi aggrediti da governi che “guardacaso” rompono le scatole all’Occidente liberale e liberista.

il modo di fartela pagare con spregio di ogni proporzionalità e adeguatezza, lo trovano. anche se nella tua vita non hai mai danneggiato nessuno.

ohe, si parla di grandi nomi come “amnesy international”, “emmastocazzo”, “arcinerchia” e “emergenminchia”. mi sono risparmiato tutto il circo dei paladini dei diritti LGBT, tanto il nostro Doddore non era noto per gusti particolari, e – pure se lo fosse stato – dubito fortemente che anche cotali umanitaristi avrebbero recepito il suo disperato grido d’angoscia. come non hanno mosso un dito tutti gli altri paludatissimi e iperpresenti giustizieri mediatici.

non se lo sono cagato manco di striscio, il nostro Doddore che crepava di sciopero della fame e della sete.

come si evince da questi screenshot odierni.

la lezione che se ne ricava è duplice.

la prima è che non devi azzardarti a rivendicare seriamente la libertà e l’autonomia in questo nostro ordinamento democratico. altrimenti il modo di fartela pagare con spregio di ogni proporzionalità e adeguatezza, lo trovano. anche se nella tua vita non hai mai danneggiato nessuno.

la seconda è che una persona raziocinante, intellettualmente e materialmente onesta, onorevole e equa dovrebbe sputare in faccia a tutti i paladini famosi della “libertà e dei diritti” anche e soprattutto quando vengono a mendicare attenzione e soldi.

due lezioni che il sottoscritto, diffidente da decenni verso i petizionatori dei diritti umani, verso i liberali e i liberisti, teneva per sacre, e oggi ancor di più. ricordando un vero uomo e la sua sfortunata battaglia.

addio Doddore!

Petite musique | merci

  1. Grazie per la tua piccola musica grazie per la perfezione che hai versato sulle pagine grazie per Bebert e gli animali figli del mondo grazie per la tua rabbia grazie per la bellezza il furore la fame la gloria la notte l’astio, le scopate, grazie per la sfida l’orgoglio la matta disperazione la luce obliqua dei lampioni il sanatorio la coglioneria la canaglieria. Grazie per non esserti fermato grazie per non esserti arreso grazie per non esserti coperto di medaglie del cazzo. Grazie per i passi grazie per le visite grazie per il mare di Bretagna grazie per la tempesta grazie per la danza grazie per il sangue grazie per le zecche grazie per le pulci grazie per l’inchiostro grazie Louis Ferdinand Céline.

manipolabili e privi di fantasia | annoscolasticoduemilasediciduemiladiciassette

è uscita questa maglietta per “festeggiare” gli insegnanti reduci da questo anno scolastico. faccio notare che è straniera, di area anglosassone (USA o UK).

posso confermare che anche nella mia classe l’andazzo è stato questo: tormentoni, numero tre: dabbing, gioco della bottiglia e fidget spinner.

e allora si può affermare che, scherzando, Arlecchino finì per dire la verità. se da Houston a Lajatico (PI) tutti o quasi i preadolescenti/adolescenti del mondo si sono dedicati allo stesso passatempo il meno che si possa dire di loro, mediamente e con il conforto dei fatti, è che sono: manipolabili, privi di inventiva, banali /prevedibili.

non è una bella cosa per chi predica, anche al Ministero dell’Istruzione il vangelo “gioventù=innovazione=meglio”. no, non è un bel segno dei tempi. non fa piacere, ma il dovere di un buon insegnante è soprattutto metterti di fronte ai tuoi limiti e renderti consapevole del tuo stato, che attualmente è pari al Q.I. di un ravanello.

anzi, probabilmente il ravanello è più creativo. da Houston a Lajatico.

giugno nel segno della poesia | concorsi e esibizioni dal vivo

ai miei gentili lettori dedico il mio giugno rovente di attività poetica. partecipo al concorso “Più Luce” della Fondazione del Vittoriale degli Italiani (ed. 2017) con l’interpretazione/lettura di due componimenti poetici, uno del celeberrimo Majakovski e un mio componimento personale (“L’Ombra”).

qui il link ai video per votarmi:

Premio Più luce!

Anche Furio Detti ha scelto Vladimir Vladimirovič Majakovskij per guadagnarsi un posto in #finale al Premio Più Luce: per aiutarlo, lasciate un "mi piace" sotto questo video.#Candidature aperte fino al 30 giugno, #regolamento: http://bit.ly/2qdsmNkATTENZIONE: valgono solamente i "mi piace" sotto il video caricato su questa pagina.

Pubblicato da Premio Più Luce su Martedì 20 giugno 2017

Premio Più luce!

Anche Furio Detti ci regala una sua poesia. Se volete ascoltarne un'altra dal vivo, il 14 luglio, aiutatelo ad arrivare in #finale mettendo un "mi piace" sotto questo video.#Candidature aperte fino al 30 giugno; #regolamento: http://bit.ly/2qdsmNkATTENZIONE: vengono conteggiati solamente i "mi piace" sotto il post pubblicato su questa pagina.

Pubblicato da Premio Più Luce su Giovedì 22 giugno 2017

E qui la mia ultima lettura pubblica di miei componimenti (grazie a Ilde del gruppo TOF per la ripresa), a Viareggio, Villa Argentina, 23 giugno 2017.

IL FATTO

C’era poca gente,
questo il fatto.
Il resto: vangeli
affreschi
visioni, miniature,
è narrazione.
Tre criminali,
o comunque rei,
tre corpi sul colle
e le mosche
e il popolo, chiamato
a assistere;
e le doppie file dei soldati,
il tribunale, le sentenze,
l’appello, più che un fatto
è teatro.
Il fatto,
il sugo della cosa,
cercatelo in chi s’accalcava,
in chi s’accalorava
lungo l’erta
impastata di gemiti:
“Dovranno vedere
che sono un buon suddito,
che ci tengo a stimare
il lavoro del boia!”
Il fatto (oltre che questo:
c’era poca gente…)
cercatelo
all’ombra dei velari,
nelle casse odorose di cedro
e aromi santi,
cercatelo nelle dita asciutte
e nodose dei leviti,
dei farisei
e degli scribi,
che quella sera si chiesero
se avessero fatto fuori
un matto,
un illuso,
o un pericoloso bestemmiatore
del Dio vivente.
Il fatto,
– c’era poca gente, ormai
nell’assetato meriggio –
cercatelo nel ruminare secco
e crudo della biada
di un asino,
che forse pensava al clamore dell’Osanna
alla plebe vociante
come a un giorno di tregua
fra il basto e il bastone.
Il fatto
(c’era poca gente quando il sole
sciolse i tendini a quei corpi)
era che
era morto un Cristo,
un povero cristo,
chi un illuso – lo chiamava –
chi santo,
chi bandito,
o terrorista,
e qualcuno, lavandosi le mani,
avrà pensato:
“Ho dato un segno forte
contro il nemico dello Stato.”
Il fatto era questo:
è morto Cristo sul Golgota.
Il resto è soltanto
resto.

L’OMBRA

Non l’hai vista?
Sì, l’hai vista!

Ti è già successo.
Hai visto quella forma
quell’ombra
nera, oscura,
che i piccioni, mano a mano,
hanno beccato via.
Un’ombra che a mezzogiorno
era già svanita, evaporata,
come i ricordi,
come un po’ d’acqua annaffiata
per le strade.
L’hai vista.
Forse era l’ombra di un uomo che si è ucciso,
forse un suicida
che ha preso il volo
a contrario, a converso,
sulla terra
è rimbalzato in cielo.
O forse no.

Forse è l’ombra di un vaso,
che, piano piano,
una massaia
ha scordato
e ha urtato
e questo
è precipitato
giù.
L’ombra, d’un ombra
di un fiore
un lieve
vapore,
un piccolo
fumo
di ricordo
per madonnine urbane,
per incensi abbandonati per le strade,
per oracoli e preghiere
che rimangono solo agli ambulanti.
Forse l’hai vista.

Era l’ombra di un tuo ricordo
che hai perso.

 

Le stesse poesie le trovare sui miei blog poetici Tumblr.

https://www.tumblr.com/blog/dionisodromopoesia

https://www.tumblr.com/blog/dionisodromo

 

serviti | mi piace pensar che…

mi piace sapere che ieri alle comunali ha vinto il solo vero partito trionfatore da decenni, quello degli schifati, degli astenuti, un partito che ormai viaggia grosso modo intorno al 39% degli aventi diritto al voto, mentre i politicanti festeggiano come un trionfo epocale il loro 30% del 60%, ossia un 20% del totale! sono serviti.

mi piace sputtanare oggi tutti i minus habentes di ogni schieramento, che come pecore sono andate a baciare il culo dei soliti lupi col loro “voto utile”, permettendo a questa caterva di buffoni, bugiardi, farabutti, incapaci, ladri, mafiosi e corrotti di gioire della loro miserabile dose di consenso come un tossico marcio gioirebbe del milligrammo di eroina tagliata male e pietita con la schiuma alla bocca e le membra tremanti al suo spacciatore. anche oggi i drogati di voto sono serviti.

ma soprattutto mi piace godere del fallimento e della rosica di tutti gli imbecilli – specialmente grillini – che mi hanno aggredito come al solito ogni volta che facevo notare i rischi di una serie di dietrofront esercitati dal movimento. hanno reagito come “pecore matte” (Dante docet) e come pecore matte dalla realtà adesso sono servite.

mi piace immaginare che per esempio più di un giovane abbia pensato a Torino, alla Appendino che, anziché assumersi le proprie responsabilità, o proseguire con l’onesta serenità del “impareremo dagli errori e faremo meglio”, si è scagliata sulla sua ciurma “tagliando teste” (assessore Stefania Giuannuzzi); neanche un annetto fa tutta sorrisi: ora le pugnalate. tutto per far vedere che “si è mossa”, invece di dare la colpa all’isteria ebete dei suoi concittadini in Piazza San Carlo. invece di rieducare un popolo al buonsenso. o ancora alla Appendino che, sempre per le stesse ragioni, sposa la deriva securitaria anti movida e anti alcool, come qualunque razzumaglia borghese piddina al potere. mi piace pensare che altri giovani, chiamati al voto in altre città abbiano detto per questi motivi: “M5S, ma chi me lo fa fare?” e siano rimasti a casa, anziché andare ai seggi.

mi piace immaginare che dal voltagabbana filoeuropeista, contro Farage all’indomani della Brexit, più di un elettore abbia detto: “Eravate antieuropeisti. E adesso?” e si sia sentito così preso per il culo da aver deciso di sfancularvi alle urne; così per chi ha sentito Grillo a Palermo invocare il meticciato e l’immigrazione come cose positive e Di Maio gridare altrove contro ONG perché finanziano i politici terzomondisti: fare come Giolitti, essere padroni coi padroni e operai con gli operai, porta solo a farsi odiare da tutti. così per le alleanze per scrivere leggi elettorali col nemico, così per la vostra corsa alle TV dopo il sano, iniziale, rifiuto di comparire, così le vostre stupide faide interne… mi piace pensare a tutte le ottime posizioni di principio che vi siete rimangiati, M5S, una dopo l’altra. tutti voltagabbana evidenti che faranno sempre preferire l’ultimo dei bugiardi un dilettante a fronte di bugiardi seriali con decenni di esperienza, premiati perlomeno dal solito parco buoi di minchioni per averlo fatto da tempo e fatto meglio.

oggi siete serviti.

mi piace pensarlo.