il crimine del circo | l’idiozia del giornalismo (professionista e tesserato)

una notizia, due dimostrazioni.

1. solo un lurido bastardo schifoso non proverebbe pietà davanti a questa foto, e potrebbe negare che il circo con animali è crimine, infamia, merda, vergogna e morte. guardate bene l’espressione di un animale che era un tempo libero e fiero! e risolvere il problema è semplice: basta non andare al circo.

2. i giornalaisti del Corriere della Ser(v)a sono ormai ridotti all’analfabetismo visivo, iconico e funzionale. a differenza di loro – la cui competenza sarebbe certificata da una tessera professionale – persino un bimbo di cinque anni, sfogliando un qualsiasi libro illustrato sugli animali, saprebbe distinguere una leonessa da una tigre. il bimbo di cinque anni naturalmente non ha i benefit riconosciuti a cotanti e siffatti professionisti (ingressi, agevolazioni, riduzioni, tutela professionale, ingerenze sulla privacy altrui…) né percepisce uno stipendio per riconoscere in modo elementare un animale dall’altro!

segnaliamo pure che il nome del Circo – CIRCO MARTIN SHOW, ripeto CIRCO MARTIN SHOW – appare in sordina fra le righe dell’articolo, non certo nei titoloni. state sereni che se era la casa di un militante NO TAV oggetto di perquisizione e sequestro i “bravi giornalisti” altro che nome, ci avrebbero fatto persino annusare le mutande del tipo. ma… trattandosi di imprenditoria circense c’è tutta un’altra discrezione amica, tutta un’altra attenzione, tutto un altro riguardo! muti si deve stare. mica è un crimine politico torturare animali!

il crimine del circo | l’idiozia del giornalismo in Italia
due realtà che si riconoscono e rispecchiano fra loro

per F.F. una poesia in due versioni

Non sprecare le gemme del tuo pianto
Per Gelosia, le lacrime
Non cedere, poiché ella è ladra
Vile e avrebbe vanto
D’avertele rubate
Dopo che sian cadute dai tuoi occhi.
Dona, semmai, al vento
Il tuo sorriso:
Dica egli a Gelosia
Che hai vinto.

—————-

Don’t waste thy grief
Thy tears
For these are gems that Jealousy
– The vile thief – steals
Drop’d off
From thine eyes.
Otherwise cheer thy smile
To wind:
Says he to Jealousy
“She wins.”

Il Corriere e i suoi lettori | Conseguenze

ilcorriereeisuoilettori

Chiunque affermi che il diritto di parola vada meritato e che quindi si debba duramente selezionare chi può e chi non può parlare in una comunità politica degna di essere chiamata civile, avrebbe quasi ragione. Se poi aggiungesse che il tempo delle ciarle dovrebbe finire in favore di un’epoca di acciaio in cui prima si parli con la mazza chiodata e poi si discuta – beninteso, fra persone meritevoli e capaci di esprimersi, fra cittadini selezionati e non certo irrilevanti bifolchi o iloti senza merito – avrebbe invece tutta la ragione del caso. Tutta. Come diceva il grande Nietzsche nei Frammenti Postumi (1884):

 Die Vernichtung der verfallenden Rassen. Verfall Europa’s. Die Vernichtung der Sclavenhaften Werthschätzungen. Die Herrschaft über die Erde, als Mittel zur Erzeugung eines höheren Typus. Die Vernichtung der Tartüfferie, welche „Moral“ heisst.

Altrove abbiamo ben spiegato come un malinteso concetto di “democrazia”, abbinato all’egualitarismo del consumo mercantile abbia rovinato la politica e la civiltà umana e abbiamo dimostrato come la pessima politica di oggi abbia per sciagurato padre il diritto conferito a chiunque di parlare e votare nell’agorà senza filtri o permessi. Occorre ora tornare a metodi spartani di gestione della res publica, e senza alcuno scrupolo né alcuna carità.

Altrimenti sarà la fine di ogni civilizzazione. La licenza data a chiunque di parlare e votare ha delle ben precise, rovinose e criminali conseguenze. A tale riprova salutiamo il Corriere e i suoi degni lettori come esempio di cosa non si dovrebbe permettere in una nazione civile.

perché sfanculerò il cellulare

ho iniziato con somma soddisfazione e successo la mia liberazione dalla tecnologia e dal consumo legato a essa. dall’estate prossima, ossia del 2015, abbandonerò anche il cellulare. e qui spiego perché.

mi sono rotto definitivamente i coglioni di avere a che fare con un sistema farabutto, furbetto e cialtrone, di accrediti, stronzate e stronzatine telefoniche. non c’è mai niente di chiaro, cazzo, mai! mai! mai! mesi fa ho sottoscritto con il più grande gestore nazionale un contratto per smartphone che credevo mi liberasse dalla rottura di coglioni della “ricaricabile” che per uno o due video di Youtube mi lasciava senza preavviso “a terra”, ogni dannata volta.

risultato? ieri mi trovo impossibilitato a chiamare e a usare internet. il contratto mi dà sulla carta “chiamate illimitate” e internet tutto compreso (con limite a tot giga, mai superati)… oggi li chiamo: e arriva la risposta.

certo telefonate e web sono senza limiti, peccato che per le notifiche via sms – non coperte dal servizio – mi abbiano esaurito il credito prepagato relativo al numero e mi abbiano anche bloccato le chiamate e il web. capite? se esaurisco credito per gli sms o per un qualsiasi servizio accessorio, non è che semplicemente mi bloccano questi servizi extra (da me mai attivati peraltro)… ma mi bloccano anche le chiamate e internet che già pago in bolletta regolarmente e anche a caro prezzo! il ragazzo al call center ha avuto anche il coraggio di dire:

– “No ma telefonate e web sono diverse da queste notifiche… che non sono comprese…” Non saranno comprese, cazzo, ma quando non pago le notifiche mi bloccate tutto quanto, mica solo quelle!

insomma non c’è verso: di riffa o di raffa qualche servizio accessorio te lo devono schiaffare sul servizio anche se non lo vuoi! (loro dicono che è stato il cell.) er soprattutto, se esaurisci il credito a causa di qualche servizio accessorio, ti ritrovi di nuovo a terra, anche se la prepagata serve solo per coprire questo servizio e basta!

sapete che c’è, banda di lerci?

c’è che io alla vostra merdosa tecnologia e al cellulare dico addio. tanto se mi vogliono mi trovano di persona al lavoro o a casa col fisso.

la poesia in piazza | viareggio

per la terza volta sono stato gentilmente ospitato dall’Associazione Culturale Fuori Programma, insieme a altri poeti, per “Segnalibro al Mercato” una lettura in strada, sulla piazza dei Mercati di Viareggio, ieri, sabato 18 ottobre. il tema è stato l’Educazione. ecco le mie tre letture: Agoghé, Tulipani, Giardini. Per la foto d’apertura grazie a Teresa Del Bianco.

ἀγωγή
Dialogo di Licurgo e un maestro

Maestro – «Ti dirò: non è tempo
di condurre nudi
fanciulli nel bosco
– ci chiamerebbero “mostri”
“perversi”, “inumani bruti” –
figurati se gli stadi, le scuole
le palestre coperti di réclames
sopportassero, per dire,
la vista di giovanetti in mandrie
o di bambine, anch’esse nude
09-22 anni, insieme
e le pedagogie del corpo
e del sudore.
I legami omoerotici pure.
Risulta perlomeno buffo
che la parola omofobia
sia bandita oggi mentre
se qualcuno allevasse, oggi,
la gioventù in quel modo
che da noi s’usava
O LICURGO
pensa allo scandalo!
Famiglie, associazioni,
popolo, religiosi, magistrati
ci vorrebbero in cella
e la chiave buttata.»

Licurgo – «Vero. Mi preme
confessarti: non giova
a città così’ sagge,
pacifiche, ricche, a campagne
ripulite da selve
e da orse rese pazze per prole
o altre belve,
la nostra educazione.
Non pedagoghi
ma pedofili
direbbero, e su noi
le alte grida, la fredda
pace delle villette a schiera
diritto e buonsenso
i due mastini
ci scaglierebbero addosso.
Ci abbacinerebbero
al bagliore dei loro lampioni
che non conosce notte.
Sta bene.
Del resto, non vedo
foreste, né mostri all’orizzonte
e gli déi…
Amico, senza lupi
non si fa l’Agogé
ma lasciami una verità
da dire, mi perdoni
il domani:
un mondo senza bestie
è anche senza Spartani!»

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Giardini

“Hai un giardino:
è la tua famiglia!”

Non tutti i giardini
mentono con gioia
nel congegnoso fiorire
che seduce, e l’ombra
nell’intreccio di benedizioni
delle vasche.
Non mentono tutti i giardini,
verdi ventri di harem
per la pelle-terracotta urbana.
Ci sono anche occasioni
intricate – come avessero
incespicato, spiriti,
negli strascichi santi
dell’ora – germogliate
anzitempo e orfane
di legge.
Ti protegge il patto
inespresso dei padri,
le tavole – partèrres
ripetuti e modesti –
i bicchieri, i pieni,
i mezzivuoti, i figli
consacrati al futuro,
i soldati, le carni
dentro il sangue, le perle,
il dovere,
le sberle.

 

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Tulipani

Disse un poeta:
“Vorrei essere ignorante
come l’Aurora.”
tu chiedi:
vuoi che ti educhi?
Io ti dico “Di più”.
Scavalca le scapole
aggricciate dei padri
e – con riconoscenza –
Io ti dico “Di più”
scalciale, in basso
a tutta forza
datti la spinta.
Perché vivere è
superare in abbondanza
– Io ti dico “Di più” –
esuberare, espandersi,
sfondare il tetto
piantato fra te e il cielo,
guerra alla serra! (terrestre)
Sei sequoia: meriti
– Io ti dico “Di più” –
di sfasciare tutto
(proveranno, stà certo
a riallestire barriere
e protezioni e tetti
sul tuo capo di re,
sulla testa dei figli
sui figli dei figli).
Tu quindi non essere come
quei bigi tulipani antiportico
– mi chiedi educazione –
Io ti dico: “Di più!”

 

 

 

Associazione Culturale Fuori Programma – http://associazionefuorip.wix.com/fuoriprogramma

cazzo ridete?

ecco chi ci rappresenta, al vertice ASEM dei capi di Stato di questa marcia Europa nemica dei suoi popoli, ma molto amica della “razza” banchiera. ogni commento è superfluo.

cazzoridetebigone

to be a villain… | Claudius (omm ‘e mmerd)

One can smile and smile and be a villain.

Hamlet

I am proud to announce my 8th “reincarnation” in Shakespeare, after Don Pedro De Aragona, Sir Toby Belch, a priest, Shylock, Sir John Falstaff, friar Laurence, Malcolm, as a liar, a vile, a murder, a incestuous, a manipulatory character as king Claudius. “Un omm’ ‘e mmerd” some would say in Naples.

Needless to say: I love those roles!

Photo: the great Patrick Stewart as Claudius for the RSC.

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annuncio la mia ottava “reincarnazione” in Shakespeare, dopo Don Pedro De Aragona, Sir Toby Belch, un prete, Shylock, Sir John Falstaff, frate Lorenzo, Malcolm, come un bugiardo, un vile, un incestuoso, un personaggio manipolatorio come re Claudio. “Un omm ‘e mmerd” direbbero a Napoli.

Non c’è bisogno di dire che amo questi ruoli!

 

In foto: il grande Patrick Stewart come Claudio per la Royal Shakespeare Company.

vignettisti

Vignettisti che irridono il governo
non ci stanno, pochissimi
nell’era del consenso anche
l’amaro Brandaro
che la Poponi irrise
fa finta di ignorare chiotto chiotto
chi demolisce l’articolo 18.
Si sa che è pertinacia
dei più buoni
tacere su comando dei padroni
prestarsi a un lavoro così “onesto”
puntar la penna altrove
tristo spillo
su Grillo
(ricorderemo bene pure questo)
e andiamo avanti in marcia
per l’inferno.

giornalaismo e numeri

quando sostengo che l’informazione in Italia è affidata a soggetti che dovrebbero stare in un kolchoz a sbrinare patate con le chiappe non parlo a vanvera. ho numeri e prove. in n-esima ricorrenza.

e l’n-esima prova non recente ma significativa che vi propongo stasera è questo pezzo del Giornale. altra testata che più che sfornare cagate anti NOTav e altro ciarpame securitario non può fare, comprendiamo. tuttavia un minimo di alfabetizzazione elementare aritmetico-matematica non sarebbe proprio un gran sforzo richiesto a simili “professionisti”.

cito da fonte:

È l’incubo ricorrente per qualunque automobilista. E la forma di vendetta preferita da un italiano su sette.
Perché proprio al sette per cento della popolazione è capitato, almeno una volta nella propria vita, di aver afferrato un mazzo di chiavi per poi colpire. Senza pietà. Per farla pagare all’ex fidanzato, al vicino di casa rumoroso, al collega considerato insopportabile, all’automobilista distratto reo di aver parcheggiato male. A scoprire questa «tendenza», che ricalca quello che succede anche nel Regno Unito, è il Centro studi e documentazione della compagnia assicurativa «Direct Line».

ripeto: il corsivo è mio:

È l’incubo ricorrente per qualunque automobilista. E la forma di vendetta preferita da un italiano su sette.
Perché proprio al sette per cento della popolazione è capitato, almeno una volta nella propria vita di aver afferrato un mazzo di chiavi…

per questi “competenti professionisti” il valore del 7% equivale a 1/7 della popolazione totale. in un articolo che non è altro che una trista forma mascherata di pubblicità a un’assicurazione privata. alla faccia della deontologia – ma non meravigliamoci… e questa giornalaista è una che – si dice sulle riviste dove scrive – “si occupa di tecnologia!” miiiiiinchia!

non serve a molto dire che 7/100 non equivalgono a 1/7. se, persino in un attacco di sfiducia verso le frazioni, prendo una ottusa calcolatrice e divido 1 per 7, ottengo il numero 0,142857 periodico; se divido 1 per 100 e moltiplico per 7 ottengo 0,07, numero ben diverso! un settimo di un intero x è un valore assai più elevato (e razionale) di 7 centesimi dello stesso intero. basterebbe una cazzo di torta a spiegarlo a questo genio che si firma Daniela Uva, giornalaista del Giornale.

già questo dovrebbe farci capire molto sui deliri stampati da questi massacratori di alberi e smerciatori di somarate numeriche e sulle loro Tecnologiche referenze.