Diario di Bordo

La mia ultima poesia:

Diario di Bordo

Il mare rovesciato sulla testa
per amore e poesia: “Cielo”
lo chiamiamo.
Ma nello spazio non esiste un sopra
un sotto non si dà, e come dentro
la galassia è un utero, da fuori
una folla di stelle l’accalora
in polimorfi vapori e la bonaccia
del rumore di fondo siderale
dilava e sciacqua a niente un fortunale
di stelle, un’esplosione
di supernove, l’impatto innumero
degli asteroidi sulla luna,
che si caria, luminosa medusa,
o la terribile circonferenza bruna
d’eclissi nei deserti, gli aperti
spazi che abbiamo in cuore somiglianti
al vasto tutto pelago intero
d’aria che ci annega, vivi.
Poi s’affoga sul serio
trascinati dal vero
e per ciascuno si cala
una scialuppa: la bara.

 

Una poesia

dopo un pomeriggio spiritualmente duro, per me e Linda. Una poesia per ringraziare colei che è me perché è in lei che sono. Una poesia per dirle che cambio rotta con lei, grazie a lei!

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le parole stanno a zero…

nella Storia, quella grande, quella seria, le ciance elettorali, le vaccate, le buone promesse, la merda che i politicanti sparano dalla bocca per ingannare il popolo, stanno a zero.

la Storia è fatta dai fatti. e solo i fatti parlano. se volete sapere come si compie la miserabile e farabutta distruzione dei diritti dei lavoratori in un parlamento, oggi avete nomi e cognomi.

voi state ammazzando i lavoratori. La Storia vi giudicherà!

il grinch è morto, viva il grinch | aiulapadula…

il corriere della Ser(v)a ci tiene come un maggiordomo d’antan a pietire cordoglio e partecipazione per gente di cui con ogni buona volontà continua a non importarci un fanculo di nulla…

spongebob

si sa che, quando è esaurito ogni margine di buonsenso e pudore, siamo alla realtà che batte la satira e la rende inutile. a Via Solferino questo è banale esercizio automatico, specie magari se si devono coprire con il rumore di tanto niente notizie altrimenti serie. a ogni modo prendiamo atto che come nelle stantie, muffe, marce, arretrate monarchie “della mi’ fava” sul feretro blusanguigno della fu madama alcuni entusiasti spalletonde nostalgici berceranno il loro dolore e il frasario di rito. contro di essi invochiamo la speranza – ça va sans dire – di una spietata, intollerante, bestiale furia giacobina. in attesa di un Terrore come si deve, intanto, salutiamo le argomentazioni del lettore Barbablu

barbablu

come meritano, con un generoso…

aiulapadulamachivesincula

e un bel “chi se ne fotte”, ce lo vogliamo mettere?!? | esticazzi

il Corriere della Ser(v)a non interrompe la sua discesa nel peggior erebo del non-giornalismo, ma rincara millantando una preoccupazione nazionale per la sorte di un’emerita milionaria nullafacente blasonata. la foto da noi postata mostra quanto ce ne freghi della madama, e ci permettiamo pure di dubitare che un popolo in caduta libera nella miseria stia penando e pensando seriamente alle sorti di un’aristogeronte sotto botox (peraltro somigliante a una creatura natalizia) solo perché lo pretende un fogliaccio-spazzatura, sia pure nella sua avvilente versione digitale.

evidentemente in redazione dalle parti di Via Solferino non solo non si sa come riempire una schermata (oltre che con servilissime menzogne), oppure si condividono gli stessi alati sentimenti del lettore teo77, degno interlocutore di tanto “giornalismo”, al quale, sperando nel più ampio dileggio e ludibrio rispondiamo con un accorato e sentito: esticazzi!?!

esticazzi

esticazzi!?!

e in aggiunta un bel chisenefotte ce lo vogliamo mettere?!?

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evitare l’ipocrisia

credo di essere arrivato a formulare un’argomentazione definitiva contro ogni tentativo di farmi commuovere per le sorti di qualsiasi esercito, che in quanto tale abbraccia la logica della forza bruta e della morte per farsi valere. e più in generale quando persone collocate come me nella parte più fortunata del pianeta pontificano sulla barbarie/terrorismo/inciviltà altrui. evitate per cominciare, quindi, l’ipocrisia di indirizzarvi a me per il cordoglio o la partecipazione verso la morte di qualsivoglia soldato con qualsivoglia divisa, se lo scopo è ottenere da me la medesima pietà che tributerei a un semplice civile morto sul lavoro o per disgrazia.

Perché molto banalmente crepare sul lavoro non è crepare con un fucile in mano; molto banalmente, prima di giudicare la viltà altrui, servirebbe passare almeno per un anno quello che un qualsiasi altrui ha passato; e, molto banalmente, anche perché come dicevo ho formulato questa risposta che considero valida e definitiva a un amico sulla ricorrenza dell’attentato di Nassiriya:

Caro S.(e qui chiudo per non annoiarti…): queste mie parole non sono affatto un giudizio su me e te che parliamo ma una constatazione confortata dal numero e da quello che vedo, sento e leggo, ma soprattutto VIVO di persona in giro… ed è che gli abitanti di una nazione in cui si litiga come iene per un posto auto o una bici messa di traverso in un corridoio di condominio non hanno né le credenziali, né il merito, né l’appropriatezza di giudicare come vigliacco chi abbia vissuto anche un solo anno da iracheno in Iraq (e dico un anno non una vita) e che esasperato possa anche farsi venire in mente l’idea di un furgone bomba perché in genere ne ha i coglioni pieni. Credo, anzi sono matematicamente sicuro, che per pontificare sulla viltà altrui bisognerebbe vivere un anno come un iracheno medio…e poi ne riparliamo su quanto sia vile o eroico diventare quel che si è. E sono arciconvinto che per portare giocattoli ai bambini non serva un fucile. Un mucchio di gente lo fa senza e ci riesce, e purtroppo anche loro ogni tanto subiscono aggressioni: ma molte meno, va detto, di quelle che toccano a chi marcia in divisa su un paese altrui. Ma in guerra a ogni modo è il caso e non la retribuzione a dettare legge. A ogni modo se si imbraccia un fucile, giocattoli o non giocattoli, si accetta la logica crudele del fucile. E non ci si traveste da samaritano. Ciao.

meglio spalare il fango che la merda

non ho alcuna simpatia per l’accozzaglia sinistrorsa amica dei Rom che riesce, e da novero di quattro gatti quale è, a dare immeritata pubblicità a personaggi che in una nazione civile sarebbero dei fuoricasta, al margine del consorzio umano, anziché dei politici seduti nelle assemblee istituzionali; per questo il fondamento del mio pensiero è che i politicastri e questi quattro esagitati si meritino ampiamente l’uno con l’altro. se pensiamo poi che l’invito di “andare a lavorare/fare un lavoro utile/rendersi degno” viene da un esponente della casta che ci ha ridotto così… beh ogni commento è inutile.

però, la vita è fatta anche di sfumature e alla fin fine nel decidere fra il signor Matteo Salvini che invita a spalare fango e il signor Loris Narda che gli ha sfasciato l’autoblù (c), la mia bilancia pende leggermente a favore del secondo; il quale, comunque, anche a seguire il consiglio del Salvini, si potrebbe ampiamente consolare che spalare fango è molto più salubre di avere a che fare con i nostri politici o entrare nei Palazzi e nelle Sedi del potere.

meglio spalare il fango che la merda.

mutande | Vallanzasca Klezmer

Una notizia, il Klezmer, una poesia-canzone per Vallanzasca, le mutande, la gente dabbene:

 

Vallanzasca Klezmer

Non resisto, mi insulta il perbenismo
Farabutto, smutando di sconcezza
Lercia fonduta di cattiverie uscite
Scarafaggi di scolo lievitati a feccia
Dal soprascala al sotto
Mondo di panni stesi spaventati
Delle facce allampate
Trave piantata di traverso
Che irrancidisce a forza
Fra i vostri denti
Perciò canto:

Vallanzasca
Vallanzasca
Vallanzasca Klezmer

Non sopporto, preferirei
Di marmo ogni alluce
Ogni muscolo in catene
Se v’avessi a mare
Vicini all’asfissia per onda
E fossi per scommessa ricoperto
Da gomene, salvagenti, funi
Giubbetti autogonfiabili d’aereo
E mille e mille volte ne godrei
Di stare fermo a sasso
Impietrito spietato. Così canto:

Vallanzasca
Vallanzasca
Vallanzasca Klezmer

Non reggo, preferisco
Un deserto d’abeti che ogni
Vostro sicuro caseggiato
Tanto sprecate di ogni dono
Che mi è caro il privo suono
Delle vette scomparse in culo
Al cielo, delle morena orba
Di vita, del mutismo
D’un uccello che vola
Che le vostre lenzuola
Dunque più forte grido:

Vallanzasca
Vallanzasca
Vallanzasca Klezmer

Non tollero, di cuore
Sprizzerei quella scintilla
Che incendiasse le case in cui
Dormite: paraculi adusi a delegare
Ogni respiro al peggio
Che sia un politico, una moda
Un bisogno, un acquisto
Chi s’è visto fra voi uno a tentare
Una strada migliore del vigliacco
Livore che pisciate controvento
Quindi intono:

Vallanzasca
Vallanzasca
Vallanzasca Klezmer

Non perdono: un paio
Di slip – dieci mesi! Ai luridi
Bastardi che reggono il paese
Per le palle sudate, spalancate
Le porte dei resort, vetture
In radica e palazzi. Sopportate
Lo sputo ai figli, al futuro.
Vi sparerei proiettili di merda
Potessero ammazzarvi
Uno a uno
Ma sono solo un poeta:

Vallanzasca
Vallanzasca
Vallanzasca Klezmer

(sento il suono
Canta con me lettore a ritmo)

Vallanzasca
Vallanzasca
Vallanzasca

Vallanzasca
Klezmer
Klezmer
Klezmer

 

facce di merda

la verità va detta. e in genere non piace. e la verità è che in Italia la maggior parte della “brava gente”, quella che commenta sui forum online delle più gradi testate, fa schifo al cazzo e si mostra quasi sempre disposta a gettare fango, odio, minacce, galera e insulti contro ogni minoranza che tenta di far valere il diritto alla resistenza in nome della giustizia, la speranza nella bellezza, la difesa dei deboli e degli innocenti – in primo luogo l’ambiente e gli animali.

animalisti, vegan, vegetariani, NO-Tav, anarco-ecologisti sono stati per decenni arrestati, perquisiti, insultati, pestati, sfottuti, aggrediti, derisi, sui forum, per strada, dai “tutori della legge e dell’ordine”, inclusi certi sedicenti eroi dell’antimafia, mentre denunciavano con onestà tutto il marcio che si nasconde dietro una logica perversa di consumo, sviluppo economico, inquinamento inarrestabili, furberie, ecomafie, ‘ndrine. sono anni che gente come Turi Vaccaro, Marco Camenish, Antonio e altri soffrono, marciscono in galera, e vengono intimoriti, sfottuti e ingiuriati da decenni solo perché difendono un popolo, un territorio, la fetta di terra in cui vivono e che amano.

oggi il marcio è tanto e tale che trabocca, tracima, deborda, come i fiumi di questo Nord Italia offeso per decenni da cemento e deregolazione al soldo del mercato. certo, non ci facciamo illusioni sulla “giustizia borghese”: anche quando essa per mero eccesso e evidenza sfacciata di porcherie scopre un imprenditore “non in regola” (per usare un eufemismo tristemente amaro) sappiamo sin troppo bene che il futuro riserva sempre un trattamento morbido agli “imprenditori che sbagliano”, come questo Lazzaro che ha per mesi avuto anche la faccia di <materiale altrimenti definibile> per piangere e pietire solidarietà in TV contro gli attivisti!!! attivisti che per atti diecimila volte meno lesivi del bene pubblico vengono torchiati con pugno di ferro dallo Stato.

e a parte a questo imprenditore non proprio in regola, quanti  altri e troppi bancarottieri e furbetti si sono sentiti, si sentono e si sentiranno in dovere di lamentare una mancanza di moralità. di proclamare che si sentono “traditi” dai propri concittadini. qui, personalmente, comprendiamo addirittura che per interesse personale e per cifre da appalto pubblico si possa sputare anche in faccia alla Madonna! non condividiamo, ma capiamo che la tentazione di sfanculare ogni residuo di onestà personale sia forte.

ma la gente “perbene”, quella che non imprende, quella che subisce, che paga e sconta decenni di abusi, bestialità edilizie, scempi ambientali, in nome del profitto di questi pochissimi? questa, ma che cazzo di diritto ha a fare la morale ai NO-Tav e a chi si batte contro la follia dello sviluppo assassino e devastante? questa, cosa apre a fare la fogna che ha per bocca? ma non provate neanche schifo per voi stessi, dopo le accuse lanciate sugli ambientalisti (veri) e le cazzate sparate sui forum, e gli applausi al randello, al rigore, alle legnate, quando succedeva esattamente quello che viene oggi a galla?

facce di merda, senza neanche le “attenuanti” dall’interesse immediato e personale.

facce di merda.

facce di merda.

facce di merda siete.

(altro che “gente perbene”)

un bel numero

l’ennesima matematica riprova che ogni giornale ha i lettori che merita e ogni lettore ha i suoi “informatori” all’altezza. incontro stretto fra qualità della domanda e qualità dell’offerta. in questo caso possiamo fare una considerazione sul 44% dei lettori del Corriere della Ser(v)a. un bel numero.

immaginate una catastrofe. un’epidemia, una guerra nucleare, un disastro, anzi il disastro. immaginate che un pacco di riccastri possa permettersi la sopravvivenza, al prezzo naturalmente di lasciare fuori X milioni di persone a crepare di barbarie, ebola, razzie, radiazioni et cetera et cetera. ora immaginate che all’atto di essere sbattuto, con moglie e figli, a morire ove sia “pianto e stridore di denti” qualcuno rida. ma rida. ma rida, di gusto, come al cabaret e rida proprio in faccia ai suoi cari e a chi lo sta cacciando a crepare fra mucchi di cadaveri, magari mentre gli vengono sbattuti in faccia la beffa di un pasto caldo e la sicurezza negata di un rifugio di lusso. pensate a un padre di famiglia che rida, soddisfatto, alla sua donna, o una madre che al suo uomo, ai suoi piccoli e ai suoi neonati, fra gli sghignazzi dica: “Figli miei, sto crepando dal ridere: ci hanno appena sbattuto fuori. Siamo fottuti, morti, creperemo fra indicibili sofferenze. Non mi sono mai divertito/ta così in vita mia.”

cosa pensereste di un tipo del genere?

sarò banale, ma le prime cose che vengono in mente sono espressioni poco carine e parecchio drastiche.

ecco, il 44% dei lettori del Corriere della Ser(v)a a questa notizia ha messo uno smile che ride. La cosa si vede che gli piacerebbe, e noi naturalmente prendiamo atto dei loro gusti e ovviamente della loro caratura umana e spirituale. e del fatto che purtroppo hanno diritto di voto.

un bel numero. che spiega anche perché quando va a votare un 40% e il resto si schifa, giustamente, chi vota vota in certo modo.