Nemtsov, chi? | le bugie dietro l’obiettivo

Quando apprendevo il difficile mestiere della fotografia, una forma nobile di artigianato artistico, ricordo che il fotografo Alessandro Cosmelli – che fu poi, mi pare, anche della scuderia Magnum Photo – raccontava di una lezione di fotogiornalismo appresa attraverso un errore. Aveva portato a un giornale una foto di primo piano di un automobilista in coda per raccontare gli ingorghi che infastidivano la vita dei romani; al giornale rifiutarono la maggior parte degli scatti con questa motivazione, espressa dal caporedattore: “Qui non si capisce niente dell’ingorgo. Hai fatto solo scatti ravvicinati, potrebbero anche essere due auto ferme a un incrocio, non si vede il casino, l’ingorgo, tutta la scena.” Cosmelli aggiunse l’episodio al suo bagaglio con l’umiltà di aver imparato qualcosa. Infatti poi è diventato il fotogiornalista e fotografo che è.

Da fotografo – per quanto di teatro con qualche incursione minima nel fotogiornalismo – posso solo dirvi che è dall’inquadratura che si capisce molto del contesto. Normalmente un fotogiornalista vi mostra tutto quello che c’è, che fa notizia, e solo raramente – in pochi emblematici scatti – riesce a inquadrare dettagli o primi piani che raccontino una cronaca più vasta di quello che è sotto la lente della fotocamera.

Il Corriere della Ser(v)a ci mostra gli oceanici – a suo dire – gesti di cordoglio per Nemtsov, avversario di Putin. Con, cito dal giornale: “I Moscoviti portano fiori sul luogo dove è stato ucciso Nemtsov”. Ora perché il fotografo ha scattato quella foto, inquadrando per giunta solo metà della scena, costituita dall’immaginario semicerchio di folle piangenti intorno alla balaustra?

Schermata del 2015-02-28 13:35:15

Semplicemente perché non c’è niente da mostrare se non le 25-30 persone riunite. Altro che “I Moscoviti”! 25 gatti isolati.

Per dissipare l’ignoranza tanto amata dai giornalisti di regime, Mosca ha 14 milioni di abitanti. Fate un po’ il conto voi se 25-30 persone possono fregiarsi del titolo di “Moscoviti” che rendono omaggio a un caduto.

La verità è che i russi stanno con Putin e il governo è assolutamente in linea col suo popolo, salva un’ovvia e fisiologica percentuale di scontenti – per esempio, oltre a persone certamente in buona fede, anche parecchi oligarchi mafiosi legati alla politica U$raeliana, i quali sono poi quelli che si prestano a operazioni NATO Style quali il rovesciamento e il golpe in Ucraina.

La verità è che quando un fotogiornalista vi inquadra non una panoramica o perlomeno un campo lungo, ma solo una scena limitata a 20 persone, significa che sulla scena ci sono solo 20 persone. Significa che non c’è di meglio da mettere in prima pagina!

La verità è che quando si presenta una foto che ritrae 15-20 persone presentandola come una folla acclamante, si agisce come giornalisti in malafede, e con intenti manipolatori che offendono anche il peggiore dei codici deontologici professionali.

Esattamente, e tempo dopo è saltata fuori “La verità”: come quando si mostravano folle di Iraqueni festanti all’abbattimento della statua di Saddam (nel 2003); e ricordo benissimo che non uno dei tirapiedi allora insediati nelle redazioni della stampa professionista in Italia sollevò la benché minima perplessità! E nessuno difenderebbe oggi la laida messinscena imbastita dalla propaganda Occidentale.

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Esattamente è saltata ancor prima “La verità” con la foto dei capi di stato che avrebbero guidato un oceanico corteo Pro Charlie Hebdo… poi una foto ci mostra un ridicolo pacco di notabili isolati, da cui il popolo è tenuto a debita distanza, come facevano del resto facevano i gangsters degli anni ’30, che circolavano ben guardati da gorilla:

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E potrei intasare questo server di prove di foto manipolate a arte o di “fatti” creati da scatti parziali e da una didascalia fuorviante!

C’è di buono che le foto e le notizie false, per quanto raffinate, durano poco di fronte alla Storia, e la realtà si comporta ben diversamente dai desiderata di padroni e bugiardi, di governi e penne a noleggio. E il caos in cui si trova l’Eurasia dopo le manovre Nato – dall’Iraq all’Afganistan, dagli Urali alla Mongolia – lo dimostra ampiamente. La realtà costruita dalle politiche criminali dell’Occidente su comando sionista è il peggior inferno che questa gente potesse immaginare. Il bello è che se l’è tutta costruita!

E questa sì è Storia. Non le balle dei giornalistai. Come dice giustamente Putin: “Mentsov, chi?”

 

La maleducazione del cambiamento | Lettera aperta a Dacia Maraini

Gentile Dacia,

Le scrivo da questo “mondo in movimento”, dietro uno schermo, cercando di rispondere alle perplessità e al rammarico che emergono dalla Sua intervista con Carla Iannaccone: Esiste ancora una società letteraria?, apparsa su “Leggere Tutti” (93, gen-feb 2015).

Penso che la credenza e la sofferenza da mondo instabile siano una costante ineliminabile, perché semplicemente il mondo, la vita, gli uomini, le relazioni, le idee, i valori cambiano, sono variabili, fluttuanti. Da sempre. Prendersela col mondo perché non è più unito come prima, o non è più quello di una volta, o non è più leggibile come una volta, equivale a rimproverare alla pianta il fatto di crescere, o al corpo il fatto di invecchiare. Buddha ha provato che tutto è impermanente, tutto si trasforma, per questo tutto è dolore, ma anche opportunità, a patto di accettare serenamente la maleducazione del cambiamento. Mi piace pensare al cambiamento come a un fanciullo maleducato che rifiuta ogni volta le regole del momento, ossia le leggi della nostra educazione. Certamente ciò implica che il cambiamento possa essere anche in peggio e non necessariamente positivo. Altra, ma simile questione, questa delle “magnifiche sorti e progressive” in cui (quasi) tutti credono. I nichilisti per fortuna si sono liberati almeno anche di questa illusione. Del resto il nichilista ha anche l’immensa fortuna di non credere al mito e alla mitologia del “cambiare per cambiare” tanto amata, per esempio, dalla politica dirigista e economicista del nostro governo e della maggior parte dei governi mondiali. Questa, sia chiaro, è una mitologia strumentale, che non spiega il mondo ma mira a ingannare i popoli; in realtà la globalizzazione non serve che a fare quello che si è sempre fatto – forse l’unica costante di un mondo che muta: il ricco che cerca di diventare sempre più ricco, lasciando che il povero resti disperato e povero. C’è una profonda differenza in verità tra credere o stabilire per interesse o decreto che il cambiamento sia per forza buono, specialmente quando imposto dagli uomini, e semplicemente possedere la profonda saggezza di accoglierlo tal quale è, per quanto inaspettato, per quanto indesiderato, per quanto atroce, per quanto “maleducato” quando è manifestazione della mutabilità connaturata e spontanea dell’universo.

Non esiste più la società letteraria di Pasolini, Moravia, Visconti… Probabilmente è vero; ma penso sia altrettanto vero che stiano nascendo proprio ora che Le scrivo, nuove società letterarie, nuove officine di cervelli che appartengono per orgoglio e diritto a questo mondo caotico, frammentato e frammentante, bollente, e che questo diritto han la forza di rivendicare. E che dovrebbero amare la realtà per quella che è e al limite sperare di migliorarla leggermente, per quello che possono, così come si accetta chi si ama per come è, senza pretendere di migliorarlo, ma anche senza rinunciare a costruire qualcosa di migliore insieme.

Concordo con Lei che ancora non sia emerso oggi in Italia perlomeno uno scrittore davvero “universale” e completo: le cause sono da rintracciarsi, a mio parere, in tre fenomeni. Il primo è la commercializzazione spinta a livello editoriale, con autori che – quando sono fortunati – corrono a promuoversi in TV o sul web saltando da un contratto all’altro (e parlo dell’eccellenza del risicato novero di chi ha un contratto vero con un editore) invece di passare il tempo a pensare e poi a scrivere; il secondo la cultura della (tele)visione di cui Internet ha assorbito parzialmente la preferenza all’interazione superficiale e alla passività culturale – ossia il pubblico; il terzo è la carenza di spazi e stimoli per educare a coltivare il pensiero fine a sé stesso o l’attività artistica, vale a dire la società mercantilistica in cui ciò che non è immediatamente spendibile sul piano economico non ha valore.

Credo però che la letteratura non sia affatto morta, e che la chiave sia tutta nel costruire: nella letteratura come poetica e non come strumento per educare o cambiare il mondo. Anzi proprio come già detto, il mondo sa cambiare da sé e se ne frega altamente di chi scrive. Chi scrive, al massimo, se è geniale e ha fortuna, può leggere correttamente il presente e indovinare la direzione che prenderà l’attualità trasformandosi in futuro. L’intellettuale e artistasa essere profetico nel senso più areligioso e razionale, o laico del termine.Può salvare qualcuno, talvolta, da un baratro di orrore. Altro non si dà. Comunque questo non è affatto poco. Più di una volta la poesia altrui mi ha salvato dal gettarmi sotto un treno, o dal lasciarmi morire in vita, personalmente parlando, e da bambino – ragionando – ho vinto le mie angosce primordiali.Pure non mi ritengo un infelice, e paradossalmente, se morissi anche fra un secondo direi che sono stato molto, molto arrabbiato, ma non infelice. Quasi sicuramente questo lo devo proprio alla letteratura, alla poesia, all’arte e all’amore di mia moglie.Probabilmente uno o più momenti di assurdo dolore sono comuni a ogni uomo e la poesia, la letteratura, l’arte servono a sopravvivere, forse, all’intollerabile all’angoscia di quel teatro mortale di illusioni e fantasmi che è la mente di fronte al mondo mutevole; un teatro in cui può nascondersi però anche la salvezza.

Per questo apprezzo, da teatrante, il suo riconoscere nel dramma un’ancora di salvezza nel presente e con questo augurio La saluto con riconoscenza.

Furio DETTI

labuonascuola un cazzo | inno alla boia

“è tornata a casa in lacrime umiliata e mortificata dalla totale assenza di attenzione da parte del pubblico durante la loro esecuzione successiva al suo intervento. Mentre i ragazzi erano impegnati nella difficile esecuzione di musiche di Beethoven e di Tchaikowsky il pubblico in sala era principalmente impegnato a prodigare saluti, non solo parlando a voce alta, ma camminando e urtando i ragazzi, rendendo di fatto impossibile l’esecuzione stessa. Lei stesso non ha prestato alcuna attenzione alla musica preparata e studiata dai ragazzi espressamente per questa circostanza”.

 “Ma è mai possibile? Un convegno che parla di educazione e di scuola (anche sottolineando l’importanza della musica per la formazione di buoni cittadini) e i cui partecipanti trattano i ragazzi e il loro impegno in questo modo? Credo che la Buona Scuola inizi proprio da qui: dal rispetto dei ragazzi prima di tante belle parole e oggi questo è venuto drammaticamente a mancare. Un drammatico autogol per il Pd e per il mondo della politica!”
Emilio Cabasino

ci spiace dire che un po’ se la sono cercata questi talentuosi ragazzi: andare a suonare per dei politicanti e burocrati italiani, la cui caratura intellettuale e civica è, beh… nota e notoria e per giunta accettare di suonare un inno meraviglioso lordato dall’usurocrazia che ne ha fatto un motivetto falso e bugiardo, è voler tirarsi addosso le “frecce degli dèi” (si veda il Tito Andronico).

mezze battute a parte, ovviamente sto “dalla parte” dei suonatori, i quali meritavano ascolto e attenzione.

parlo dei ragazzi della JuniOrchestra Santa Cecilia, la quale è stata invitata a rallegrare con la sua arte la trista, ipocrita e bugiarda vetrina della conferenza renziana su “La Buona Scuola”. siccome nella buona scuola – quella vera – le prime regole sono l’ascolto del prossimo, l’attenzione, l’educazione, la capacità di gustare cultura e bellezza, Renzi&C. hanno pensato bene di battersene la minchia, alzarsi tutti in coro come qualunque branco di cafonazzi alla gare interprovinciali di rutto e peti.

un padre, Emilio Cabasino, la cui figlia orchestrale è tornata umiliata a casa in lacrime, ha scritto una lettera aperta ai giornali.

qui riporto Il Fatto Quotidiano e il relativo video sull’Huffington Post.


oh sì: c’è un video anche su YouMer… pardon YouDem TV, la web TV del PD che però fa vedere solo l’inizio, ossia quando Renzi si fa le foto a fine conferenza mentre suona la prima parte dell’esecuzione, ossia l’Inno alla Gioia. peccato che già in quei primi 35 secondi i pubblico dei Piddini e del politicume si alzi a fare i cazzacci suoi. Renzi resisterà appena quei 35 sec.; poi inizierà anche lui a fottersene dei piccoli suonatori, e si unirà al cafonume in platea. quello che naturalmente non vedete sulla web TV piddina

che dire? questo dimostra semplicemente quanto ci tengono il governo e la nostra classe politica alla scuola seria e davvero buona: una bella cippa di cazzo!

zero, nada, nothing. le chiacchiere degli uffici stampa e le “youdem TV” del mondo naturalmente possono cianciare quanto desiderano, possono comporre il loro personale e servilista Inno alla boia, ma le ciance sono ciance e i fatti parlano da soli. la foto di apertura infine dimostra l’amore del sinistrorso medio per la cultura (vera).

 

profezia? | no, conoscenza e buonsenso

Tsipras fa marcia indietro: a Atene comandano ancora Troika e austerità

riguardatevi la data della mia vignetta su Tsipras a cavallo del mastodonte Germanico e Europeo (IV Reich per gli amici). una vittoria di Pirro, una promessa da marinaio, solo “chiacchiere e distintivo”, sapevamo benissimo che Syriza non avrebbe mantenuto le promesse fatte agli elettori greci e avrebbe anzi dovuto obbedire al mastodonte dell’usurocrazia.

del resto, quando Mao Zedong diceva che

“La rivoluzione non è un pranzo di gala”

sapeva benissimo che una rivoluzione, per funzionare a dovere, richiede disumana crudeltà, spietata determinazione e insensibile coraggio. tutte cose e attributi che mancano ai sinistrelli sciacquonisti e parolai sovversivi all’acquasciacqua di rose dei nostri giorni.

abbiamo qui su “furiodetti.it” fatto una profezia? avverata puntualmente? avverata, sì, ma non certo una profezia; più modestamente l’applicazione della conoscenza storica e del buonsenso. ci abbiamo preso perché non si è trattato che di vedere che cosa succede a parità (o quasi) di circostanze.

e solo una rivoluzione può liberare i popoli europei dalla morsa dell’usurocrazia. non certo Tsipras, non certo Syriza.

libertà di vignetta nel IV Reich d’€UROpa | “pecore matte”

Come vedete non c’è più rispetto:
si sfotte Schäuble, manco fosse Maometto!

ritorno volentieri con qualcosa di più meditato e analitico sul caso della vignetta del ministro Wolfgang Schäuble, ritratto come un nazista.

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ecco che la coscienza lercia dell’Occidente si mostra immediatamente per quel che è: una laida e spudorata secchiata di ipocrisie e menzogne. i paladini del libero pensiero della libera espressione della satira libera con inossidabile coerenza hanno già buttato la corazza a arrugginire nel merdaio del trascorso, e sollevano il ditino accusatore: “Non si fa.”

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(quando i 30 stooges marciavano per la libertà di vignetta…)

eh no. non si può mica in effetti raffigurare un banchiere o un ministro tedesco della nuova €UROpa (IV Reich, per gli amici) come un nazista, per giunta della Wehrmacht – per inciso: cannando in parte il bersaglio, poiché i più motivati “saponificatori” di Ebrei e deportati vari erano semmai quelli in divisa nera, le SS, meglio se le temute Totenkopf – comunque l’intenzione satirica c’è.

e non è piaciuta alla Germania né alla Merkel, a giornalisti, a politicume e banda, la stessa banda svergognata che neanche cinque secondi prima esultava per la pornografia “maomettana”, per la merdificazione del Corano a opera di un pugno di sedicenti artisti e clamorosi guitti, privi di ogni (buon)senso di realtà. Del resto non è tutta colpa solo della cialtronata suicida di Charlie Hebdo: è che nel’Occidente libero del IV Reich ci hanno condizionato il cervello in merito alle cose su cui scherzare e non scherzare. Fra queste, ad esempio, ogni riferimento alla Shoah che non sia ordinato dai legittimi interessati e per esempio anche ogni critica alla nuova sovranità delle banche e dei funzionari. l’usurocrazia non si tocca, né si critica. non è più satira, ma cattivo gusto, e da lì in peggio.

se siete islamici, tranquilli: la merda e il piombo, disegnati o balistici continueranno a piovervi in testa o infilarvisi in culo. specie se avete il cattivo gusto e la maleducazione di ribellarvi a secoli di manipolazione politica, guerre colonialiste, negazioni del diritto all’autodeterminazione etnica, sociale e nazionale o internazionale che sia, a colpi di stato e relativi governi fantoccio messi lì per arricchire o qualche generale o qualche emiro puttaniere e sbevazzone, e naturalmente alla massoneria bancaria e finanziaria. prima vi hanno negato l’indipendenza (periodo Postottomano); poi vi hanno negato il Comunismo (anni ’80); poi il socialismo (anni ’90) e poi persino  il nazionalismo socialista o no, baathista o no che sia (anni 2000). ora però tutti in Occidente si incazzano se diventate radicali e intolleranti. naturalmente non è un bianco o nero: di porcate ne avete commesse altrettante in casa vostra, in primis un tribalismo miope e settario. c’è che noi non abbiamo certo rinunciato a spingervi nel baratro.

tornando al caso Schauble, non penso che i “Charlistes” dall’alto della loro connarderie, adesso, imbastiranno oceaniche fiaccolate e candelate per difendere il quotidiano greco e la sua libertà di satira! del resto manco lo ha difeso lo stesso Tsipras, il quale nel tirammollismo quotidiano e obbligatorio che lo contraddistingue ha – come è ovvio – fatto marcia indietro (“Scelta infelice” ha detto…)! come sempre Tsipras blatera davanti ai Greci come un leone, salvo poi davanti alla Führerin Angela e alla sua corte prussiana rimangiarsi tutto. tutto. così come appunto – lo ricordiamo qui un’altra volta – i Charlistes vari non hanno neanche difeso quei musulmani ammazzati negli USA o quelli che verranno ammazzati nelle crociate prossime venture in Libia, Iraq, Afganistan e altrove.

se dico che l’ipocrisia è la merda che rovina il mondo, ben più di tanti crimini, ci sarà un perché.
se dico che l’Occidente di mercato con le sue pecore indignate a comando (leggetevi Dante, Paradiso, V dal 79 in poi), pure, c’è ben più di un motivo!

 

10 | Spenero

Spenero è un “non-gatto”, dalle sei di questo lunedì mattina.

Spenero è sempre con noi, con il ricordo della felicità di questi anni, così meravigliosi che sono volati come tutte le cose dolci della vita. Quello che era il suo corpo ha ceduto dopo una rapida malattia, un’infezione che le ha distrutto il fegato nel giro di dieci giorni. Spenero è FELV positiva, nonostante il vaccino, il veterinario non ha saputo definire esattamente le cause. Non appena ha smesso di mangiare l’abbiamo fatta visitare. Purtroppo il decorso è stato rapido e fatale.

“Spenero” è un’espressione usata da mio padre per definire qualcosa di peloso e fioccoso, una nappa, una coda, un ciuffo: abbiamo deciso di chiamarla così perché è un gatto a pelo lungo, nero. Una femmina che quando ci è stata affidata dal gattile di Cecina aveva già avuto dei cuccioli – alcuni morti – e la gastroenterite dopo la gravidanza, da cui i volontari l’avevano guarita.

L’abbiamo accolta in casa, nonostante i molti ospiti, perché viveva in una discarica e il custode stava ammazzando a bastonate tutti i gatti della colonia che vi si rifugiava. I cuccioli sopravvissuti hanno trovato dei padroni affettuosi, ma lei, già grande, ostile all’uomo, spaventata e fuggitiva, non avrebbe trovato nessuno disposto a prendersene cura. Un gatto del genere, adulto, è praticamente inadottabile. Quando ci è stata consegnata è rimasta nascosta nel nostro giardino per un mese e mezzo, prima di fidarsi e venire a vivere in casa con noi due e gli altri gatti; ricordo che a un certo punto l’abbiamo costretta a prendere dei farmaci, qualche giorno dopo che era arrivata, e per catturarla l’abbiamo inseguita per il giardino – recintato – da un cespuglio all’altro. Si è incastrata nella recinzione e per la paura ha scaricato, urlando, una secchiata di urina! Poi però, è stata costretta a inghiottire il farmaco e l’abbiamo restituita alla pace dei suoi cespugli.

Poi, come per magia, una mattina, al rientro ce la siamo trovata sul divano in soggiorno. Ci guardava, per poi lanciarsi sotto il divano stesso. A poco a poco non lo ha lasciato più e si è fatta avvicinare. È diventata infine parte della nostra vita. Spenero non è di grande azione. Spenero ha la faccia del mostro-agave cattivo di Godzilla, due occhi dal taglio obliquo, ma dalle pupille tonde, sbarrate. Spenero ti fissa senza fare un fiato. Spenero ti osserva. Spenero fa un trillo, non un miagolio. Spenero lecca i miei capelli mentre dormo. Spenero sale sul letto per sdraiarsi quando altri gatti si stufano di stare a nanna con noi. Spenero in genere domina il divano e ci scruta sempre. Spenero è grande e ha un corpaccione stile lontra, nutria, o Ewok. Spenero dà delle testate così forti da sbilanciarti e poi rovescia, a testate sulla tua mano, i croccantini mentre li distribuisci, regolarmente! Spenero va toelettata nelle parti basse, se no è un disastro. Spenero si lecca rumorosamente. Spenero passa impercettibilmente dal divano al tavolo da giardino, al gabbione, al letto. Sono passati quasi dieci anni, così. Poi è arrivato “il grande pericolo”, quella cosa che spinge gli animali a nascondersi, a lasciare andare le cose e a lasciarsi andare.

Spenero ha fatto l’eutanasia stamani. I nostri gatti ci hanno regalato un topo, due sere fa, forse un pensiero di Spenero che non voleva vederci tristi… “Dategli un topo, così saranno felici!” si sarà detta, mentre stava cedendo il suo corpaccione con l’ultima battaglia. L’ho deposta per un saluto sul tavolo di casa e ho recitato i sutra, così come li ho recitati mentre il veterinario l’ha visitata per l’ultima volta e le ha dato la dolce morte. Gate gate paragate parasamgate Bodhi svaha.  Spenero fa le fusa e si addormenta a occhi aperti, vigile e attenta, con noi come sempre. E noi con lei, totalmente. Ha miagolato solo durante il trasporto. E ha sofferto il meno possibile. Ho visto andarsene diversi miei gatti in modo orribile e così come li abbiamo poi salvati a caro prezzo dal finire spappolati sotto le auto, così non insisterò a costringere a sopravvivere e poi a morire comunque male un altro mio figlio per l’egoismo di un’assurda speranza. Ho vissuto roba del genere con la gatta Uni, che ha lottato con le sue ultime forze per togliersi il cibo che le mettevo di forza in bocca dopo le iniezioni di steroidi per farla mangiare. Non commetterò più questa crudeltà dettata dall’amore. Lascerò andare ciò che deve andare.

Spenero è sul tavolo di cucina. Gli altri gatti come sempre annusano e tornano subito indifferenti. I gatti morti in loro non destano alcunché, come se con l’ultimo respiro cessassero di essere gatti! Ecco perché io e mia moglie usiamo questa espressione. Un “non-gatto”. Un modo animale e sereno di gestire il lutto. In tanti gatti hanno attraversato la nostra vita rendendola unica: prima sono gatti al 100%, un istante dopo, no. I nostri gatti lo sanno, meglio di noi, e ci insegnano sempre a vivere nel presente, a essere una famiglia, a prendersi cura con responsabilità della gioia e del dolore, a essere uniti e vivi. Uniti e vivi.

Ma è rimasta la gioia è l’unica cosa che conta. Nonostante la scelta non facile di facilitare il passaggio estremo, “Il grande nemico”. Grazie Spenero per aver diviso la tua gioia con noi. Siamo rimasti in 12: i dieci figli pelosi, Io e Linda.

Spenero si è lasciata andare via e ci ha insegnato a farlo.

Ecco perché è ancora unita a noi, e viva.

Unita e viva.

Spenero.

non sentirsi lerci… neanche un po’

Non sentirsi neanche un po’ lerci?

Una triste storia di giornalistume asservito e di menzogne…

 

ipocriti

In questa foto vediamo chi ha imbastito la rissa alla Camera dei Deputati.

Premetto che – in linea di principio e per profonda e radicata convinzione – sono sempre stato radicalmente contrario alla politica “in punta di forchetta”, credo anzi bismarckianamente che i parlamenti siano solo uno spreco di soldi e tempo e che le decisioni importanti si affrontino solo “col ferro e col sangue”.

Il problema è che io non ho mai fatto mistero del mio astio verso il parlamentarismo… né ho mai fatto dell’aggressività politica e del disprezzo verso l’egualitarismo liberale un demerito. Mentre i benpensanti qua attorno – sui giornali e nella Casta – hanno sempre belato contro il FASCISMO e la VIOLENZA finora tutti immaginari e fantomatici del Movimento 5 Stelle. A sentir giornalistai e politicanti che hanno sfasciato il paese, il Movimento 5 stelle era una manica di fascisti pronta a distruggere il Parlamento.

Peccato che invece risse e “squadrismo” sembrino piuttosto appannaggio di quella sinistra moderata e “civile”, che non sembra comportarsi affatto secondo gli standard che con farabutta e infame ipocrisia vorrebbe imporre agli avversari! Ebbene qui a far la cagnara in parlamento ci sono solo PD e SEL. Quelli così preoccupatio delle buone maniere in Aula. Ebbene si, gli squadristi tanto pericolosi per la democrazia non sono stati i Grillini… come si vede dalla foto. Eppure giornalistai e bugiardi continuano a frignare come se il Movimentoi 5 Stelle fosse sempre stato il nemico del dibattito civile.

La domanda è: ma certi giornalisti e certe testate, oltre che certi politici, non si sentono neanche un po’ lerci?

Guardate bene la foto, e la prossima volta che qualcuno vi blatera di fascismo e Grillini, mostrategliela e mandatelo prontamente a cagare come merita!