The devil is an englishman | The devil must be an englishman

una canzone per cui andavo matto da ragazzino, pur non avendo mai visto il film di cui essa era parte per la colonna sonora, era: “The Devil is an Englishman”, di Thomas Dolby. Come tutte le gloriose intuizioni dell’infanzia – Blake mi amerebbe per questo… – questa canzone afferma una verità concreta, confermata dalla mia esperienza come adulto. canzone che fa il paio con la più celebre  ballata irlandese: Some Say the Devil is Dead.

non posso che ammettere, dopo che a quarant’anni suonati ho visto l’origine del Male al Museo della Scienza di Londra (accanto al Victoria and Albert Museum), vale a dire la macchina a vapore, madre dell’espropriazione del tempo, della devastazione dei cicli di vita naturali, dell’industrializzazione inquinatrice e assassina, la quale, anche salvando, provoca disastri (sovrappopolamento, iperconsumo, penuria di risorse…), la verità di quella canzone.

oggi ho persino scoperto che la Siae fu una diabolica invenzione del Governo di Sua Maestà Enrico IV Lancaster. ovviamente si chiamava altrimenti: Stationer’s Register, o “Registro del Cartolaio (libraio)”. Era una corporazione – Corporate’s evil has a long time story – che esercitava la censura sui testi, che non obbligava gli autori a iscriversi, ma li obbligava a registrare l’opera se volevano rappresentarla o pubblicarla (ricorda nessuno?!?) pena il sequestro dei testi, la loro distruzione e il carcere per l’autore. Questa corporazione deteneva il monopolio del settore dell’editoria e ricavava profitti dagli autori che dovevano registrarsi giocoforza per pubblicare/rappresentare (ricorda ancora nessuno?!?), e che per giunta non riconosceva nessun diritto di copyright all’autore, ma garantiva solo l’editore dalla stampa effettuata da terzi delle opere tutelate.

insomma, una vera farabuttata: il controllo, o meglio lo sciacallaggio preindustriale sulla creatività.

scopro inoltre che questa “roba” è sopravvissuta e esiste tuttora – augurandomi almeno che abbia cambiato modus operandi nel frattempo: qui il suo sito e indirizzo attuali.

insomma, neanche la Siae è un male oriundo. abbiamo importato pure questo demone dall’estero. anche questo mostro è Made in England.

poi dite che le canzonette sono roba da niente. The Devil must be an Englishman.

marchetta psicosomatica

“Il problema della merda è che se aggiungiamo ottimo whiskey a un secchio di letame, quello resta un secchio di letame, non importa quanto whiskey io aggiunga. Se ho un secchio di Whiskey, al contrario, basta aggiungere anche solo qualche goccia di letame, per trasformare tutto quell’ottimo whiskey in un secchio di merda.” Parabola scozzese sulla Qualità.

fa veramente senso, davvero, leggere di primo mattino, lunedì, prima di entrare al lavoro, questo “articolo” che pare uscito dalle penne dell’Ufficio Commerciale Crayola, e non dalla redazione di una popolare rivista di psicologia. una squallida marchetta. Riza Psicosomatica: che figura! la credibilità è una cosa preziosa e fragilissima, basta un niente per distruggere anni di fiducia e competenza.

 

 

…e vi meravigliate? | Mi manda Carlone!

scrivendo una serie di umili dispensine sul risorgimento italiano – qui rigorosamente minuscolo, e ci mancherebbe! – mi sono imbattuto nella vita “wikipediana” di Carlo Cattaneo, ove leggo che il celebre patriota poté formarsi nelle biblioteche migliori, e frequentarle, oltre che introdursi nella “cultura milanese” che contava, e nei relativi incarichi intellettuali, a colpi di conoscenze e parentele, cito testualmente:

“Fu proprio durante questi soggiorni che, approfittando della biblioteca del prozio Giacomo Antonio, un sacerdote di campagna, Cattaneo si appassionò alla lettura, soprattutto dei classici.”

“La sua formazione culturale e intellettuale fu plasmata, durante gli studi superiori, da maestri quali Giambattista De Cristoforis e Giovanni Gherardini, i quali gli aprirono le porte del mondo intellettuale milanese.”

“Altra importanza per il percorso formativo degli interessi di Cattaneo, furono la frequentazione assidua della Biblioteca Ambrosiana, grazie alla sua parentela materna con il prefetto Pietro Cighera, e della biblioteca personale dello zio paterno Antonio Cattaneo, farmacista e studioso di chimica.”

il testo è difficilmente equivocabile. e il Cattaneo sarà pure stato bravo di suo, ma delle due l’una: o Wikipedia si sbaglia clamorosamente; oppure, persino un integerrimo fondatore della patria ha cominciato una splendida carriera a colpi di conoscenze e amicizie.

e ci si meraviglia che adesso siamo diventati lo squallido il paese che siamo, dove non conta chi sei, ma conta chi conosci?

non è uno scherzo

“Se Luigina è morta, io morirò con lei!” – Antonio Casassa, vero uomo

una poesia per Antonio Casassa e Luigina Maria Gai. torinesi, 87 anni lui, 84 lei, bruciati vivi in casa. un incidente, un corto circuito forse. quando lui, soccorso dai vicini e fuggito sulle scale, si è accorto che la moglie era rimasta dentro, morta, sul letto che bruciava, ha gridato le ultime parole e si è barricato nell’appartamento in fiamme, lasciandosi ardere con colei che amava.

una poesia pesante e insieme lieve come una porta chiusa.

all’amore di Antonio e Luigina, all’incendio eterno che fa vivere le stelle.

 

non è uno scherzo

il fuoco, miriadi di morti
molecolari, cellule fuse in gas:
non è uno scherzo. forti
i battenti ho richiuso, “cras”
ho troncato ai giorni
al fiato ancora, dietro di te
deciso, per te reciso. Non
non sarà più un minuto
appresso l’altro, muto
con te ferma sul letto, i piedi
mozziconi, gli occhi accolti
in olocausto: corni
di fiamma intasano le stanze
e corto al petto il cuore
rosso è il colore ultimo
che abbiamo intorno.
non è uno scherzo il rumore
fesso là fuori, di Torino. nero
il più vero sepolcro
intatto il proposito per primo,
di gloria
una corona santa: i miei
sorrisi, il tuo ridere ancora
e le vesti,
le danze, il pane
il sesso e la sorpresa
del tempo a noi concesso
un tempo.
è morto Antonio
Casassa, non mi varrà la cassa
per bara, energia e massa
corsara ho regalato alla regina
dei miei respiri: Luigina.
“Sia polvere!” questo dite di me
dite di lei insieme, di noi
testimoniate. invano i fiori
– se non gettati ai piedi
di un amore combusto
e più forte di sé –
stupide le parole, se non serve
a un cuore arso adesso
altro conforto.
solo questo pensate:
osate solo questo dire
al frusto novero
dei resti, a quel che fummo:
il fuoco divorante
non fu demonio, inferno
ma l’estate
ultima di un re – splendore
d’infinito, un lavacro di stelle.
alle ciglia
del cielo il fumo
e le scintille ascendono
delle nubi cadranno al tiro
spente a breve.
non è uno scherzo il rombo, il segno
eterno d’una mano di uomo
che si squaglia qual cero
o neve al dì di un nulla scelto
e preferito a mille secoli
di vuoto, di giornate in vita
senza colei che m’ebbe tutto intero.
non è uno scherzo il gesto
con cui saluto voi che amate
ancora e stringete le dita
di qualcuno
siate felici, Antonio va a dormire
con Luigina –
e, di maniglia, un giro.

calci in culo | non da noi

è passata Tangentopoli. è passata la Prima Repubblica – quella, cianciavano, “nata dalla Resistenza” (…bel risultato, signori). è passato il Berlusconismo, e tutti sappiamo esattamente con che eredità e con quale giudizio di fronte alla Storia. Oria siamo alla riedizione peggiorata, il Renzusconismo, e abbiamo quanto segue:

non è solo un comico a dirlo. già sarebbe un sintomo grave, comunque, gravissimo perché la satira di solito smaschera verità profonde e scomode… ma non è solo un comico. abbiamo dei magistrati – gente che per mestiere se non è affatto immune da errori (anzi!) ma che perlomeno è abituata a pesare le parole – i quali, per bocca di Rodolfo Sabelli (ANM) affermano testualmente:

Lo Stato dà carezze ai corrotti e schiaffi ai PM.

il comico, Crozza, dice:

L’Italia è un OGM: organismo generticamente marcio.

siamo un paese in cui quello che grida “delinquenti” a valligiani che cercano di salvare l’ambiente e casa loro dalla devastazione, permette che il figlio riceva Rolex e abitini sartoriali, oltreche lucrosissimi impieghi, da ambienti e personaggi collusi con tangentari e camorre varie; siamo un paese in cui per rincarare la dose di faccia, lo stesso che insultava i NO TAV si adoperava telefonicamente per tanto erede e ignora tuttora che dei manager intaschino tangenti sull’1% degli importi; siamo un paese in cui neanche le società sportive si salvano dalla corruzione; siamo un paese in cui le fonderie che inquinano l’aria, e sono riconosciute colpevoli, pagano multe così miserabili e irrisorie da essere offensive: 800 euro, nichelini, cazzo!; siamo un paese in cui chi sfotte vegan e vegetariani e li prende per il culo solo perché a tavola, con libere e legittime scelte personali, con ricadute esclusivamente personali, si schierano dalla parte degli innocenti e dei deboli, elegge a capo della propria federazione venatoria chi paga tangenti in Congo; siamo un paese in cui persino i patron dei concorsi e delle fondazioni letterarie – roba che non è letteralmente cagata da nessuno e non smuove certo grosse cifre – sono corrotti e dissoluti.

siamo un paese in cui la classe dirigente sfotte e offende chi cerca di sopravvivere e resistere ai soprusi di un sistema mafioso, assassino e marcio.

se fossimo un paese normale e sano avremmo cacciato via a calci nel culo da vent’anni, anzi da quarant’anni almeno questa classe dirigente e politica. siccome però siamo un paese di cui provare ogni disgusto è niente, è gentilezza somma e meritiamo quel che siamo e siamo quello che meritiamo, abbiamo solo da sperare in un ordine nuovo, in qualcosa che non potrà nascere certo dall’interno. non da noi, non da questo paese in colliquazione.

ULTIM’ORA

in questa cronaca di manovre mafiose e paramafiose, per raccomandazioni e altro, ecco il colpo di genio: il sottosegretario Angelo Rughetti – democristiano eletto in Campania, un curriculum, una garanzia! – propone di introdurre la preselezione dei candidati ai concorsi pubblici. ma ve l’immaginate una roba del genere nell’onestissima Italietta dei concorsi ad hoc, truccati e falsi!!! vi immaginate se ci fosse la possibilità di “valutare” e quindi selezionare a monte e discrezionalmente senza neppure l’ombra di una prova pubblica chi abbia titolo per accedere a un concorso… indipendentemente appunto dai titoli e dai valori legali dei diplomi? vi immaginate che manna per amici di amici, e compari di letto e favori una roba del genere… in questo paese!?!

ceprovanopiumafia

pausa | da 20Lines in poi…

approfitto per annunciare a amici, autori e lettori, che mi prendo una pausa dal mio lavoro di scrittura su 20Lines. un po’ perché avevo già diradato la mia attività su questo magnifico portale, un po’ per qualche difficoltà nell’utilizzo dell’interfaccia (gestione immagini e rapidità di editing) e nella comunicazione con gli altri 20liners – il cui 20% mi risulta irraggiungibile via messaggistica interna al sito… non voglio farne una polemica, tuttavia: so che non è facile né scontato mettere a disposizione di chi crea una piattaforma esteticamente accattivante (e 20lines secondo me lo è! specialmente nella logica di presentazione con foto e copertine), per cui ho solo riconoscenza verso il team che sta dietro a questo portale di scrittura cooperativa. Veramente. Ringrazio quindi soltanto, e di cuore, per aver avuto l’onore di contribuire a qualcosa che aumenta lettori e scrittori (forse più i primi dei secondi, temo…), ma onore al merito.

eppure sento che è tempo per me di sperimentare altrove. non chiuderò il profilo, ma invito i 20liners e i coautori che non ho raggiunto a fare come ho scritto nella mia lettera, spedita a aquanti più compagni di penna ho potuto sul sito, e che riporto qui per intero:

Gentile [autore]

sono Furio Detti, uno degli autori con cui, su questo sito, hai realizzato in collaborativa uno o più racconti, una o più poesie.

Ho deciso, stanti diversi problemi di funzionalità su 20lines, di sospendere per il momento la mia attività su questo pur splendido luogo virtuale. A questo scopo ho trascritto su un file di testo tutte le opere in cui compaio come autore di almeno uno dei nodi principali. Ho deciso di adottare questa precauzione per archivio e memoria personale, in modo da non perdere il mio lavoro nel caso in cui in caso il progetto di 20lines fallisse o venisse meno. Non cancellerò l’account, ma non aggiungerò altre opere.

Ovviamente questo riguarda anche i “nodi” da te realizzati nelle opere in cui sono uno degli autori. Spero di farti quindi cosa gradita, non solo informandoti di questa mia iniziativa, ma invitandoti a titolo precauzionale a fare altrettanto: sul web molti progetti scompaiono come nuvole nel cielo, anche dopo qualche difficoltà. Inoltre, siccome penso che il tempo risparmiato sia un tesoro, sono disposto a inviarti via email le trascrizioni delle “nostre” storie in comune, evitandoti almeno parte del salvataggio del tuo lavoro sul sito.

Vorrei naturalmente restare in contatto con te nel caso in cui dovessi pubblicare in parte o in tutto questi materiali, per contattarti e concordare ogni eventuale termine di utilizzo e pubblicazione. Questo non è al momento tra i miei progetti, ma vorrei non perdere contatto con gli autori in caso decidessi di utilizzare i materiali scritti in cooperativa.

Ti porgo ogni saluto e ogni ringraziamento.

Ringrazio ancora tutti coloro che mi hanno risposto sulla messaggistica del sito, e invito chi non l’abbia fatto, o chi non sia stato purtroppo raggiunto da me, a contattarmi in caso di necessità e chiarimenti.

Grazie a tutti voi, grazie a chi ha creato 20Lines, grazie a chi ancora contribuisce.

Furio DETTI

Salvini il comico, ma i suoi nemici persino di più… | Soluzioni

leggevo due secondi fa uno scambio di lettere sul benintenzionato, e naturalmente benpensante e umanitario “Il Fatto Quotidiano” sulle nuove ondate migratorie destinate all’Italia e all’Europa in subordine. si scrivevano pacatissime e moderatissime considerazioni il pacatissimo, mite, umanitarissimo e moderatissimo Furio Colombo e un lettore, tale Nello, anch’egli non da meno. Citavano Calderoli, ma le osservazioni si possono tranquillamente estendere anche a Salvini.

poi ho pensato all’odio che Salvini riscuote presso le sinistrerie e i sinistrumi di questa sinistrata nazione che vede ebeti buonisti contrapporsi a forcaioli da operetta. né i primi né i secondi naturalmente hanno l’intelligenza e la conoscenza necessarie per capire come girano i meccanismi della storia. di certo neanche il sottoscritto sa come marcino gli ingranaggi del mondo e del Fato, eppure qualche minima e decisamente più solida certezza la possiede.

la prima è che nonostante tutti gli anatemi che si possano tirare loro addosso, né Salvini, né Calderoli e persino neppure Borghezio – il più rozzo e sanguigno dei tre – sono quello che gli si attribuisce. sono al momento il peggio in giro – paritariamente in ottima compagnia con l’idiozia sinistroide, ritengo – ma non sono in termini assoluti un bel niente. non sono nulla. e in quanto tali neanche loro risolveranno il problema migratorio.

molto banalmente, non esistono che due sole strade efficaci per risolvere il fatto che nella storia umana masse di infelici si spostino da un posto all’altro della terra.

la prima e la meno incruenta, la meno disumana, sarebbe rispettare alla lettera il principio dei “cazzi propri”, cosa che nessun imperialista, ma neanche nessun umanitario, farebbe mai, né mai potrebbe concepire. per ragioni opposte né il predatore né il samaritano si trattengono dal lasciare ciascuna nazione/paese/gruppo/etnia/popolo libero di gestirsi come vuole i cazzi sul suo territorio. nel primo caso si interviene per predare e rapinare con la scusa della civilizzazione; nel secondo per redimere con la stessa scusa. in entrambi i casi si è inefficaci e si fanno solo disastri.

se avessimo, per esempio, evitato, in Occidente, di destabilizzare intere nazioni per il nostro tornaconto, oggi non avremmo che una minoranza risicatissima di scotenti a spasso per gli oceani e sui gommoni e non certo masse più difficilmente gestibili.

se evitassimo inoltre di “salvare i diritti umani” fuori da casa nostra eviteremmo anche tutte le ipocrisie e i disastri delle guerre umanitarie. in questo senso la più chiusa ignavia e il più radicale isolamento sono una condotta salvifica e santa. ogni popolo nei suoi legittimi confini naturali, etnici e nazionali vivrebbe legittimamente come cazzo gli pare senza interferenze dannose.

esaurita per ovvie evidenze questa prima strada, se mi domandassero quale sia la seconda unica soluzione alternativa efficace risponderei, come Storia insegna, che:

se vuoi fermare dei disperati in fuga da un inferno devi far trovare loro sull’altra sponda un inferno cento volte peggiore di quello da cui sono partiti.

proprio cme le leggi fisiche, la fuga dal dolore e dal terrore segue questa regola inflessibile: nessuno va a stare peggio di come stava. nessuno, sapendolo, salta volontariamente dalla padella per finire nella brace. è altresì evidente che il fegato di percorrere questa seconda strada, non ce l’hanno né Salvini, né Calderoli, né Borghezio. anzi tutti i loro propositi bellicosi e xenofobi, considerato l’inferno da cui certe masse fuggono, non sono che ridicole burlette da mocciosetti. cialtronate da farsa. figuratevi chi si scandalizza credendole il ritorno del nazismo!

ovviamente mi sbellico dalle risate nel considerarle un deterrente, e tanto più e ancor più mi sbellico guardando l’indignazione della controparte “umanitaria” di fronte alle minacce leghiste. questa reazione è naturaliter ancora e assai più spassosa. gli inutili beffati dai cretini. per giunta Salvini ha provato con il caso dell’orsa Daniza di essere un opportunista e voltagabbana.

va da sé che non posso dar credito né ai primi né ai secondi. ai secondi perché loro nemico; ai primi perché l’inutilità non è una soluzione politica.