la paura dell’amore

questa sera permettetemi una digressione dal mio solito. perché ho visto insieme a Linda uno splendido mediometraggio (44′) di animazione giapponese: Hotarubi no Mori e, ossia “Nel bosco della luce di lucciole”. lo trovate qui sottotitolato in inglese su Youtube:

quante volte può succedere, in vita, di desiderare l’amore di qualcuno, pur sapendo che si tratta di un sogno destinato a farci soffrire? quante volte abbiamo paura di perdere chi amiamo e ci chiediamo se il sentimento può consolarci della scomparsa inevitabile, o salvarci da un epilogo pieno di lacrime? questo bellissimo anime parla proprio di tutto questo e lo fa con una poesia e una semplicità che difficilmente si incontrano nei prodotti di intrattenimento attuali e nel cinema d’animazione.

una storia semplice, lineare, ma sempre efficace, sempre toccante, sempre intensa.

ve lo consiglio di cuore.

 

lenzuoli funebri e “rinascita nazionale” | expo

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quando un qualsiasi paese pubblica, su quello che si professa “quotidiano a tiratura nazionale”, un auspicio di rinascita socioeconomica che parte dalla brutta copia medievale di un sudario (= lenzuolo funebre), capisci che questo paese non ha e non può avere speranze. così come il suo giornalismo. notare anche lo sfondo, dedicato a una ghiotta opportunità per tangenti, malaffare e “lavoro gratis”.

le “cazzate di Cazzullo”, così come le expo, non salvano il paese, nonostante la loro indiscutibile enormità.

Risposta di civiltà

La Boldrini vorrebbe abbattere o “perlomeno” sfregiare il monumento del Foro Italico, l’obelisco con la scritta “Mussolini Dux”, su suggerimento naturalmente di un vecchio “eroico” partigiano…

Ezra Pound, uomo, vero eroe senza virgolette e poeta, non disse mai queste parole. Ma ho assai pochi dubbi che avrebbe risposto così ai due personaggi, nella lingua della Civiltà e dei Civilizzati:

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Faglia

Una poesia d’osservazione.

Faglia

Fatica a entrare
la lattigine del cielo
per le finestre
e tu giochi sul grembo
della compagna
a scivolare: frana
montagna a malapena
lungo la dorsale
d’una giovane faglia.

“Così che da lontan tutto si vede” – due poesie

due poesie, una più recente – di tre mesi fa – e una vecchia di quasi un anno. il primo è un sonetto; la seconda è nata a Sansepolcro, durante un pranzo al ristorante Borghi, in Luglio.

Così che da lontan tutto si vede

Così che da lontan tutto si vede
per dar piacere, un albero la chioma
di fresco verde tinge al monte stroma
e chi più presso sta, di men si crede

d’esser coverto di maestosa pianta
così l’amor di te mi fa difesa
tanto che cedo a perdonar l’offesa
il verso che di mia stoltezza canta.

Ma se non basta la tua fronda santa
percuota il capo mio sicché non crede:
se mi franasse addosso la gran soma

d’una foresta non avremmo groma
per misurar l’amor che dal tuo piede
mi porta a un cielo che di sol s’ammanta.

 

Luglio

Ci porta – a rate – che non ci si strozzi
la cameriera, i piatti
«Avete qui un così bel sole
– dice – che non ci vedo
a servire» in verità il riverbero
fa galleggiare il rosso e il trasparente
nel bicchiere, nel calice:
s’addice al meriggio di Luglio
che novembre ci parve
troppo a lungo.
Mia moglie sogna i funghi
io, una casa.

Meloni di Notte

La Meloni e Vauro litigano in TV sul Reato di Tortura… se l’argomento non fosse così incialtronato, passerei alle parole serie, ma qui parliamo di satira e questo materiale è manna!

Vauro ha detto all’Onorevole Giorgia Meloni che la penserebbe diversamente se la mettessero nuda in una caserma mentre i militari intorno intonano canti come “Uno Due Tre, Viva Pinochet, Quattro Cinque Sei morte agli Ebrei”. un’affermazione logica e sensata che alle persone e a dei cervelli normali rappresenta un’argomentazione classica del dibattito pro- o contro- tortura. l’invito a mettersi al posto dei torturati, in questo caso da parte di chi la tortura l’abolirebbe.

solo presso la redazione del Giornale e la sua platea di lettori e gran cervelli le parole di Vauro potrebbero sembrare una violenza choccante e non – come sono esattamente – un richiamo alla dignità umana e del corpo femminile violato e violentato da certe pratiche – del resto la tortura proprio quello deve essere altrimenti non è tale… e questo al di là delle simpatie o antipatie per le idee politiche di Vauro…

io mi limito a osservare satiricamente che in certo immaginario caro a molta destra e a molte damigelle del settore la propria nudità in una caserma di nazisti non è tortura, ma un sogno erotico che si avvera. Vauro Vauro, come non capisci le donne… (almeno alcune).

 

risata, rutto e sputo | Proclama

mi arriva via FB – e puntualmente ho verificato la notizia su siti e canali più affidabili – che Michele Mario Elia, imputato per la Strage di Viareggio, e Giovanni De Gennaro imputato per le torture della Scuola Diaz sono diventati (e pure da tempo) rispettivamente Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato e Presidente di Finmeccanica!

non ho in merito che pochi, brevi e spero definitivi concetti per coloro che per l’ennesima volta si indignano e cadono dalle nuvole. dedico altresì tali dolorose, ma inevitabili e rigorosamente cogenti considerazioni a vittime, parenti e indignati di questa nazione. e mi si permetta di farlo in stile Proclama del Comitato di Salute Pubblica. qui la versione stampabile in PDF: proclama

 

Ai Cittadini della Repubblica dello Stivale

addì 20 Germinale MMXV (CCXXIII Era Rivoluzionaria)

SI PROCLAMA, NELL’ORDINE

1. dovrebbe ormai essere lampante come il sole, come il cielo blu, come l’esistenza dell’acqua che beviamo che allo Stato, alle Istituzioni, al Governo, alla classe dirigente di questo sciagurato paese importa un cazzo di un cazzo di un cazzo di un cazzaccio marcio delle vittime di Viareggio, della Diaz, dell’Aquila, dell’Emilia, del Vajont, di Ustica… e delle centomila  sciagure passate, presenti e ovviamente future, annunciate o meno, prevedibili o meno, a loro di noi importa una fottuta sega triste sputazzata a due mani!

lo volete capire una volta per tutte, o no?

2. lo volete capire dopo decenni di sentenze in prescrizione, sospensioni, insabbiamenti e ritardi, di promozioni degli individui meno adeguati e concepibili dopo vicende farabuttamente oscure che in questo sciagurato paese esistono due società separate e distinte: noi, i mangiamerda che possono crepare, e l’élite degli impuniti che li governa.

lo volete capire una volta per tutte, o no?

3. lo volete capire che i mangiamerda devono subire – complice l’esercito di servi infami farabutti e venduti insediato nei media e nei giornali – una costante e martellante campagna su quanto sono inadeguati sul lavoro, incapaci, improduttivi, fannulloni, immeritevoli, poco aperti al cambiamento, poco disposti al rischio, non imprenditivi, poco globalizzati; che i mangiamerda sono sottoposti a ogni rigore possibile della legge e che al minimo sgarro pagano salato o con la vita; mentre l’élite degli impuniti può fare il bello e il cattivo tempo senza che peti al cielo una condanna seria e non rischiare mai un atomo di pelo del culo?

lo volete capire una volta per tutte o no?

4. lo volete capire che finché continueremo a litigare fra italiani mangiamerda per le briciole sputazzate che cascano dal tavolo l’élite farà il cazzo che gli pare con le tonnellate di pane fragrante in bocca?

lo volete capire una volta per tutte o no?

5. lo volete capire che finché ciascuno dei mangiamerda non risponderà perlomeno con una risata, un rutto e uno sputo a chi predica obbedienza, rispetto e fiducia in tale sistema non si potrà neanche iniziare a fare un millimetro nella direzione giusta per la dignità e l’equità vere in questo sciagurato paese diviso in due?

lo vogliamo capire, razza di mangiamerda che siamo, o no?