ma fatevi una vita, bimbiminchia! | il declino del fandom

Lucas non è immune da colpe. io avrei mai venduto simili “figli”, per nessuna cifra. per cui innanzi tutto “chi è causa del suo mal, pianga sé stesso”, e questo è indiscutibile. a ogni modo, adesso che il nuovo Star Wars non piace neppure a chi lo inventò… beh qualche dubbio dovrebbe venire a più di un cervello in regola.

se volessimo avere un parere sullo stato attuale del David pregheremmo per chiedere direttamente a Michelangelo, e ne accetteremmo il verdetto senza fiatare; se volessimo svelare il mistero della Gioconda pagheremmo per avere un da Vinci vivo a spiegarcelo.

ma solo a una gran fetta del fandom, quella più appecorata, più rincoglionita, più imbesuita e imbelinata del mondo questa logica non va giù. un anno di marketing Disney – che mi aveva abbondantemente stracciato le palle, tant’è che non ho certo fatto le corse per vedere il film e ho già detto a mia moglie che non tornerò manco morto in sala per un bis – è bastato per rovinare anni di fandom e una saga spettacolare. Lucas comunque aveva dato una grossa mano con Jar Jar Binks e la puttanata della forza a base di midichlorian!

infatti alla Disney va riconosciuto certamente il merito – in tanto merdaio – di aver ripristinato la mistica originaria della Forza, evitando ulteriori puttanate, almeno in merito e limitatamente a questo aspetto della continuità.

che dire? il marketing lava il cervello. e per una volta i Trekkies mi daranno ragione se dico agli esponenti più ottusi del fandom di questo Episodio VII (se vi pare), così entusiasti che trattano come eresia qualunque critica – incluse quelle del papà della saga:

«Ma fatevi una vita, bimbiminchia!»

 

propositi per l’anno nuovo

Taglierò quello che dovrò tagliare
senza alcuna esitazione, né timore di spezzare
qualcosa, se questo atto aprirà
fibre vive e fresche alle gemme a venire
e spingerà vecchi tessuti a ribellarsi
a ogni breve morte. Brucerò
quello che ha da bruciare
prima che il sole intiepidisca la mia casa
ancora, seminerò per vincere
il profilo annoiato del recinto
che tanfa di pecora, svellerò i cardini
e caccerò chi bela a calci in culo
Soltanto belve vive, a pelo lustro
correrranno i sentieri del mio corpo
il mio cuore sarà per esse un campo
aperto e sguaiato causa il troppo vento
e senza ostacoli per la gioia dei rostri
delle zanne. Né avrò riguardo per esso
o me stesso. Niente che il domani
non ami
far piovere, scorrere, tornare
andare o giungere: niente di questo
mi vedrà esitare.
Sarò il giardiniere delle tigri.
Darò la caccia a alberi maestosi.

incompetenza | neanche le foto…

l’ennesima prova dell’alta e impeccabile professionalità dei giornalaisti tesserati OdG.

al Corriere, illustrano gli incentivi alla mobilità del decreto-fuffa antismog nel modo migliore! …con una foto di autobus “Fuori Servizio”. una scelta molto sveglia da parte di chi dovrebbe saper coniugare iconografia e messaggio. neanche le foto sanno scegliersi! 

non volendo però, proprio come la maschera di Arlecchino, i mestieranti del Corriere della Ser(v)a hanno detto la verità. in Italia sarà proprio questo il successo delle misure farlocche: l’invito a usare mezzi pubblici, che non ci sono. una professionalità dell’amministrazione che fa il paio perfettamente con quella della trista redazione di Via Solferino. peccato che questa verità ci sia stata servita del tutto involontariamente da tanti “giornalisti”.

genialata corriere

 

bollini | sbarellare

#3 “I’m an atheist and an anarchist. I’m anti-communism, fascism, any extreme.” – Lemmy Kilmister

proprio qualcuno con un po’ di sale in zucca dovrebbe spiegarmi perché mai RBN – Radio Bandiera Nera – la radio di CasaPound Italia – dovrebbe mettere il bollino di CPI sulla foto, e celebrare Lemmy Kilminster, che tutto è stato, tranne che un cantante “di area”, fascista o postfascista che fosse. come si legge chiaramente in citazione e in diverse interviste rilasciate dal cantante, nonostante alcune sue posizioni “meno conformi” di altre. tutto questo mi fa solo pensare e temere che in questo frangente la Radio di CasaPound abbia ceduto a una tentazione sbagliata, superficiale, insensata, puramente tesa a raccattare “like” sfruttando la stupidità della Rete e delle mode mediatiche contro i cui trucchi e metodi una cultura autentica di destra dovrebbe essere sempre estranea e antagonista.

altrimenti si sbarella a “bollinare” qualsiasi cosa, purché tiri.

#1 «It was quite funny, because I brought (the journalist) around to my house, which looks like a shrine to Nazism. But it’s just my collection. I mean, you can’t put it all in the cupboard; it won’t fit. I only collect the stuff. I didn’t collect the ideas.»

#2«Ho due fidanzate nere a Los Angeles, quindi sono probabilmente il peggior nazista del mondo. Metà dei miei amici ebrei e neri possono venire a casa mia e trovarsi perfettamente a loro agio con i miei cimeli. I nazi sono finiti. Finiti, capito? L’unica ragione per cui hanno fatto quel che hanno fatto è stato Hitler; quando lui si è sparato, si sono arresi. Era solo lui, e nient’altro. Comunque non credo che abbiano ucciso tutta quella gente che dicono. Sei milioni di persone sono un sacco di gente. Quattro campi di concentramento in Polonia avrebbero fatto tutte quelle vittime? Non so. Non ho fonti certe. Ci sono le foto, ma chiunque può truccare una foto. Tutto può essere creato ad arte. Penso che metà di quello che si dice sia vera, e metà no»

#4 «Detesto i politici, di qualsiasi formazione: perché anche le migliori persone vengono corrotte dal potere, dal denaro. Il rock’n’roll non è di destra e nemmeno di sinistra e non dovrebbe avere niente a che fare con la politica».

#1
[fonte: http://www.blabbermouth.net/news/lemmy-on-his-nazi-collection-i-only-collect-the-stuff-i-didn-t-collect-the-ideas/#SmXysFIslUrW7wU6.99]

#2

[fonte: http://www.rockol.it/news-16171/lemmy-motorhead-non-sono-un-nazista-sto-con-due-nere]

#3

[fonte: https://godsavesispend.wordpress.com/2013/03/04/im-an-atheist-and-an-anarchist-im-anti-communism-fascism-any-extreme-lemmy-kilmister/]

#4

[fonte: http://www.sostanze.info/articolo/sesso-droghe-ma-non-leroina-rockroll-come-stile-vita-anche-64-anni-motorhead-ovviamente]

l’ineffabile stendhaleccio| la bruttura delle città a immagine di turista

fra le cose dell’anno che va a morire, mi è capitato un brogliaccio di appunti su un articolo de “Il Tirreno” (7 ottobre 2015) alla firma di Elisabetta Arrighi. la giornalista tuonava contro le bancarelle in Piazza dei Miracoli a Pisa: roba da far invidia a un Gombrich e a un Berenson messi insieme. bancarelle naturalmente già sgomberate con la prepotenza della forza da un’idea e una prassi di mercato e di amministrazione che non ammettono sgarri. parlo di sgarri al sistema, come in certi ambienti, e non di deroghe o regole, volutamente. ché il mercato, e l’idea di bello e “stile italiano” che esso promuove, di regole e scrupoli non ne ha, così come non ha una coscienza umana o civile, o sociale o urbanistica, nonostante gli sforzi del giornalismo locale per farci credere il contrario.

la città falsa del lusso finanziarizzato e prostituito ha cacciato quella vera della cultura reale, urbana, originaria

lo “sgarro” è il desiderio di poveracci o piccoli commercianti e ambulanti di restare nel panorama e magari sopravvivere in quel falso concetto di “città d’arte” promosso a partire dagli anni ’90 in poi sulle nostre città; quasi tutte, data l’eccezionalità del contesto italiano.

purtroppo nel corso di questo ventincinquennio si sono imposti dall’alto, e in modo del tutto eterodiretto e estraneo al vivo gioco delle forze sociali e delle configurazioni urbanistiche naturali, una gentrificazione e uno svuotamento a fini di speculazione immobiliare dei centri storici. nelle città toscane il disastro ha lasciato sfregi e stupri tali da aver sconvolto e praticamente annientato un tessuto sociale, economico, umano e produttivo altrimenti splendido e vivo. soprattutto autentico e locale. sostituito prontamente da vuote città-vetrina di catene clonate di  franchise, o di negozi d’alta moda sorvegliati da energumeni naturalmente provenienti dal Sud del mondo; chiassi e vicoli desertificati, asettici, ripuliti e “riqualificati” a suon di devastanti parcellizzazioni e sbriciolamenti dei volumi interni abitativi; la lebbra di appartamenti o “quartieri” esclusivi in mano a holding o finanziarie perlomeno saudite (visti i prezzi immobiliari nei centri storici) o a un’alta borghesia del tutto straniera e sostanzialmente estranea a queste nostre città. questo crimine è più evidente in Toscana, ma anche altrove ogni processo è stato condotto respingendo la popolazione vera fatta di artigiani, piccoli commercianti locali, abitanti di lungo corso e autoctoni nelle riserve indiane e nello sprawl delle periferie sempre più uguali alle altre e sempre più anonime e alienanti. insomma, la città-falsa, di musei e negozi costruita su desiderio e misura del turista straniero o del riccone che desidera illudersi di vivere nella Firenze del primo ‘900 ha cacciato dalla sede la città vera, viva, popolare e lavorante. questo per affittare e svendere, prostituendole, anche intere aree rese belle, sacre e grandi proprio dal lavoro e dalla cultura viva e quotidiana di quella popolazione residente che è stata letteralmente espulsa con la forza del mercato dei prezzi e degli affitti dalle case e dagli spazi dei centri storici. restano solo le location intercambiabili dello spettacolo del lusso. qualcuno vuol cercare e trovare dei Veneziani veri a Venezia o dei Fiorentini veri, a partire dall’ambulante di lampredotto per finire con il calzolaio?

il pezzo de “Il Tirreno” naturalmente prendeva le difese del mercato d’alto livello, promotore sia dello svuotamento a fini polizieschi delle aree artistiche – io, pur livornese, fui tra i bambini fortunati che ancora potevano giocare a pallone sul prato di Piazza dei Miracoli in qualche sera d’estate! – naturalmente svuotate, regolamentate e videosorvegliate. il deserto che trovate in Piazza della Signoria o sotto la Torre Pendente dalle ore venti in poi. il pezzo de “il Tirreno”, alla firma di Elisabetta Arrighi si è schierato, nome e cognome, al fianco di questa bruttura delle città a immagine di turista e magnate. ovviamente contro l’intollerabile presenza delle bancarelle che vendono paccottiglia.

sì, paccottiglia, perché questo è esattamente quello che per decenni si è imposto ai bancarellai di vendere, stanti le consuete “leggi di mercato”che prima hanno ammazzato fra gli anni ’50 e ’70 l’artigianato d’arte di medio e basso prezzo, e poi – adesso e con un’ipocrisia che fa letteralmente vomitare – puntano il dito contro questi stessi piccoli commercianti, “colpevoli” di essersi piegati al cattivo gusto e di essere causa del degrado estetico che a parole si condanna e si combatte. come se dall’alto dell’economia ci si fosse mai preoccupati di preservare qualcosa di buon gusto che non avesse prezzi da miliardario asiatico o non fosse – per quanto osceno – proficuo ai fini consumisici di massa.

ebbene sì. i bancarellai, sostituiti peraltro da nuovi immigrati e piccoli ambulanti, vendono la paccottiglia che per un trentennio (anni ’50-’70) è stata loro messa in mano come necessità obbligata dal turismo di massa (allora profittevole e da incentivare); quando poi l’alta finanza ha deciso che del comparto si poteva anche fare a meno, che si potevano anche far fallire le torri di gesso, i grembiuli con il cazzo del David, le cineserie di plastica, le magliette tarocche e i Pinocchio prodotti a Shenzen, puntando tutto su una finta, artificiale, artificiosa e costruita idea di “stile italiano” per attirare i nuovi e arricchiti padroni cinesi… ecco che il giornalismo si schiera con la bella banda. ecco che si condanna, si pontifica e …si sgombera.

come al solito sono sempre i più deboli del ciclo economico a dover farsi da parte in nome del “bello”. fatevi da parte, squallidi “barrocciai”, voi insultate lo stendhalismo dei giornalisti e degli esteti i quali pontificano:

«La bellezza dell’arte è qualcosa che emoziona.» (Elisabetta Arrighi, “Il Tirreno”, 07 ottobre 2015)

la nostra esteticissima e ferratissima Elisabetta Arrighi, nome e cognome. schierata a difesa della (vera) bruttura delle città parco-turistico e parco per abbienti. con che foga la nostra, stendhaleccia come non mai, si cala surrettiziamente e senza alcun tmore del ridicolo nei panni dell’esteta puro, dell’intellettuale che faceva il grand tour proprio in città d’arte vive che oggi farebbero sclerare con tutte le loro luride contraddizioni e con tutta la loro mescolanza di orrido e sublime qualsiasi assessore, o scrivano di redazione, per varietà e vastità delle miserie e contingenze umane. altro che bancarelle! solo che mentre Stendhal e Goethe sapevano benissimo che anche il brutto vedere di mendicanti, artisti, piccoli bottegai, perdigiorno e lazzaroni, era parte di un’ecologia del bello, era anzi la carne viva di quelle comunità che avevano anche fatto spazio al sublime e alla memoria del gusto, la nostra …beh lo ignora senza alcun pudore. Goethe e Stendhal erano pienamente coscienti di attraversare città vive, in cui i quartieri malsani della sovrappopolazione storica e locale si alternavano alle dimore e agli “orti” della bellezza e del potere. loro sapevano benissimo che era tutta la verità del reale e produrre anche in certe felici circostanze l’estetica e la bellezza naturale delle nostre cerchie urbane.

Goethe era Goethe, Stendhal era Stendhal e Elisabetta Arrighi è naturalmente …Elisabetta Arrighi.

eccola che con vero filisteismo da gazzetta si scaglia contro i barrocciai pisani, colpevoli di aver sin troppo imbrattato la bellezza della Torre e del complesso monumentale. le fa eco, anzi rincara, più stendhaloso che mai il collega Emilio Chiorazzo. il quale parla addirittura di “offesa intollerabile alla città” raccontandoci che i bancarellai, parte del tessuto vivo di Pisa da anni, hanno ovviamente e logicamente fatto gran cagnara in Comune, visti gli sgomberi e la cacciata dal salottino urbano a misura di turista. prosegue la nostra Arrighi: “Una bellezza dell’arte, della storia e della cultura, oggi sempre più svilita. Nell’era dei social ci pensano perfino i cosiddetti vip a metterla in discussione: ricordate Kate Perry…” e via con la filippica sull’aria di Signoraquisonoarrivatiibarbari.

la nostra damina di bisquit e bon ton, sorrentinianamente ci mette in guardia contro:

«il disastro del merchandising di basso profilo che attorno alla “grande bellezza” dell’arte e della storia [nda repetita iuvant] ha costruito la “grande bruttezza”»

…ignorando però bellamente che quelle forze che ispirarono e promossero tale bruttezza sono le medesime forze e le medesime logiche che oggi impongono la ripulitura da barrocciai e bancarelle, forze oggi difese da “il Tirreno” e dai suoi sedicenti, e sempre stendhalecci, esperti di estetica. forse la signora così miope non sarà, almeno intellettualmente, e allora ci viene il dubbio che finga di non sapere. come presupporre tali e tanti azzimati apostoli del bello capaci di ignorare le connivenze fra politica/amministrazione e mercato che hanno prodotto disastri su disastri, estetici, sociali, urbanistici? connivenze che tuttora continuano a operare, cambiando lo scenario del vile gioco: città-vetrina contro città reale. quando l’economia demoliva il vero artigianato locale – nel trentennio, ripetiamo, ’50-’70 – dove erano questi apostoli del bello? a grattar la rogna si scopre che prima il giornalismo locale celebrava le opportunità del turismo di massa (cazzi di David e torri-fava incluse) e oggi “Il Tirreno” si sposta a fianco di chi sgombera con la forza pubblica le prime bancarelle in Piazza dei Miracoli. le stesse forze, gli stessi interessi. è cambiata solo la strategia del dio-padrone-finanziario.

si vede ora, nome e cognome, dove si trova certo giornalismo. e quali interessi sostenga e quale narrazione funzionale a detti interessi promuova. e non è un bel vedere. pure il vero Stendhal probabilmente, lo metterebbe nero su bianco.

[fonte foto di apertura: http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3g010-0018453/]

la polemicuccia| il santo e bello MenefregO

devo, al poeta Benny Nonasky la polemicuccia da irridere, di stasera. come esercizio di olimpico e spartano ludibrio del mondo moderno. ora abbiamo articolesse di blog sdegnate per le scelte di un merciaio di libri – per giunta di una gran catena, roba che coi libri e la cultura autentica ha sempre meno a che fare,  e con ragion (di mercato) veduta. tanto varrebbe in effetti discutere sulla possibilità che fra i cassonetti dell’immondizia dell’Ortofrutticola spunti per combinazione un vetustissimus dell’Anabasi…

questa articolessa, dicevo, rampogna con acidità tutta beghina il direttore della Feltrinelli Ravegnana di Bologna, reo di aver (confi)dato al fogliaccio “La Repubblica” le sue preferenze di lettura. di cui francamente ce ne sbattiamo non poco. pure è interessante che non si perda un battito nell’accendere polemichette, polemicucce, polemichicchie sul “maschilismo” di certe preferenze.

qui mi preme oltre che essere solidale con un commerciante di stampati, far schietta e aperta professione di sanità mentale e culturale.

“mi vien da dire che si han da dare” al “povero” direttore – reo di culturalfemminicidio – al massimo due opzioni:

  1. leggere quel bel cazzo che gli pare senza dover giustificare a mezzo stronzo le sue scelte di lettura;
  2. leggere i libri che ritenga “scritti bene”, parafrasando Wilde: non si può che capire quanto sia irrilevante siano scritti da un’autore, un’autrice, un canguro.

in breve il mai troppo incoraggiato, celebrato, futurista, ultradinamista, utile, santo e bello MenefregO.

leggo quello che mi pare. non ti piace come scelgo? MENEFREGO

 

pubblicato per l’Avvento su “Ramingo”

pubblicato su Ramingo

con gioia annuncio, e ringrazio tutta la redazione di Ramingo, che una mia poesia, CBFI, è stata inclusa nel Calendario Letterario dell’Avvento di Ramingo, per la data del 17 dicembre. Approfitto e faccio i complimenti agli autori con i quali ho l’onore e la gioia di uscire: Salvo FuggianoLinda LercariRosaria SorrentinoMario UghiAndrea MicaloneCristian BorghettiIrene MarchiGiorgia PallottaValerio OrlandiniCinzia Goldoni.

buone feste nel segno della scrittura, e un grazie ancora a Ramingo “La cultura come non te l’aspettavi”

 

scopacani | Libertà Occidentale

“L’uomo può cadere in basso, diventare sempre più vile. La cosa più terribile sta proprio in questa capacità dell’uomo di tradire, di errare. La cultura fa un lavoro enorme per contrastare questa condanna dell’uomo, ma non sempre vince. La tv al contrario svolge questo compito della viltà e ha un potere enorme. La gente è abituata ai testi primitivi dei serial tv. Quindi appena comincia un discorso serio, appena si ha a che fare con un testo dove ogni parola ha un’emozione, una filosofia, un’etica, la gente perde interesse. Il linguaggio della tv è primitivo e per questo distruttivo. È una distruzione intenzionale, la cosa più terribile.”
ALEKSANDR SOKUROV

internet ci offre non la realtà, ma una sua interpretazione, molto libera, per giunta e decisamente arbitraria; viziata in primo luogo come è dalla ricerca della spettacolarizzazione, e spesso della mera “cagnara” (appunto) per sollevare polveroni di varia natura.

ma l’uomo accorto e savio, il filosofo, sa che è possibile guardare al polverone in modo diverso da come esso è percepito dal comune uomo della strada, e anche le discussioni più triviali possono diventare spunto per riflessioni niente affatto banali, come quelle sul concetto di libertà sessuale e libertà occidentale. qui la stura ce la dà questa “allegra” sostenitrice delle “Dieci Ragioni Per Cui A Una Donna Conviene Copulare Coi Cani”.

come si evince dal video, è interessante non tanto la testimonianza in sé (che fino a nuove prove, e più esplicite esibizioni della fanciulla, potrebbe anche essere trattata da mera speculazione teorica), quanto la cagnara sollevata dai commenti.

in particolare mi preme sottolineare questo: non esiste confronto fra i commenti maschili – la cui grettezza, tenore e volgarità si possono facilmente intuire – e quelli femminili. questi ultimi, privi del pur laido e divertito maschilismo, rivelano una rabbia implacabile, cieca, radicale e profonda che fa venire letteralmente i brividi. in questo senso persino la più sordida incultura da caserma di fallocefali ambulanti è alleggerita dal tono del comico, seppur greve e scurrile; tinta del tutto assente al contrario dalle livide e spietate osservazioni della controparte femminile, assolutamente minoritaria, ma gravida (termine che uso non a caso) di implacabile odio.

spiccano commenti quali:

inrtolleranzafemminile001intolleranzafemminile002intolleranzafemminile003intolleranzafemminile004intolleranzafemminile005intolleranzafemminile006

e questo dovrebbe porci domande molto serie in primo luogo sull’ipocrisia infame con cui in quanto “occidentali” ci vantiamo di rispettare la libertà altrui, anche sessuale, e poi linciamo altre culture o gruppi rimproverandoli di non essere “tolleranti” in materia.

una chiave possibile per impostare la discussione potrebbe essere la nostra ignoranza del meccanismo su cui si fondano i tabù sessuali.

non sarà che forse, quando consideriamo abominio la zoofilia, ci troviamo nello stesso territorio mentale di chi considera abominio l’omosessualità, o il feticismo? siamo così diversi e per natura migliori quando linciamo sul web certe persone, dal miliziano del Califfato che lancia i “froci” dai terrazzi, perché abominevoli per sé, o “pervertiti” o “bestiali”? è solo il fatto che il terrazzo da cui gettiamo le persone su Facebook o nei forum è solo virtuale? sono solo parole?

non so; ma, a giudicare dall’intolleranza dei commenti di cui sopra, di certo non lascerei quella ragazza del video veramente in mano a donne che mostrano una siffatta mancanza di empatia e solidarietà intragenere. anzi! certamente le parole sono parole e i fatti i fatti. un conto è linciare mediaticamente qualcuno, un conto è trascinarlo con un camion fino allo smembramento. eppure fintanto che siamo esseri verbali e verbalizzanti forse non corre troppo mare tra il dire e il fare.

certo, un punto di vista sulla questione ce l’ho e credo che nella quasi totalità dei casi la zoofilia sia da rifiutare in quanto obbliga una creatura senziente a un atto contrario al suo volere, atto che spesso – e specialmente nel caso della penetrazione passiva – danneggia irreversibilmente gli organi interni e procura atroci sofferenze e morte. in questo senso sono anche io evidentemente contrario a essa senza riserve. così come sono assolutamente contrario alla pedofilia e al sesso non consenziente fra adulti. nel caso di cani maschi tuttavia che siano più o meno “usati” dalle padroncine, potrebbe essere diverso e non vi riscontro (ma potrei anche sbagliarmi!) gli stigmi dell’indubitabile violenza assassina con alcuni si abbandonano a pratiche erotiche che comportino l’intervento – quasi mai consenziente – di animali.

ma c’è un fatto assai più importante delle mie convinzioni personali e è l’aspetto filosofico della questione, il fatto cioé che tuttavia mi ripugni assai più e grandemente l’odio verso questa ragazza; il fatto che io possa anche ammettere la liceità di un punto di vista estremo e differente dal mio, e che certo non autorizza nessuno a giudicarmi, o a giudicare questa ragazza senza appello, come fa la platea della falsa intelligenza collettiva della rete. anzi, a vedere i risultati in termini di apertura mentale e dialogo, siamo di fronte alla folla degli Untori di Milano, al cieco odio della massa incarognita e, essa sì, primitiva, assetata di forca. almeno virtualmente. credo proprio che i diritti umani e la libertà di ognuno – sessuale, politica, economica, personale – non faranno un passo di un millimetro in questo clima falso e crudele. io una mano sulla coscienza me la metterei, fossi uno di questi miei concittadini.

per cui, scusate: tanta ipocrisia, specialmente quando vedo i miei concittadini storcere la bocca a culo di gallina, strepitando di fronte alla alla TV, o a quella sua nova versione “migliorata” che è Internet, che «L’ISIS ci odia per la nostra libertà!», mi turba centomila volte di più di qualsiasi ipotetica ragazza-scopacani e di qualsiasi jihadista impazzito.