la prepotenza del “Boy Scout”

questa volta, so per diretta esperienza di cosa parlo. e obiettivamente non capisco né la logica, né il senso dell’intervento e della richiesta di Martina Colomasi (Capo fuoco del Clan Universitario di Roma) e Alfredo Salsano (Capo Clan del Cava dei Tirreni 3) così come espressi in una “Lettera Aperta” inviata ai vertici dell’Associazione scoutista cattolica nazionale.

intanto non condivido per principio la scelta dell’Agesci di non partecipare al “Family Day”, ritengo infatti che già e solo con questa astensione l’Associazione abbia consumato un grave tradimento delle sue radici e della sua identità cattolica e abbia in pratica abbandonato sul campo, se non addirittura pugnalato alle spalle, chi doveva rappresentare per loro il punto di riferimento ideale, ideologico e spirituale. il fatto che io non sia credente attualmente, non cambia la natura di un tradimento: non si prospera per anni dentro le parrocchie per poi abbandonarle nel momento del bisogno e pretendere di continuare a chiamarsi “Cattolici”. non si utilizzano i parroci per anni per poi tradire le loro idee – e la Chiesa e la dottrina Cattolica condannano l’omosessualità, senza alcun dubbio in merito. si abbandoni la chiesa semmai e si smetta di farne parte, rinunciando però coerentemente anche all’appartenenza, all’appoggio e ai vantaggi che farne parte è stato. il sottoscritto ha chiaramente dichiarato di non voler far più parte della Chiesa e è stato di conseguenza scomunicato secondo diritto religioso. né mi sognerei mai di farmi chiamare cattolico o credente.

tanto più che se non si riconoscono nella dottrina della Chiesa questi capi scout hanno da sempre avuto un’alternativa sotto gli occhi e fra le mani: lasciare l’Agesci e passare al CNGEI che è l’associazione scout nazionale “laica” e non cristiana, anzi aconfessionale! pretendere che un’associazione cattolica di Scout abbandoni le sue idee, ivi inclusa la non accettazione e la condanna dell’omosessualità, è altrettanto antidemocratico e teoricamente abusivo quanto entrare di forza in una sinagoga e bruciare l’armadio della Torah, o entrare in una moschea e pretendere che adorino un crocefisso, o entrare in un club di vegetariani o vegan per imporgli di organizzare una “rosticciata”. chi si riconosce in un certo modo di vivere rispetti l’autonomia di chi non desidera farne parte.

rompere questa regola apre sempre le porte all’abuso e alla prepotenza di una parte sull’altra.

nessuno vi obbliga a essere Boy Scout e insieme Cattolici. potete esserlo semplicemente facendo parte di un’altra associazione o realtà scout, che esiste e si chiama CNGEI.

la dottrina della Chiesa può piacere o non piacere. il sottoscritto ha fatto parte dell’Agesci per anni, quando poi non si è più riconosciuto nelle loro idee/pratiche, essendo diventato ateo e anticlericale, e per tutta una serie di altri motivi se ne è uscito e ha compiuto un altro percorso umano e spirituale. se le tutte le chiese e tutti i luoghi di culto cadessero in rovina per mancanza di interesse o partecipazione sarei il primo a festeggiare, ma non mi sognerei di chiedere con prepotenza a chi non la pensa come me di cambiare orizzonte ideologico, né agirei per imporre al mio parroco di zona una lezione sull’ateismo, né cercherei di introdurre cambiamenti non accetti nelle comunità religiose e nell’associazionismo cattolico! ho mollato con gioia la mia scuola confessionale, e non mi azzarderei a rimetterci piede per alcun motivo: che stiano per conto loro e addio.

brutta realtà quando persino i Boy Scout si conformano al pensiero unico. brutta realtà davvero. a questo punto capirei benissimo quei parroci che d’ora in poi si rifiutassero di ospitare reparti e clan nelle sedi parrocchiali. nessuno può essere obbligato a ospitare chi gli è sgradito e ostile.

social network e igiene “razziale”

ho una ventennale esperienza del web e dell’interazione fra le persone nel virtuale: bacheche, forum, social. mi sono fatto ormai la convinzione che tutto sommato il sedicente “progressista” è diecimila volte più razzista e intollerante del razzista conclamato, del fascista per convinzione, dell’intollerante tipico. ho visto fan del pacifista John Lennon invocare la più nazista delle vendette sul suo killer, il quale, ripeto, è da decenni in galera. ho visto fan di Antoine de Saint-Exupery e del suo Piccolo Principe linciare mediaticamente come iene strafatte di coca e pessima efedrina chi dichiarava di non amare questo autore. e moltissimi altri.

inclusi troppi che si compendiano nella frase:

«Non posso essere democratico con gli antidemocratici»

intendendosi naturalmente che il latore di questo alto pensiero – filosoficamente al livello di “Fermate il vandalismo, o vi romperò i vetri!” – abbia la certezza che tutti gli altri siano gli “antidemocratici”.

come dicevo, ognuno sceglie il proprio nemico e combatte le sue battaglie. io mi limito a dire quanto segue: non so se questi progressisti siano dei cretini, o degli stronzi, ma il loro pensiero risulta essere profondamente ipocrita, vile e stupido. la mia certezza al momento è che si trovano statisticamente più razzisti nei progressisti che nella controparte comunemente ritenuta “impresentabile”. e che in fin dei conti questa gente – e chi amministra i social – sta creando delle fabbriche del consenso e degli ambienti a porte stagne, a furia di epurazioni di massa “virtuali”. e a furia di intolleranza bullista, travestita da democrazia.

il che sicuramente spiace ben poco ai Nietzscheiani per convinzione. loro almeno saranno pure e forse dei razzisti, ma non saranno ipocriti, né vili, né bugiardi, le due categorie che hanno fatto ben più danni al mondo e alla vita dei fautori della “razza” e delle filosofie armate di martello (Nietzsche incluso). e ho anche un’altra certezza: questo fanatismo “democraticista” produrrà, se non verrà fermato, una realtà così oppressiva e una censura così infame da far sembrare la Cambogia di Pol Pot uno scherzo fra amici.

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dove siete, fogne? | white lives matter

To Robert LaVoy Finicum, Martyr of Liberty, Hero of Freedom. To all brave men who fight against Obama’s tiranny.

 

we all remember the liberals who rose up, in the last days anytime that a black man was shoot by police in USA. the removal of Dixie flags and so on…

Black lives matter. Black lives matter. Black lives matter.

They cried and overcrowded, overhelmed, spammed the social – FB, Tumblr, Twitter – with their mantra against police violence.

I ask proudly and firmly:

«Where are You, now when whites are killed by policeman?»

«Where are You now?»

no one is twittering, no one is crying, no one is acting. silence. white life doesn’t seem to “matter” now!

then I have now the proof that You, filthy “liberals”, “progressist”, “non violent”, “democrats” are not what You are saying. You are liars, douches, hypocrites, vile shitbuckets.

shitbuckets

shitbuckets

shitbuckets

now is your silence that speaks truthful.

———————–

ricordiamo tutti i liberali che sono insorti nei mesi e giorni scorsi ogni volta che un nero veniva abbattuto dalla polizia negli USA. ricordiamo la rimozione delle bandiere sudiste e roba del genere…

Le vite nere contano. Le vite nere contano. Le vite nere contano.

Essi gridavano e intasavano, ingolfavano, spammavano sui social – FB, Tumblr, Twitter – con il loro mantra contro la violenza poliziesca.

Io adesso chiedo fermamente, saldamente:

«Dove siete Voi, adesso quando sono i bianchi a essere giustiziati in strada?»

«Dove siete adesso?»

eppure nessuno twitta, nessuno grida o piange, nessuno agisce. silenzio. la vita bianca non sembra “contare” nulla, ora!

ecco la prova che voi, schifosi “liberali”, “progressisti”, “non-violenti”, “democratici” non siete e non eravate quello che dite di essere. siete solo dei bugiardi, cazzoni, ipocriti, vili sacchi di merda.

sacchi di merda

sacchi di merda

sacchi di merda

ora è il vostro silenzio a svelare la verità.

 

 

a Robert LaVoy Finicum (assassinato dal Governo USA, il 26 gennaio 2016)

la furbizia dell’Occidente | Persia

mi fa molto sorridere tutta la cagnara per le “statue inscatolate” e la cazzimma sui social per Rohani, presidente della Repubblica Islamica dell’Iran. sorridere tristemente perché l’opinione pubblica occidentale, e i paladini e paladine della libera espressione del pensiero colonialista e conforme, Femen incluse, sta mostrando di non capire un cazzo fritto e per giunta di giocare un gioco pericoloso. molto pericoloso. e molto stupido, in nome di una concreta malafede.

tutti trattano Rohani come un infame e fanno a gara non solo a protestare per una autocensura ital(id)iota, a suon di scatoloni sulle statue, che ci starebbe anche bene al limite, ma rinfacciano continuamente agli Iraniani la loro autonomia giuridica, esecuzioni capitali incluse. le quali avvengono per via giudiziaria e sono previste dalla legge che gli Iraniani si sono scelti.

questo mentre il vertice dell’Occidente e dei governi “democratici”, in compagnia di Israele, effettua centinaia di esecuzioni extragiudiziali in casa e fuori casa, non ultimi i cowboy che protestavano in Oregon, ma anche i presunti “terroristi” islamisti e diversi obiettivi di droni e attacchi telecomandati, per tacere dei “danni collaterali” di civili ammazzati per sbaglio.

questo mentre non si capisce o si finge di non capire che l’Iran, insieme con la Russia, sta agendo da baluardo contro quel golem impazzito che è il fondamentalismo sunnita e wahabita, ISIS-ISIL, e brigate varie impegnate in Libia, Siria, Yemen e Somalia.

ora, gli Iraniani avranno tanti difetti, ma quello di essere nemici veri dell’Occidente, proprio direi di no. anzi, se facciamo il conto è dagli anni Ottanta che l’Occidente tramite Saddam Hussein ha provato a rovesciare la rivoluzione sciita. e finora non un proiettile iraniano è piovuto per ritorsione su un paese NATO. è dagli anni Ottanta e Novanta che gli USA cercano di sfondare nell’area del Golfo in ogni modo.

adesso, dopo, anzi nonostante decenni di merda ingollata, e certo perché conviene anche a loro, gli Iraniani sono in prima linea contro i miliziani fomentati dall’Occidente, ISIS-ISIL a capofila. con i Russi. credo che anche i ciottoli sul fondo dei fossi, a leggere la storia del Medio Oriente, capirebbero che attualmente se l’intera Asia medioorientale non è esplosa nel jihadismo è solo perché esistono Russia e Iran. il jihadismo, ripetiamo ai coglioni smemorati, che è stato fomentato, addestrato, foraggiato e utilizzato allegramente fino a qualche anno fa dalla NATO e dai Sauditi per demolire gli ex-amici baathisti, il social comunismo arabo, il panarabismo e qualunque forma di organizzazione politica dei popoli arabofoni che non fosse vendere il culo agli sceicchi e ai loro amici petrolieri USA (Saddam è ormai un freddo cadavere…).

adesso fanno tutti la ramanzina al “boia” Rohani. che sta dalla nostra parte proprio perché Sciiti e Sunniti si odiano da sempre.

e qui sta il problema e la stupidità del gioco di noi coglioni delle “democrazie” civili: a forza di tirargli merda addosso, c’è il rischio concreto che l’Iran, e tutti gli Sciiti, comincino a pensare:

«Il peggior musulmano è meglio del migliore infedele»

e inizino a fare comunella con sunniti, jihadisti, wahabiti, purché islamici. e che succeda quello che è successo pari pari nel VI-VIII secolo. inclusa stavolta tutta l’africa nera islamizzata – che non si limita come secoli fa al solo bacino mediterraneo – e magari li seguano a ruota tutti i “negri” incazzati con i bianchi perché da loro la distribuzione della ricchezza è un tantino disomogenea e a favore dei bianchi.

allora sarebbero cazzi per il più cazzuto dei Templari, per il Buglione crociatissimo; figurarsi per i magnaspaghetti e divoramburgher che siamo, incollati al monitor dei nostri incazzosetti e furibondi social.

diventano cazzi asperrimi se l’Islam si unisce – sciismo e sunnismo – e magari salta fuori un nuovo Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb. e magari salta fuori a forza di sgarri poco gentili proprio a quei musulmani più forti e ben disposti (come accadde ai Corni di Hattin, quando i capi “Franchi” crociati ebbero la bella idea di cacare il cazzo alla sorella del condottiero ayubbide, che era per giunta in tregua) che per quattro stronzate sul politicamente corretto e sulle impiccagioni si convincerà l’Iran a saltare il fossato e abbracciare i nuovi Califfi nerovestiti. e magari il prossimo Saladino. invece di ringraziare Rohani e compagnia a far da scudo contro la merda sfuggitaci di mano (jihadismo wahabita).

con tanti saluti alla “vera croce” del politicamente corretto e dell’ipocrisia Occidentale.

come un sole sulla pelle | come la Primavera

sono parole che uscite da quella sentina di cazzate che è certa stampa, fan comunque piacere. sono anzi come il sole sulla pelle per un ex-malato terminale miracolato dalla regressione spontanea, come un giorno di Primavera:

…dalla nuova sede di Eataly una bolgia di persone che facevano fino a mezz’ora di coda per entrare nel tempio del gusto «dedicato al Rinascimento». Per settimane, dall’alba al tramonto, in via Martelli la coda era perenne, con i bodyguard a gestire il traffico di acquirenti e curiosi. E per fare la spesa in mezzo agli scaffali, tra barattoli griffati e materie prime certificate Slowfood, bisognava sgomitare.

Poco a poco la coda è scomparsa, col passare dei mesi i clienti si sono rarefatti. E ora, nella sede fiorentina di Eataly tira un’aria di sconfitta. Il ristorante Da Vinci, il fiore all’occhiello del primo piano, quello che avrebbe dovuto conquistare la stella Michelin, sarà declassato: buone le recensioni, troppo pochi i clienti. Così, via lo chef Enrico Panero, che seguirà Farinetti a Roma, dentro i gestori delle trattorie che si alterneranno ogni due mesi; chiusa, poi, la sezione didattica, quella dei corsi di degustazione; e tutto da rifare al piano terra, dove il supermarket subirà una ristrutturazione completa. Anche per rispondere alla concorrenza del Mercato Centrale di San Lorenzo.

Fonte: Corriere della Ser(v)a.

ripetete per godere, orgasmi multipli:

Poco a poco la coda è scomparsa, col passare dei mesi i clienti si sono rarefatti. E ora, nella sede fiorentina di Eataly tira un’aria di sconfitta. Il ristorante Da Vinci, il fiore all’occhiello del primo piano, quello che avrebbe dovuto conquistare la stella Michelin, sarà declassato

Poco a poco la coda è scomparsa, col passare dei mesi i clienti si sono rarefatti. E ora, nella sede fiorentina di Eataly tira un’aria di sconfitta. Il ristorante Da Vinci, il fiore all’occhiello del primo piano, quello che avrebbe dovuto conquistare la stella Michelin, sarà declassato

Poco a poco la coda è scomparsa, col passare dei mesi i clienti si sono rarefatti. E ora, nella sede fiorentina di Eataly tira un’aria di sconfitta. Il ristorante Da Vinci, il fiore all’occhiello del primo piano, quello che avrebbe dovuto conquistare la stella Michelin, sarà declassato

e aggiungeteci pure “sezione chiusa” e “concorrenza del Mercato Centrale”.

son cose che fan godere. come vedervi un giorno una merceria cinese.

meglio di Flora del Botticelli.

V for Vignozzi | tigri di carta

« If one good Deed in all my life I did,
I do repent it from my very Soule. »

« Se mai ho commesso una sola buona azione in tutta la mia vita
me ne pento dal profondo dell’anima » Aaron, nel Titus Andronicus di William Shakespeare.

«Ha rovinato la vita a me e ai miei figli. Mi sono vendicato.» Roberto Vignozzi, omicida.

ha un che di shakespeariano e antico questa notizia di cronaca; alla Tito Andronico. un padre cova e progetta una vendetta in nome dei suoi figli. un padre invecchia con abbastanza odio e abbastanza calma da avvicinare la sua vittima come un amico, o come un innocuo passante, e spararle. probabilmente ci sarebbe riuscito, previo allenamento, anche con un’arma bianca, data la situazione.

qui i dettagli.

quello che è interessante è non solo il fatto che gli uomini possano nuocersi a distanza di anni, e covare passioni omicide che maturano come vini ricercati, il che è appunto materia della tragedia da quando l’uomo e il teatro esistono; ma è ancor più inquietante il contesto in cui, a dispetto di ogni possibile misura tecnologica e securitaria, e a onta dell’appartenenza della vittima alle forze dell’ordine, un ruolo che rappresenta l’autorità dello Stato, qualcuno riesca a compiere la propria ritorsione personale.

il che dovrebbe farci riflettere sulla natura illusoria, pericolosa e ambigua non solo dei rapporti umani ma anche della società della sorveglianza e del controllo ossessivo. anzi, pare proprio che quanto più le tecnologie si mettano al servizio della sicurezza, e estendano il loro dominio a ogni rapporto umano e personale, tanto più deflagri, a livello simbolico più che materiale, il buco nero della vendetta privata e della strage fai-da-te.

naturalmente, sul piano dei rapporti materiali di forza e della società non sarà certo un maresciallo dei Carabinieri ucciso a distruggere l’autorità di uno Stato e del suo apparato di giustizia, eppure è così evidente e vicina la sensazione che non basti molto a chiunque per massacrare il vicino o portare a termine un disegno sanguinario. il tutto senza stare a scomodare complessi apparati delinquenziali o criminosi, senza evocare bande organizzate, basisti, fiancheggiatori, organizzazioni più o meno tenebrose. in questa Italia farcita di telecamere, sorveglianza e poliziotti, tre delinquenti riescono a seminare ogni inseguitore; un pensionato si presenta alla porta di casa dello Stato in divisa, e spara. sbaglierò, ma sono convinto che non è questione di pistola o no. è una questione strettamente umana, personale.

si noti il cartello

[nell’immagine: un impotente e tristemente ironico avviso sul luogo del crimine]

siamo naturalmente, qui si conserva la similitudine con le tragedie sul palco, nell’ambito del simbolico. simbolicamente ogni potere e controllo si rivela essere una tigre di carta di fronte alla determinazione e tenacia di un singolo individuo. quasi con matematica precisione ci fa eco il dettaglio d’immagine. la palazzina del delitto: “Area Videosorvegliata”, fattore che non ha di certo fermato o impedito alcunché. la cronaca ci fa naturalmente supporre che la giustizia avrà il suo corso e che naturalmente ci sarà il “ritorno alla normalità”. la saggezza insegna però a non sottovalutare i simboli. trascurarli produce esiti quasi sempre infausti, a livello schiettamente pratico. coi tempi che corrono, la piccola, minuta, personale vendetta del Vignozzi è un segnale che non deve essere sottovalutato. da nessuno di noi, anche solamente quali umili spettatori delle vicende umane.

quello che fa paura (davvero) | sistema

colgo l’occasione da un video, l’ennesimo di quelli che girano suscitando una giustificata ma assolutamente inerme “indignazione” sui social. il video è prodotto da un certo Tommaso Longobardi. non so se sia la persona qui intervistata. al momento mi pare l’ennesimo postatore di messaggi tendenzialmente risentiti, critici, più o meno fondatamente allarmistici, etichettati dalla stampa ufficiale e dalla politica dei salotti come “populisti” (ma anche da alcuni analisti politici, come Tarchi, che, pur non essendosi espresso in merito, forse non sarebbe restio a classificare così tale materiale).

https://www.facebook.com/tzetze.politica/videos/1131649026868007/?theater

quello che trovo interessante è che il video si pone come problematica una domanda la cui risposta è in realtà, a mio parere, molto semplice: Come è possibile che lo Stato non sappia fermare questi delinquenti? Cosa succederebbe se fossero terroristi?

detta fuor dai denti, io credo che sia chiaro il motivo per cui lo Stato italiano, ma il ragionamento vale per la stragrande maggioranza dei governi mondiali, si preoccupi molto di più dei terroristi che di tre delinquenti farabutti su un’Audi gialla… i quali forse già mentre sto scrivendo sono al sicuro in Romania, a ridere di noi.

la spiegazione del perché sui terroristi lo Stato “si sbatte” e sui delinquenti no, o molto molto meno (e le pene comminate parlano chiaro), è molto semplice: chi ammazza e rischia di farsi ammazzare per un’idea, una religione, una rivolta, un altro modo di concepire il reale… fate voi… – in questa categoria rientra ogni terorista religioso, sociale o politico – farà sempre moltissima paura a qualunque potere. l’idea che qualcuno ammazzi e si faccia ammazzare per cambiare le regole economiche, politiche e sociali dominanti è assai più indigesta a ogni potere, e di scala esponenziale, rispetto a ogni altra minaccia alla tranquillità sociale.

chi ammazza per svaligiare una banca, una casa, un negozio, invece no. non è di per sé un gran problema.

è, terribile a dirsi, ma vero, anzi assolutamente normale. il delinquente in cerca di profitto e ricchezza si inquadra perfettamente nel sistema di valori che ci vogliono imporre: soldi e mercato. pensateci bene: il ladro “lavora” (ammazza e rischia) per avere più soldi, lo spacciatore spaccia per farsi il macchinone e fare la “bella vita”, il capomafia si batte per vivere in ville da capogiro, godere della presenza di divertimenti e lussi all’altezza; esattamente come il miraggio di vita che ci fanno annusare nelle pubblicità: soldi e cose. cose e soldi. comprare per esistere, ostentare per apparire… meglio se dal consumo all’iperconsumo e al lusso.

certo, chi governa preferirebbe non avere guai – gente che compra senza delinquere; ma in mancanza di meglio, chi deruba e uccide per arricchirsi rispetta comunque la logica del mercato, obbedisce in pieno a essa, così come gli obbediscono migliaia di rifugiati che sognano la villa, il macchinone e il figlio calciatore milionario. il povero e il delinquente hanno gli stessi obiettivi e quindi – beh – non sono un grosso problema.

il fanatico terrorista no. lo inquadri ben poco nel gioco. a patto che voglia veramente cambiare la realtà in cui vive con un nuovo ordine di valori. tuttavia, anche se la maggioranza dei terroristi risultasse in “malafede”, operasse tuttavia solo per danaro e prestigio sociale (nel mondo che, s’intende, desiderano plasmare), il messaggio risulterebbe troppo pericoloso, comunque. le idee opposte e contrarie al comune sentire fanno paura.

la riprova del nove?

leggevo oggi su “Il Fatto Quotidiano” la notizia che la III Sezione Penale della Cassazione ha considerato gli addebiti mossi all’ex generale Gianpaolo Ganzer (ex ROS Carabinieri) come:

«di lieve entità»

e ne ha pertanto determinato la prescrizione della condanna proprio in questi giorni. orbene, se andiamo a vedere le motivazioni della sentenza che ha condannato Ganzer nel 2010, risulta che:

«Il generale Gianpaolo Ganzer non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di droga garantendo loro l’ assoluta impunità e ha tradito per interesse lo Stato e tutti i suoi doveri tra cui quello di rispettare e fare rispettare la legge» (dalla sentenza del Tribunale di Milano che condannava l’ ex comandante del Ros a 14 anni per traffico internazionale di droga, 26.10.2010).

certamente fa male al cuoricino del bravo cittadino sapere che non solo i massimi gradi della magistratura ritengono tutto ciò come sì un reato, ma “di lieve entità”, e che arricchirsi in maniera criminale è quindi ben poca cosa che – poniamo – sfasciare un Bancomat in nome di un’idea diversa di società…

certo questa logica di Stato non sorprende chi – da osservatore politico ragionante e libero da ipnosi, preconcetti o indottrinamenti – ritiene che al potere pubblico certe cose diano molta meno noia di altre; e che in proporzione sia più facile vedere studenti e ragazzini NO TAV morire in cella, o restarci a lungo, rispetto a “normali” generali dei Carabinieri, portatori di divise, o personalità perfettamente integrate nella logica di mercato e profitto. personale innanzi tutto. che poi tutto questo suggerisca a pochi determinati e coscienti un diverso modo di rispettare l’autorità e interroghi sulla necessità di rispettarla e obbedirle, è proprio l’essenza del problema.

chi lotta per un’idea è diverso da chi lotta per il danaro.

e lo Stato, dalle più alte cariche istituzionali, al più vile scribacchino di cancelleria, lo sa bene. il brutto è che migliaia di “bravi cittadini” si indignano sempre, ma quasi sempre per le ragioni e con le persone sbagliate.

il lato oscuro del progresso | adozione

non amo gli inglesisimi superflui, per cui parlerò dell'”Adozione del figliastro”, chiamata volgarmente stepchild adoption. quello che di primo acchito mi sorprende è che i sostenitori di questo diritto/possibilità non hanno abbastanza soppesato e messo nel conteggio il potenziale negativo e distruttivo di questa pratica.

se è bene sfatare un mito: ossia quello secondo cui l’adozione del figliastro avviene senza il consenso del padre/madre naturale (o biologico), è altrettanto bene ricordare che spesso, dietro separazioni o adozioni, esiste una forte asimmetria di fatto in termini di forza, peso sociale e disponibilità econonica fra le parti.

in primo luogo, nessuna coppia “normale” è perfettamente bilanciata sul piano sociale, economico, professionale. esiste sempre una parte più debole, o per reddito, o per disponibilità di supporto parentale, sociale.

in secondo luogo, e evidentemente nel caso di coppie omosessuali o sterili, è chiaro che il ricorso a un padre/madre biologico è fondamentale, anzi essenziale, a meno che non si proceda con la trafila, spesso onerosa, logorante e aleatoria dell’adozione tradizionale di bambini i cui diritti dei padri biologici sono decaduti a monte e di solito anni prima che l’adozione abbia effetto.

parlandosi chiaro, è evidente che se un adulto si presta a separarsi da un figlio biologico, nella quasi totalità dei casi lo fa perché impedito da circostanze esterne – povertà, stato di bisogno – lasciando perdere quella porzione di genitori la cui patria potestà decade per ragioni legali (e anche qui ci sarebbe da chiedersi quante “disgrazie familiari” non dipendano da circostanze ambientali disumane o soverchianti…).

ne consegue che tale consenso sarebbe quasi sempre frutto di una contrattazione asimmetrica e potenzialmente iniqua tra le parti.

certo, potremmo anche limitarci alla mera legalità, sancita da una firma su un foglio o modulo, ma anche qui per coerenza si dovrebbero accettare milioni di ingiustizie solo perché legalmente possibili, ivi incluse, solo per dirne due, l’indebitamento/bancarotta o i contratti bancari particolarmente infelici. credo semmai che parecchi di quelli che sono scesi in piazza per il DDL Cirinnà e l’adozione del figliastro abbiano tuonato contro le “banche ladre”, colpevoli di aver proposto investimenti capestro o a altissimo rischio a innocui pensionati. allo stesso modo – se accettiamo la logica della “legalità”/giustizia formale – il banchiere potrebbe con piena coerenza, e tutto il diritto a farlo, sostenere che per non perdere i soldi bastava non mettere la firma. non acconsentire a un investimento così a rischio. e sono certo che nelle clausole c’era ben specificato il rischio – chi non le legge, semmai è il problema; non la banca che conta su un’evidente asimmetria nelle informazioni e nel credito.

ma è chiaro che parecchi credano in una giustizia sostanziale ben più importante della formalità. e la giustizia sostanziale chiede che in qualsiasi contratto sociale esista la vera libertà di scegliere per il proprio vantaggio senza forzature effettive. aspetto da anni qualcuno che mi dimostri che esistano madri che cederebbero figli come si cede un rossetto cambiato di moda, o un cappello, o un prodotto manuale/industriale, e non per altri e assolutamente impellenti motivi. senza contare che parecchi esponenti della classe media potrebbero tranquillamente scivolare in situazioni tali per cui si farebbe presto a non poter garantire un futuro alla prole…

vista così la questione dei diritti suona decisamente ironica. chi si batte per l’amore libero fra adulti finisce per legittimare una possibile deriva in un mondo di caste, in cui i più ricchi, o socialmente dominanti, o più benestanti potranno disporre del potere di fare e disfare le famiglie e la società a comando. per un aristocratico nietzscheiano la cosa potrebbe avere senso, solo che, mi pare, la maggior parte dei partigiani LGBT considera la morale aristocratica roba da nazisti. se non interpreto male l’aria che tira in certi ambienti progressisti.

la storia, aggiungerei chiudendo, punisce i desideri umani con un’ironia inarrivabile e spesso fabbrica un mondo in cui si deve stare attenti a ciò che si desidera.

forma e funzione | big turd One

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non si capisce se somiglia di più a un furgone per il trasporto di ergastolani, a un carro funebre o a un colossale stronzolo di latta nera.

di certo la forma corrisponde perfettamente alla funzione. e come lo celebra la stampa “perbene” (alla firma di Elmar Burchia, per il Corriere della Ser(v)a… chi altri?)

——

hard to decide if it seems a jail van, a hearse or a big black tin turd.

surely – as design commands – form is suit to function. see how the “good press” (Elmar Burchia’s for Corriere della Ser(v)a) loves it.

tumore | il capitalismo come metastasi

Non so dei vostri buoni propositi
perché non mi riguardano,
esiste una sconfitta
pari al venire corroso
che non ho scelto io
ma è dell’epoca in cui vivo.

Giovanni Lindo Ferretti, CCCP

i giornalisti non sono qui che per ripetere il mantra dei padroni; naturalmente oggi tutti guardano alla Cina del PIL cresciuto “solo” del 7% all’anno come di un “paese in difficoltà”, di un motore in crisi, di un problema.

occorre avere il coraggio, davanti alle nuove generazioni e agli uomini che verranno, di affermare senza alcun tentennamento e con piena onestà che il problema, il problema vero è solo questa ideologia cancerogena e cancerofila che porterà noi e il pianeta a morte sicura. il cancro dello “sviluppo a ogni costo”, della “produzione a ogni costo” e del “consumo a ogni costo” è un milione di volte peggio, in termini di danni sistemici, a medio e lungo termine di cento o mille ISIS o ISIL, o fanatici con la testa zeppa di stronzate sul bene e sul male.

il terrorismo islamico, pur con tutto il suo carico di troppo-umane tragedie (bestiale è chi come gli animali non uccide per un dio, ad esempio…), non è che un comodo uomo di paglia, utilizzato dal potere per non farci cogliere la reale urgenza della corsa assassina che ci sta gettando tutti nel baratro, e di cui i fanatismi sono figli e frutto del commercio delle armi e dello sviluppo capitalistico-industriale, anche quando a parole tali estremismi dicono di ribellarsi. i terroristi sono figli anch’essi di questo cancro spacciato per sviluppo, di questa metastasi chiamata truffaldinamente e con piena coscienza di mendacio “progresso”.

abbiamo il dovere di dire la verità e di opporci, anche se è come temo ormai troppo tardi.