riviste fotografiche e web: la non-rivoluzione

Oddly, most of the hometown definitions of success have nothing to do with happiness. Isaac Morehouse

si riesce a trovare una rivista digitale di fotografia che non sia un dannato catalogo pubblicitario? si riesce a consultare qualcosa che non sia “impestato” o appestato da pagine  e pagine di collegamenti pubblicitari? ci si vanta del web e della sua “rivoluzione”, ma che rivoluzione mai, se copia senza mutar di fiato la stessa sconcia natura della TV e della carta stampata? è troppo chiedere ai professionisti del settore la dignità di non volere il proprio lavoro soffocato dal ciarpame degli annunci?

la risposta è SI’ ed è per esempio “CameraPixo”

per il NO faccio pure volentieri nomi:

“[DNG]”, su Issuu: una pessima accozaglia in cui “dentro a un catalogo infilo qualche articolo”

 

 

ciclisti | Un soldino per chi vi asfalta

grazie a te, ciclista strafighetto in tuta nera e casco nero, che hai “elegantemente” schivato me e mia moglie sulle strise a Lucca, in via Batoni, all’inserzione con Via Vecchia III, sulle strisce di fronte alla Farmacia Malagrinò Piccinini, alle ore 18:10 di ieri Lunedì di Pasquetta 28 marzo 2015;

quistronzo

grazie a te, ciclista, che mentre andavi a razzo ci hai dribblato sorpassando a destra ogni veicolo, quando tutti gli automobilisti si sono regolarmente fermati, e non contento ci hai pure urlato “E muovetevi!”;

grazie a te ho avuto il coraggio di iniziare una meritoria campagna personale e social, che meditavo da tempo: «Un soldino per chi vi asfalta!»

«Un soldino per chi vi asfalta!» | come funziona

  1. Ogni volta che avrò notizia di un’auto che abbia falciato uno di voi, metterò un euro in un salvadanaio. Un euro per ciclista.
  2. Fatto il pieno, donerò quei soldi per contribuire a pagare l’avvocato al primo povero automobilista nei guai per un sinistro che vi abbia coinvolti. Non sia mai che un galantuomo debba pagare le conseguenze legali e giuridiche di questo gesto.

ci stavo pensando da tempo, complice anche l’ennesimo furbo della vostra categoria, che tempo tre mesi fa mi si è infilato in rotatoria senza dare la precedenza, sorpassando a destra le auto in ingresso che si erano giustamente fermate per farmi passare. ora la misura è colma, è tempo di un piccolo gesto quotidiano di solidarietà e fratellanza che salvi gli automobilisti messi nei guai da imbecilli che pensano che avere due ruote sotto al culo esoneri dal rispetto di strisce, regole di viabilità, semafori (mai visto uno di voi che si fermasse per non perdere l’abbrivo….) e altro.

«Un soldino per chi vi asfalta»

dalle canzonette al kamikaze | Paradigma Produttivo Postindustriale

il Paradigma ti spiega cosa accade e perché. sembra di ridere ma non è. così non è, è una cosa seria. seria, nera, vera. è arrivata alle piccole cose, ma per capirla devi fare ingegneria inversa, “reverse engineering” di quello che succede in fondo ai rami, quando tutto si fa mercato nell’era dell’iperconsumo. nell’era in cui i maxischermi delle pubblicità oscurano gli avvisi sui binari, nell’era in cui costellazioni di sale slot VLT bingo ruotano intorno a capannoni senz’anima, zeppi di una vita triste e artificiale come la muffa riempie e intasa ogni poro del cadaverone di generalisimo spagnolo nel monumento di guerra barocco.  guardi quest’immenso iperalbero di transazioni economiche e scopri che è tutto legato. tassonomia della devastazione, un antiecosistema che si autodivora e distrugge ogni cosa che abbia valore e consistenza per il futuro. un’orgia di spazzatura che ti ipoteca l’avvenire oltre il settimo del settimo del settimo figlio.

https://www.facebook.com/stephbmusic/videos/10153929830166745/

il Paradigma Produttivo ti mostra che se succede quello che Red Ronnie denuncia così bene, e anche con grande onestà e mettendoci la faccia, succede anche lo scoppio del kamikaze al mercato. se succede per le canzonette del cazzo che verranno dimenticate, perché sono programmate per farlo, vuoi che non succeda per gli equity, il coltan, gli asset e gli hedge funds? vuoi che non succeda per tutti coloro che toccano il prodotto di lusso e la chincaglieria cinese? vuoi che non prendano la peste o non siano toccati dal dio della santissima mercificazione? se succede per le pischelle ormonate che arrizzano le tettine come obici di guerra alla selezione per Piccola Miss Centro Commerciale il Faggeto, vuoi che non succeda per i 3′ di celebrità dovuti in TV? vuoi che non succeda per Abu Bakr Al Baghdadi e i fondamentalisti cristiani all’altro capo della canna di cannone? ogni entità materiale e immateriale suscettibile di valutazione economica è creata nell’Eden assassino di mercato in cui pascolano i Cruciani del “tutto ha un prezzo”. vuoi che non succeda per i bambini di Beslan? vuoi che non succeda per la gente al Bataclan o sotto  i cieli di Zaventem o sotto i marciapiedi di Maelbeeek?

vuoi che non succeda per me e te che ciarliamo, per la razzumaglia social, per l’impotenza di masse intercambiabili da usare e consumare?

usa e consuma la Jihad usa e consuma la Cristianità usa e consuma la civiltà.

Paradigma Produttivo Postindustriale

una fede ecumenica universale, panica: dalle canzonette al kamikaze.

Primavera – Giorno della poesia

Non si può definire la poesia in modo esaustivo, ma …questa è una piccola direzione verso cui guardare.

La poesia è la potenza che sperimenta la danza del mondo e dell’eterno ritorno di ogni cosa. È atto di gioia nel farsi attraversare da ogni onda del reale, è proclamazione di esuberante vitalità, è un donarsi gratuito e folle, è luminosa disperazione e onorevole amore del precipizio. È l’ebbrezza sacra e teppista di Dioniso. È la sola rivolta possibile alla nostra inevitabile mortalità. La poesia è la sfida del caos generatore all’ordine imposto da malriusciti e morituri che quasi sempre si chiama “legge”. La poesia appartiene allo spirito nobile del conquistatore e del girovago, ma anche chi erige torri ardite in nome dello spirito chiamato corpo-che-combatte, merita il titolo. La poesia è volontà, forza, vita.

Prendo in prestito metà della definizione dal maestro Nietzsche perché noi siamo solo nani seduti sulle spalle dei giganti.

‪#‎Buonprimogiornodiprimavera‬

dalla repubblica di cialtronia

siamo al racconto surreale, dadaista, comico. come cronache impazzite da una nazione governata in modo così imbecille che alle olimpiadi delle nazioni imbecilli arriverebbe seconda*, sperimentiamo una legislazione in cui essere ebbri o fatti di droga e ammazzare qualcuno senza intenzione, al volante è un’aggravante [=omicidio stradale] e contemporaneamente essere ebbri o fatti di droga mentre si ammazza qualcuno con intenzione è un’attenuante (grazie Gino per avermelo fatto notare oggi…).

in questa orgia di idiozia sperimentiamo un paese che dopo un referendum contro la privatizzazione dell’acqua rimuove le leggi che attuano tale scelta e sperimentiamo un paese in cui si obbligano a esami e test invasivi i dipendenti pubblici e si opera per uno stato etico talebano in materia di fumo e “sicurezza”, ma si lavora per azzerare il diritto dei cittadini a chiedere esami medici.

cronache di disordinaria follia dalla repubblica di cialtronia.

*perché è imbecille

Nobel per l’ipocrisia

niente di personale contro la premiata, che farà di certo il suo dovere, ma in me ride ogni cinismo a pensare a un “Nobel” (tra virgolette perché si chiama “Premio varkey” e tecnicamente non è un vero Premio Nobel) attribuito da una fondazione alle cui spalle stanno i più grandi acquirenti e commercianti di armi e fabbricatori di guerre dell’Orbe terracqueo: gli Emirati Arabi uniti – con i Sauditi al fianco – e la Casa Reale Inglese, in buona, anzi ottima compagnia del Segretariato di Stato degli USA!

da morire: quelli che premiano un’insegnante in un campo profughi ricevono fondi e supporto da quelle stesse persone che i campi profughi li fabbricano giorno dopo giorno con la loro politica di potenza planetaria e con il sostegno a ogni terrorismo possibile (purché in chiave filoisraeliana).

la fondazione varkey – il minuscolo è d’obbligo visto che si fanno sostenere dalle istituzioni più guerrafondaie del pianeta – con una stravolgente e comica faccia tosta va a consegnare un Nobel a un’insegnante anche lei profuga fra i profughi.

e lo fa senza neppure arrossire, con il plauso del segretatio Biden, del Ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti e dei principi sauditi e degli Inglesi.

in breve: tutta la cricca che finanzia l’ISIS, tanto che la cosa è ormai un segreto di pulcinella. lo stesso Biden che prima parla sin troppo scopertamente delle simpatie islamiste dei partner nella penisola araba, poi, insieme a questi stessi partner “inaffidabili” va a premiare – tramite la fondazione varkey – una che insegna nei campi profughi realizzati e costruiti dalle politiche dei …patrocinatori e premiatori!

insomma proprio come se il NSDAP avesse premiato per interposta persona il Centro Wiesenthal per l’opera meritoria nell’accudire gli orfani dell’Olocausto!

ma ci prendete per il culo? Nobel dell’ipocrisia!!!

verrebbe da ridere a connettere il cervello e a leggere nomi e cognomi dietro la notizia e nelle belle liste dei patrocinatori. purtroppo non c’è niente da ridere, perché nei social milioni di coglioni ci cascano.

diritto alla festa

una periferica, ma importante e potenzialmente dirompente vittoria dei diritti e del lavoro “sano”. voglio festeggiare con voi la sentenza del Tribunale di Rovereto che ha dato ragione alle commesse e lavoratrici della Aspiag Service, ditta fornitrice di manodopera alla grande distribuzione, nella fattispecie la catena di supermercati Despar a Trento.

le lavoratrici contestavano le clausole contrattuali che imponevano loro di lavorare obbligatoriamente nei giorni festivi. assistite dall’avvocato Federico Fior e dalla UILTucs, Trentino Alto Adige le lavoratrici e i lavoratori hanno ottenuto che i turni festivi fossero solo su base volontaria. la sentenza ha stabilito a favore dei lavoratori che:

“In nessun caso una norma di un contratto collettivo può comportare il venir meno di un diritto già acquisito dal singolo lavoratore non trattandosi di un diritto disponibile per le organizzazioni sindacali”.

con questo dispositivo sono state in pratica annullate le clausole contrattuali che stabilivano l’obbligatorietà e l’automatismo della prestazione lavorativa festiva. una vittoria che restituisce il diritto a scegliere il tempo della festa non solo a queste lavoratrici di Trento ma, in pratica, a ogni lavoratore dipendente; a dispetto delle clausole vessatorie introdotte nei contratti collettivi da padronato e sindacalisti compiacenti! in pratica sarà possibile tenere aperto il supermercato nei giorni festivi solo se si dispongono di abbastanza volontari per farlo.

questo per il diritto a scegliere se rinunciare alla festa o no è un passo in avanti che guarda indietro: guarda al mondo che era, un mondo sano, umano e razionale, realmente civile, un mondo in cui esisteva un tempo per lavorare e un tempo per riposare. salutiamo quindi con grande gioia questa sconfessione dell’orgia consumista e liberista che infetta l’esistenza di ognuno di noi! nella fetida Italietta della dittatura renzista e usuraria non è una piccola cosa.

viva le commesse di Trento, viva il diritto a vivere la festa. viva i lavoratori.

montagne | cultura di sinistra

vorrei proporvi un gioco, cari lettori. una sessione di visual thinking, o storytelling, se preferite.

per cominciare, vi chiedo di immaginare una montagna, tipo il Monte Bianco, cari lettori… o la montagna popolare della Paramount, immaginaria, o il Cervino che – si dice – l’abbia ispirata…

cervino

insomma, un picco, maestoso, alto, inaccessibile. immaginate la fatica che comporterebbe salirci a piedi trascinandosi dietro un armadio a due ante Ikea, pieno di piombo.

e dovete immaginarlo ogni volta che dirò: “Montagna”.

dico… “Montagna!” e voi immaginate…

cervino

bene…

Montagna!

cervino

bravi, vedo che avete capito.

e dovete immaginare cosa significa salirci sopra, in vetta, da valle, trascinandosi dietro un armadio zeppo di denso, inamovibile, ingestibile piombo.

ecco, il racconto comincia con la musica. fare musica. provarla, eseguirla, come un professionista. una discreta vetta, ma ancora facile da immaginare. un musicista che sa eseguire ha scavalcato per anni una discreta mole di ostacoli, ha affrontato sacrifici, ore di studio per imparare a suonare uno o due strumenti tanto da poter pensare di camparci la vita. non sarà il Cervino, o il Monte Bianco, ma è una discreta fatica.

cominciate a metterci un’altra scalata, per imparare a comporre musica.

tanti sanno suonare e eseguire, in meno imparano a comporre.

writing-music-rap-lyrics

vi chiedo di immaginare quindi due scalate, una doppia montagna. la prima per essere un suonatore/interprete, la seconda per dirsi musicista, ossia compositore.

cervino cervino

vi chiedo: quanti di questi compositori ottengono un successo riconoscibile che permetta loro di emergere sensibilmente dal numero di chi esegue e compone per vivere?

un’altra montagna, da scalare: diventare un compositore non solo professionista, ma abbastanza noto e riconosciuto.

cervino

ora, fra questi compositori più o meno noti immaginate la fatica di mettere insieme una carriera che permetta di emergere fra questi già apprezzati professionisti come un nome celebre e specializzato.

un’altra montagna e bella, bella grande.

cervino

immaginate di riuscirci! col vostro dannato armadio di piombo.

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finita qui?

no. oh beh, siete un compositore famoso specializzato e noto a livello nazionale e internazionale, poniamo in colonne sonore, la musica dei film. e avete superato svariati competitori nel panorama mondiale. gente che come voi ha già scalato diverse montagne. e li avete battuti.

ma non è finita…

immaginate di dover scalare una quinta montagna, più grande delle precedenti, subito dopo. non c’è pace, non c’è riposo! dietro ogni vetta si ricomincia da capo!

si chiama Premio Oscar dopo una carriera di sacrifici, certo, soddisfazioni, ma quanta vita vi ha permesso di essere un compositore premio oscar per le colonne sonore.

siete in cima?

avete vinto?

beh se non siete arrivati e competenti, sfido io a trovare uno che lo sia.

sto parlando di gente come Morricone.

e vi racconto che a Morricone la RAI, Radio televisione Italiana ha offerto diecimila euro per comporre una colonna sonora, pagandoci anche l’orchestra.

una vita di sacrifici e primati per comporre un’opera a pacchetto completo, pagandoci pure l’intera orchestra.

già questo fa bestemmiare ogni santo di ogni religione.

ma non è finita.

la vedete questa qua?

littizzetto

perché a questa fabbrica ambulante di “umorismo da sciampista” qui, la Rai, ogni volta che la tipa dice quattro stronzate e otto parolacce, per una risciacquata di volgarità da comare ubriaca, in Prima Serata, la Rai, la TV nazionale di questo paese, paga ventimila euro a comparsa. se va in TV una volta a settimana, questa qua, porta a casa – per lei sola – ottantamila euro al mese!!!

80.000

pagati da noi.

a una che:

sarà anche esecutrice

ma NON è compositrice

NON è compositrice nota

NON è compositrice nota e affermata a livello nazionale e internazionale

NON è Premio Oscar 

NON ha scalato nemmeno mezza montagna in vita sua, se va bene!

tutto questo solo perché

questa confezionatrice di facezie da saloncino messa in piega prende per il culo – per conto della Sinistra che malgoverna la nazione – i soliti obiettivi, Salvini, Berlusconi e altri…

uno come Morricone doveva accontentarsi di diecimila euro, una miseria di anno da operaio non specializzato…

questa qua si porta a casa centinaia di migliaia di euro per …quel che fa… dieci minuti di minuto cabaret e scurrilità. dieci minuti di “vaffanculo e pernacchie”.

ora amici vi chiedo di immaginare quante montagne di merda abbiano nella testa coloro che dirigono lo Spettacolo e la Cultura in questo paese per aver permesso roba del genere. Morricone più orchestra più un’opera musicale di assoluto rilievo a diecimila euro all’ingrosso e questa che per DIECI MINUTI DI CAZZATE porta a casa il doppio!!!

capite perché questo paese è governato come se avessimo a che fare con una catena montuosa di incrollabile e squalificante merda?

ora lo capite perché la “cultura” di sinistra è merda?