baratto | insorgere

si diceva che era da tempi di barbarie. ci insegnavano a scuola che era un metodo “arretrato e primitivo” di pagamento. ci predicavano che solo gli ultimi gruppi umani rimasti incivili, lo praticano ancora, forse in qualche sperduta regione poco esplorata e non raggiunta da televisioni e cellulari.

il baratto.

uno scambio.

è delle civiltà evolute di mercato, invece, il flusso ininterrotto delle transazioni contabili, lo sciame degli addebiti/accrediti, puntualmente inseguito da interessi, ammortamenti, more, rendimenti, affitti e canoni. un lato gioisce, l’altro trema. qualcuno guadagna e altri consumano, indebitandosi, di solito. credito al consumo, carte revolving, obbligazioni e mutui, cedole, azioni, fondi di investimento, fondi fiduciari, riserve, capitali e capitalismo.

capitalismo ovunque. capitalismo e moneta onnipresenti e onnipotenti.

ma resta il baratto. nella sua vera forma, barbarica, infame, macellaia e brutale

non parlo qui della semplice distribuzione di beni e risorse di cui e con cui ci hanno indottrinati a scuola sulle intrinseche bontà della valuta – sempre più virtuale, sempre più speculativa, sempre più inafferrabile… – del mulo e delle sei pecore o dei trenta pani e delle venti pannocchie, scambiati da comunità umane il cui bacino di consumo e il cui orizzonte vitale si esaurivano nello spazio di una giornata di cammino.

parlo del vero, inesauribile, inestinguibile, barbarico e violento baratto mercantile:

la tua vita in cambio del lavoro

la nuova schiavitù senza ceppi, governata dalla paura. la paura di perdere un lavoro che nevrotizza, deumanizza, disumanizza e logora, ma che è l’unica possibilità di sopravvivenza consentita da quelle false civilizzazioni che hanno reso commerciabile e stimabile tutto: dall’abbraccio all’omicidio per procura e hanno reso onerosa qualunque necessità.

il baratto che ci chiede la vita in cambio del lavoro.

di questo è morta ieri anche Maria Baratto.

si chiamava – ironia della sorte – come questa barbarie, o come l’incivile e arretrata forma di pagamento. Maria Baratto aveva denunciato i suicidi degli operai Fiat. sì la Fiat di Marchionne, benedetta da Renzi e tutta la banda in coro. aveva denunciato al Paese la morte per superlavoro e precarietà in questi termini:

NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.

A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.

Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.

Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.

Maria ha avuto la forza di dire la verità. di dirci chiaro e tondo, e senza mezzi termini che sono assassini anche i politici, le istituzioni e i maggiori sindacati, oltre che, naturalmente i padroni. anche costoro sono complici e corresponsabili dei suicidi e per queste vite spezzate. sono parte della barbarie.

pensate che sia stata ricompensata per aver messo in guardia i lavoratori? per aver denunciato la barbarie e detto la verità?

pochi giorni fa anche Maria Baratto si è tolta la vita.

è morta da sola, si è uccisa da sola, piantandosi una serie di coltellate al ventre, nel suo appartamentino di Acerra (NA). aveva 47 anni. era in cassa integrazione.

Maria Baratto, operaia, 47 anni 

come Peppino Impastato, come Martin Luther King, come Gandhi, come Hiso Telaray, come Don Pino Puglisi, come mille e diecimila e centomila martiri dell’ingiustizia e della barbarie, come mille eroi traditi dalla canaglia e dal profitto ingiusto. le sue parole devono risuonare ovunque. devono leggerle soprattutto i giovani, devono leggerle i lavoratori, i salariati, i precari, i dipendenti pubblici. devono leggerle tutti coloro che stanno ora scambiando la vita con pochi miserabili spiccioli di acquisti all’ipermercato.

devono leggerle e agire. ora. devono tutti insorgere contro la vera barbarie e i suoi fiancheggiatori.

insorgere insorgere insorgere

indymedia e kompagni furbetti (aggiornamento)

PRECISAZIONE: mantengo questo articolo a titolo di memoria e cronaca, ma prima di proseguire nella lettura chiedo ai lettori di prendere atto del come è poi andata a finire dopo le mie legittime istanze qui: http://www.furiodetti.it/ars/ringraziamenti-indymedia-e-kompagni-aggiornamento-3/

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un giorno fa, o meglio 31 ore fa, ho inutilmente sinora chiesto a Indymedia,org di rimuovere entro 24 ore una mia foto che stavano utilizzando in palese e duplice violazione della mia licenza Creative Commons. non solo non hanno messo i miei crediti come richiesto, ma hanno accreditato a terzi sconosciuti il mio lavoro! negandomene la paternità.

non solo: scaduto il termine continuano a fare gli gnorri, ignorando la mia mail, e per giunta  hanno cancellato una prima richiesta di rimozione a commento dell’indirizzo web, costringendomi a ripostare.

qui lo screenshot per mia memoria e testimonianza con la mia ultima e rinnovata richiesta (ore 02:10 del 17/05):

screenshot aggiornamento

si vede che domani mattina, se non cambia nulla, farò una giratina di natura burocratica da certi professionisti, miei conoscenti.

che comportamento di “media”….

 

di kompagni, creative commons e furbetti…

PRECISAZIONE: mantengo questo articolo a titolo di memoria e cronaca, ma prima di proseguire nella lettura chiedo ai lettori di prendere atto del come è poi andata a finire dopo le mie legittime istanze qui: http://www.furiodetti.it/ars/ringraziamenti-indymedia-e-kompagni-aggiornamento-3/

ho scoperto, navigando in Rete una mia foto scattata a Gianluca Iannone in quel di Lucca in Via Rosi, presso la vecchia sede di CasaPound.

come fotografo rilascio volentieri a tutti le mie foto in Licenza Creative Commons, a parte che siano utilizzate indicandomi appunto chiaramente nei credits come autore in quanto la licenza lo richiede.

ebbene, oggi scopro che i bravi Kompagni di linksunten.indimedia.org non solo usano le mie foto senza citarmi, infrangendo quella stessa licenza di cui si fregiano in calce al loro sito!; ma addirittura mi “negano” la paternità della foto marcandola con un altro logo e credit – quello del sito scomparso alternativat.blogspot.com o alternativa-te.

https://linksunten.indymedia.org/it/node/72613

in breve una furbata del tutto adeguata allo stile dei soggetti di cui parlo.

compagni e furbetti

avrete anche la licenza CC sotto il sito ma vi comportate comunque di “media”…

lss | lindissimi signori sinceri

IERI tutti i “professionisti” che siedono nelle maggiori redazioni dei quotidiani nazionali ci hanno scartavetrato i coglioni per quei 31.000, ripeto trentunmila voti di differenza, “de sinistra” contro la cattiva nazidestra austriaca (appena sotto di 30.000, appunto!).

A protester carries a flare through teargas during a demonstration against French labour law reform in Nantes, France, May 19, 2016.    REUTERS/Stephane Mahe     TPX IMAGES OF THE DAY
A protester carries a flare through teargas during a demonstration against French labour law reform in Nantes, France, May 19, 2016. REUTERS/Stephane Mahe TPX IMAGES OF THE DAY

OGGI e in questi giorni 400.000 quattrocentomila persone scendono in piazza in Francia e mettono a ferro e fuoco tutto per protestare contro il “Job Act” della sinistra di Hollande.

e nessuno di questi giornalisti “fa pe'”, un articolo, un’apertura, una prima pagina. 30.000 austriaci di sinistra valgono migliaia di volte più di 400.000 francesi incazzati di brutto!

perché chiaramente nell’Europa dell’Usurocrazia contestare le santissime riforme del lavoro delle sinistre è un crimine da passare sotto silenzio. poi ci si meraviglia perché abbiamo un’opinione di tal fatta e misura dei giornalisti nazionali, altri magari li han già definiti altrove “luridi servi schifosi”, noi faremo di meglio. vi mostreremo come essi siano dei lindissimi sinceri signori (ah ah ah)

 

per “Il Fatto Quotidiano” e “Il Tempo” la notiziona del giorno è una buca sull’asfalto. neanche nelle gazzette da Unione Sovietica c’era così miopia verso le vere urgenze! intanto si scorre la home page dell’uno e dell’altro e della Francia in rivolta un beato cazzo [screenshot Il Fatto 25/05/16 ore 17:49; screenshot Il Tempo 17:54] poi però quelli del Fatto Quotidiano frignano se ai referendari del “NO” alla riforma costituzionale la TV di Stato (altra bella cricca) non dedica che un minuto di attenzione… con che coraggio!

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per l’Unità, lasciamo stare… siamo al Pompino multifoto per il Conducator: RenziparlaRenziparlaRenziparla e si infamano i nemicidiRenzi. robaccia su cui non serve sprecare altri bit. [screenshot 25/05/16 ore 17:58]

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In compenso il Corriere della Ser(v)a ha un’altra priorità – ah ma dopo c’è la solita buca di strada… non temete! – i poveri migranti anneganti. che cuoricione! ovviamente un cazzo in mezzo alle troiatine tipo “la villa spostata di peso” e altre cazzatelle [screenshot 25/05/16 18:02]

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unica La Stampa, che attenzione, conserva sempre il posto d’onore sempre al barcone di immigrati, a un ristoranticchio per vertigini e alla solita bucona; ma perlomeno si ricorda dopo un bel po’ di dirci che in Francia ci sono vaghe “proteste” senza immagini – altrimenti l’occhio ci va a cascare – e in mezzo a notizie secondarie di home page. come dire: te lo dico, ma quasi bisbigliando, con Niccolo Zancan (bontà sua) [screenshots 25/05/16 delle 18:08 e 18:09]

in alto e in bella vista…

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se scendi molto sotto… e senza immagini (il ristorante del grattacielo torinese le merita di più!)

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e Repubblica? ah anche qui abbiamo la magica accoppiata: barcone & bucone, dio che senso dello scoop. fanno però meglio della Stampa: almeno c’è – pur sempre in fondo, ma c’è – un’immagine che denuncia ovviamente i danni causati dagli scioperanti che però perlomeno figurano come contrari al Job Act francese! per ora la migliore. [screenshots 25/05/15 ore 18:16]

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teatreuropeo | un sonetto di Ambra Paciscopi

con piacere propongo qui un altro componimento poetico. un sonetto composto da Ambra Paciscopi e gentilmente pensato per celebrare il Laboratorio scolastico teatrale che gestisco presso l’I.C. Peccioli-Palaia da tre anni.

Teatreuropeo

Dell’arte teatro, maschera nata
il viso ambiguo di riso e di pianto
d’artista fanno pavido ilota
verità è sempre di vita rimpianto.

Mercurio veste leggero di rosso
d’alba e d’attori allegro patrono,
di stelle inneggia alla notte gradasso
ride Molière chiassoso frastuono.

Verità avaro subito svela
da personaggio persona diventa
che al luccicare di fioca candela
rapido sogno il conto presenta.
Sorride il giorno e l’alba s’annida
al commediante fa un gesto di sfida.

#tronza | altro che #petaloso

altro che #petaloso. invio alla Crusca questa nuova parola, nata dall’icastica combinazione di “troia” e “stronza“. il plurale, per analogia con analoghe flessioni, è tronze, perché di “troie e stronze” ce ne sono due.

le madri di questi bimbi.

le donne nel video. distruggono arte, per un video da cellulare.

#tronza #tronze

http://video.corriere.it/bambini-distruggono-opera-d-arte-mamme-ridono-li-riprendono/6eb67252-200e-11e6-9888-7852d885e0fc?intcmp=video_wall_hp

la proprietà intransitiva del web-pietismo

dopo 16 anni di Web e 6 di social – ossia Facebook, perché solo su FB girano certe cagate  – ti distruggi i coglioni. di molte cose. troppe.

tanto che non basta più fuggire per qualche ora su Path, e senti l’impellente bisogno, dopo anni di fuoco di fila di inutili minchiate moraliste, di rispondere senza alcuna cazzo di diplomazia e in spirito di sacrosanta rappresaglia.

per esempio quando certi “amici” postano immagini che possono sintetizzarsi nella categoria kantiana della puttanata inarrivabile:

«Spendi per il cibo da animali mentre i bimbi del continente XYZ muoiono di fame.»

non sarà qui abbastanza ragionevole insistere – come raziocinio comanda – che il 99,9% dei miei consimili può tranquillamente provare affetto, pietà, empatia per gli animali propri o altrui  tanto quanto per i figli di sconosciuti indigenti dall’altro capo del mondo e che coccolare un gatto randagio non esclude necessariamente una donazione o del volontariato per Medici Senza Frontiere. questo, ripeto per la maggior parte dei miei consimili.

in pratica, postandomi cagate come questa…

semipostiquesto

dimostri non solo che la tua capacità espositiva-argomentativa si ferma all’accostamento di due foto che non hanno alcuna relazione reale, ma che sei persino incapace di capire che l’empatia e la pietà non funzionano come compartimenti stagni e che provare pietà per un cane non esclude la pietà per un gatto, una lumaca, un profughino afgano, un bimbo trisomico, dieci neonati di Chernobyl e mille gardenie congolesi… un oggetto di empatia non esclude l’empatia per gli altri, anzi, di solito, come nella maggior parte dei sentimenti umani, anche a livello neurologico, provare un sentimento per un certo soggetto tende a ampliare la possibilità che si provi la medesima affezione per sempre più soggetti diversi.

no. per te l’empatia è intransitiva e il fatto che qualcuno di noi in questo momento stia preparando un compleanno al suo barboncino, significa necessariamente che lo stesso tizio starà spugnettandosi vedendo un documentario su come si crepa bene nel Darfur.

quanto a me mi limito fieramente a rivendicare la mia disappartenenza a questo 99% e a osservare che se mentre per me bambini e animali sofferenti sono sullo stesso piano, per gli adulti e i giovani ho decisamente remore, visto che superati i 13 anni, da parecchi umani ho avuto dimostrazioni di cattiveria e malevolenza tali e tante che non  mi sono mai arrivate da alcuna bestia. e che, sì, superati i 13 anni la mia empatia per gli umani in particolare va a farsi fottere rispetto alla partecipazione per le sorti di piante e animali in genere.

osservo pure e rispondo altrettanto volentieri che quanto a numeri oggettivi, gli animali torturati, seviziati, massacrati a più vario titolo dall’uomo (incluso il mangiarseli) supera di misura esponenziale i bambini e gli umani vittima della crudeltà umana, oltre al fatto per nulla trascurabile che un bambino o adulto umano maltrattato da umani ha x alla potenza di 1000 probabilità di essere oggetto di difesa e tutela a fronte dei milioni di animali che uno straccio di PETA, ENPA o Protezione se lo sognano persino. quindi anche qui, se ci dovessimo basare sulla quantità di vittime e sull’esposizione al dolore, sono gli animali a dover essere in prima fila e in precedenza su un ipotetico soccorso, in netta precedenza su tutti noi, me compreso.

per cui non posso che replicare a questa:

semipostiquesto

con questa

questosbaglio

e se ti dispiace tutto ciò, puoi anche togliermi l’amicizia.

mi fai solo un favore. addio e senza rimpianti.

 

omaggio a Leo | fumettisti che si incazzano

sono partito da un episodio davvero brutto di questi giorni, ma non potevo non fare questa vignetta, dedicata a un grande del Fumetto italiano e a un maestro che seguo da quando aveva un umile e sconosciuto “banchino” a Lucca Comics.

lecuramedievale

Grande Leo, spero che apprezzerai.