i 15.000 nessuno | le balle dell’occidente e gli imam senza scelta

leggo sui patetici giornali occidentalisti, praticamente tutti i giornali occidentali, che sarebbero 15.000 i musulmani che si sono uniti ai cristiani nella preghiera di domenica.

naturalmente ogni sistema al tracollo alimenta le sue bugie come può, in tempi di conflitto poi… a Berlino nel 1945 a sentire gli annunci ufficiali i russi erano ancora fermi a Varsavia, mentre i loro carri attraversavano l’Oder-Neisse e puntavano sul Tiergarten. ma a noi piace sputtanare le marchiane falsità dei quotidiani asserviti e laidi con le loro stesse immagini.

basta fare una banale ricerca iconografica e queste folle di “musulmani buoni amici dei cristiani” si riducono a una decina di comparse, oltretutto in palese imbarazzo e come totali pesci fuor d’acqua in mezzo a una già scarna e risibile platea di credenti cristiani.

quattro gatti, al massimo 40 persone come del resto non riescono a documentar meglio i giornalaisti, giornalai, ballisti, peracottari e velinari che urlano la balla dei quindicimila…

darouenpermediaset

folla esagerata

quanto alle dichiarazioni degli Imam intervistati esse sono attendibili e veritiere come una confessione sotto Torquemada o come una chiacchierata mentre il boia allestisce il cavalletto di stiramento. se un Imam si azzardasse a tenere anche solo tiepidamente le parti del nemico sarebbe o arrestato o cacciato a calci in culo come spesso accade. è evidente pertanto il valore che hanno le dichiarazioni di quei due tre Imam che proclamano, col coltello della giustizia occidentale alla gola, che “I terroristi sono dei falliti”.

ditemi voi se potrebbero anche solo dire qualcosa di diverso e, probabilmente, di più obiettivo e vero rispetto a queste stronzate.

più in generale il punto è che i musulmani residenti da noi se ne battono l’uccello dei proclami multiculturalisti, non se li cagano manco di striscio. i giornalisti sono alla canna del gas e all’arrampicata su specchio. capiamoli… i loro padroni hanno fabbricato per 70 anni una non-società di individui precarizzati, isolati, individualisti e frustrati, hanno promosso l’arrampicata sociale e la guerra fra disgraziati e perdenti, hanno venduto il vendibile e pure il sacro… ora cosa pretendono, che la gente recuperi di botto un moto di unità e concordia? solo perché gli torna comodo?

ecco che la merda che hanno realizzato e progettato – una società di rabbiosi e isolati – gli si ritorce contro come un Golem sfuggito all’incantesimo.

intanto i 15mila inesistenti popolano le notizie inconsistenti.

e la guerra romba in periferia.

belare a quattro mani (o zampe) | sempre il Corriere… una garanzia

ora per scrivere cazzate, in Via Solferino, devono essere almeno in due. si sa ci vuole un lavoro di équipe, certe cose mica ti riescono da solo.

ecco che il professionalissimo duo di giornaliste del Corriere della Ser(v)a: Laura De Feudis Giusi Fasano partorisce, oltre al solito irrilevante articolo di senso gossipparo sulla tragedia di Monaco, la castroneria terminologica nel lessico videoludico:

Altro dettaglio, emerso già nelle prime ore, la passione per i videogiochi cosiddetti spara-spara.

“Videogiochi spara-spara”… le risate. un qualunque scemo che si occupi per puro caso e per tre giorni di recensioni di videogiochi non scriverebbe mai certe boiate, ma userebbe la terminologia corretta.

caprecazzare

si chiamano “videogiochi sparatutto” o se volete FPS “First Person Shooting” o Shooter, Shoot ‘em up, non shoot-shoot. di esplosivo qui c’è solo la vostra ignoranza da capre, giornaliste care. e vi siete persino messe in due, la cazzata a quattro mani.

complimenti. come sempre Corriere della Ser(v)a.

genitori e bimbiminkia | diritti, libertà e consumo

due notizie, oggi, sono una perfetta occasione per mostrare come esista un preciso legame fra parecchie situazioni e come tutto sia frutto dell’ambiente e del modo prevalente di concepire la società.

la prima è che due genitori scrivono, inferociti, alla FIGC e alla Società Juventus perché non riescono a accettare che il proprio figlio, un “pulcino” delle squadre, 10 anni, sia stato scaricato con lettera formale e cortese dal vivaio.

bimbiminkia

la seconda è che in Germania uno svitato “speciale”, un bimbominkia pericoloso, si è sentito bullizzato, escluso, e ha sparato a caso per le corsie di un centro commerciale ammazzando a pistolettate chiunque.

bigbimbominkia

che legame c’è fra le due cose? esse sono semplicemente due gradi di uno stesso fenomeno: la bimbominkiaggine. certo, sono due fenomeni non comparabili quanto a grado di intensità, e esito, ma sono frutto di uno stesso, deleterio modo di concepire il mondo e il resto della realtà; di uno stesso preciso meccanismo. il risentimento

la parola “bimbominkia” sembra sia nata nell’ambito del videogioco di ruolo di massa (o MMORPG) e indicava in origine i giocatori di mediocre livello che “bullizzavano” in modo ovviamente infantile i competitori assai più deboli di loro ammazzandoli serialmente. poi li lemma ha cambiato orientamento, rivolgendosi non dai bulli ai bullizzati, ma dai  bullizzati, veri o autopresunti, al mondo; si è esteso e ha icasticamente e con felice efficacia identificato individui – per lo più, ma non necessariamente, adolescenti – che avevano una modalità infantile, vendicativa, molesta, puerile, immatura e rancorosa di rapportarsi verso chiunque non fosse a loro esclusiva adorazione/servizio/compiacenza. il bimbo viziato e odioso delle commedie e del cinema… quelli che non sanno accettare che il mondo giri per i fatti suoi, semplicemente ignorandoli. quelli che non sopportano alcun fallimento o rifiuto. quelli che qualunque contrattempo o inciampo è un complotto mortale contro la loro unica, inestimabile, specialissima persona. quelli che frignano perché non sono invitati contemporaneamente a tutte le feste in corso. quelli che non concepiscono l’idea di essere perdenti o esclusi da qualcosa, e si vendicano. si vendicano per lo più diventando ancora più queruli, frignoni e ancora più fastidiosi e molesti – allontanando oltretutto di anni luce la possibilità che qualcuno si metta seriamente a ascoltare eventualmente i loro irrilevanti problemi e le loro microscopiche ragioni, provando a risolverli. quelli che protestano vibratamente chiamando in causa i massimi sistemi per ogni pelucco gli vada di traverso, come se l’universo intero fosse lì per spolverargli 24-24/7-7 il culetto arrossato di pasta Fissan.

quelli che poi educano i figli nello stesso modo.

quelli che poi pretendono che il figlio sia campione in tutto. il primo in tutto quello che fa. ignorando ovviamente che al loro fianco ci siano eserciti di genitori che si comportano da altrettanti bimbinkia, pretendendo per i loro cuccioli lo stesso destino da campione. purtroppo la realtà ci mostra che di campioni in squadra ce ne sono due a stagione, le squadre di eccellenti sono fatte di sole 11 persone più riserve, le squadre di calcio in campionato serie A sono una ventina, che ci sono una serie B peggiore della A e una C peggiore della B. che nella vita non c’è solo il calcio. che nel calcio tantissimi tentano e pochissimi restano. che ci sono sogni che non sono destinati a realizzarsi, ci sono podi e vette su cui non solo non saliremo mai, ma non ne annuseremo la base manco di striscio, ci sono ruoli che non possiamo avere e non avremo mai.

perché semplicemente nella vita ci sono per lo più esclusioni, fallimenti e miserie che vittorie. per essere dei vincenti è necessario che decine, migliaia, milioni di altri concorrenti perdano. la vita è per lo più una collana di sconfitte, miserie, dolori e amarezze. e, sorpresa…, ciascuno di questi perdenti credeva di essere destinato a vincere.

tutti ovviamente sognano di essere “il vincitore”, ma solo pochi riescono. immeritatamente spesso, può benissimo darsi. anzi, spesso, molto spesso, è persino così.

perché semplicemente la vita è anche sperimentare la più nera ingiustizia. è facilissimo non ottenere persino ciò che si meritava abbondantemente e obiettivamente, figuratevi vincere in qualsiasi cosa solo per principio, solo perché ci sentiamo “unici” e “speciali”.

se quando a un bimbo viene detto per lettera, come a un adulto, e quindi tributandogli il rispetto che si dedica giustamente ai “grandi”:

«Inviamo la presente per comunicarti che non rientri più nei quadri tecnici della nostra Società in vista della prossima stagione 2016/2017. Nel ringraziarTi per l’impegno profuso a favore dei colori bianconeri, ti salutiamo cordialmente e ti auguriamo Buona Fortuna per gli eventuali tuoi prossimi impegni sportivi» Juventus Club Parma

la mammina spara la bomba, parlando addirittura di “Macelleria Sociale”. oh signore: Macelleria sociale! Ma cel le ri a So cia le. Oh la la la: Bum Bum e Bum!

«Questa è macelleria sociale  mio figlio è avvilito come altri cinque compagni che non sono stati confermati. A quali principi educativi si ispira una scuola calcio che scarica i ragazzini con una lettera, con tanto di logo Juventus club, Figc, Coni- Settore giovanile e scolastico?» mammina

vuol dire che si è persa del tutto la bussola.

siamo al delirio? decisamente sì. un delirio modestissimo, microscopico, innocuo, ma delirio è.

è ovvio che il bambino si senta escluso e giudicato. perché, incredibile a dirsi, creare una squadra di calcio competitiva comporta necessariamente una cosa antipatica, chiamata selezione dei migliori. e la selezione sportiva, la competizione sportiva, è necessariamente e inevitabilmente escludere e giudicare. la stessa natura è selezione del più adatto. non ci sono commissioni, regole scritte, ricorsi, ma questo è. necessariamente. inevitabilmente. sono le regole d’acciaio che determinano l’esistenza, almeno nell’universo in cui siamo e di cui abbiamo esperienza concreta. ci sono quelli che ce la fanno e quelli che non ce la fanno e cambiano strada. e forse ce la fanno in settori in cui non pensavano neanche lontanamente di entrare.

la vita è anche e molto spesso un meccanismo di esclusione/giudizio da parte di svariati enti – scuole, commissioni, arbitri, giudici, poteri vari… farcito oltretutto di porcate clamorose e altrettanto clamorose scorciatoie per furbi.

sarà bene che vi ci abituiate, come genitori, e che ci si abitui pure il vostro piccolo. a cui auguro naturalmente ogni successo.

ora, da questo caso, allo svitato che spara alla cazzo da un tetto ci sono miliardi di gradazioni di intensità. questo perché appunto la maggior parte delle persone non è così disperata, non è così determinata, ma è al contrario così spaventata dalla punizione e dalle conseguenze. del resto è chiaro che tutti i protagonisti di questi bagni di sangue, dal jihadista al pazzo casuale, sono già persone che hanno chiuso con la propria vita. sanno di morire. sanno che a breve perderanno e perderanno tutto. solo che, semplicemente, vogliono tirare dentro il loro fato personale anche un mucchio di persone, che non c’entrano o che c’entrano, ma in modo assolutamente generico e marginale, o meglio collettivo. come c’entriamo anche noi che acquistiamo magliette prodotte in Asia a bassissimo costo, sapendo benissimo che dietro a quel basso costo ci sono suicidio, morte, lacrime, disperazione, umiliazione, bambini-puttana in bordello e miserie assolute. anche perché ogni terrorista sa benissimo di non poter colpire i veri responsabili della sua condizione, politici e vertici dell’economia, poiché questi sono ben protetti da complessi, costosi e ridondanti apparati di sicurezza. quindi chiaramente la forza del loro odio si scarica inesorabilmente su bersagli alla portata. il colpo, se respinto dall’acciaio, cade dove può.

c’è da capire che l’elemento chiave – che fa si che quasi tutti i bimbiminkia si limitino alla protesta molesta e lagnosa e non sparino in faccia alle persone – è la paura del castigo. il classico, caro, vecchio effetto deterrente della paura. paura del carcere, paura della galera, paura di essere violentati in galera, paura di perdere soldi e tempo in cause legali, paura della polizia, dello Stato e delle sue legali forme di tortura e violenza.

la maggior parte della gente ha paura del castigo pubblico esercitato dal potere. quindi non reagisce alle ingistizie vere e presunte. un tempo questa paura, e l’obbedienza che ne deriva, avevano dei grandissimi alleati culturali e sociali. quelle cose chiamate: razza, etnia, casta, ceto e classe. in breve tutte quelle forme di controllo e organizzazione della massa in superiori e inferiori, in dominanti e dominati. in gente che trae il meglio dalla sua posizione al costo dell’altrui asservimento e brutalizzazione. un tempo la gente era organizzata in ambiti o ceti da cui non usciva, stava al suo posto e adeguava le sue ambizioni alla misura della vasca sociale in cui era stata gettata dal meccanismo del tutto casuale della nascita. a aiutarla in questa castrazione della volontà e delle ambizioni stava tutto un sistema culturale e ideologico chiamato religione, il cui mantra era «il Re è lì per volontà di Dio, lavora contadino e non rompere il cazzo. la schiavitù/servitù/casta è frutto della volontà divina, ecc… ecc… ecc…» in una catena più o meno rigida di rapporti di forza e limitazioni. c’erano quelli che ne superavano le barriere, ma erano individui veramente isolati e eccezionali.

ora, quella bizzarra e mostruosa forma di governo chiamata democrazia liberale di massa, nata con la Rivoluzione Francese, e progredita negli anni Venti e Trenta del Novecento, ha demolito la credibilità e la fede in quel sistema di freni cetuali, di casta e sociali (non ha demolito del tutto le caste, ma le ha private della legittimazione ideale e formale), ha demolito e annichilito certamente la religione, ha dissolto le strutture sociali tradizionali e le solidarietà comunitarie (quelle di “dio, patria e famiglia”) e si è legata a un sistema che nel soddisfacimento delle pulsioni e desideri individuali ha la sua radice e la sua forza: il mercato di consumo di massa. il quale prospera con il prosperare della solitudine e dell’isolamento individuale alla faccia della colorata e falsissima messinscena dei “social”.

l’ideologia dei diritti a ogni costo e senza freni si è sposata con l’ideologia dell’ottenimento individuale a ogni costo, dell’avere tutto e subito. dal posto come campione nella squadra del cuore alla vita da nababbo.

poiché, purtroppo, non resta vero che tutti possono avere tutto, che tutti possono fare tutto, ma li educhiamo a pensarlo (qui sta il dramma!), abbiamo milioni di frustrati e risentiti che vogliono essere tutti il re, ma non possono esserlo. 

mentre un tempo se gli giravano le balle, se ne facevano una ragione e, o per paura, o per autoconvinzione, tornavano al remo della galera, al lavoro della zolla, al taglio del bosco, al telaio e alle catene dello schiavo, alla loro esistenza obiettivamente di merda…; adesso no; adesso che “tutti siamo uguali e il re è uguale a me“, tutti vogliono essere il vertice del mondo, il re. tutti vogliono ricchezza, benessere, potere e prestigio. naturalmente fregandosene del fatto che in un sistema di risorse limitate mettere tutti al vertice della società e della ricchezza è impossibile. questo, oltretutto, avviene in un mondo che ancora continua a riservare o per scarsità di risorse o per calcolo il posto al sole a pochissimi, e che per ovvie ragioni di sovrappopolazione garantirà una vita decente a sempre meno eletti. la libertà, l’uguaglianza e il mercato, a fronte dell’incapacità di garantire il massimo a ognuno generano quindi una massa incalcolabile di odio e risentimento che fa quel che fa. se pensate che di questi individui siamo alla quota di miliardi con lo stesso mondo del passato e con sempre meno risorse, capirete la potenzialità della catastrofe.

l’alternativa sarebbe accettare un grado di vita e sopravvivenza essenziale e tornare a piccole comunità di eguali, chiuse, isolate, povere, e se non miserabili, semplici. ma sappiamo benissimo che la democrazia liberale di massa e di mercato non vuole certo permetterlo! nessuna èlite che ha costruito la sua fortuna sulle bugie di massa desidera la verità come via d’uscita. l’aspetto positivo e consolatorio è che i bimbiminkia di oggi non hanno gran colpa, sono cresciuti proprio in un sistema che li ha fatti credere di essere il centro dell’universo e di aver diritto a qualsiasi soddisfazione e realizzazionepurtroppo la loro reazione non li esime dal bimbominkismo, e questo immenso bacino di irrealizzazioni impossibili e frustrate determina scientificamente i disastri che vediamo.

e non avremo più nessuna religione o nessun sistema formale di razze, popoli o caste a fermarlo. purtroppo.

morto per morto | una lezione animalista

sappiamo tutti, che specialmente dopo quel che ha fatto, il toro è condannato a morte.

sarebbe morto lo stesso, nell’arena, non avesse fatto un cazzo e si fosse limitato a correre, atterrito e sconvolto, per le strade in “festa”, circondato da pezzi di merda infami che si divertono così. il fatto a Moratalla, in Spagna.

intantotiinfilo

«Morto per morto, intanto ti infilzo!»

ci piace immaginare che il toro l’abbia pensato. purtroppo per lui è un animale e non fa grandi ragionamenti, probabilmente. di certo è una lezione che dovremmo tenere presente sempre e comunque in caso di necessità.

 

poesiola per tempi di #raggiamari

il Movimento 5 Stalle perde giovenche e vacche, che confluiranno allegre nel mercato boario dei voti del trasformismo, nell’inciucismo parlamentare, nell’indecorosa rissa democratica delle preferenze, correnti, correntine, opinioni, personalismi e vaccate. inutile formare un  esercito se questo, alla prima scorreggina di vento, defeziona, perde pezzi, obbedienza e disciplina.

una lezione sulla Roma che verrà, se ci saranno abbastanza persone con gli attributi per farlo. come dicevo, lasciamoli squagliare al Sole di Roma.

Roma si doma con una legione
non con l’armata Brancaleone:
la prossima volta, al prossimo round
meglio votare per CasaPound.

addio Provenzano

Provenzano, il Boss, è morto.

Visti i precedenti con Riina e famiglia,
ci aspettiamo i funerali di Stato in TV
da Vespa, a Porta a Porta.