la mia personale “guida del cliente” | quantopago

un po’ per scherzo, un po’ perché la penso davvero così, affronto ancora l’argomento “qualità del servizio”, dopo il mio precedente post. premetto che queste sono le mie opinabili e discutibili stime fra costo di un bene/servizio (al giorno) e l’aspettativa che nutro riguardo ai miei bisogni, ai miei desideri e al ruolo di chi è pagato per servirmi. la tabella non è esaustiva, non tiene conto di molte sfumature, ma a braccio la trovo un metro di paragone che mi soddisfa sempre e non mi fa sentire mai in colpa come cliente…

quantopago

spero possa esservi utile come parametro di riferimento.

tutto il resto è noia.

inadatti, incompetenti, esercenti …purtroppo | liberalizzazione

la liberalizzazione è stata un male. ha fatto danni all’economia spesso invisibili, ma non per questo meno gravi o trascurabili. se contiamo le ore lavorate dalla burocrazia per avviare, tassare e interfacciarsi con un’attività, le ore spese da tecnici e manovali per allestire un locale, le ore perse da fornitori e gestori vari, a fronte di un servizio così deludente da dover chiudere bottega nel giro di un biennio/triennio si capisce che non è uno scherzo. dopo due/tre anni restano capannoni vuoti, debiti, si creano ulteriori spese per contenziosi con le banche, occasioni perdute, deserti suburbani e disagio.

il prezzo più alto lo paga l’esercente, o ex-esercente che chiude coperto di debiti e senza aver realizzato nulla.

certo il prezzo più alto lo paga l’esercente, o ex-esercente che chiude coperto di debiti e senza aver realizzato nulla. ma anche la collettività ne ha un danno. e bello grosso, perché non solo si impoverisce l’offerta di beni e servizi, ma si creano aree depresse che sono dure da riqualificare e far decollare ancora.

per aprire un esercizio dovevi essere noto per la tua competenza, la tua disponibilità a fare impresa seriamente, la tua capacità di autoformarti e “tener duro” in tempi di vacche magre, di evolverti con serietà e astuzia.

un tempo le licenze erano contate. significava che per aprire un esercizio dovevi essere noto per la tua competenza, la tua disponibilità a fare impresa seriamente, la tua capacità di autoformarti e “tener duro” in tempi di vacche magre, di evolverti con serietà e astuzia. c’era una doverosa e sana selezione a monte dell’imprenditoria.

niente di tutto questo nell’orda di disoccupati o disoccupandi che spremono papa e mammà per avviare imprese che sono assolutamente incapaci di gestire e che naufragano inevitabilmente nel giro di pochi mesi. la liberalizzazione ha solo arrichito la casta del politicume locale, impoverendo tutti a conti fatti e seminando disastri professionali e carriere troncate. ne ho conosciuti di personaggi così, dal benzinaio che un bel mattino mi apostrofa “Ci mancavi solo tu stamani!” – quando ero un cliente fedele che era andato anche al un bancomat vicino a piedi per pagare – quando il distributore aveva l’accettatore automatico guasto!; alla barista che mi sparpaglia il panino sul bancone e poi me lo riassembla e serve come se niente fosse; all’altro bar dove l’aperitivo è solo un bicchiere con qualcosa dentro; al bar dove un caffè shakerato diventa risciacquatura di lavabo; al negozio di giochi di ruolo dove se entri sembra di aver interrotto un’orgia di scambisti nel garage;

non sono un tipo che fa scena. semplicemente ringrazio, pago e non torno mai più.

non crediate che non serva: quel benzinaio e quell’esercente di carte Magic non esistono più. travolti dalla loro “bravura” e da una clientela che giustamente si è dileguata. quindi penso che sia un bene allargare le informazioni, creare una cultura della scelta e del consumo consapevole.

niente di tutto questo nell’orda di disoccupati o disoccupandi che spremono papa e mammà per avviare imprese che sono assolutamente incapaci di gestire e che naufragano inevitabilmente nel giro di pochi mesi.

la storia del panino è successa mezz’ora fa. ho trovato in rete un bel tool per personalizzare e condividere mappe.

qui la mia mappa personalizzata dei bar da evitare. 

https://umap.openstreetmap.fr/it/map/ristoranti-e-bar-mai-piu_104580#17/43.68907/10.62600

aggiornata passo passo, può essere una mano al cliente e una sveglia a sin troppi sedicenti professionisti. che purtroppo esercitano. sarebbe bello che tornassimo tutti alle licenze contate e al numero chiuso di esercizi.

 

la “buona scuola” | quel disgraziato di don miliani

la scuola della sinistra, del cattocomunismo, si sta realizzando. ora.

tutti promossi. anche se sputano in faccia a professori e sul personale. la scuola degli ignoranti, degli arroganti, dei fannulloni e dei maleducati. l’elettorato PD e italiota preciso. questa sì che è una cura del parco buoi e un inquadramento dottrinario che neppure le più sfrenate dittature totalitarie potevano sognarsi. ma tali sistemi sono uno scherzo goliardico rispetto al nuovo di governo che avanza, che è molto molto peggio. la scuola di Don Milani e di troppi sciagurati sedicenti “educatori”.

un popolo senza rispetto e disciplina, ignorante, senza timore dell’autorità è un popolo perfetto per la porcilaia produci/consuma/crepa sognata dal potere.

grazie Don Milani. se prima pensavo che le tue idee fossero qualcosa di farabutto, pericoloso e disgraziato, ora ne ho la conferma. la vostra pedagogia permissivista e infame ha commesso un crimine bestiale contro il futuro del paese, sulla pelle dei bambini. e i politicanti la promuovono a ben vedere e con  gran profitto: un popolo senza rispetto e disciplina, ignorante, senza timore dell’autorità è un popolo perfetto per la porcilaia produci/consuma/crepa sognata dal potere. dalla Milano delle pandillas, alla gente mandata in coma per un “Vietato Fumare”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/25/scuola-novita-in-arrivo-addio-alla-terza-prova-della-maturita-e-al-voto-in-condotta-basta-bocciati-alle-primarie/3054561/

fallire, riesce anche ai peggiori… | giornalaismo

Sei così sfigata che quando ti fai i film mentali, puoi permetterti solo dei trailer. (Anonimo, di fianco alla Pieve di Peccioli)

non sono riuscito a trovare in rete uno dei promotional/trailer del programma di Gianluca Semprini, “Politics”. chi lo ha visto capirà, e chi far i miei lettori ne è a digiuno, qui  ne fornisco una concisa descrizione, che potete saltare a pié pari se conoscete lo spot.

In ogni trailer Semprini si accinge a interpellare un ospite (politico/personalità) con una domanda piuttosto secca. Non appena l’intervistato risponde in modo articolato, degli assistenti lo portano via dallo studio, “togliendogli” la parola. Semprini poi si vantava del fatto che a domande dirette si doveva rispondere altrettanto direttamente, in pratica con un si o con un no.

ebbene, sin dalla prima volta che ho visto il trailer ho provato un invincibile e istintivo moto di disgusto e rabbia. ho trovato da subito sconcia questa semplificazione cialtrona del reale, questo riduzionismo a monosillabi per descrivere problemi complessi. sono anche io acerrimo nemico del “politichese”, del “burocratese” e dei giri di parole inutili. amo chi parla chiaro e dice pane al pane e vino al vino.

ma questa modalità di trattare una cosa seria come il dibattito politico mi è risultata offensiva, vergognosa e cialtrona. già i media ipersemplificano e spettacolarizzano da anni questioni che andrebbero analizzate e sviscerate con la massima cautela, attenzione, cura, sensibilità per il vero che sta nel dettaglio. già assistiamo nelle TV di Stato e Private a una sconcia, ininterrotta telerissa, già il giornalismo italiano e il linguaggio pubblico sono avvelenati da luoghi comuni, parole d’ordine senz’anima e prive dell’umiltà del vero, conformismo, menzogne, depistaggi. non occorre certo la prepotenza di chi trascina via un interlocutore a forza dalla piazza (per quanto virtuale) solo perché non risponde come un selvaggio, a grugniti di assenso o dissenso.

Pasolini avrebbe avuto parole più belle da dire ai Semprini e alla logica del dibattito proposto da questo palinsesto Rai.

io mi limito a dire che ci avevo probabilmente visto giusto su un panorama di squallore e di scorrettezza ben incardinati in certe modalità espressive, giornalistiche e interlocutorie. e i risultati sono arrivati, forse ci si sta stancando di certo giornalaismo.

Semprini non piace, per fortuna – share al misero 3 percento con un calo progressivo e impietoso (5,5%, 3,5%, e 2,9%) – e pare che ci sia pure da ridire anche sulla sua nomina.

giornalaismo, tristezze, un atteggiamento che speriamo paghi sempre meno. non lo avrei pensato visto l’andazzo degli ultimi trent’anni, ma, per fortuna, forse stanno iniziando a fallire anche i peggiori.

 

Ciampi, uno di meno | pompini post mortem

se ne è andato. si è levato dai coglioni.

e nessun rimpianto. manco per il cazzo.

pure troppo c’è stato sul groppone.

perché io appartengo a quella classe il cui futuro è stato rubato dall’Euro, dalla plutocrazia, dalle banche padrone, dal carovita, dalla costante e metodica erosione dei diritti, delle opportunità, delle retribuzioni, del lavoro operata dalla classe politica post-Tangentopoli.

io non faccio pompini postmortem a certi vampiri, personaggi e politicanti come fanno le testate che a parole si dicono “contro”

io appartengo a quella generazione che non ha potuto far famiglia se non quando è stato troppo tardi, quelli a cui il precariato è durato fino ai 35 anni. e che senza l’aiuto dei propri genitori non potrebbe neanche farsi la prima casa. io appartengo alla generazione a cui i Treu, i Biagi, i vari “riformisti” del cazzo hanno sfasciato il diritto alla dignità.

i Ciampi, i Napolitano, gli Amato, i Dini, gli Schioppa, i Monti, le Fornero, e compagnia bella, tutta l’intera classe politica e parlamentare nazionale post Tangentopoli ci ha affamato con l’Euro, il rigore, l’austerità, le politiche pro-padronato, la socializzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili. sono politicamente correi, colpevoli di questo immane furto alla felicità, al futuro e ai diritti e ne portano la piena macchia, lo stigma, la responsabilità, ne caveranno la “giusta fama” dai posteri.

io non dimentico le speranze gettate nel cesso, le opportunità mancate, le delusioni, i tradimenti gli inganni. io non faccio pompini postmortem a certi vampiri della speranza, a certi personaggi e politicanti come fanno le testate che a parole si dicono “contro” i poteri delle banche, tipo “Il Fatto Quotidiano” (ora non chiedetevi, vi prego, perché calate nelle vendite, come si vede qui e qui).

i Ciampi, i Napolitano, gli Amato, i Dini, gli Schioppa, i Monti, le Fornero, e compagnia bella, tutta l’intera classe politica e parlamentare nazionale post Tangentopoli ci ha affamato con l’Euro, il rigore, l’austerità, le politiche pro-padronato, la socializzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili. sono politicamente correi, colpevoli di questo immane furto alla felicità, al futuro e ai diritti

io non dimentico.

io stasera brindo, “Uno di meno, anche se troppo troppo troppo tardi!” e invito tutta la banda di politici:

Seguitelo subito, seguitelo presto, levatevi anche voi dal cazzo, ORA.