community di merda > società di merda | ci stai riuscendo bene…

SE questo è il futuro dell’interazione, comunicazione social e umanità 3.0, idolatrato da certi movimenti, siamo a posto.

delatori

 

come si vede chiaramente dalle linee guida della Community, non stupitevi se tutto ciò produce una società di delatori, pecore e spie, tutti soggiogati da un potere farabutto e oppressivo.

il delatore è un infame, sotto qualsiasi veste, in qualsiasi epoca, in qualsiasi circostanza. e infame è chi se ne serve e lo premia.

Censura Film: in regia siede la follia…

Perché una classificazione così assurda e folle? Due film, uno atroce e uno solo spaventoso, uno per Tutti e uno no. Che cosa determina le scelte della commissione censura e minori del cinema davanti a due opere completamente diverse e per violenza assolutamente incomparabili? Enigmi della normativa. 28 Giorni Dopo e Funny Games.

Sto scegliendo un film horror da mostrare in classe. Ovviamente per accompagnare le lezioni sul racconto Horror (tempo di Halloween). Chiaro che gli insegnanti di scuola media hanno da evitare il bollino VM14. Per cui capite che trovare un titolo decente e “guardabile” è un’impresa.

Ebbene. Ho scoperto, spulciando la mia videoteca, che il film che reputo – in buona compagnia di critica – come il più brutale, violento, allucinante, crudele della storia del cinema, bestiale per la violenza solo percepita ma magistralmente tangibile – Funny Games (’97) di Haneke, il primo, non il remake – è un film per tutti (visto censura 92718 dl 30/07/98), mentre lo zombi-horror “28 Giorni dopo” è VM14 (visto censura 97171 del 10/06/03)!!!

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Due parole…

Chiaramente se guardiamo alla violenza mostrata 28 Giorni Dopo è pieno di orrore. Ma è chiaramente un racconto di pura fantasia, è l’equivalente di una fiaba spaventosa con creature inesistenti – zombi – e gli adolescenti sono chiaramente consapevoli del fatto che si tratta di purissima finzione e effetti speciali.

Mentre Funny Games non mostra un cadavere. Si vedono, nella più atroce delle scene solo le macchie di sangue spruzzate da un colpo di fucile nella stanza e sulle vittime. Ma la storia è dal primo fotogramma all’ultimo un cazzotto nello stomaco continuo. Parlo da adulto e ne ho viste di “robe” atroci sullo schermo, dal “Mondo Cane” di Jacopetti in poi. Eppure lì la violenza è presente, concreta, palpabile e assai realistica. In primis perché una storia del genere è a differenza degli zombi assolutamente verosimile; secondariamente perché gli attori sono atrocemente bravi; terzo perché si capisce bene che cosa non si vede e vi assicuro questo film pur essendo una narrazione di fantasia (ma verosimile e replicabile nella realtà) non sfigurerebbe per crudeltà e atrocità sentite, percepite, sperimentate a fianco di un vero documentario su atrocità autentiche e realmente accadute (dai lager nazisti in giù…).

Che dire?

E allora vi chiedo: ha senso misurare la violenza di un film solo in base all’esplicito senza tenere conto né del contesto, né del tipo di vicenda descritta, né dell’effetto magistrale dei registi che, in un caso, presentano una “spaventosa” ma irreale distopia, e nel secondo mostrano senza mostrare atrocità davvero sconvolgenti, realistiche, concrete, “filmisticamente” parlando?  Ha senso una follia del genere? Che senso ha tale follia?

Vissani, stella Michelin della cafoneria

il guitto in camice da cuoco che sbotta: “Ma voi vegan lo sapete che c’è un estratto di pancreas di maiale nei biscotti?”

basta replicare quanto segue:

Sarà per questo che i vegani si documentano con grandi sacrifici economici e organizzativi da decenni sulla filiera e sapevano da decenni cose che tu Vissani e altri “avanzi di cucina” avete scoperto solo ieri. Perchè è così: c’è chi sa quel che mangia e chi sfodera arroganza a quattro stelle Michelin. E non è neanche arrivato primo…

in breve: Vissani SUCA!

fuori la scheda! | conigliocrazia

quando leggo di casi di questo tipomi corre la mano allo strillo: 

«Fuori la scheda elettorale, Ciccio: per chi hai votato?»

perché la democrazia è innanzi tutto responsabilità. voto responsabile, scelta responsabile e responsabilità delle conseguenze che ci si tirano addosso avendo scelto a cazzo.

perché una vera democrazia deve prevedere il voto palese: ti devi assumere la responsabilità anche pubblica delle tue scelte, altrimenti si crescono popoli paurosi e interrati come conigli, si creano conigliocrazie o ovicrazie. come dice il celebre motto popolare inglese:

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che è quello che esattamente siamo, anche grazie al voto segreto. e allora basta concludere che se anche solo l’ingegnere ha votato alle politiche questa volta il PD e i suoi Jobs act del cazzetto… il tipo:

si merita pienamente tutto questo

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e è pure POCO

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zappa al volante | l’italiota media emancipata

ah donne, du du du In cerca di guai…

un’ignoranza che non termina mai (al volante). a te, donna emancipata, sul fottuto Fiat Qubo arancio metallizzato che alle 17:05 di oggi 21  ottobre esattamente qui:

quilacazzara

hai fatto retromarcia in fila al semaforo e ti sei “appoggiata” alla mia auto, perché non te ne frega un cazzo di guardare, in retromarcia… che sarà mai! tu, donna emancipata. a te che manco esci per vedere, ti suono e esco. controllo, per fortuna niente.

e tu, donna emancipata che esci dopo che ti sto fissando, in piedi accanto all’auto, doppie frecce accese, e fai la faccetta a cazzara protestando, e pure risentita:

«Non è successo niente!»

come se fossi stato io a venirti addosso (nota la sottile espressione, o donna al volante emancipata), come se il problema fossi io. e poi rimonti in auto, neanche un “Mi scusi, mi spiace. Arrivederla.” perché non siamo certo in Arabia Saudita, no?

ti hanno mai detto che sei una zappa? ma una zappa di concio?

le cazzate “alla Zavalloni” | pudore e risparmio

«La morte è più leggera di una piuma. Il dovere più pesante della montagna.» Proverbio dei samurai

dev’essere dura al Fatto(ne) Quotidiano dover sopravvivere contando sulle sciampisterie a mezzo stampa di Madame Lucarelli e attirare l’attenzione di una sempre più distratta platea con articoli-boiata del sedicente “esperto” di turno.

ecco che un certo Zavalloni (mai coperto…) si sente in dovere di dire la sua, qui.

il meno che gli si possa augurare è di imparare in fretta a auto operarsi d’urgenza allo specchio in anestesia locale, sia mai che i chirurghi futuri, in quanto studenti, decidano di dargli sciaguratamente retta, seguendo il suo consiglio in massa: “Chi andrebbe a Teatro, sapendo di dover fare una relazione dopo sullo spettacolo che non verrà neanche letta?”.

“Chi di noi andrebbe a teatro sapendo che all’uscita ci viene assegnato come compito una relazione sullo spettacolo appena visto? Una relazione che poi, può darsi, nessuno leggerà mai. Mettiamoci per un attimo nei panni di uno studente.” [Il sedicente “esperto” Zavalloni]

ora, a parte l’abominevole cazzata del professore che non legge gli elaborati che assegna, che già inviterebbe un cervello pensante a cestinare le prodezze del nostro, sarebbe interessante un mondo in cui la quasi totalità delle persone evitasse di recarsi al lavoro potendo fare l’amore sotto le coperte e tirar tardi mattinata. 

che imbecilli al Pronto Soccorso o nelle cabine dei treni da pendolari delle sei!

chissà se avremo la gioia di vedere uno Zavalloni in  attesa di ambulanza e intervento salvavita e un autista che quella volta gli abbia dato veramente retta! mettiamoci nei panni di infermieri e autisti delle Ambulanze! come se i ragazzi dovessero pure lavorare per ingrata paga e necessità e non per investire su sé stessi. con totale mancanza di pudore un bel consiglio per il piacere facile contro il dovere difficile! un grande aiuto per il lavoro controcorrente e sempre più ingrato di insegnanti e educatori, e che suggerimento alla gioventù! e bravo Zavalloni, brava redazione de il Fatto(ne) Quotidiano!

però una cosa buona ne esce, per un insegnante come me, con il salario che ho risparmierò sui libri del nostro Esperto!

ciuco

[sopra: foto di un ciuco felice: gli han detto che persino uno Zavalloni scrive libri e articoli! c’è sempre speranza…]

 

demenza radical-chic | mi rubi il muro, ma non vuoi che ti rubino le idee…

c’è un episodio di cronaca che mette bene in luce la demenza di un mondo in cui pochi radical-chic annoiati si sentono in diritto di fare cosa gli pare a danno di tutti; ma frignano e corrono da sbirri e giudici se qualcuno li tratta proprio come loro trattano il prossimo.

McDonald per decorare i suoi locali avrebbe, senza permesso degli “autori”, usato delle firme artistiche o “tag” di celebri street writer (ma discendenti di ricche e annoiate schiatte) o altrimenti detti graffitari. un furto è un furto, anche di un segno grafico e dell’idea che ci sta dietro. eppure chi ha portato McDonald davanti ai giudici ha persino più torto della catena.

perché? perché i graffiti sono essi stessi illegali ab origine, fatti abusivamente su muri e supporti che non appartengono certo al graffitaro.

è cosa evidente e razionalissima che chi viola per primo la proprietà e la legge non abbia alcun diritto da accampare di fronte alla giustizia se viene derubato o danneggiato a sua volta. 

rubi il muro per la tua “arte” e hai la faccia di tolla di denunciare chi riproduce senza permesso un tuo scarabocchio?

a parole ti dici di batterti per un’arte di tutti, una società libera e ribelle giochi a fare l’anarchico, e poi fai il nevrotico se qualcuno ricopia e utilizza la tua arte?…

se questo non è comportarsi da stronzi senza pudore, ditemi cosa lo è.

prima “rubi” il muro e lo imbratti e poi hai anche il coraggio di intentare causa? sei solo uno stronzo; un assaggio del mondo sognato da certi ricchi e annoiati liberali figli di papà: Io faccio cosa mi pare, tu no.