il bello dell’apartheid | provocazioni

ho mollato con gioia e profitto quella cloaca di Facebook dal 13 luglio scorso. non posto praticamente niente, tengo la pagina aperta solo per seguire dei gruppi (sono admin di uno) e per contattare via PM i miei conoscenti.

sto da dio.

ogni tanto scorro questa cloaca di false amicizie e cialtronismi vari e non mi pento affatto della scelta.

devo confessare che qualcosa di utile si pesca – per quanto sempre più raramente – in questa fogna social.

ad esempio insospettabili lezioni di vita e bon ton, che ci ricordano come l’igiene “razziale” delle idee e delle frequentazioni sia ottima cosa. lezioni di selezione e “razzismo delle idee” che vengono proprio dai paladini dell’antirazzismo.

per esempio “amicizie” come questa:

così, provocazioni talmente infantili che…

però mi dico – diamogli una possibilità, diamogli retta… – non abbiam mai litigato, ci siamo sempre rispettati e ci siamo scambiati visibilità e like. la tipa in questione ci campa, di spettacolo. un social è “il” veicolo per promuoversi.

di colpo, fa la razzista e mi dice che vorrebbe eliminarmi dal giro (delle “amicizie”)… provocazioni

e allora che dico: la messaggio e la blocco. a essere intelligenti si potrebbe obiettare che il rispetto e la frequentazione artistica travalicano le scelte politiche contingenti.

ma se a raccomandar razzismo nelle frequentazioni sono i “bravi ragazzi” antirazzisti e tolleranti, non posso che ricredermi. si vede che il razzismo social è più intelligente della ragionevolezza civile e della galanteria.

messaggio e blocco il contatto. forse ha ragione lei: stavo sbagliando a frequentare certa gente, anche su Facebook. certamente mi ricorderò di estendere tale igiene anche al suo gruppo artistico. biglietti in meno, in tempo di crisi, si vede che a loro va bene così.

in fin dei conti forse ci guadagniamo entrambi. il bello dell’apartheid

quando ti sparo in faccia, la verità non c’entra | terrore

una riflessione in un giorno speciale -per gli altri, non per me che del natale me ne batto da decenni il cazzo – su quello che significa “sistema di valori”.

La verità non ha niente a che fare con la morale.

immancabilmente, di fronte alle foto di Anis Amri, del suo cadavere, e del risultato di quello che ci dicono essere un ultimo, estremo scontro a fuoco, una resa dei conti molto western a pochi km dal Duomo di Milano, si scatena la solita rissa social fra “buonisti” e “forcaioli” con tutte le casistiche intermedie.

qui mi preme far notare come la questione “giustizia” e quindi “verità” – poiché la verità è presupposto costitutivo di ogni giustizia – sia mal posta. tutto dipende semplicemente dalle coordinate, dai confini del territorio morale e valoriale che condividiamo, o affermiamo di condividere.

in primo luogo un dato filosofico, spesso scomodo, spiacevole, ma serio:

La verità non ha niente a che fare con la morale.

La verità è soltanto la corrispondenza precisa fra una enunciazione e un fatto. Se dico che domani a Viareggio il sole sorgerà alle ore 07:52 ora locale e tramonterà alle 16:47, dico una verità fattuale relativa alla posizione astronomica del sole, certa e misurabile, verificabile da chiunque. Il fatto oggetto di verità può essere relazionato con la nostra morale, le nostre aspettative, i nostri desideri, le nostre speranze e ogni altra opinione,  in vario modo, ma resta un fatto e fintanto che la sua enunciazione gli corrisponde, essa è “vera”.

che Amri sia stato l’assassino dentro al tir in Germania è ben altra faccenda, che spetterebbe semmai a un dibattimento giudiziario. personalmente vi dico che ho scarsa fiducia nella capacità di un tribunale umano di esprimere una qualsivoglia verità…

figuratevi se – per adesso – Amri è dichiarato colpevole dai giornalisti.

categoria in cui ripongo meno fiducia di quanta non ripongo nella merda dentro la lettiera dei miei gatti.

il resto, come diceva Nietzsche, sono solo interpretazioni,

l’unico fatto è che nella foto c’è un cadavere e il cadavere è quello di questo signore (probabilmente).

come sia morto è versione che ci è stata fornita dai suoi stessi esecutori. possiamo credere loro o no, qui sta la nostra libertà di opinione e di giudizio, l’unico fatto è che della sua morte abbiamo una versione fornita da certe persone tal quale quella divulgata dai giornali.

un’altra certezza elementare, è che i morti non parlano. quindi Amri non potrà confermare o smentire alcunché, non potrà più proclamarsi innocente o fiero martire della propria personale jihad.

il resto, come diceva Nietzsche, sono solo interpretazioni, oh beh Nietzsche lo diceva anche per i “fatti” in toto, io sarei meno totalitario di lui (per me esistono i fatti, ma hanno un campo estremamente limitato a quello che chiamiamo mondo fisico e fenomeni fisici).

ora è chiaro che nei mondi delle interpretazioni l’unica legge che dovrebbe valere è quella della coerenza, coerenza con i limiti morali e con i convincimenti personali di ciascuno. c’è quindi chi ritiene giusto che il tipo sia stato ucciso perché reagiva a dei poliziotti; chi ritiene giusto che sia morto perché semplicemente “È un terrorista di merda e con questi ci vuole la pena di morte.”; chi ritiene la sua uccisione un’esecuzione extragiudiziale e un errore strategico e obiettivo (io fra questi); chi ritiene la sua uccisione un’ingiustizia lesiva del diritto di ciascuno a un processo equo e a una pena fra quelle previste dalla legge (per inciso va detto che la legge contempla l’uccisione di chi si oppone con le armi agli agenti).

Quando spari in faccia a qualcuno non esiste la verità, esiste solo la potenza.

queste sono solo interpretazioni, legate a premesse e valori del tutto opinabili, personali, e per sé impossibili da deliberarsi come più o meno vere, più o meno lecite. si tratta qui non di verità, ma di potere, di potenza. e quindi di volontà, radice della potenza. anche Nietzschianamente parlando. lo è anche il mio punto di vista, puramente strategico, non essendo io certo della colpevolezza di Amri.

cercare la giustizia o la verità in una guerra è come cercare diamanti frugando nella merda dei cani.

lo stesso può dirsi dei poliziotti che lo avrebbero ucciso. Quando spari in faccia a qualcuno non esiste la verità, esiste solo la potenza. Puoi farlo e lo fai. Cosa che vale per il terrorista come per il poliziotto. Il potere di vita e di morte non è un fatto di verità e/o giustizia, è solamente una scelta di volontà che diventa fatto nella misura in cui è possibile portarla a effetto (il “poter” farlo davvero), non parlo dunque della “potenza” aristotelica come possibilità. il resto è sempre una questione di “potere”, il mio diritto contro il tuo diritto, la mia giustizia occidentale contro la tua Sharia, il mio voler vendicarmi contro il tuo voler vendicarmi. parlandoci chiaro, le guerre umane, e questa storia di tir, mercatini di Natale, presunti o veri asssassini in fuga per l’Europa senza frontiere (come i giochi della nostra infanzia) è una delle manifestazioni della guerra. cercare la giustizia o la verità in una guerra è come cercare diamanti nella merda dei cani. la guerra è per sé un atto di arbitrio e volontà, e ovviamente di terrore. con la giustizia e il vero essa non ha un cazzo a che fare. e se qualche corrispondenza c’è fra chi ha colpa e chi crepa essa è, come nei film, un fatto puramente casuale, ma dei film – va detto – noi preferiamo non le avvertenze ma la narrazione, l’invenzione, le illusioni, come l’illusione di essere “buoni” vs. “cattivi”.

anche questa una questione di potere e volontà, non di verità o giustizia.

prima Repubblica, morta Repubblica, non-morta Repubblica | rassicurazioni

vorrei rassicurare i miei lettori che si stupiscono, e commentano, e discettano sul nuovo governo varato dal Presidente Mattarella e guidato dal “mite” (ma non innocuo) Gentiloni.

lasciando stare per il momento il ruolo ricoperto dalla Presidenza della Repubblica in tutto questo, ruolo non certo ininfluente, ma condizionato da precise e ineludibili prassi costituzionali e di prammatica, vorrei occuparmi qui del governo in sé e stemperare le ondate di livore, ma soprattutto di offeso e indignato stupore che salgono dai social e dal popolo, sul web e fuori per un simile spettacolo.

copiando un caro conoscente e blogger anche noi ci scusiamo con i lettori che avessero appena finito di pranzare, ma – molto pacatamente – si potrebbe osservare, a fronte degli inferociti commenti e delle inequivocabili attestazioni di disistima e sfiducia verso Gentiloni & C., che nessuno si infila l’abito di gala per frugare nella merda.

o se preferite, tutti abbiamo bisogno di questo oggetto in casa

anche se nessuno lo ama e nessuno lo mette in mostra a centrotavola quando riceve ospiti.

perché?

perché mettersi in ghingheri e abitino firmato quando si sta per infilarsi a pesce in una fossa Imhoff è semplicemente dannoso e stupido, oltre che inutile. e perché, passando al secondo esempio, ci sono cose o enti nel mondo che possono sembrare ai più disgustosi, ma necessari.

necessari non per noi, certo. quando mai un qualsiasi governo della Repubblica si è interessato al benessere autentico degli elettori? andiamo!

necessari semmai al signor Renzi per tutta una serie di cose.

le elenco in ordine sparso, senza pretendere di esaurire la casistica e i vari possibili gradi di necessaria utilità al furbetto di Rignano sull’Arno (paese d’ora in poi molto sfortunato per quanto dovrà ricordare toponomasticamente).

  • prendere la rincorsa per inculare meglio e ancora l’elettorato ostile e amico; per esempio approvando o continuando l’iter di una qualsiasi delle “schiforme” tese a demolire la sicurezza sociale e lavorativa, precarizzare i lavoratori, favorire la “lotta di classe” – ma quella intestina – a pro del comparto imprenditoriale, tartassare il ceto medio, impoverire esodati e pensionati, salvare il culo a bancarottieri e furboni che trasformano risparmiose nonnine in ciccia da bail-in cambogiano o anche premiare sfasciatori di illustri e venerate banche medievali… l’elenco è lungo e la pazienza breve.
  • prendere tempo in attesa di congiunture elettorali più favorevoli e sperabilmente anche di poco differenti dalla monumentale tranvata sul muso incassata con un referendum ad personam, trasformatosi solo per stupido orgoglio personale da possibile e magari fortunato tentativo di golpe bianco a un test di gradimento sul Governo e sulle suddette “schiforme”.
  • impapocchiare un rebranding di sé stesso abbastanza credibile da infinocchiare l’elettorato ostile e soprattutto amico, come già ventilano e consigliano illustri parassiti detti “spin doctors” o politologi; magari passerà da Fonzie al belloccio di “Lost” (Jack Shepard), chi lo sa… per tornare più fresco di prima alla ribalta. e rivogarci lo stesso menu in salsa nuova.
  • manovrare nell’ombra una caterva di utili uomini di paglia, facendo fare loro il lavoro sporco. evitando rogne dirette e scaricando il disonore su terzi. finché dura.
  • realizzzare il sogno di Napolitano di trattare l’M5S come il PCI di un tempo: ossia di riesumare ogni cadavere e ogni metodo della “prima Repubblica”, dal trasformismo al consociativismo, da Berlusconi redivivo ai penta-esa-eptapartiti, dall’inciucismo più scellerato alle coalizioni balneari o fiume pur di non mandare mai Grillo & C. al governo. sogno molto romanzesco, ma non del tutto impossibile. le condizioni ci sono tutte: un partito con gran seguito popolare tenuto fuori dalla stanza dei bottoni con ogni mezzo formalmente lecito ancorché degradante. anche a costo di uno, mille, o centomila Gentiloni. la prima Repubblica lo ha fatto con il PCI e ora la vecchia solita Repubblica lo farà con il Movimento Cinque Stelle.

insomma, non prendetevela più di tanto se il LXIV Governo della Repubblica sembra far senso e indignare anche il più laido, colluso e embrionale atomo di correttezza e onore che ci portiamo dentro…  nessuno si mette il frac per frugare nella merda, nessuno adora l’utilissimo spazzolone da wc. sarebbe come incazzarsi perché in The Walking Dead gli zombi non durano. sono fuffa, diversivo, strumento per far brillare altri, non hanno alcun pregio o valore in sé. di più: non devono averlo. sono solo necessari in certi sfortunati frangenti.

come non serve essere dei Giulio Cesare, dei Washington o dei Che Guevara per assolvere a un compito temporaneo, sgradevole, ingrato e obiettivamente spregevole. sarebbe uno spreco del tutto folle, no?

qui una nostra speciale vignetta per la nuova Ministra della (d)istruzione.

53 | nel segno di Ar

Coltivare, nel tempo, le migliori virtù umane (o dovremo dire aumane, tanto ci sono, qui, lontane?). Dunque, ogni sabato sera, al posto dei festini col mangiadischi, letture rituali in via Patriarcato. Nietzsche, Evola, la biografia di Federico II del Kantorowicz.

 

quando la realtà cospira contro il tuo materialismo, e ti fa pensare a un Destino.

un gentile conoscente, su un forum, mi segnala un volume. leggo proprio stamani il suo post: non mi indica la casa editrice. la trovo sul web, partendo dalla collana. conosco benissimo l’editore e sono cresciuto anche sui suoi testi, a partire dalla fine del Liceo.

oggi, proprio oggi, 9 dicembre 2016, quell’editore compie 53 anni.

non è un caso. ora non è affatto un caso.  io dico che questa congiunzione delle realtà si chiama destino, fato.

qui sotto rinvio alle prime righe del loro sito.

buon 53°, Edizioni di Ar

 

1963-2013: cinquant’anni di Ar.

1963. Solo diciotto anni dalla fine della guerra dei fascismi. A Padova, nel quartiere Arcella, ci sono ancora i crateri delle bombe angloamericane e il cielo ha il ricordo dei cerchi di fumo di Pippo, l’inglese spione. È l’anno del primo LP dei Beatles, del celeberrimo discorso di Martin Luther King, “I have a dream”, dei paesi sbranati dalla frana del Vajont, dell’assassinio di Kennedy. L’anno di Marcovaldo in libreria e di 8 ½ al cinema, del primo 007 e del Gattopardo. In TV c’è Mike Bongiorno con i suoi quiz di cultura generale.

Le Edizioni di Ar nascono il 9 dicembre 1963. Freda ha affittato un’ex rimessa in una strada lunga e sfatta del centro, via (nomen omen) Patriarcato, vicinissima al Liviano di Gio Ponti. Si ritrovano lì tra fuoriusciti dal MSI, per lo più ragazzi tra i diciotto e i vent’anni, insieme a un ex brigatista nero ed ex reggente di Ordine Nuovo.

La realtà è poca, ma è l’idea, secondo Freda, che deve giudicare la realtà, non viceversa. Infatti, il nome che il gruppo si dà è un’esortazione anagogica: Ar. Ar è il radicale di quei termini di origine indoeuropea che esprimono la vigoria fisico-morale (aretè, in greco, ‘aristocrazia’), fino ad arrampicarsi nelle implicazioni metafisiche di essa: i vocaboli ordine, rito.

Un radicale linguistico, germe intemporale di significato da completare nel tempo, da sigillare con il proprio operato. Perenne, arcaico, ma pronto a innestarsi nel nuovo presente che lo voglia e sappia assumere. Un’idea senza il confine di una parola, che chiunque sia abbastanza schietto e lucido può comprendere, indovinare e tradurre in azione (un radicale non è circoscritto: è in attesa della sua espansione). L’idea – banale, in fondo – del Bene come l’avrebbe coltivata un antico.

Ar significava stare nel tempo senza esaurirsi in esso.

continua su: http://www.edizionidiar.it/presentazione/

 

Thun: questo Natale boicottala!

un’ottima notizia e una migliore iniziativa natalizia. pochi fra i giornalisti di questo infame paese – come è ovvio – ne hanno parlato, ma i ragazzi di CasaPoundBolzano sono stati assolti dal processo intentatogli dalla multinazionale Thun per un presunto “danno d’immagine“.

Qui il testo della lettera che ho spedito alla email aziendale, con le ragioni di tanto sdegno e con la proposta che segue.


A THUN S.p.a.
Via Galvani, 29
I-39100 Bolzano
Tel. (+39) 0471 245 111
Fax (+39) 0471 931 822
info@thun.it
Azienda Thun,
ho con gioia appreso dell’assoluzione dei militanti di CasaPound che Voi avete trascinato in tribunale, chiedendo la colossale cifra di 500 mila euro, mezzo miliardo! Per un’accusa che si è rivelata oltretutto infondata e priva di qualunque giustificazione.
Già se pure ci fosse stato un qualsiasi torto nei Vs. confronti, solamente la sproporzione tra quanto chiesto e il tenore economico delle persone che avete trascinato dal giudice ha reso il vostro tentativo cosa di per sé oltremodo sgradevole e parecchio schifosa. Figurarsi voler “spillare” mezzo miliardo di euro a degli innocenti!
Ne ho parlato con amici e parenti e abbiamo trovato decisamente questa Vostra condotta così poco natalizia da boicottare ogni acquisto Thun; e si sa che è sotto le Feste voi mietete cassa.
Ne parlerò con chiunque conosco. E tutto questo a parte la questione “delocalizzazioni” sollevata da CasaPound. Penso che tantissimi troveranno il vostro tentativo giudiziario qualcosa di ben poco compatibile con animaletti angioletti e cuoricini da presepe.
“Boicotta Thun”: una “buona azione” natalizia merita un gran riconoscimento.
Mi raccomando, andatene fieri! Noi acquirenti e consumatori faremo la nostra parte.
Furio Detti
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Invito amici e lettori a scrivere a Thun e a esprimere pacatamente ma fermamente la riprovazione, la ripugnanza e lo sdegno per questa condotta verso cittadini innocenti e colpevoli di aver espresso un legittimo parere e dissenso contro una politica aziendale a tutela dei lavoratori nazionali.

BOICOTTA THUN

qui per rincaro aggiungiamo la nostra satira…

thonnatale