la GenerazioneSmartphone | not so “smart” (indeed with issues)

traduco la seconda parte del titolo “angloavveniristico” di questo post:

“La Generazione Smartphone | Non così “furba” (in realtà con problemi mentali e psicologici)

perché mi è giunto sotto il naso questo articolo di Jean TWENGE, Professoressa di Psicologia alla San Diego State University (CA, USA): “Come lo Smartphone ha influenzato un’intera generazione di ragazzi”. Articolo del 22 agosto 2017 apparso sul sito “The Conversation“:

Una campagna statistica del 2005 ha scoperto che due ragazzi statunitensi su tre posseggono un IPhone, per questa ragione ho deciso di chiamarli la “IGen”, come ho spiegato nel mio nuovo libro “IGen, why today’s Super-Connected Kids are Growing Up Less Rebellious, more Tolerant, Less Happy – and Completely Unprepared for Adulthood” [ndR, trad. mia: “IGen, perchè i ragazzi superconnessi di oggi  stanno crescendo meno ribelli, più tolleranti, meno felici – e completamente impreparati per l’età adulta”]. Essi sono la prima generazione che passa il suo tempo con uno smartphone. Che cosa rende la IGen così differente? Crescere con uno smatphone ha influenzato quasi ogni aspetto delle loro esistenze. Essi impiegano così tanto tempo su Internet, messaggiando gli amici o sui social media – nell’ampia indagine statistica che ho utilizzato per scrivere il libro risulta una media di sei ore al giorno – che essi dispongono di meno tempo libero per qualunque altra cosa. Questo include anche quella che una volta era l’attività favorita di molti adolescenti: uscire con gli amici. Che si tratti di far feste, uscire a fare acquisti, guardare film o guidare l’auto girovagando, gli adolescenti della IGen che prendono parte a queste attività di socializzazione sono un tasso significativamente inferiore a quello dei loro predecessori “millennial” [ndR la generazione nata fra 1980 e 1999 secondo l’autrice].

Fin qui, fatte anche le debite tare fra società USA e Italiana, forse non ci sarebbe più che qualche motivo di preoccupazione, ma sentite il resto…

Gli IGen rompono con i loro predecessori Millennials in modo deciso: depressione, ansia e solitudine si sono impennate dal 2012, mentre la felicità andava declinando. [ndR, fin qui lapalissiano….]. Il tasso di suicidio dei teenager è cresciuto di più del 50%, così come il numero dei ragazzi con depressione clinica.

UNA CONNESSIONE CHE NON PUO’ ESSERE IGNORATA

Mi sono domandata se queste tendenze – i cambiamenti dell’impiego del tempo libero giovanile e il deterioramento della salute mentale – fossero connessi. Ne sono abbastanza sicura, e ho scoperto che i ragazzi che passano più tempo sul monitor sono più depressi e meno felici, mentre quelli che passano del tempo con gli amici sono meno depressi e più felici. Naturalmente una correlazione non significa causalità, potrebbe infatti essere che siano gli infelici a essere semmai più spinti a utilizzare uno schermo per passare del tempo. A ogni modo, mentre svolgevo richerche per il mio libro, mi sono imbattuta in tre recenti studi che negavano questa ultima possibilità – almeno nel caso dei social media. In due di questi tre studi i social media erano direttamente responsabili del minor benessere, anche se non è neanche emerso che lo star male spinga a usare i social media. Nel frattempo uno studio del 2016 ha obbligato una parte casuale del gruppo di adulti oggetto di test a abbandonare Facebook mentre altri sono stati lasciati liberi di usarlo. Quelli che si sono presi la pausa da Facebook a fine settimana erano più felici, si sentivano meno soli e erano meno depressi.

E allora, dove ci porta la nostra autrice?

COS’ALTRO E’ ANDATO PERSO?

Alcuni genitori potrebbero preoccuparsi del fatto che i loro figli passino così tanto tempo sui loro smatphone poiché questa abitudine rappresenta una radicale frattura dai modi con cui questi adulti hanno passato la loro adolescenza. Ma passare molto tempo su uno schermo non è solo un modo differente di impiegare l’adolescenza, alla fin fine è persino peggio.

Passare meno tempo con gli amici significa sviluppare meno le capacità sociali. Uno studio del 2014 ha mostrato che i ragazzi di 11-12 anni [NdR quelli del 6° grado USA, corrispondenti alle nostre prime medie inferiori o all’ultimo anno delle nostre Primarie, le Elementari parlando pane al pane] che avevano impiegato solo 5 giorni di tempo lontano da schermi e smartphone al campeggio, ci mettevano molto meno tempo a leggere le emozioni sulle espressioni facciali altrui, suggerendo che le vite riempite di schermi della IGen potrebbero causare atrofia nelle loro capacità sociali.

Inoltre la generazione IGen legge libri, riviste, e giornali molto meno delle precedenti generazioni nella stessa fascia di età. Nell’ultima indagine statistica “Monitoring the Future” la percentuale di studenti 17-18enni [NdR gli High School Seniors negli USA] che leggono di propria iniziativa un libro o una rivista quasi ogni giorno è crollata dal 60% degli anni Ottanta a solo il 16% del 2015. Forse ne è risultato che i punteggi nei test delle capacità critiche di lettura scolastiche [NdR test detti SAT, Suite of Assessments negli USA] sono crollati di 14 punti dal 2005. Le facoltà universitarie mi dicono che le matricole hanno grossi problemi a leggere e comprendere periodi lunghi o complessi  e difficilmente terminano la lettura dei testi richiesti.

Con questo non voglio dire che i ragazzi della IGen abbiano ben poco per loro. Sono fisicamente più al sicuro delle generazioni che li hanno preceduti, e più tolleranti dei loro predecessori. Sembrano anche possedere una più forte etica del lavoro e aspettative più realistiche, rispetto a quelle che i “millennials” avevano alla loro età. Ma l’uso degli smatphone minacciano di farli finire in una casella molto all’indietro rispetto a quella di partenza effettiva.

Per essere chiari, l’uso moderato di uno smarphone e dei social media, fino a un’ora massima al giorno, non è correlato con problemi di salute mentale. Nondimeno molti ragazzi e anche tanti adulti sono con lo smartphone molto più tempo di questa soglia.

[NdR si rinvia al testo originale per i link alle ricerche e ai dati consultati dall’autrice tramite link nel suo stesso testo]

per concludere, letto questo articolo, calandomi nei panni del docente e educatore, guardo ormai con estrema preoccupazione per i nostri figli al clima che regna in casa del ministro Fedeli (e regnava coi suoi immediati predecessori: Giannini, Carrozza, Profumo e Gelmini, più la Moratti di qualche annetto fa – quella delle tre famigerate I – Internet, Impresa, Inglese) sull’ingresso delle nuove tecnologie a scuola e in egual misura diffido ampiamente di tutti i loro sottopancia ministeriali, sfornatori di circolari che sdoganano gli schermi in classe, dalle LIM agli smartphone/tablet.

calandomi invece nei panni dello storico, anche quale cittadino consapevole e informato, sulla formazione di una gioventù meno ribelle, anzi vieppiù tollerante e pronta a adattarsi al “lavoro” sottopagato e precario del futuro, quale emerge dallo stesso articolo…

SAREI ANCORA PIU’ PREOCCUPATO PERCHE’…

pur non sapendo e non potendo giurare che esista un piano di controllo tirannico e liberticida dei popoli in corso, SE facessi parte di una èlite che pianificasse roba del genere, è esattamente così che procederei per ottenere i miei turpi scopi: mettere uno smartphone in mano ai bambini e giovanissimi sarebbe un colpo da maestro nel forgiare masse di lavoratori sottomessi e disempatici. 

di questo sono in scienza e coscienza, almeno, ben sicuro.

 

 

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