Cimiteri | RIP Uriel Fanelli

Con Uriel ho litigato, ho discusso, mi sono incazzato e altrettanto fortemente scazzato / deincazzato con ugual piacere. È una bella testa, nonostante anzi soprattutto le divergenze. Così, volendo rileggerlo, ho scoperto solo adesso che è sparito. Ha chiuso il blog e ha scelto di tacere.

Siccome, ripeto, Uriel Fanelli è una bella testa, non dimenticherò mai i suoi fantastici e illuminanti post sul perché il brutto si degrada sempre e sul percome i beni pubblici male utilizzati finiscono per sparire, che sono, nonostante i difetti della sua persona e di molte sue analisi, un tesoro di saggezza da tramandare.

Pertanto, in quel «cimitero di aristocrazie» che è la Rete, specchio del Mondo, ripropongo l’ultimo messaggio di Uriel, ennesima fossa con ennesima lapide dei pensieri diffusi in Rete, quale aggregato di cimiteri di idee, perché anche questo è tutto sommato una bella raccolta di illuminanti spunti e verità.


Si e’ fatta una certa.

di Uriel Fanelli

Era un pochino che notavo qualche difficolta’, ma ho sempre rimandato una riflessione profonda. Forse perche’ motivi di orgoglio – troppi aspettavano questo momento con gioia – mi spingevano a continuare. Ora pero’ me ne frega pochissimo di quelle persone – l’indifferenza ha superato, finalmente, il fastidio – e allora mi sono trovato in un silenzio , che mi ha aiutato a prendere la decisione.

Stavolta e’ vero, per una ragione. L’ho deciso io solo. Non ho un gruppo di psicopatici addosso (o meglio, non me ne frega niente), non ho emergenze particolari, non ho altre ragioni che non siano ragioni interiori.

La prima ragione interiore e’ l’esaurimento del mio rapporto con l’ Italia. Dopo qualche anno ho interiorizzato l’idea di non tornare mai piu’ a vivere in Italia, ho interiorizzato la Germania come nuova patria, e quindi rimaneva in piedi un rapporto che non era piu’ affettivo ne’ nostalgico. Era solo un residuo di vecchie abitudini. Ma onestamente, oggi leggo notizie dall’italia dicendo “ma chi se ne frega, in fondo”, e poi passo a leggere notizie su giornali tedeschi. Forse anche il mio studio del tedesco ha contribuito a proiettare diversamente il mio centro degli interessi.

Tuttavia, l’ Italia appare sempre piu’ come una ex fidanzata: piano piano interiorizzi il fatto che non c’e’ piu’.

Ormai sono arrivato ad un punto nel quale leggo i giornali italiani e dico “vabe’, ma se non ci tengono loro a quel paese, io ormai che c’entro?” .

L’amore e’ un fenomeno onirico. Amare qualcosa, anche un paese, significa sognare la cosa e rivestire col sogno la cosa reale, che appare speciale perche’ e’ ricoperta dal sogno. Ma se ti svegli, il sogno finisce, dunque l’amore. E non e’ possibile che torni: anche se ti riaddormenti, difficilmente rifarai lo stesso sogno.

Ovviamente questo toglie , diciamo, la spinta a scrivere un blog in italiano , un blog letto prevalentemente da italiani. Ne apriro’ uno in tedesco? Non lo so.

Un altro punto e’, ancora una volta, l’irrequietezza. Internet e’ completamente livellata, cosi’ come lo e’ la societa’ esterna. Non ha senso essere irrequieti su internet, dal momento che oggi su internet c’e’ esattamente la gente che c’e’ fuori. E fa esattamente le cose che fa fuori. E’ come andare in vacanza a Formentera o Sharm: arrivi, fai l’appello e conti i vicini di casa che mancano.

E non e’ nemmeno una questione di “tipo di persone”.

In questi 13 anni di blogging, ho scambiato opinioni con politici, religiosi, scienziati, gente “comune”, insomma un pochino di tutto. Rimarreste stupiti nel vedere con chi ho scambiato email: chiunque sia “lui” per voi, probabilmente ci ho scambiato delle mail. In tutto questo bailamme, mi sono reso conto di quanto poco le persone vogliano comunicare tra loro. Le persone non cercano speculazioni affascinanti, ma tradizionalissime conferme. Non cercano una crescita, ma cercano la mummificazione. Non cercano la rinascita, ma il sarcofago.

Ho raggiunto cifre enormi di lettori, rendendomi conto di quanto sia orrendo il “popolo”, o se preferite “la massa”. Tanti di loro parlano di rivoluzione, ma tutto quello che ho visto e’ una massa di cani rabbiosi , che collidono a casaccio, formando un effetto di agitazione termica, la cui media e’ nulla. “La cui media e’ nulla” significa che, onestamente, non ne uscira’ mai nulla di buono se non una globale immobilita’ contrassegnata da una microscopica, quanto inutile, frenesia individualista. Sognano la rivoluzione perche’ sognano di uccidere il vicino di casa, o giu’ di li’. Niente di piu’ di un sonno malvagio e malato.

Non ha senso essere irrequieti in un dormitorio. E tutto quello che le persone cercano e’ il sonno. Della ragione, dei sentimenti, della vita.

Negli ultimi periodi, una certa concentrazione di accademici sul blog mi aveva fatto pensare/sperare che forse riunendo le persone piu’ colte si sarebbero potuti vedere scambi interessanti, ma anche in questo campo non vedo alcuna irrequietezza.

Quello che ho osservato e’ che si sono autosegregati per discipline e hanno iniziato a formare gruppetti che parlano solo tra loro. Ogni eclettismo (ed ogni sincretismo) e’ considerato da loro una specie di sfida a qualche ortodossia, ogni tentativo di mettere le cose sotto prospettive diverse viene visto come la riapertura di una polemica del passato.

Li vedo bene a collezionare farfalle. Morte.Come persona razionale devo credere agli esperti. Ma come essere umano ho la liberta’ di sperare in esperti migliori.

Ho partecipato per lavoro a diverse convention. Esci da quelle convention pieno di biglietti da visita e contatti, e ne nascono progetti e collaborazioni. E’ stato impressionante come una mailing list con molti accademici si sia divisa in corridoi, e nonostante ci siano una quindicina di universita’ diverse sparse per il mondo, e discipline contigue o analoghe, non sia nato praticamente nulla. Una differenza devastante. La mentalita’ accademica non e’ immobilista: e’ letteralmente sepolcrale.

Scoprire che dopo avermi mobbato la minchia dicendo che ““questo non causa quello” e “quello non causa l’altro” poi non sapevano se stessero parlando di una causalita’ di Granger o di una di Neyman-Rubin mi ha fatto svegliare anche riguardo agli accademici: cercano “le cause” e non sanno cosa diavolo significhi “le cause”. E si fanno chiamare “ricercatori”.

Ho scritto un articolo sulla produzione di sottospecie umane , avendo in mente di effettuare un Forecast secondo Granger di un pool genetico, conoscendone la composizione attuale (i ricchi sono in gran parte bianchi, mediamente sani, le donne dei ricchi sono alte , etc ). Quello che ci hanno visto e’ un discorso “Lamarckiano”. Dire che mi siano cadute le braccia e’ dire poco.

Un filosofo del 700. Conoscono un filosofo del 700 e non sanno niente di Granger. E fanno le nostre medicine. Viene voglia di darsi all’omeopatia, almeno male non fa. Passi usare sempre e solo causalita’ di Neyman-Rubin per scelta, ma almeno sapere di farlo, cristiddio!

Una sveglia improvvisa, quanto brutale. A rude awakening. E un altro sogno, un altro amore che finisce.

Altra causa della decisione: Internet e i blog.

Internet, ultimanente, e’ diventato una TV con un sacco di pubblicita’ e una possibilita’ di interazione umana praticamente nulla. Per avere un milione di volte piu’ pubblicita’ , hanno moltiplicato il numero di canali televisivi per un milione, tutto qui. E ognuno di questi canali non fa altro che essere una telecamera di quelle che vedete nelle strade: milioni e milioni di fotogrammi di un metro di terra. “Tele come faccio la cacca”, “radio ho un nuovo reggiseno”, “prima colazione in TV”, “Ceretta channel”, “United serata in Trattoria Broadcasting”: un milione ,un miliardo di canali virtuali , ognuno rivolto ad un pezzetto di individualita’ reale che , onestamente,non vale un cazzo di niente.

Mai la specie umana ha usato mezzi cosi’ imponenti per comunicare cosi’ poco. In assenza di contenuti da comunicare, ma in presenza di banda passante enorme, si e’ scelto di prendere l’irrilevanza e farnecontenuto.Non e’ cultura pop: e’ cultura da insetti.

Le sole forme di interazione consentite ricalcano assolutamente quelle della vita reale, e come tali sono noiose, malevole, idiosincratiche. Il social network dei mancini, il social network di quelli che si scaccolano, il microblogging degli starnuti, ascoltalamiatosse as a service, il social network di quelli che esistono gia, il social network per la cosa che si fa gia’.

E no, nemmeno la selezione all’ingresso migliora il tuo divertimento. Al massimo ritarda la tua irritazione, ma cambia poco. Prima o poi arrivera’ qualcuno che dira’ “non ti azzardare a toccare la tale virgola della tale cosa in cui crediamo”. Ok, ok, avete ragione tutti: le vostre nuove scarpe sono un evento epocale.

Il guaio e’ che non me ne frega un cazzo.

Ho scritto per divertimento. Sempre. Adesso mi chiedo “mi diverte piu’ un’ora dedicata al blog o una a fare X?”. E scopro che diventa un sacrificio rinunciare a X. Insomma, il divertimento sta mancando. La domanda “ma chi te lo fa fare?” un tempo trovava come risposta “mi diverte”. Oggi no.

Internet e’ interessante, certo. Ma quasi mai ad essere interessanti sono le interazioni tra persone. Internet non introduce piu’ nuovi modi per interagire, ma si sta limitando a riprodurre digitalmente quelli vecchi. “Mantieni i contatti coi tuoi vecchi compagni di scuola”. Accidenti, ne avevo proprio bisogno: sai quante nuove emozioni che avro’ da gente che passera’ il tempo a parlare degli anni ‘80? “Ti aiuto a tenere i contatti con le persone cui tieni”: accidenti. Ci tengo un sacco ad essere amico di Marilyn Manson, che mi viene proposto come “persona che potrei conoscere”.

Internet, diciamolo, ha perso il requisito della novita’, che oggi viene confusa con l’innovazione.

Le cose interessanti di internet non sono mai interazioni tra persone. I forum sono scannatoi, i commenti dei blog sono scannatoi, i social media sono dei giganteschi manicomi dove tanti pazzi litigano per decidere chi sia il vero Napoleone Bonaparte: ma la cosa bella di internet, la promessa mai mantenuta, era di inventare nuove interazioni. Se e’ cosi’, ha fallito. Sta solo riproducendo vecchia merda gia’ vista.

Vecchia merda con un nuovo stilesheet: Internet = merda.css.

E su tutto questo gravita la sensazione di essere stato, per 13 anni, “una delle tante cose curiose che hai gratis quando sei su internet”.

Come avrete capito, questo e’ l’ultimo messaggio di questo blog.

Uriel Fanelli e’ il nome di un personaggio di un libro di fantascienza che scrissi, la sceneggiatura per una serie di fumetti. Sto per chiudere ogni account con questo nome, non mi interessa piu’. E’ sarcastico il fatto che siamo alla vigilia del momento nel quale il fumetto verra’ realizzato. Il caos ha momenti di incredibile precisione.

Gli account email, chat, ho intenzione di chiudere tutto. La stessa mailing list del blog verra’ chiusa. Nel caso specifico, credo sia vittima dell’incredibile capacita’ degli accademici di togliere il divertimento da qualsiasi forma di sapere, ma questo non cambia molto le cose.

Terro’ github per un pochino, per via di Tribes. L’unica cosa che continuero’ a tenere e’ lo sviluppo di Tribes. Lo terro’ perche’ mi interessa, mi piace, mi diverte. So benissimo che qualcuno si sente minacciato , ma se ne fara’ una ragione. Tra qualche settimana, questo sito diventera’ il sito di Tribes.

Perche’ alla fine, ho capito una cosa. L’irrequetezza e’ una ricerca di divertimento. E il divertimento e’ proprio la cosa che manca oggi , nei rapporti umani che si svolgono via internet.

Guardandomi attorno ho una quantita’ enorme di club ove mi piacerebbe iscrivermi. Il Chaos Computer Club di Düsseldorf e’ il primo tra questi, li ho contattari, e mi hanno dato il benvenuto. Poi c’e’ il Repair Cafe’ di Erkrath, altro bel club di smanettoni. Poi c’e’ il club tedesco della bici , altro posto ove girare per un paese che conosco poco. Un posto ove pedalare conta piu’ del parlare di biciclette.

Quell’ora al giorno che spendevo nel blog e’ gia’ “overbooked”, a volerla dire tutta.

Ed era sempre piu’ difficile, negli ultimi tempi, spiegare a me stesso per quale ragione io stessi li’ a farmi correggere virgole ed apostrofi da gente che ha studiato nella speranza di poter , un giorno, dare il voto ad altri, anziche’ fare tutte queste cose.

Ho scritto una volta della libidine che alcuni provano a condannare altri. Ho scoperto che questa libidine e’ degli accademici: aspirano alla carriera per la libidine di dire agli altri che sbagliano, di correggergli il compito, di bocciarli. Contenti loro. A me questa psicologia da’ la nausea. E non ha senso.

Non aveva piu’ senso.

Rimarro’ sicuramente un fruitore di internet. Come rimarro’ un fruitore delle darknet. Ma stavolta lo faro’ senza un nome, semplicemente da fruitore.

In questi anni ho scritto molto. Adesso ho voglia di leggere quel che scrivono gli altri. Se scrivete voi qualcosa di bello, di divertente, magari ci rivedremo. Altrimenti no.

Essendo una decisione maturata nella mia interiorita’, non ho molto altro da dire. Non ci sono “colpevoli” di questa decisione, se non io stesso. Non che sia stato inutile. Ogni conclusione tratta da qualsiasi esperienza, per quanto amara, e’ preziosa.

Se dovessi fare un bilancio delle cose che ho capito del genere umano in 13 anni di blogging, tali cose si riassumono tutte in “quasi tutti cercano (solo e sempre) delle conferme a quanto pensano gia’ “, o se preferite

Comunicare, ammesso sia possibile, e’ perfettamente inutile.

E credo che questa frase, la summa di quello che si impara “frequentando” telematicamente trecentomila persone, sia il giusto epitaffio per il blog.

Per il resto, io sono felice.

Spero sia lo stesso per voi.

di Uriel Fanelli

 

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