sul culo | Zuzzurro

«zuzzurro e gaspare da adesso non ci sono piu’. punto» Nino Formicola, aka “Gaspare”

mi sta sul culo lo snocciolare frasi di circostanza, cercherò quindi di evitare a ogni costo. dico solo che mi mancherà comunque quel tuo modo surreale di stare in TV, anche se il vostro Drive In è stato l’inizio della morte della TV, il cretinismo trionfante che avrebbe comunque fatto pentirci di averlo denigrato, perché avrebbe a breve rivomitato sé stesso e sarebbe evaso dal tubo catodico per farsi società, modello di vita e di consumi, oltre che di unico-intrattenimento-possibile.

mi sta sul culo dover riconoscere a trenta anni di distanza che la realtà ha superato sé stessa in peggio e che tu, Zuzzurro, ci lascerai con Gaspare in un’Italia che è la brutta copia di una brutta imitazione della peggior serata di Drive In mai girata. grazie a Berlusconi & C. per questo; e per C. intendo tutta la classe politica italiota e tutti coloro che hanno avuto una qualche voce in capitolo sui palinsesti TV, e nei media in genere.

mi sta sul culo doverti dire quanto “hai avuto coraggio nell’affrontare il male”, e quanto “eri un comico come non ce ne sono”, perché non penso che la seconda frase sia vera e temo che la prima possa anche suonare falsa o troppo ottimista. nessuno ha davvero il coraggio di morire, o quasi.  però è altrettanto vero che provo per te, Commissario, la tenerezza nostalgica di qualcosa che è stato anche la mia adolescenza.

mi sta sul culo sapere che non c’è ritorno da quel nulla in cui il cancro ti ha spedito. vabbé, tu di certo, diresti: “il Futuro è nerissimo e anche un po’ incazzatello”, il tuo è finito oggi, come ha scritto il tuo compagno di gag Gaspare, il mio, chissà quando e come terminerà.

mi sta sul culo sapere di non vederti più da qualche parte, su qualche palco, perché la TV, caro Commissario, l’ho buttata nel cesso anni fa, e ne vado, come purtroppo non potrai mai sapere, fiero.

ciao. ti lascio qui, come ti ho trovato sul web, ritratto accanto a Gaspare e a un genio che scrisse:

O! if, I say, you look upon this verse,
When I perhaps compounded am with clay,
Do not so much as my poor name rehearse;
But let your love even with my life decay;
Lest the wise world should look into your moan,
And mock you with me after I am gone.

chiamatela letamaio (scusandoci col letame)

letame

 

Com’è che di Casseri
che ammazzò due stranieri
ci han detto ogni dettaglio?
Invece di chi accoppa un italiano
un bel nulla sappiamo?
Sarà che il giornalista ha la memoria alterna
che obbedische a chi piace:
a comando squaderna
e un altro giorno tace.

si sprecano gli esempi a riprova del fatto che i poteri forti della grande finanza hanno ormai condizionato l’informazione e i media, creando un clima e un milieu culturale, ma nell’accezione più francese del lemma, losco, ad hoc per la perpetuazione indisturbata dei crimini ai danni di popoli e nazioni, e a favore del mercato-consumo come unico metro di paragone dell’esistenza.

prenderei spunto da due articoli di quotidiani nazionali che a parole si dicono avversari, esponenti di opposte visioni ideologiche, ideali, politiche e informative, ma che nei fatti giocano allo sporco gioco dei “Ladri di Pisa”: fingere di litigare per ingannarci e permettere ai soliti padroni del vapore di fotterci come sempre. in realtà ambedue i quotidiani servono egregiamente gli interessi della solita Mammona.

cominciamo in concreto con il Corriere della Ser(v)a e finiamo con lo (S)fatto Quotidiano.

ricordate un certo Gianluca Casseri?

or sono quasi due anni (accadde il 13 dicembre 2011) che uccise due disgraziati senegalesi in Piazza Dalmazia a Firenze e ne ferì un terzo gravemente. prima di spararsi. di lui i pennivendoli di ogni testata han detto tutto, con dovizia e abbuffata di particolari, assecondati da una canea squallida di rancorosi e putridi sciacalletti a mezzo web che giocavano a fare gli Sherlock Holmes in una realtà che invece era trasparentissima e leggibilissima per definizione.

di lui è stato rivelato tutto: ha ammazzato due stranieri e ne ha storpiato un terzo.

oggi un gruppo di stranieri residenti in Inghilterra ammazza un italiano a Maidstone (Kent) – pare per razzismo – e nessun pennivendolo di questo triste e squallido paese di servi osa infangere il divieto e la consegna del silenzio. non una parola. non un nome su questi assassini. i giornali tacciono, non si fanno nomi, perdio!!!! anche il Corriere della Ser(v)a si adegua, eccome!

l’assassino di stranieri Casseri, invece, fu denunciato e gridato al volo, a Magnum 357 ancora fumante e a cadaveri caldi (il suo e quelli delle sue vittime). per lui nessun riserbo. neppure un microgrammo, un’oncia, uno straccetto del riserbo con cui la polizia inglese e i nostri media trattano degli stranieri assassini di un italiano i quali evidentemente hanno le palle e le spalle ben coperte dalla polizia inglese e dalla nostra stampa così onesta, trasparente e puntuale nell'”informare”.

non sia mai che i padroni del vapore permettano questo. se un italiano ammazza degli stranieri sia la gogna immediata! se degli stranieri ammazzano un italiano la privacy deve essere garantita!

perciò cari lettori non chiamatela informazione, chiamatela letamaio, esattamente come il pezzo che un compiaciuto Thomas Mackinson (sarà uno pseudonimo? in effetti io mi vergognerei a firmare col mio vero nome se scrivessi roba del genere…) ha dedicato all’assassino “di CasaPound” come ebbero a gloriarsi in passato.

sia detto per inciso che il Mackinson, non pago delle sue fantasie e illazioni da acida delatrice e comare, arriva a deridere e infangare anche il bambino-Casseri, denigrandolo quando da dodicenne si appassionò alla letteratura fantastica lovecraftiana. che dire? non sappiamo se il gesto eticamente, moralmente e umanamente ne qualifichi gli estensori; certamente però si tratta di un modo di pensare e scrivere all’altezza della caratura morale, della dignità, della competenza di una sedicente informazione che dovrebbe chiamarsi in ben altra maniera e con ben altre categorie lessicali.

probabilità

Non furono due aerei a far cadere le torri gemelle. Fu un piano concepito con gli esplosivi dalla CIA.

attenzione, signori, e ricordatevene. perché tra esattamente 18 anni, o meglio, nel 2031, sarà molto probabile, che si dica “definitivamente accertato” da una corte suprema tutto quello che oggi e anni fa è sempre stato considerato delirio, balla, complottismo.

esattamente come erano “complottisti”, “dietrologi”, “bugiardi”, “mestatori” e “visionari” quelli che dicevano:

a Ustica si trattò di un missile.

probabilità.

(e tanta merda in faccia ai debunker di ieri, oggi e probabilmente domani)

nuovi materiali su l’Avare e compito in classe

Ragazzi, ho pubblicato su istanza della Prof.ssa Paciscopi nuovi materiali di studio sull’Avare;
alla solita pagina Teatreuropeo.

La Professoressa mi ha anche pregato di avvisarvi che ci sarà un compito di francese sui materiali proposti da me, per tutte le terze, a novembre. Scritto sulla parte biografica e testuale, orale sul l’interpretazione di un personaggio a piacere come da me proposto.

storia&violenza

Una riflessione…

Sui social network (ma anche altrove) si ciancia ancora e ancora, ogni volta che c’è una certa “mobilitazione di piazza” sulla questione: manifestanti violenti/manifestanti pacifici. Da un lato e dall’altro si pone la questione secondo uno schema bolso e improduttivo: “Voi siete violenti”/”No, noi siamo pacifici”. Qui di seguito una mia piccola riflessione politica e teorica sulla questione che così malamente tutti ci ostiniamo a porre:

Trovo questa logica, tuttavia, profondamente sbagliata. È evidente che il giornalismo “che conta”, quello ufficiale, in questo paese e in questo preciso momento storico, se il metro di paragone sono obiettività e indipendenza dal potere, farebbe vergognare un pidocchio; ma non è assolutamente questo il problema. La storia insegna che non è la violenza il problema, ma chi si serve di questa violenza e perché. Se un popolo usasse la violenza per liberarsi da un invasore straniero e rapace: chi lo biasimerebbe? Eppure così tutti fate il gioco del potere: niente violenza (per chi sta sotto), permettendo ovviamente al potere di continuare a esercitare il monopolio della violenza per gli interessi esclusivi e privati di una minoranza ai danni di tutta la popolazione. A me personalmente non frega un cazzo se la gente protesta ballando, cantando, o agitando molotov, kalashnikov o forconi; non me ne frega un accidente – né come storico, né come uomo – se la gente protesta con le vuvuzelas o con le ghigliottine. A me frega e fregherebbe solo se questa protesta, quale che sia il metodo con cui la si conduce, ottiene il suo scopo: rimuovere chi comanda perché comanda male. Se la protesta, quali che siano le sue forme, funziona o no e ottiene o no gli scopi che si prefigge. Chiedetevi quindi se e quando ballare e cantare funziona o se al contrario occorre una rivoluzione sanguinaria, semmai.

Yoshindo Yoshihara | ritratto

Yoshindo Yoshihara Sensei
Yoshindo Yoshihara Sensei

Il mio ritratto in b/n del fabbro e spadaio Maestro Yoshindo Yoshihara, Tesoro Vivente dell’Arte spadaia nipponica, e esecutore di lame “mukansa” ossia “al di sopra di ogni giudizio” [foto fatta a Scarperia FI]

My portrait of the blacksmith and swordmaker Yoshindo Yoshihara Sensei, Kokaji, Mukansa, Living Treasure of the Tokyo prefecture and City [foto fatta a Scarperia FI].