la distanza della viltà

stanotte prendo lo spunto da un episodio da social network, o “rete sociale”. per educazione e perché di razza signora si nasce (o lo si diventa ma molto raramente e con arduo tirocinio), non farò nomi.

del resto l’esempio basta e avanza.

un mio conoscente – ammesso che si possa definire “conoscente” qualcuno che apprezzi davvero solo per il suo lavoro letterario non avendo diviso di persona neppure un minuto d’esistenza – ha postato su twitter e sulla rete sociale per eccellenza una foto icastica e significativa:

anonima

[senza nome]

non voglio e non posso assolutamente azzardare valutazioni personali, non ne ho assoultamente né la voglia, né il diritto, ma l’episodio ha destato in me una riflessione assai generale e di vasta portata.

lo sdegno e l’odio li si dimostrano in mille modi. in altrettanti mille modi ognuno conduce la propria guerra quotidiana. grande o piccola, famosa o assai spesso ignota. c’è anche chi ha la serenità di non odiare nessuno, di non disprezzare nessuno, di non insultare nessuno, c’è chi non ha nemici. pochissimi. e non solo a parole.

certo: con le parole siamo tutti brave persone poi ogni tot c’è quello che rompe la faccia alla fidanzata, incula i bambini, spara al vicino per un vaso che sporge, uccide per un amore finito, e così via. le parole sono parole e i fatti altro. i fatti dicono anche che solo un risicatissimo novero di individui dà corpo alle peggiori minacce.

c’è chi non ha nemici. non solo a parole. io non appartengo a questa (eletta, non eletta, fate voi…) risicata minoranza.

sulle reti sociali le parole invece si sprecano. anzi c’è la vera diarrea parolaia, anche il sottoscritto fa ammenda e resistere al demone è difficile, molto. mi metto io per primo nel mucchio. a volte ho proprio esagerato. ma spero e credo di non aver mai nascosto la faccia, rivendicando non solo la responsabilità di quanto dico e scrivo, ma anche esponendomi al rischio della battaglia, più o meno in prima linea. c’è chi non è capace né dell’una né dell’altra cosa, o chi è capace solo della prima, ma non della seconda…

internet, fra i suoi enormi difetti ha questo: disorce le distanze, sembra annullarle quando invece magari le moltiplica. come un cannocchiale rovesciato delle (pseudo)relazioni umane.

e la battaglia, quella vera, quella cazzuta, è un fatto di distanza. combattere è gestire la distanza, conoscerla, valutarla, stimarla, assoggettarla alla propria volontà per vincere. riuscire o non riuscire in questo fa la differenza, quando va bene, tra un occhio nero, e la faccia sana; quando va male tra crepare con le budella in mano o tornare a casa sulle proprie gambe, magari zoppo, ma almeno vivo.

perdio! non mi faccio illusioni: piaccia o non piaccia, la società moderna, la legge, il diritto e le “democrazie liberali” hanno spostato e di parecchio il fuoco della violenza. oggi, rispetto che nel 1500, poniamo, è estremamente più difficile crepare per aver detto la propria, o misurarsi coltello e cappa in mano per strada per una divergenza d’opinione (figurarsi poi quando in ballo ci sono azioni, fatti, cose e persone, altro che le parole o le idee…). oggi tutti, dal palestrato energumeno al bimbominchia più pischelloso può proclamarsi estremista e “militante” rischiando un milionesimo di quello che si rischiava anche già solo negli anni Settanta nella civilissima Italietta (non in Sierra Leone o Afganistan). ripeto: la violenza non è sparita, si è solo spostata altrove: dal quotidiano al sociale, dal bravo manzoniano, al suicidio per disoccupazione.

quella che è cresciuta a dismisura, in effetti – sta qui la parte che spero più interessante del mio ragionamento – è la rappresentazione del conflitto.

come una mirabolante lanterna magica internet e la sua socialità medializzata ci proiettano l’illusione di diecimila mondi fantastici in cui siamo comunque, sempre, invariabilmente titani e protagonisti. eroi del nostro quotidiano. anche se poi magari e forse il nostro vissuto minimo è unico solo per squallore e infimi conseguimenti. a ogni modo combattiamo tutti battaglie meramente virtuali, indossiamo nel virtuale i panni del commando Spetsnatz (спецназ) mentre forse ci farebbe cagare addosso, nel reale, una nonnina armata di sbucciapatate. la pubblicità lo sa, e pure l’industria dell’intrattenimento che sfornano le proprie (in)cruentissime guerre virtuali per i brufolosi cazzari ipernutriti delle nazioni benestanti. There’s a soldier in all of us.

eppure, magari mentre ammazziamo decine di Taliban a CoD, siamo convinti che la società civile debba mettere un freno alle situazioni pericolose comunque vada, indipendentemente da come ci siamo posti inizialmente col prossimo. alla prima si ruggisce tutti, poi però si chiama la polizia se nella notte qualcuno picchia come un fabbro al nostro portone! la violenza vera va bandita. sempre. non è quello che ripetiamo fino al vomito nelle scuole, nelle sedi di partito, nelle fabbriche, nei luoghi ove si vive, si dimora e si produce (quando va bene)?

solo che le parole e le immagini che postiamo, sono di ben altro tenore. nella rete non solo resta tutto, ma resta anche la sproporzione tra l’aggressività mediatica di cui ci facciamo spesso arsenale e la reale portata e capacità personale di gestire uno scontro, un confronto fisico, una situazione di vero conflitto. che siano i proverbiali “cartoni sul muso” o qualcosa di più serio – come una denuncia e la galera – tendiamo sempre a sovrastimare la nostra abilità reale di ingaggiare e soprattutto sostenere uno scontro vero con un vero rischio e vere conseguenze. il nemico virtuale deve rimanere tale. altrimenti siamo già a telefonare all’avvocato per cautelarci, o alla polizia per difenderci. non siamo certo l’uomo del Far West o il lanzichenecco. persino il più sfigato dei contadini tardomedievali sapeva usare almeno una roncola.

può così sembrare facile ad alcuni sfoderare per esempio dita medie nella realtà, ma a più che congrua distanza di sicurezza. che lo si faccia per esigenze artistiche, personali, psicologiche, politiche, ha poca importanza. quel che conta e che poi si mette il tutto sotto la lente del web. senza alcuna paura. con tutta la baldanza richiesta. gli spacchiamo il culo al mondo, noi! in questa scatola oscura dell’iperreale, dell’iperrappresentato, della lanterna magica, ad altri, ci si gode la provocazione. si fa vedere che “si è contro”, per motivi artistici o quel che vi pare.

tutto molto bello. tutto molto figo. tutto molto appagante.

dimentichiamo però che le parole e la libertà hanno sempre un costo, un peso. e che essere contro davvero comporta quasi sempre più sberle sode che godimenti. comunque, signori, e qualunque sia la battaglia che credete o scegliete di combattere: non c’è gloria sul campo, solo parecchia brutta merda, nostra e loro, specialmente nostra. e sangue e lacrime. War hurts.

infatti, un brutto giorno, dopo tanti giri sulla giostra splendente della rete, capita – sempre più raramente, ma capita – che qualche nemico (vero) veda il dito medio, la mattonata tirata da lontano, lo sfottò telematico, la foto “creativa” e irriverente e venga a trovarti.  di persona, in ciccia, muscoli e ossa. e capita magari di scoprire fra le lacrime, che dietro a una tastiera, dietro una rete sociale, si è tutti dei leoni di militanza e coinvolgimento, ma che essere sollevati di trenta centimetri da un gruppo di energumeni incazzati è altra storia. è merda che ti sgorga dal culetto a torrenti color Nutella.

poi capita – sempre più raramente, ma capita – che qualcuno ci raggiunga nel mondo reale in maniera più mediata ma non meno traumatica: tramite la “giustizia borghese”. penso a parecchi militanti estremisti di tutti i colori che tuonano contro sbirri e governi, poi però quando gli arrivano i Carabinieri alle 06:00 del mattino con un mandatino, e gli mettono a soqquadro la cameretta e l’esistenzuccia, sbiancano come neve himalaiana, frignano e in questura o al Comando come vitelli malesi, venderebbero la fidanzata alle squadre di torturatori cileni pur di sfangarla. non tutti sono incassatori di merda e paura. non tutti.

poi capita – sempre più raramente, ma capita – che ci si penta amaramente di un post lanciato nel virtuale. in genere – dato l’intasamento – ci salva l’abbondanza delle cazzate (e dei cazzoni) in giro. ci sono talmente tanti spunti per una denuncia di diffamazione o conseguenze legali serie nel web che se li perseguissimo tutti ci vorrebbe un Tribunale della Repubblica a ogni pisciata di cane, con cancelllieri, personale e tutto l’ambaradan. ci salva l’abitudine tutta italiota, ma assai diffusa anche all’estero, al leonismo da tastiera, che rende molto meno grave il delitto. nel mucchio si può solo pescare a caso e i più si salvano.

capita che si dia più spesso del solito una pessima o semplicemente diversa immagine di sé, per dimostrare a sé stessi e agli altri qualcosa, mentre magari siamo effettivamente molto più tolleranti, pacati e civili. ho un altro conoscente che per esempio fa finta di essere ebreo, nella speranza di incappare nell’antisemita di turno “e vedere l’effetto che fa”. faccio loro i miei migliori auguri: ad ambedue. all’antisemita e al mio falso “giudeo”; non si sa mai che cosa possa capitarci. a volte si evitano figure di merda colossali e imbarazzi da Guinness, altre volte si evita un tirapugni sulle gengive. tutti direi abbiamo bisogno di fortuna, tanta. buoni e cattivi.

capita che, alla prova del fuoco, ci si soprenda, che il coraggioso si scopra cagasotto e il cagasotto eroe!

capita che la vita, qui chiuderei con una modesta raccomandazione a tutti i miei lettori, ci chieda conto della rappresentazione che abbiamo dato di noi stessi e delle nostre battaglie quotidiane. e sono cazzi asperrimi. non è da tutti presentarsi al mondo vero e dimostrarsi capaci di gestire la guerra e la distanza che richiede, la saggezza del vero combattente che conosce la distanza tra parole, idee e rappresentazioni, e le conseguenze vere delle situazioni che spesso ci fabbrichiamo da soli.

altri direbbero e io modestamente mi unisco a loro: quella distanza che internet non vuole farci valutare. la “sproporzione tra idea e azione” dicevano Brassens e De André (altro provocatore ben riparato, peraltro…).

la distanza del coraggio e della viltà.

sticazzi?!? (Das tausendjährige Reich)

«A mio padre vietano di governare» Barbara Berlusconi

qui la fonte. a parte l’assoluta mancanza di pudore, ci viene solo da dire:

E sti cazzi?!? Sono 20 anni che ci sta sul gobbo e al potere, dalla famosa “discesa in campo”…

Mi scuso per il video che è a solo scopo di documentazione. dovesse ferire la vostra sensibilità e i minori, qui potete rifarvi gli occhi con un bel video sugli stercorari che ruzzolano la merda.

ma che cazzo vuole? Il Reich Millenario?!?

dedicato a…

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quell’esemplare cittadino con l’auto grigia targata CV929** che all’altezza del Boccaccio e del kebabbaro tra Calcinaia e Bientina alle 17:15 o poco più ha contribuito a migliorare l’aspetto della strada con il lancio di una cartaccia/gomma da masticare dal finestrino. sicuramente l’abbassamento dello strato di lercio ai margini – dovuto forse al vento o a altri infausti agenti – ti ha spinto a contribuire eroicamente, sacrificando del tuo, affinché l’ambiente fosse preservato tal quale e non mutasse. il premio Mastro Lindo di questa giornata, carissimo, te lo meriti tutto oltre all’onore di inaugurare questa bella rubrica del mio blog/sito.

poesia per chi mi ha portato “a quota 200”

quota200dedico questa piccola poesia a una 20liner e a tutti gli altri che mi hanno portato oggi a quota 200 “seguaci”.

Oggi la nebbia incarta d’alluminio
il monte. Più sotto le mie gomme vanno
con l’auto sulla strada, sanno
altri – beati – quale sia il destino.
Ignoro io se il freddo mattutino
sia beneficio od altrimenti danno.

atreju, giannino e altri imbarcati di gusto

nel mio piccolissimo posso certificare che non ho mai risparmiato personali bordate anche alla destra. nella scala della comune attualità sono piccole bolle di sapone; in rapporto alla personale coerenza che si chiede valgono come storia, una storia personale e sentita. in special modo, non me ne sia vanto, mi sono accanito a volte su roba che non costasse grande sforzo, in quanto a demolibile e dileggiabile; anzi, lo confesso, è un po’ come se me la fossi presa con un disabile, per la facilità con cui il dileggio e la constatazione di incompetenza sono gioco facile e scontato. a parziale mia discolpa posso solo dire che il disabile in questione rischia di essere pericoloso per sé e per gli altri e non è un innocuo “scemo del villaggio” contro cui sarebbe appunto mera infamia l’infierire. posso inoltre addurre l’attenuante degli affetti feriti per appartenenza politica e ideale.

parlo infatti della destra targata “Atreju” che in quel di settembre celebra ogni volta a Roma il suo nulla, il vuoto spinto peumatico di un ribellismo parolaio ma perfettamente integrato con le peggiori e più discutibili derive del sistema politico.

questo settembre scopro che la Giorgia “Mecojoni” (Spataro docet) ha reclutato sul suo sommergibile neropece gente come, cito per comodità da Davide Di Santo della Stampa:

Guido Crosetto, Magdi Cristiano Allam, Oscar Giannino, Olimpia Tarzia, Fabio Rampelli, Giuseppe Cossiga, Luca Gramazio, Adolfo Urso, Franco Mugnai, Pasquale Viespoli, Antonio Guidi, Adriano Teso, Galeazzo Bignami, Ignazio La Russa, Luciano Ciocchetti, Gianni Alemanno e Giulio Terzi di Sant’Agata. Ma anche agli assenti come Flavio Tosi della Lega, la Destra di Storace e il Fli. Una lista che potrebbe allargarsi ma  non troppo a destra, e dunque senza Forza Nuova e Casa Pound.

l’ultima riga mi rincuora già. e ricordo che neppure FN è nelle mie corde. per questa “roba” comunque è già da solo significativo che il neosindaco di Roma, l’ineffabile e quattrostaggioni Ignazio Marino abbia detto quanto segue:

«Avete un leader che è una forza della natura», dice ad un militante. E poi insiste: «Il paese ha bisogno di una destra come la vostra. Se ci sono una destra e una sinistra che vogliono cambiare le cose, e non occupare solo poltrone, allora l’Italia ce la può fare»

diciamo di più: è tristemente significativo che l’alternativa politica primeggi in una squallida intelligenza col peggior nemico, dia prova di inciucismo terminale e sappia al contempo dimostrare come nella trista italietta 2013 si possano tranquillamente affermare cose così controfattuali e così marchianamente smentite dall’evidenza, senza la minima impunità. senza che neppure ci si vomiti sulle scarpe per la vergogna e lo shock.

pensare anche solo per un nanosecondo che questo carrozzone di trombati e sconfitti dalle urne e dalle prove, o incarichi, istituzionali – Giannino (segato senza neppure passare dal via alla sua prima prova elettorale), Alemanno (fallimentare e fischiatissimo sindaco dell’Urbe), La Russa (ex pappaeciccia dell’appestato Berlusconi), Giulio Terzi di Sant’Agata (dimissionario per i marò), Allam (che cambia religione come si cambiano i calzini, già reduce da un fallimento politico senza passare dal via e da imbarazzanti e rovinose scazzottate intellettuali con gli esperti di orientalistica) – sia “qualcosa che non vuole occupare solo poltrone” è un virtuosismo inarrivabile di ballismo estremo e negazione della realtà.

presumo anche che il suscritto Giuseppe Cossiga risponda al figlio del defunto ex presidente e ex ministro degli Interni in tempi meno tranquilli. se la cosa fosse confermata mi sia lecito parlare di bizzarre frequentazioni, perlomeno per una forza che si dice antisistema, antisbirro (nelle canzoni di area), anticasta che accoglie così un politico squisitamente “dinastico” e con tal pedigree. alla faccia del rinnovamento!

ci sono del resto logiche – deplorevoli e aberranti, ma ci sono – per cui anche il più tristo raccattume di individui debba sperare in una exit strategy. figurarsi chi deve salvarsi dal tracollo berlusconiano (non è neanche escluso che il Silvio nazionale possa beffarci e beffarli tutti quanto a sopravvivenza politica). in effetti anche la ciurma della “Mecojoni” non ha che un solo scopo effettivo, anche se non dichiarato che in parte: presentarsi alle Europee e agguantare un 5% di preferenze che possa garantire stipendi e poltroncine per il tempo necessario che gli italiani dimentichino perché costoro sono stati costretti a tanto e perché siano caduti così in disgrazia, naufraghi del disastro berlusconiano. conoscendo gli italiani purtroppo non ci vorrà molto, ecco perché i nostri eroi puntano al 5% e alle seggioline di Bruxelles. lo sanno bene che la strategia migliore è quella della talpa: sparire solo in apparenza per risbucare poco più in là. e, possibilmente, continuare a sedere alla tavola della politica istituzionale.

ora si capisce che a fronte di altri interventi di altre pasionarie della destra – a fronte dei quali il delirio da fumi per tinture della più strafatta sciampista fa la figura della “Politica” di Aristotele – possa anche sembrare lucido il piano della Ggiorgia ex ministra della Ggioventù. fratelli d’Italia a parte, e qui ci sentiamo nostro malgrado volentieri di smentire anche la più remota parentela e sbandierare il più vivo antipatriottismo, il punto è che Marino non fa che confermare nel piccolo teatro romanesco, più che romano, fatto di goliardie fuori tempo massimo, giustamente registrate dai moderni imballi per pesce, uova e articoli di basso e popolano paniere – questo il talento migliore della gioventù occidentalista, direbbe un mio conoscente non senza ragione: ossia la tendenza nazionale del PD a fare patti col peggior berlusconismo e relitti vari, salvo presentarsi a parole come incorruttibili soloni della buona e sana politica.

il-vomito-w

ma Atreju devo dire che riesce sempre a battere le umane miserie in una gara al ribasso.

 

duemilatredici | duemilaquattordici

foto Giada Fedi
foto Giada Fedi

nuova vita e nuovo indirizzo per il mio sito personale.

ospite dell’hosting di kanlah.it, per la nuova stagione 2013-2014. ho chiuso con il vecchio sito, quel che aveva da dire l’ha detto. cosa fatta, capo ha. e adesso basta con le frasi fatte. preferisco farmi di frasi…

ne vedrete ancora delle belle.

garantito.

tacere, sobire, sedare, mentire… o i “kompagni giornalisti profesionisti” dell’Unità

Oggi quel meraviglioso manifesto di competenza, professionalità e obiettività fondato dal povero Gramsci (povero non perché incarcerato e morto ma perché gli tocca vedere com’è finita la sua creatura…), ossia l’Unità:

NON ci da la notizia di un Canova sbriciolato a Assisi causa bella iniziativa del sistema di potere targato PDL e della sorveglianza e supervisione targata PD meno L.

un Canova in pezzi, signori. Mica un Teomondo Scrofalo!!!

ovviamente sapere che una simile coltellata alla cultura e al patrimonio museale italiano è stata inflitta non da Beppe Grillo o da un rivoltoso NOTAV (gente da tenere d’occhio anche con metodi del tutto simili a quelli della polizia zarista secondo il bravo Caselli), ma bensì e anzichenò sotto la reggenza del sublime e ineffabile Massimo Bray (PD) e per una fondazione e ente museale sponsorizzato dal bravissimo Galan (PDL) ci fa esordire con un grazie a quelli di Menti Informatiche per la notizia e al caro MG per averla girata a me.

capirete che un simile cafolavoro targato PD-PDL: lo sbriciolamento di un Canova per una mostra inutile, è il miglior fiore all’occhiello di un sistema di potere e di (mal)governo che ci sta massacrando in ogni altro ambito. sapere che ci riescono dove eravamo più forti (arte e beni culturali) non può che renderci fieri di cotanto pregio.

qui una scheda sul defunto per merito PDL-PDmenoL

canova-sbriciolo

e siccome sono modesti, i “kompagni” così “kulturali” e “dessinistra” e all’arte ci tengono, alla kultura pure, purché non fascia (come Pound e simili..) i nostri professionisti possono solo fare una cosa: tacere, sedare, sopire, mentire…. non sia mai che si parli male dei padroni del vapore.

ecco noi siamo qui a ricordarglielo.

insieme con tutto lo screenshot dell’Unità di oggi 05 09 13 ore 13:25 circa.

Trovate la notizia se ci riuscite! ma i kompagni giornalisti deccurtura preferiscono parlarvi di Grillo, Forza Nuova, Casapound, e di tutti i nemici del momento, specialmente se non stanno facendo niente di importante, cose importanti signori: mica mica come massacrare il patrimonio artistico italiano.

si spazzino i cocci!

quota 100 e oltre

don-pedro-de-aragonavolevo qui ringraziare i miei followers su 20lines.com. Sono a quota 185, attualmente. Grazie davvero siete lo stimolo migliore per scrivere. Onorato e commosso.

Adesso, avanziamo. Jetzt voran! E con un nuovo “nodo” di 20 linee su Kavafis, al quale devo anche una delle mie ultime poesie:

Il deserto dei Barbari
Perché qualcuno spazza così tardi
il pavimento lustro della chiesa?
Non sono forse usciti quei rosari
e le perline in mano alle badanti?

Oggi s’è incazzato un centurione
e ha rubato al barbaro il mestiere:
ha rotto i sacri marmi, bestemmiando,
così il suo pugno amò le balaustre.

A che le pensiline tutte lustre
ed i tornelli vuoti? Le persone
che accalcavan lo Stadio, al grido “Nika!”
dove saranno con le loro sciarpe?

Oggi gli Azzurri e i Verdi sono a casa
sperano negli scontri in Pay TV,
hanno scommesso se tocchi agli studenti
un DASPO per secchioni, roba fica!

Perché quelle ragazze hanno lasciato
il condominio in centro con i fiori?
Non più lo struscio, la sfilata, scarpe
le vesti eccelse e macchine discrete?

Oggi non sta più bene ai senatori
mostrarsi amici delle belle ninfe.
Le Olgettine son moda ormai passata
“Non esibire”, questa è la consegna.

Perché i partiti han tolto i manifesti
con le parole d’ordine sì scelte?
Non volglion più spin doctor, né canzoni
dai palchi, i bei discorsi, e chi s’impegna?

Oggi la gente ha schifo, già la stanca
la propria faccia, figurati i ciarloni.
Non han più voglia, adesso c’è la banca
che detta ormai chi vince alle elezioni.

Perché s’è fatto un gran silenzio
e la città di colpo è scolorita?
Perché sembra già notte a mezzogiorno
come se il sole fosse in defezione?

Han detto che il deserto adesso è giunto,
– dopo che i barbari, da un pezzo, han disertato –
dentro in città. La capitale adesso,
non ha né i barbari, né la soluzione.