666 | la bestia e le sue riflessioni

combinazione, combinazione, io che non credo nei numeri non posso fare a meno di notare, e farvi notare, che questo è il seicentosessantaseiesimo articolo di questo sito/blog.

e allora festeggiamo, celebriamo nel segno della bestia e delle sue riflessioni mattutine.

e mi diverte assai lavorar contro a Giordano Bruno, già smascherato da altri come antisemita senza che la cosa dispiaccia neanche un pelino ai suoi liberali e libertari (e naturalmente antinazisti) ammiratori, che condannò l’ozio e la credenza mitica nell’età dell’oro come pratiche e convinzioni indegne di creature evolute quali gli uomini, proprio nel suo Spaccio de la Bestia trionfante. Esattamente dove sta la definizione degli ebrei come “escrementi d’Egitto”, incapaci di produrre conoscenza.

la bestia che siam noi quando possiamo lasciar vagare libero e onesto il pensiero con le sue pericolose riflessioni, quale ad esempio quella relativa al lavoro e alla “necessità” dello stesso, Da Bruno in poi. eccovela l’idea che il lavoro salariato sia l’unica pratica raccomandabile alle genti, pena chi sa qual colpa e indegnità; con il divertente corollario secondo cui l’immigrazione selvaggia servirebbe a ripristinare la forza lavoro, mentre al contrario, e i numeri lo dimostrano con matematica spietatezza, serve solo a mantenere basso il salario e pessime le condizioni contrattuali ampliando l’offerta di forza lavoro inoperosa. una pratica di dumping della forza lavoro che, esattamente come il dumping commerciale, avvantaggia solo i padroni. infatti l’unica certezza è che stiamo marciando verso un modello produttivo che eliminerà o ridurrà ai minimi termini il lavoro salariato, anziché aumentarlo, causa la tecnologia.

questo processo ha attraversato varie fasi, quella espansiva, in cui c’era fame di lavoro e operai (prima e seconda Rivoluzione industriale), quella di mantenimento in cui si cercò di conquistare mercati o riavviare le economie tramite la distruzione bellica (primo Novecento, Prima e Seconda Guerra Mondiale e anni Cinquanta) e quella di stagnazione e esaurimento lungo che è iniziata con gli anni ’60 in poi, fino a oggi.

non a caso è con la stagnazione del sistema produttivo capitalistico che sono iniziati i giochetti finanziari, volti a creare ricchezza puramente speculativa e spesso teorica, con le varie bolle e crisi. quando manca l’ossigeno nell’acqua il pesce del capitalismo deve farsi crescere i polmoni.

il problema è che salvo una radicale scoperta nel campo dell’energia e quindi della manipolazione profonda della materia, la quale avvierebbe una terza Rivoluzione industriale, siamo destinati alla fine per esaurimento delle risorse e assenza di lavoro utile a creare autentica ricchezza e beni durevoli.

insegniamo ai ragazzini a cercare l’impossibile: il lavoro salariato. e forse il discorso vale anche per il lavoro tout court. 

ma proviamo a vedere chi se lo mangia il nostro lavoro e come, vale a dire le tasse che le élites politiche ci chiedono per mantenerle e mantenere dei servizi essenziali. è interessante notare che i paesi più sviluppati sono quelli più voraci nella tassazione in termini percentuali sul reddito pro capite, in pratica l’economia, dal punto di vista della voracità dello Stato, funziona come un motore a inefficienza crescente: più lo si perfeziona, più benzina chiede per girare! meglio (in teoria) marcia il tuo paese sul fronte dello sviluppo, più sarà sconveniente lavorare per mantenere la baracca. il fatto che si misuri in percentuale permette oltretutto di comparare agevolmente paesi in cui beni e servizi non hanno costi confrontabili.

oltretutto la dipendenza dello stato dalla tassazione cresce con il progredire delle condizioni economiche: meglio sta il tuo paese, più frugherà nelle tasche dei cittadini, invece di cercare fonti alternative di sostentamento, una realtà controintuitiva, decisamente.

(fonte: https://ourworldindata.org/taxation/)

qui sopra un grafico delle nazioni più sviluppate e della loro dipendenza dalle tasse per mantenere lo Stato.

tanto per dirne una, prima del 1910 quasi tutti i paesi con un’economia che non fosse fatta di pecore e mucche al pascolo e tre vasi di coccio, si accontentavano di meno del 10% delle entrate nazionali.

inoltre se nel 1960 esisteva un solo paese con un’Imposta sul Valore Aggiunto (VAT/IVA), nel 2016 sono 166 i governi che si pappano la torta, scaricandola sui consumatori! e l’impennata nella corsa a questa mangiatoia c’è stata fra il 1985 e il 2000, guarda caso gli anni del trionfo della teoria neoclassica liberista. a dispetto e spregio di ogni “estraneità dello Stato” e del “non intervento” nei meccanismi economici. liberisti a casa loro, ma statalisti nelle nostre tasche, si direbbe.

una cosa “carina” da notare è che negli USA (dove comunque la percentuale di tassazione resta intorno al 20% del reddito) si è usata la Grande Depressione per centralizzare la riscossione delle imposte, trasferendola dai singoli Stati al Governo federale e aumentarla.

che cosa dire ai fautori dell’Europa federale e unita in Europa? se partiamo con una Danimarca che si mangia quasi il 50% del reddito in tasse, a regime di tassazione separata fra membro UE e membro UE e se il trend storico è quello USA c’è da aspettarsi una Europa unita che fiscalmente parlando farà sembrare Re Giovanni Senzaterra uno che buttava le sterline d’argento giù dalla carrozza reale! altro che Robin Hood.

il tanto celebrato superstato Europeo se seguirà lo sviluppo economico avendo gli USA come paradigma, come è stato per molto sino a ora se non tutto, diverrà ex necesse insostenibile per i suoi contribuenti.

in un mondo senza lavoro questo spiega perché i nostri politici e le istituzioni abbiano il terrore dei cittadini che abbandonano la nave, gettandosi nell’ozio e nella mera sussistenza.

pagheranno sempre meno lavoratori per sempre più tasse.

666 

Apocalisse di Giovannni 15-18

Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia.

Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte;

e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.

Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. 

 

 

 

 

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