epocale figura di merda del Corriere | Banderuole!

oggi il Corriere della Ser(v)a strepita per bocca di Antonella De Gregorio – altra perla del giornalismo italiota di cui abbiamo già avuto modo di saggiare l’alta competenza –  “Oggi nessuno «è Charlie Hebdo». La solidarietà dopo gli attentati che hanno colpito il giornale nel gennaio del 2015 si squaglia sui social…”.

banderuole senza midollo. banderuole.

erano in prima fila a blaterare Je suis Charlie, addirittura hanno messo insieme un libro di vignette che gli autori denunciano come rubate, e ora si rimangiano tutto.

che figura plateale di merda, il Corriere della Ser(v)a, e come ne godiamo noi anche di non essere mai stati “Charlie”, né prima né dopo l’attentato islamista.

il colpevole | charlie, un an apres

RATTI VIGLIACCHI

un anno fa dissi orgogliosamente, controcorrente come sempre, che “non ero Charlie”. non potevo esserlo per tutta una serie di ragioni. ribadendole più volte a ogni successivo sviluppo della faccenda.

a un anno scopro non solo di averci ben visto, ma anche di essere testimone dell’ulteriore caduta in basso di sedicenti artisti che son buoni solo a provocare sterilmente e superficialmente.

chiedersi perché oggi se la prendano con i cristiani e il loro dio, anziché (se fosse il caso) con Maometto o Allah, ha veramente a che vedere con una sottospecie squallida di viltà marcita a fuoco lento.

il colpevole, secondo Charlie: il dio cristiano. con tutto il mio anticlericalismo e ateismo, mi fa proprio specie, senza se e senza ma, vedere come per questi figuri sia facile deridere credenti indifesi e innocui. mica i musulmani!

sarebbe il caso che il cosiddetto “mondo civile” prendesse atto della caratura di questi sedicenti “artisti”.

Parce que je ne suis pas Charlie | “Tutti sono puniti!”

non sto neanche a spiegare perché a un insulto su vignetta non si risponde a colpi di Kalashnikov, e quindi bastano 31 parole per chiudere una questione così scontata e banale.

più articolato, ma secondo me assai più importante, perché non è né scontato né banale, è spiegare perché stavolta Je ne suis pas Charlie, ossia perché non posso accettare la santificazione assoluta di Charlie Hebdo e dei suoi artisti. me ne rammarico, me ne addoloro, mi spiace, ma non li ritengo del tutto innocenti, e penso che abbiano avuto la loro quota di responsabilità concreta e neanche trascurabile, sull’essersi tirati dietro una vendetta infame, atroce e disumana che è e resta comunque decisamente fuori scala, sproporzionata e pertanto criminale. non giustifico gli sparatori, ma non santifico gli sparati.

tu e solo tu sei responsabile di quel che dici e disegni

esistono gradazioni di responsabilità specialmente se riguardano problemi scottanti; negarle o dissolverle nell’innocentismo assoluto o nel colpevolismo a priori, così come farle sparire dietro migliaia di inconsapevoli e appecorati “Je suis Charlie”, non serve, anzi peggiora decisamente le cose presenti e anche quelle a venire.

sono quindi strasicuro che la propria quota di responsabilità comincia quando, per esempio, si decide di deridere la “mattanza” egiziana e la morte altrui, scrivendo pure che il “Corano è merda”:

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così come la tua quota di responsabilità comincia quando la tua vignetta e la tua “satira” ti mettono per grado di conflittualità sullo stesso piano del tipo che bruciava Corani come fossero Cerini o sullo stesso piano del “miglior” Der Stürmer e mi ricordo bene che tutto il beau monde progressista che oggi “si sente [tanto] Charlie” aveva definito il pastore come minimo e al più gentile dei toni un razzistonazista da Bible Belt, da Gainsville in su, per tacere dell’opinione che ha la gente dei Julius Streicher, adesso. riguardando ora quella odiosa e vile vignetta, peraltro, mi verrebbe da dire che “Se il Corano non protegge dai fucili, neanche Charlie…” adesso purtroppo sono in troppe le persone che non ridono più di certe cazzate.

così come la tua quota di responsabilità comincia quando metti a pecorina il fondatore di una delle più seguite religioni al mondo.

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satira – chi può e chi non può nel salotto bello della Libertà Occidentale

con la differenza non da poco che – mentre i cristiani si sono fatti togliere unghie e denti dalla secolarizzazione illuminista e rivoluzionaria – i musulmani, o perlomeno certi musulmani, no. Ricordo pure che prendere in giro altri déi o altre culture, o altre categorie etnico-culturali, come ad esempio non esaustivo ma pregnante quella ebraica, è ovviamente per noi off-limits per le ragioni che sappiamo. per fare un esperimento mentale banale, ma concreto, provate un po’ a pensare cosa sarebbe successo in Francia e da noi pure se un qualsiasi vignettista avesse disegnato Anna Frank come questi hanno disegnato il Profeta Maometto… io ricordo assai bene, fra gli n-esempi, il caso Dieudonné e il caso Vauro-Nirenstein. e erano cagatelle quanto a toni, sia rispetto a queste ipotesi e rispetto a quel che è uscito, davvero e non ipoteticamente, sulle pagine di Charlie Hebdo, oggi santino-martire.

anche da noi perciò esistono tabù invalicabili e categorie intoccabili. per adesso è possibile insultare atrocemente Gesù Cristo, Dio Padre e Spirito Santo (per non parlare dei papi)…

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senza subire, non dico la più pallida ritorsione, tipo una manata sul muso, ma la gioia di ricevere anche il plauso dei difensori della “libertà d’espressione”. la cosa a me, personalmente, fa grave problema, e anche un po’ d rabbia, e lo affermo da ateo e antireligioso totale. mi spiego però tutto questo solo perché semplicemente la forza fa diritto e chi è abbastanza forte da difendere unghie e denti il suo dio (o i suoi morti da sterminio e Memoria) si guadagna il fatto che a tutt’oggi si possano o non si possano mettere su vignetta, certi dèi, certe categorie e certi morti. figurarsi prenderli per il culo. ma altri morti e altri déi, sì. per quelli nessuna pietà.

nel caso dei buddisti o di altre religioni/filosofie/categorie il problema si pone assai meno, e se si pone, neanche questi credenti o categorie evidentemente sono capaci o interessate a una difesa d’ufficio del proprio dio o status. L’Islam sì, almeno certo Islam. e siccome credo che, nonostante tutte le balle che si raccontino, sia il potere di imporre coercitivamente una condotta a fare testo, ossia si parli nietzscheianamente di Volontà di Potenza, le vignette e la vicenda di Charlie Hebdo spieghino abbondantemente quali siano i rapporti di forza attuali; ciò spiega efficacemente sia perché in Occidente i vignettisti si sentono particolarmente inclini a sfottere certe categorie, ma a non sfiorarne altre, o a fare clamorosi autodafé quando le sfiorano, e spiega anche perché ben pochi vignettisti in Occidente abbiano il “coraggio” di sfottere Maometto & C. però, quando lo fanno, e se lo fanno, lo fanno da un punto di vista almeno moralmente privilegiato e destinato all’eroismo anche se (da oggi perlomeno) molto pericoloso. l’esperienza di Louis Ferdinand Celine, al contrario, dimostra che, se pure non si ricevono colpi di mitra in faccia, pur rischiandoli, se ne esce distrutti, umanamente, professionalmente, economicamente e culturalmente, non da oggi e senza neppure l’aura del “Martire della Libertà” per essere stato fucilato da gente ben più che permalosa!

a quelli di Charlie Hebdo, o perlomeno alle loro vignette, va senza dubbio tributata la palma della temerarietà che ritengo però e a pieno titolo una temerarietà inutile, offensiva, vergognosa, estremamente stupida, crudele, razzista, e stronza, oltre che tanto rischiosa e gratuita da collocarsi a mio parere nel rango dell’imbecillità palese. altro che “libertà d’espressione”. “Libertà d’espressione” un par di palle! a meno che…

A meno che…”, un “modest proposal” sulla satira

a meno che non si voglia, in Occidente, come Ovunque, per evitare ogni ingiustizia e per coerenza vera collocare la satira e l’arte tout court come intoccabili e fuori da ogni giudizio, ossia:

stabilire che sia possibile disegnare quel che si vuole su chi si vuole e come si vuole – anche a costo di comportarsi da stronzi, intolleranti e sciagurati, senza naturalmente non già temere un’incursione a colpi di mitra, ma anche solo una stupidissima querela/denuncia; occorrerebbe garantire quindi e in virtù di legge l’intoccabilità dell’artista, la libertà assoluta di disegnare quel che si vuole e persino di offendere chi si vuole (o viceversa far si, disegnando, che qualcuno si offenda a morte), tutelando l’autore da ogni ritorsione legale, economica, sociale e ovviamente fisica. niente querele, sequestri e mitra: una esenzione assoluta da denuncia o aggressione del satirista.

il problema filosofico

questa è una prospettiva desiderabile, che – mi pare – neanche parecchi non-islamici siano intenzionati a concedere, dato che nessun difensore, né politico, né istituzionale, di Charlie Hebdo ha oggi proposto l’abolizione del reato di diffamazione o ingiuria e vilipendio non dico a mezzo stampa, trattandosi di informazione sui fatti, ma almeno a mezzo vignetta, trattandosi di opinabile e personale satira.

questo perché se qualcuno deve essere “libero” – come dicono tutti quelli che oggi si sentono Charlie – di gettare tonnellate di merda fumettistica su Maometto e l’Islam, in nome della sacrosanta libertà di espressione, ciascuno di noi deve anche essere “libero” di farlo su chiunque altro: vittime della storia, presidenti, déi, capi di stato, politici, religiosi, santi, laici, omosessuali, etero, minoranze culturali o etniche, maggioranze culturali o etniche… cosa che nessun sistema né politico né giuridico ha garantito a nessuno, finora; e men che meno ai detrattori delle attuali categorie dominanti e intoccabili.

in effetti da noi sul web e non solo, i permalosi del caso hanno tutti i loro osservatori anti “X-fobia” (omofobia, xenofobia, ginofobia, antisemitismo, anticomunismo….) e tutte le loro AntiDefamation League del caso, equamente distribuite; pronte a distruggere in tribunale vite e reputazioni, quando non il corpo fisico.

né vedo filosoficamente e logicamente alcun motivo per cui disegnare un “Corano di merda”, “ridere di un massacro in Egitto” o disegnare un “Profeta a pecorina” sia meno grave e persegubile o – viceversa – più legittimo e più liberamente espressivo che fare vignette, altrettanto palesemente offensive, su “giudei”, “froci” o “lesbiche”, “negri” o qualsiasi altro bersaglio del proprio personale, soggettivo e libero dileggio… discutibile ma libero, se libero si vuole chi disegna corani e islamici crivellati allegramente da proiettili.

se si insulta qualcuno, come l’Islam o il Corano, si insultino pure tutti. se non lo si fa, semplicemente non lo si faccia neanche per l’Islam. nessuna eccezione. certo, al prezzo di ammazzare ogni forma artistica: niente più satira, ma almeno siate coerenti!

due pesi e due misure sull’orlo del precipizio

invece come sempre devo rammaricarmi che domina l’illogica dei “due pesi e due misure”, dominano la cretineria nel disegnare certe cose senza pensare prima a quel che si disegna, poi alle conseguenze (qui ho fornito una spegazione del “perché” si tende a essere così poco intelligenti nel comunicare), la violenza di chi ha sparato in quella redazione e la reazione irriflessiva, ottusa, ingiusta e radicale di chi reagisce da noi e scambia l’offesa per satira o peggio ancora strumentalizza ovviamente la vicenda, come giornalaismo servile insegna. tutte queste porcate ci spingono sempre di più nell’abisso dell’irrevocabile. l’Islam radicale e fanatico, come sostiene un mio conoscente e blogger, sta semplicemente imparando da ottimi maestri: noi. è solo molto meno raffinato e assai più stupido, e – purtroppo, altrettanto – cieco delle “democrazie” che “democratizzano” coi golpe, o con i militari egizi, che fornivano tanto “materiale umoristico” a quelli di Charlie Hebdo. perché è chiaro che questo è un frangente in cui, come diceva il Principe di Verona di Shakespeare, “Tutti sono puniti”, per non saper capire in quali acque ci stiamo mettendo a forza di schieramenti pro- e contro- “il terrore” (con altro terrore), a forza di applicare sempre due pesi e due misure per noi e per il nostro nemico, e dimenticando peraltro che anni di aggressioni tendenzialmente rendono le persone poco propense alla tolleranza e all’umorismo – figuratevi all’insulto idiota e gratuito – e che si è responsabili di quel che si disegna e di quel che, ancor più maggior ragione, si fa. la penna purtroppo non ferisce come la spada, ma ferisce.

ipotizzando quindi una più felice storia alternativa, sarebbe bastato con le vignette di Charlie Hebdo fare quello che gli strilloni pro Debs facevano nella Chicago del 1894: i ragazzini figli di operai che distribuivano i giornali dei padroni e degli affamatori, semplicemente, prendevano come ogni giorno i loro pacchi e poi gettavano le copie della stampa pro-Pullmann nel lago Michighan. in acqua.  mentre diffondevano invece casa per casa gli appelli di Debs e dei sindacalisti. siccome penso che molti musulmani a Parigi detengano un ruolo chiave nei servizi minuti, basterebbe almeno una forma di lotta non violenta ma radicale e efficace, come gettare certi fogliacci nella Senna, per castigare appieno chi ti insulta e rispondere con sommo stile, in solidarietà di classe, religione e azione: senza Kalashnikov, senza violenza (per rispondere a vignette razziste e idiote? andiamo!!! Allah merita più intelligenza) e senza produrre, appunto, dei martiri immeritati della “Libertà”. invece abbiamo e avremo ancora su ogni fronte vittime di cretinismo, fanatismo, e pecorismo: tre mostri che si meritano l’uno con l’altro. peccato che i jihadisti e alcuni islamici non siano gente del cervello e del calibro di Eugene V. Debs!

questo anche perché, e ci tengo a ripeterlo, credo che, responsabilità morale personale e imbecillità incluse, quello che disegni non solo non ti meriti la morte, ma neppure una cazzo di querela. questo indipendentemente da cosa disegni. magari una risposta “furba” e strategica, sì. o al massimo una vignetta altrettanto stronza come risposta!

ecco perché condivido in genere quasi tutto quello che è espresso da José Antonio Gutierrez D. in Anarkismo.net, anche se a differenza di lui credo che non abbia senso decidere cosa possa essere umoristico e cosa no, più altre cose.

ecco perché comunque, come lui, “Je ne suis pas Charlie”.