caprette economiche | le regole del gioco

qualcuno con un po’ di competenza e cervello spieghi a chi non ne dimostra che le regole di un gioco valgono per i giocatori, non per chiunque altro. a scacchi si gioca su una scacchiera di 64 caselle bicolori (normalmente bianche e nere), ma il calcio si gioca su un campo di 105×68 metri con una minima tolleranza, il kendo si pratica in un’area quadrata o rettangolare fra 9 e 11 metri, ecc… le regole sono fondamentali, ma valgono solo per chi le concorda insieme. che direste di un appassionato di polo che se la prenda con gli scacchisti perché i cavalli in campo non sono veri? o che direste di un appassionato di pugilato che pretenda che il baseball si “giochi con meno giocatori”?

il Regno Unito è ora sovrano e libero di proporre gli accordi che vuole alle condizioni che vuole a chi vuole. 

anche in economia.

qualcuno spieghi a Francesca Basso del Corriere della Ser(v)a e ai suoi “alti ispiratori” europeisti che il Regno Unito è ora sovrano e libero di proporre gli accordi che vuole alle condizioni che vuole a chi vuole. 

se la controparte accetta le regole di questo gioco economico, allora bene. se no, no.

l’amante viene da fuori e non ha giurato fedeltà a nessuno. il colpevole semmai lo si cerchi nel traditore della coppia, che viene meno a un patto.

casomai sarebbe interessante chiedersi perché gli altri paesi UE trovino così vantaggiose le intese con un partner libero e così sconvenienti le regole e gabbie dell’eurozona. perché è indubbio che non sia il caso di prendersela con il Regno Unito se fa le sue proposte “eretiche”, quanto piuttosto con eventuali partner infedeli in casa propria. evidentemente la pappa europeista non deve essere la delizia che è se troppi sono tentati di cambiare menu. se i clienti scappano dal tuo ristorante non dare la colpa al cuoco che ti sta vicino!

come per le amanti, le corna, o nella ristorazione la vera colpa non è di chi si intromette nel menage, costui o costei fa solo il suo interesse, che è fottere con una certa persona. l’amante viene da fuori e non ha giurato fedeltà a nessuno. il colpevole semmai lo si cerchi nel traditore della coppia, che viene meno a un patto. se ti fanno le corna, il problema è nella coppia: o si è mancanti o l’altro è stronzo. perché mai il Regno Unito dovrebbe giocare con le euroregole se da queste si è per ora oltretutto felicemente liberato?

e questo vale anche per l’economia. se qualcuno si è stufato del gioco europeo, il problema è del gioco, non di chi ti offre un nuovo accordo. ma a certi incompetenti fa comodo voler farvi credere il contrario.

epocale figura di merda del Corriere | Banderuole!

oggi il Corriere della Ser(v)a strepita per bocca di Antonella De Gregorio – altra perla del giornalismo italiota di cui abbiamo già avuto modo di saggiare l’alta competenza –  “Oggi nessuno «è Charlie Hebdo». La solidarietà dopo gli attentati che hanno colpito il giornale nel gennaio del 2015 si squaglia sui social…”.

banderuole senza midollo. banderuole.

erano in prima fila a blaterare Je suis Charlie, addirittura hanno messo insieme un libro di vignette che gli autori denunciano come rubate, e ora si rimangiano tutto.

che figura plateale di merda, il Corriere della Ser(v)a, e come ne godiamo noi anche di non essere mai stati “Charlie”, né prima né dopo l’attentato islamista.

Tim Cook lavora al Corriere della Ser(v)a! | le miserie del doppiolavoro e del giornalismo italiano

non sapevo che Tim Cook lavorasse come giornalista al Corriere, in Via Solferino.

ma, se firma i pezzi, evidentemente si è trovato come tutti noi un doppio o triplo lavoro per sopravvivere alla stangata fiscale o al rischio di scivolare nell’indigenza e non farcela a fine mese. miserie del doppio lavoro.

http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/16_agosto_30/sentenza-ue-lettera-tim-cook-comunita-apple-europa-90fbff78-6ea4-11e6-adac-6265fc60f93f.shtml

benvenuto nel club dei lavoratori salariati, Tim. non mi turba, visti i tempi in cui vive la maggior parte degli europei e degli statunitensi. quello che mi turba è invece che un quotidiano che si dice “libero e indipendente” si riduca a essere l’organo di stampa di una multinazionale miliardaria. non una bella figura.

non una bella figura. secondo me una figura di merda, francamente parlando, che ridefinisce pienamente il ruolo e la funzione del giornalismo in un paese che sta collettivamente, in quanto membro dell’unione europea, chiedendo a una multinazionale di evitare furberie fiscali. lo so – la questione è ambigua – perché alla lettera Apple e altri colossi non infrangono apertamente le leggi e la normativa (Stiglitz docet), sfruttano semplicemente dei buchi o delle interpretazioni, dovute a leggi scritte male o poco efficienti nel tassare i più ricchi. per i miserabili, come i piccoli dipendenti pubblici e privati, intanto, ci riescono benissimo. con i piccoli artigiani e professionisti che si rompono il culo, ugualmente. meno ci riescono, via via che si salgono le libere professioni più blasonate. ci sono quindi più responsabilità in  gioco di cui vale certamente la pena parlare più avanti.

intanto però parliamo del Corriere della Ser(v)a che si riduce a essere l’organo aziendale di una multinazionale che deve un mucchio di soldi a noi cittadini, e che riporta integralmente quanto compare sul sito ufficiale Apple. come se fosse agli ordini di Mr. Cook. che fa i suoi interessi. e lo riporta pari pari come è.

http://www.apple.com/it/customer-letter/

una figura di merda, comunque la si voglia guardare; e qui si apre la porta sulle miserie del giornalismo.

perché se Mr. Cook fa i suoi interessi e furbescamente cerca di non pagare le tasse in proporzione ai suoi mastodontici profitti, come invece fanno tutti i disgraziati, non si capisce perché il Corriere della Ser(v)a scelga di fare gli interessi e scelga di fare il portavoce acritico e meccanico del punto di vista del pesce grosso. e faccia tutto questo anziché fare gli interessi del suo più numeroso pubblico di lettori – che non sono CEO di multinazionali miliardarie. insomma, per una volta che quella monnezza dell’unione europea – fatto più unico che raro – ne imbrocca una giusta e fa una cosa che tornerebbe utile a tutti, inclusi i lettori del quotidiano, il Corriere di Via Solferino fa invece da meccanico ripetitore del furbetto di turno. mettendosi di fatto contro il mandato del giornalismo onesto, serio e vero, che è quello di sostenere, tramite il dibattito delle idee e anche scoprendo magagne altrui, gli interessi della collettività dei lettori e non degli imprenditori più ricchi del pianeta i quali hanno già e già si pagano il proprio megafono privato.

viene allora il dubbio legittimo ma poco simpatico che i più ricchi si siano pagati anche altri megafoni.

Vero, Corriere?

 

il clickbaiting più lercio! | come sempre il Corriere

anche questa volta i “professionisti” dell’informazione targati Corriere della Ser(v)a superano sé stessi nel peggio.

guardate questo videoaltro che aggressione! è evidente che il leopardo volesse giocare, in modo energico, ma giocare. altrimenti avrebbe attaccato dal basso verso l’alto puntando a ventre/gola e non si sarebbe lanciato alle gambe dell’uomo.

ma parlare di aggressione scampata fa clickbaiting. non importa se quello che scrivo è una totale menzogna o cazzata.

bravi, rendete proprio questa tessera utile e apprezzata come gli arredi nel porno.

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Aggiornamento ultima ora

Le caprette al Corriere sono in ottima compagnia. Le affiancano le capracce montanare della RSI Radiotelevisione Svizzera Italiana che in questo articolo affermano che Shiva è una dea indiana. Shiva è un dio, maschio, efebico quanto si vuole, ma col pisello! Cazzo! Capre capre capre!!! Giornalisti Italioti, giornalisti italosvizzeri. Capreeee! Non dico un percorso di studi normale, ma una merda di Garzantina tenetevela sulla scrivania prima di pensare che se è un nome che termina per A è una donna! 

GIORNALISTI CAPRACCE RSI

una demente …e il “suo” giornale | chi si somiglia…

l’estate è stagione durissima per i giornalaisti, o giornalistai, costretti a imbottire di stronzate inarrivabili degli spazi web e cartacei che, si sa, vanno pur riempiti. è quindi con somma gioia e sommo dileggio che vi presento i deliri di una supermanager pubblicati, senza neanche uno straccio di contestazione o critica o commento, alla firma di Martina Pennisi su un giornale che di cazzate se ne intende.

Corriere della Ser(v)a, naturalmente.

ricettadeldementeperfetto

chi si somiglia ..si piglia.

un problema di modello infame e lercio, non di scelte personali

ora, il punto discutibile non è che una persona non possa, specialmente se motivata da 57 milioni di bonus, stare al lavoro, vivere al lavoro, cagare sotto la scrivania, dormire in ufficio e non avere altra vita che non sia l’azienda. intanto perché – strano che un quotidiano che si dice serio competente lo ignori – un manager non è un dipendente: è un professionista che è autonomo nel suo lavoro – orario, modalità operative, scelte, e è vincolato solo dai risultati. o ottiene ciò per cui è stato pagato, o no; quindi o resta o se ne va solo in base al raggiungimento dei risultati che gli si chiedono. potrebbe fare come la signora, o potrebbe benissimo restare e rimanere un manager vincente anche se per motivi del tutto inspiegabili riuscisse a raggiungere i suoi obiettivi restando nudo con una banana nel culo davanti a un moai di merda e meringhe, eretto da un nano nibelungo nel suo giardino di casa e senza neppure vedere in faccia le persone con cui lavora, limitandosi a recepire i traguardi da raggiungere. questo perché, lo ripetiamo, il manager è libero di organizzarsi il lavoro come cazzo crede.

finché il manager propone a sé stesso o a altri manager il suo modello di efficienza non c’è proprio nulla di male.

il casino e la demenza pericolosa cominciano quando si crede di proporre la stessa logica a un dipendente che ha un salario regolare ma risibile rispetto al professionista. questa attitudine è solamente indice, senza se e senza ma, di propensione allo sfruttamento, al ladrocinio e allo schiavismo mascherati da lavoro. proprio perché un dipendente “vero” non prenderà mai compensi neanche lontanamente paragonabili ai bonus dei manager, fra cui la signora in questione.

nel migliore dei casi ci si guadagna solo sfruttamento dei lavoratori più deboli. nel peggiore qualcuno crepa

non solo: far crescere una cultura di impresa e del lavoro che obblighi i salariati a sforzi da manager superpagati senza neanche averne un centesimo degli incentivi monetari e professionali è come chiedere a un manovale di rinunciare alle ore di sonno per aumentare le ore in cantiere.

nel migliore dei casi ci si guadagna solo sfruttamento dei lavoratori più deboli. nel peggiore qualcuno crepa, o di incidente sul lavoro o di infarto, anche da management. come è del resto ampiamente successo anche a dipendenti “aspiranti manager di successo” poco meglio pagati, come Moritz Ehrardt, o agli operai quindicenni cinesi come Shi Zaokun, o al camionista Iliev e a parecchi fra tutti quelli che che volessero (o meglio fossero costretti sotto pressione) a adottare le idee di merda della signora Mayer senza essere la signora Mayer.

il vero nocciolo del problema non è quello che, ribadiamo, la signora intende fare della sua vita, ossia le scelte personali, ma il modello infame e lercio che essa vorrebbe suggerire al prossimo, specialmente a chi il lavoro lo somministra, e il quotidiano che le fa da sponda e megafono, avallando tale visione. siccome da noi almeno sarebbe reato l’istigazione al suicidio, sarebbe il caso che la giurisprudenza cominciasse, un bel giorno, a mettere in conto fra i crimini possibili anche l’istigazione al superlavoro, specialmente e soprattutto quando uccide e anche quando, a fronte dello stesso salario, aumentano le ore lavorate, il che – la matematica non falla – è comunque una riduzione di salario e di diritti ed è pertanto un crimine perché è un furto, un furto di vita, un furto di tempo e di risorse mentali e fisiche a vantaggio di chi trae plusvalore da quel lavoro. la signora e i ciarlatori a mezzo stampa lo sanno benissimo, ma fan finta di non capire, alla ricerca del “dipendente perfetto”. per il padronato e i plutocrati, ça va sans dire.

se è reato istigare al suicidio, istigare al superlavoro che cosa è?

questa è la demenza che ci pregiamo di denunciare, combattere e irridere con il più maestoso dei diti medi sbattuto sul grugno a manager e giornalistai compiacenti!

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belare a quattro mani (o zampe) | sempre il Corriere… una garanzia

ora per scrivere cazzate, in Via Solferino, devono essere almeno in due. si sa ci vuole un lavoro di équipe, certe cose mica ti riescono da solo.

ecco che il professionalissimo duo di giornaliste del Corriere della Ser(v)a: Laura De Feudis Giusi Fasano partorisce, oltre al solito irrilevante articolo di senso gossipparo sulla tragedia di Monaco, la castroneria terminologica nel lessico videoludico:

Altro dettaglio, emerso già nelle prime ore, la passione per i videogiochi cosiddetti spara-spara.

“Videogiochi spara-spara”… le risate. un qualunque scemo che si occupi per puro caso e per tre giorni di recensioni di videogiochi non scriverebbe mai certe boiate, ma userebbe la terminologia corretta.

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si chiamano “videogiochi sparatutto” o se volete FPS “First Person Shooting” o Shooter, Shoot ‘em up, non shoot-shoot. di esplosivo qui c’è solo la vostra ignoranza da capre, giornaliste care. e vi siete persino messe in due, la cazzata a quattro mani.

complimenti. come sempre Corriere della Ser(v)a.

i Regeni degli altri | qualifiche

poi tuonano contro il nazismo

deprivare un prigioniero incappucciandolo è obiettivamente tortura. la deprivazione sensoriale e l’incertezza che ne deriva sono tra le più vili e raffinate forme di sevizia inventate dalla malvagia mente umana. vili, perché non mostrano la barbarie che sono attraverso segni visibili – e quindi sfuggono a ogni scrutinio e a ogni senso di vergogna che si potrebbe provare davanti a lividi, piaghe, ossa spezzate – raffinate, perché costituiscono una modalità estremamente penetrante di abuso del corpo soggetto al trattamento.

ecco che la stampa dell’Occidente “liberatore” che si straccia le vesti – o meglio che finge di addolorarsi – per i suoi Giulio Regeni, non si perita di apprezzare la “regenizzazione” altrui, di mostrare i Regeni degli altri, i Regeni che siamo noi a torturare, tramite interposto governo. e che intervista pure un individuo atterrito e segregato senza alcuna garanzia in un carcere segreto – ricordandogli, perfidamente, che noi sappiamo benissimo che egli “ha una moglie incinta e un bambino” (altra crudele forma di sevizia psicologica).

e allora è evidente la sconfessione sostanziale e formale di ogni tentativo di critica verso la barbarie e la tirannide da parte di questi deprecabili farisei. i giornalisti che accettano tutto questo senza denunciarlo sono moralmente correi e conniventi con i seviziatori. tutti lo sono, quando accettano queste modalità. pertanto A che titolo vengono a fare la morale a tutti parlando di totalitarismi, camere a gas, crimini contro l’umanità?

l’ipocrita, quando commette le colpe che addita agli altri perde di fatto ogni autorità e credibilità nella sua condanna, nella sua morale.

questa gente non avrebbe neppure la qualifica e la credibilità per giudicare la merda cagata dal più ottuso dei naziskin, figurarsi dirci cosa è umano e cosa è crimine contro l’umanità.

un giornalista vero – che serve la verità – non intervista i seviziati mentre sono preda dei loro aguzzini, ma denuncia le sevizie.

che credibilità può mai avere, inoltre un’intervista estorta in queste circostanze?

naturalmente è il Corriere della Ser(v)a

la quotidiana omertà della malainformazione | ancora il Corriere, chi se no?

qui un caso tipico di lacune, omissioni, silenzi complicissimi, sempre naturalmente a favore di chi il potere lo esercita, spesso abusando.

qui non conta tanto il singolo caso – obiettivamente grave, ma purtroppo consueto – di un insegnante bullizzato dai suoi stessi allievi – qui conta che il docente è stato oggetto di una sanzione illegittima, conta che il preside di quella scuola ha punito ingiustamente, come riconosciuto poi dagli organi competenti, la parte lesa. il pezzo è chiaramente impostato su questa “notizia”, l’illecito amministrativo e disciplinare ai danni di chi è stato vittima.

e i giornalisti del Corriere della Ser(v)a che fanno?

stanno zitti e buoni sull’informazione più interessante: il nome e cognome del preside che ha fatto una tale scelta sanzionatoria, la sola cosa che “faceva notizia”, ossia un preside che puniva l’aggredito più del suo aggressore!

se siete la parte più debole, signori, non sperate che il giornalismo italiota prenda le vostre difese. anzi…

la quotidiana omertà della malainformazione. il potere, specie se sbaglia, va sempre protetto e coperto.

e voi, genitori e insegnanti, sperate in una “buona scuola” con Presidi-sceriffi e una simile informazione pubblica? poverini.

PS il preside (o dirigente scolastico) in questione è il Prof. Mauro Agostino Donato Zeni in carica al Tenca dal 2012. noi queste informazioni, per farvi democraticamente un’idea, le diamo. non siamo mica giornalisti (non tesserati, almeno). qui la sua email, pubblicamente disponibile da CV, doveste chiedergli privatamente ragione del suo operato e esprimere il vostro civilissimo parere in merito alla sua professionalità dirigenziale.

un nuovo farmaco… il Corriere ci stupisce ancora

ropinol capre

hanno inventato un nuovo farmaco, in Via Solferino: il ROPINOL.

http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_16/orrore-svezia-tiene-segregata-donna-un-bunker-abusa-lei-arrestato-medico-38enne-2c35fc2a-bc6a-11e5-b206-2a6e9b3d9bfb.shtml

forse parente di quel più celebre e noto Roipnol, oppure si tratta di semplici crasse, cialtrone, ignoranza e incompetenza caprine. roba che sperimentiamo costantemente su uno dei più magagnati fogli che si ostinano a chiamarsi “quotidiani” nel nostro paese.

avessero uno straccio miserrimo di cultura da Settimana Enigmistica, i “giornalisti” tesserati in forza a tanta redazione, avrebbero capito subito – dal termine “ipnosi”, Hypnos, sonno – di aver scritto una boiata.

ma occorre, come dicevamo, uno straccio di cultura minima da cruciverba in spiaggia.

roba da MIT, per quelli del Corriere della Ser(v)a.

 

incompetenza | neanche le foto…

l’ennesima prova dell’alta e impeccabile professionalità dei giornalaisti tesserati OdG.

al Corriere, illustrano gli incentivi alla mobilità del decreto-fuffa antismog nel modo migliore! …con una foto di autobus “Fuori Servizio”. una scelta molto sveglia da parte di chi dovrebbe saper coniugare iconografia e messaggio. neanche le foto sanno scegliersi! 

non volendo però, proprio come la maschera di Arlecchino, i mestieranti del Corriere della Ser(v)a hanno detto la verità. in Italia sarà proprio questo il successo delle misure farlocche: l’invito a usare mezzi pubblici, che non ci sono. una professionalità dell’amministrazione che fa il paio perfettamente con quella della trista redazione di Via Solferino. peccato che questa verità ci sia stata servita del tutto involontariamente da tanti “giornalisti”.

genialata corriere