un articolo del blog “Simplicissimus”

rinvio a un interessante articolo del blog “Simplicissimus”. con questo non voglio dire di essere d’accordo con la linea politica del blog, ma è un’ottima sponda per sostenere ciò che sostengo da anni (il grassetto è mio):

Non solo da noi: per quanti anni Blair è stato portato sugli scudi nonostante il suo sconcertante ruolo di bugiardo a tutto campo e guerrafondaio senza scrupoli nella vicenda irakena?  Il rapporto ufficiale Chilcot che riunisce oltre 100 mila documenti in relazione alla vicenda, comprese le lettere del premier inglese a Bush pubblicate ieri, mostrano un impietoso e terrificante ritratto del personaggio, aggiungono una pennellata di repulsione, ma i fatti erano ben conosciuti fin dal 2005. Eppure l’uomo viene tuttora lautamente pagato per tenere conferenze, dare lezioncine, arrampicarsi sugli specchi, è richiesto di interviste e moniti. Eppure nonostante fosse già conosciuto come l’autore della colossale bugia sulle armi di distruzione di massa nonché come traditore del labour è stato rieletto. Il collegamento non sta nel fatto che fu proprio Blair, a lanciare Renzi alla ribalta nazionale, sta nel fatto tutto contemporaneo che ad ogni azione non corrisponde una reazione. A un fallimento o a una bugia corrisponde un’elezione.

[dal blog Simplicissimus https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/07/07/expo-universale-della-mafia/]

…si chiamano democrazie liberiste, nate dopo la II Guerra Mondiale. ottime ragioni per farla finita con esse.

shroudsourcing | seppellisci l’arte

mi capita di leggiucchiare delle e-magazines.

me ne capita purtroppo sotto gli occhi, con frequenza crescente, un certo tipo di rivista, quella che si fa da sola spesso sfruttando il lavoro altrui, spacciandolo per vetrina. decine di "creativi" postano gratuitamente foto o materiali autoprodotti, sperando di essere selezionati e apparire sul prossimo, meraviglioso, numero.

intanto due pagine di contenuti ci sono. se poi ci aggiungiamo un 70% di advertising, una e-magazine si riduce davvero a poco.

già questo demoralizza.

demoralizza perché credo che la creatività e la bellezza si debbano pagare. un minimo, ma si debbano pagare.

se poi questi creativi sono del tutto privi della grammatica minima per scattare una fotografia, allora sì che mi girano le balle. e tanto. e non c'è Instagram che tenga.

perché quando vedo roba del genere in giro:

coglione

dove bisogna essere proprio gli stronzi, ma stronzi senza ritegno per ritrarre un soggetto carino, palesemente sottoesposto e, per non farsi mancare nulla, con un'ombra modello CostaConcordia rovesciata sul centro d'interesse della composizione.

non c'è logica della condivisione, del crowdsourcing, dell'intelligenza collettiva, dell'instant-journalism che tenga: sei solo un miserabile cazzaro che non saprebbe fare una fotografia neppure con Cartier Bresson che ti setta l'apparecchio, ti sceglie il momento e ti spinge quel ditino da ritardato sul pulsante!

quel che è peggio è che non fai male solo alla tua reputazione di "artista", ma incoraggi delle redazioni a postare e spammare spazzatura grafica e visiva inquinando il mercato dell'offerta cognitiva e della percezione del bello.

tu non sei un creativo, non sei un fotografo, non sei un artista. tu hai solo un cellulare e un accesso al web.

tu seppellisci l'arte.