la palta | grafici? a che servono?

JR – Kipple is useless objects, like junk mail or match folders after you use the last match or gum wrappers of yesterday’s homeopape. When nobody’s around, kipple reproduces itself. For instance, if you go to bed leaving any kipple around your apartment, when you wake up the next morning there’s twice as much of it. It always gets more and more.
Pris- I see.
JR – There’s the First Law of Kipple, “Kipple drives out nonkipple.” Like Gresham’s law about bad money. And in these apartments there’s been nobody there to fight the kipple.
Pris – So it has taken over completely. Now I understand.
JR – Your place, here, this apartment you’ve picked – it’s too kipple-ized to live in. We can roll the kipple-factor back; we can do like I said, raid the other apartments. But –
Pris – But what?
JR – We can’t win.
Pris – Why not?
JR – No one can win against kipple, except temporarily and maybe in one spot, like in my apartment I’ve sort of created a stasis between the pressure of kipple and nonkipple, for the time being. But eventually I’ll die or go away, and then the kipple will again take over. It’s a universal principle operating throughout the universe; the entire universe is moving toward a final state of total, absolute kippleization.

la cosa più spaventosa, perché in assoluto la più triste, del romanzo di fantascienza Do Androids Dream of Electric Sheeps? del grande Philip K Dick è stata “la palta”, insieme alla morte del gatto vero, scambiato per un droide, ovviamente.  il romanzo – tradotto in italiano come Il cacciatore di androidi (se noi italioti non mettiamo la tamarrata caccia-maschio-violenza-sesso sembra che non si venda un cazzo di libro…), noto però al pubblico meno colto come Blade Runner, dalla sua trasposizione cinematografica – raccontava la fine di un mondo. animali, piante, tutti scomparsi e la civiltà era sepolta da tonnellate di spazzatura, oggetti inutili, fradici e dimenticati/abbandonati che formavano un blob in cui nessuno più si preoccupava di distinguere, salvare, recuperare, un magma informe che rendeva “marcio” ogni altro manufatto umano in breve tempo. la palta – the Kipple, in inglese.

trovo che sia la metafora perfetta per questo mondo di inizio Duemila.

palta come orgia di prodotti-oggetti-pratiche in cui non ci si degna neanche più di sembrare professionali.

come tante, troppe, pubblicità, nate per essere diarrea comunicativa, lampi del diluvio di nonsenso e compulsione/persuasione al consumo, veicolati dai media.

roba come questa pubblicità di un brand multimiliardario e multinazionale che non si preoccupa neanche più di disegnare una mano come si deve, neppure nella stilizzazione più spinta. dove sta il pollice, come sono disposte le dita? l’oggetto è malamente ‘copiaincollato’ sul disegno senza una cazzo di microscopica cura.

ilbrutto

perché lo fanno? perché non c’è uno straccio di cura e attenzione nel prodotto, perché si pagano una miseria i professionisti coinvolti, e – forse il peggio – perché si sa che questa roba andrà a ingozzare la mente-discarica di un’umanità troppo stupida, ottusa e cialtrona per notarlo.

la civiltà marcia dove la sua comunicazione la porta. e noi finiremo molto, molto, molto male.

torta e tortura | l’inganno delle religioni, la truffa della “non violenza”

ecco una delle più assurde, incoerenti e ipocrite icone del piattume benpensante festeggiare in compagnia di un guerrafondaio, torturatore, mandante di sevizie a Guamtanamo, Abu Ghraib, nei luoghi di detenzione e rapimento extragiudiziali, in tutto il mondo. invece di ridere, caro il mio signor Tenzin Gyatso, chiedi al tuo caro amico e cmpagnone quanta gente ha fatto waterboardare… quanti innocenti sono stati fatti esplodere da droni come “effetti collaterali”. che schifo, queste immagini, che schifo.

torta e tortura

torta e tortura

la premiata coppia fra teocrazia e politica ci offre uno squisito esempio di coerenza e pratica buddhista, di “nonviolenza” nei salotti platinati d’oro e pulitissimi dei più violenti… in compagnia naturalmente di plutocrati convitati che fanno la bella vita sul debito publico, sui default, sui tagli a welfare e occupazione, sulla detassazione dei patrimoni miliardari e sulla macellazione della classe media e operaia, sulla vita straziata di milioni di (ex)lavoratori o lavoratori-sfruttati e pensionati ridotti alla fame negli USA e altrove. una bella cricca di banchieri e usurai assassini e boia!

cazzo che esempio di buddhismo! cazzo che esempio di santità!

ci credo poi che ridono!!!

2015-07-01-Dallas-N02

pensano ai minchioni che si bevono le loro cazzate su religione e “guerre giuste al terrore”, pensano ai milioni di pecoroni che “intortano” con Religione, Economia e Politica!

proprio vero che le religioni organizzate sono come le Mafie…

“Una montagna di merda.” (Peppino Impastato)

il crimine del circo | l’idiozia del giornalismo (professionista e tesserato)

una notizia, due dimostrazioni.

1. solo un lurido bastardo schifoso non proverebbe pietà davanti a questa foto, e potrebbe negare che il circo con animali è crimine, infamia, merda, vergogna e morte. guardate bene l’espressione di un animale che era un tempo libero e fiero! e risolvere il problema è semplice: basta non andare al circo.

2. i giornalaisti del Corriere della Ser(v)a sono ormai ridotti all’analfabetismo visivo, iconico e funzionale. a differenza di loro – la cui competenza sarebbe certificata da una tessera professionale – persino un bimbo di cinque anni, sfogliando un qualsiasi libro illustrato sugli animali, saprebbe distinguere una leonessa da una tigre. il bimbo di cinque anni naturalmente non ha i benefit riconosciuti a cotanti e siffatti professionisti (ingressi, agevolazioni, riduzioni, tutela professionale, ingerenze sulla privacy altrui…) né percepisce uno stipendio per riconoscere in modo elementare un animale dall’altro!

segnaliamo pure che il nome del Circo – CIRCO MARTIN SHOW, ripeto CIRCO MARTIN SHOW – appare in sordina fra le righe dell’articolo, non certo nei titoloni. state sereni che se era la casa di un militante NO TAV oggetto di perquisizione e sequestro i “bravi giornalisti” altro che nome, ci avrebbero fatto persino annusare le mutande del tipo. ma… trattandosi di imprenditoria circense c’è tutta un’altra discrezione amica, tutta un’altra attenzione, tutto un altro riguardo! muti si deve stare. mica è un crimine politico torturare animali!

il crimine del circo | l’idiozia del giornalismo in Italia
due realtà che si riconoscono e rispecchiano fra loro