Trionfare in Roma | Quattro

Trionfare in Roma, “città d’amore, città di vita” come disse il Vate, e per QUATTRO premi consecutivi è grande gioia e conferma di un onesto lavoro.

Un Grazie all’Organizzazione del Premio Nazionale Teatro Aurelio
Un Grazie a Linda che è la mia dèa
Un Grazie al TOF “Testo Originale a Fronte” che ha fatto il tifo
Un Grazie a Ambra, amica e collega
Un Grazie all’Istituto Comprensivo Peccioli-Palaia e alla presidenza
Un Grazie a Roma, «città di vita»

Un Grazie a chi mi sostiene al di là dei miei poveri meriti

TRIONFO-PREMIO-AURELIO

quattro poesie, un gioco | due sonetti di Ambra Paciscopi

pubblico con il permesso dell’autrice, qui due poesie nate da un gioco per resistere alla noia della burocrazia e ai suoi doveri. ci siamo dati un compito creativo: inventare deu sonetti o delle ottave rime con il tema: amore/odio e la presenza di alcuni animali: lucertola, civetta, scimmia, serpente.

questo il risultato di Ambra PACISCOPI, collega, amica e poetessa.

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LUCERTOLA

Verdeggia rapida tra l’erba estiva
Bagliore veloce diletto spasso
Fulmine verdastro fuga tardiva
Nascosta, fugace su caldo masso

Lucertola dritta leva la testa
Il mondo guarda di sensi distratti
Briosa cambia lesta la veste
Il mondo inerte negli occhi contratti

Grida il bambino col sasso proteso
Macabro agguato la coda poi schiva
Salvo rifugio in dirupo scosceso

Sola nel mondo la brezza la strega
Trema d’amore nel freddo di pelle
A brivido caldo schiena non nega

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CIVETTA

Giro di valzer la testa ripiega
Occhi notturni, giallo d’alabastro
Rapida, veloce ali dispiega
Fulmine rapace grido rossastro

Predato grida poi l’uomo notturno
Solitario amore sfida ritrova
Che nel fulgore di lampo diurno
Donna animale l’amore rinnova

Membra contorte passione dell’alba
Lento gemito di getto si spegne
Corpi confusi, intreccio di vitalba

Lenta srotola la bestia suo becco
Eco di falce l’amaro frastuono
Della campana risuona il rintocco

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qui le mie due poesie, nate dalla stessa sessione di scrittura creativa. ne verranno altre e magari le raccoglieremo in un volumetto…

http://www.furiodetti.it/scripta/poesia/due-sonetti-su-amore-odio-e-animali/

Grazie, grazie, grazie | 3° premio a Labirinti di Parole

Un grande grande grande GRAZIE allo staff tutto di “Labirinti Festival Torino 2015” per l’accoglienza, l’amicizia, la simpatia, la delicatezza.

3° premio al biennale “Labirinti di Parole 2013”
con questa motivazione:

La povera crittografia delle cose
«Una breve silloge che tradisce fulminanti e umoristici micro-racconti in versi, a cominciare dal titolo della raccolta, che ha in sé il segno e il senso di questi versi: un sottile gioco a nascondere, che cerca la complicità (e la raffinatezza) del lettore; al quale l’autore offre una sorta di smascheramento del vivere, partendo dalle suggestioni che possono venire da due tombe diversissime tra loro, ma unite dall’eccezionalità degli uomini che custodiscono: quella di Céline (a Meudon), e quella di Napoleone (nel Dôme des Invalides, a Parigi). Sono densi, i versi, di una lingua che denota un’arrière-boutique di qualità; di una lingua, in particolare, che si fa generatrice di immagini. E ne vengono fuori fotografie di graffiante nitore, che custodiscono il grigio e la notte dell’esistere, ma anche la bellezza e la grandezza della vita. Fotografie come crittografie: da scoprire, da decifrare, nel bene e nel male, con tutta la partecipazione affettiva (sta qui il senso di povera, riferito a crittografia) di cui si dispone. Interessante il rapporto organico tra tessuto immaginativo e tessuto fonico senza ridurre la necessità della metafora e di una lingua ricca di storia e di una tensione mitica.»

Nella fattispecie ancora Grazie Grazie Grazie a…
Erica Nicchiosini e Mario Greco.

Un grazie di cuore alla giuria
…per l’opportunità, l’apprezzamento, ma soprattutto per l’analitica motivazione dei miei versi.

Un grazie agli attori
…che hanno letto con trasporto e competenza.

un grazie al personale della biblioteca…

e “last but not least” un abbraccio e un arrivederci a tutti gli autori appassionati, vivi, creativi e entusiasti che ho incontrato alla Biblioteca Ginzburg sabato scorso; precisamente: SERGIO ENRICO GALLO, ALESSANDRA CORBETTA, ANDREA MAURI, MANUELA BABAN. Grandi ragazzi! Risentiamoci assolutamente!

E poi al mio polletto, un amore infinito come la mia riconoscenza.

 

Il 24 ottobre Sabato prossimo a Torino | premiato dal Labirinti Festival

cari amici e lettori,

se volete scambiamo due chiacchiere, insieme, specialmente e magari dopo intorno a una bottiglia di rosso piemontese Sabato prossimo, il 24 ottobre a Torino.

le coordinate della premiazione del Concorso Labirinti di Parole in cui sarò presente come finalista

SABATO, 24 OTTOBRE 2015
10:30 – LABIRINTI DI PAROLE – PREMIAZIONE II° EDIZIONE CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE
Biblioteca Civica Natalia Ginzburg via Cesare Lombroso, 16 (nel cortile interno) – Torino.
LABirinti presenterà i finalisti di LABirinti di parole – racconto breve e poesia – concorso pensato come vivaio in cui gli esordienti selezionati non siano solo promossi, ma possano anche crescere nel confronto diretto con alcuni tra i più autorevoli nomi della scena culturale.
I giudici, infatti, saranno residenti a Torino, in modo da dialogare, in una sorta di laboratorio aperto, con i partecipanti del concorso e il panorama artistico della città, anche presentando opere di autori torinesi. La giuria è composta da: GIUSEPPE GIGLIO, MARIO CAPELLO, VANNI SANTONI, SPARAJURIJ, STEFANIA FACCIANO, MARIA ROSA QUAGLIA, FABIO MICHIELI, MARCO ANNICCHIARICO, COORDINA ERIKA NICCHIOSINI
Letture di GRUPPO DI ATTORI TORINESI
Ingresso gratuito

 

 

Casa nuova per Kanlah

Kanlah.it cambia casa e diventa uno spin-off di furiodetti.it. Ebbene sì, cari amici, una nuova veste grafica, un formato più agile e rapido per la nostra rubrica dedicata alla poesia e ai poeti.

l’indirizzo della pagina-blog di Kanlah Poesia è:

www.furiodetti.it/kanlahpoesiablog/

segute sul nostro sito il tag “Knlh” e potrete sfogliare anche su furiodetti.it ogni articolo in ordine cronologico.

a email per scriverci e contattarci è:

kanlah.redazione@gmail.com

Kanlah riparte più frizzante che mai.

Restate con noi.

All of us have a place in history. Mine is clouds.
Ognuno di noi ha un posto nella storia. Il mio sono le nuvole,

Richard Brautigan, poet (1935-1984)

 

Ezra, un nome | il giardinetto di Mary De Rachewiltz

se non riesco a decidermi per Casa Pound, neppure e forse con più convinzione riesco a solidarizzare con le rivendicazioni della figlia biologica di Pound, Mary de Rachewiltz; ma, sollecitato da un intervento del poeta Benny Nonasky, che rilancia un articolo in cui la signora rivendica il nome del padre quasi come se fosse un arredo da giardino o una proprietà esclusiva, non posso che dar voce alla musa come segue:

Un nome

Bianche risaie sotto neve
Che resta quando il cielo
Dimentica e l’armonia si tende

Come un arco privato d’intenzione?

Un nome, che è un nome
La polvere, lo sporco, fondi
Di tè, tazze sepolte da calcagni
Antichi, screpola di lacca.

Un nome non si mette in cassa
non si ripone fra vesti ingelosite
Di dame, per i cui broccati
Si è strangolato un regno
Dopo l’altro,non si tiene
Fra le monete in fila

Un nome non è niente, nè Lao
Tzu, nè Kong fu zi parleranno
Giada o sorgenti traslucide
Se il nome è appesantito oltre
Dovuto.

Un nome, forse, marcia
Con i giovani, sorpresi
Più delle stabili cariate statue
Persiane, amanti dello spreco
E dell’avida offesa disumana.

Un nome non è niente, forse
Siede e osserva imperturbato
E come una puttana santa
Lascia che di sè stesso s’usi
Senza pena, o calcolo
O conteggio. Maria pensi
A questo se le è caro

Un nome.

Lupo | La ballata di Matt e Sweat

sarà che quando leggo notizie del genere su quella sottospecie di carta igienica virtuale che è il Coriere della Ser(v)a, vedo rosso e nero…

sarà che quando vedo reazioni del genere da parte della “brava gente” (o di consistente parte di essa) mi ricordo – si vede – dei miei antenati sulla steppa asiatica e mi sale il lupo…

mattsweat

sarà che io la razzumaglia subumana borghese che festeggia la fine di una fuga impari e scellerata non la sopporto…

sarà che in questo contesto, a dispetto dele mie convinzioni e certezze politiche sulla giustizia che non giustizia e sulla legge che non fa giustizia, oltre al lupo mi sale il poeta…

sarà che tra sbirri e pecore, preferisco per fede, istinto e antico onore i Lupi…

specie se cattivi e  braccati…

 

quindi, stanotte ho composto una roba stile vecchia ballata del vecchio Sud, dedicata a due farabutti di prima qualità, uno dei quali è stato prontamente giustiziato. è un abbozzo poetico, forse la migliorerò, forse no, ma voglio darvela carne e sangue stanotte …stanotte.

 

 

La ballata di Matt e Sweat

Rosse le ultime ciliegie,
così gli stracci addosso a Matt e Sweat.

Mi sanguinano fra i denti le ciliegie
le ultime all’inizio dell’Estate
voglio cantare, gente – sù restate –
l’ultima corsa di Richard Matt e Sweat.

Dolce la frutta scende insieme al vino
oh, è cominciata in carcere la storia
rossi gli stracci che contava Joyce
e chi sa dove inizia o chi per primo…

Non chiedere a una donna innamorata
se a Dannemora o Dio sa solo dove
resti il suo cuore, se con la divisa
o con l’uomo che le rubò il respiro.

Non chiedere a una guardia dei dipinti
fatti da chi traguarda un orizzonte
fatto di sbarre, secondini e teppa.
Con che colori vede? Forse rosso?

Chiedi piuttosto al tubo della fogna
e alla fatica scavata palmo a palmo
pollice a pollice dentro merda e fango
quanto dista – ogni notte – libertà.

Chiedi piuttosto cosa può sentire
un uomo sulla faccia, quando sbuca
come una pianta raggelata al cielo
fuori da quel perimetro di ferro.

Chiedi piuttosto che rumore faccia
la mano che prepara dei pupazzi
nel sonno degli uomini, ma sappia
che presto correranno al piede i cani.

Chiedi piuttosto che strada faresti
se avessi fra la morte e la galera
1000 sbirri per scorta e pure indiani
– smemorati di quando erano loro

le bestie addosso a cui le stesse giubbe
mangiavan miglia di sudore e scaga –
ecco che i pellerossa alla bandiera
rendono l’inno dei peggiori servi.

Chiedi piuttosto che scelta sarà resa
a una coppia di matti disperati
fra le vesciche, la notte e la gelata
guazza sul dorso di Matt e David Sweat.

 

Rosse le ultime ciliegie,
così gli stracci addosso a Matt e Sweat.

 

Venti giorni può andare un’Odissea
prima che la pazienza del Governo
finisca, troppo lieve nella sera
cigola il cuoio a chingia dei fucili.

Venti giorni e se fossi stato
uno di quelli – me ne scampi il cielo –
che il caso chiama a incocciare i passi
di due bestiacce in fuga, non so dire…

cosa di me sarebbe stato? Credo
avrei provato forse più di pena
che di paura, e forse li avrei visti
entrare di nascosto nei capanni

di caccia, chi poteva immaginare
che quella notte cervo, o volpe, o daino
avessero le facce di due stanchi
uomini sporchi spaventati a morte.

Forse la gente che sa la conclusione
avrebbe un po’ di cuore, se non fosse
ch’erano bianchi questi disgraziati.
Ora ai tempi di Ferguson e Charleston

c’è chi fa il tifo dietro la Giustizia.
a modo suo. Io dico solo: un faro
lungo la carreggiata, il bosco, le casette
allineate, gli occhi di Dave Sweat.

C’è Matt che scappa, già si torce il ventre
colpa del cibo raccattato, a male
come l’anima di questi giornalisti
pronti a gioire, amici della forca.

Corri, sfasciati il cuore farabutto
corri, girati, fermo. Non mollare
se un’arma in mano, ultima consegna
del Lupo circondato dai segugi…

Corri, sfasciati, cadi. Rosso e rosso
ancora sugli stinchi ti si torce
l’ultimo tono della tua bandiera.
Si spegne il cielo, e non è più galera.

Resta Dave Sweat, ed eccolo in ginocchio
dente per dente, ora chiude l’occhio
l’ultimo dei borghesi troppo svegli
che li sapeva a spasso lungo i viali.
Resta Dave Sweat. I miei connazionali
festeggiano a miglia e miglia di distanza
per quei balordi, uno freddo al suolo
e l’altro fra i mastini d’ordinanza.

Resta Dave Sweat, ferito grave. Solo
ai miei rasserenati compaesani, voglio
augurare, se posso, un mesto voto:

non so se a un fucile o da che lato
dovrò far fronte, né se decida il fato
del mio respiro estremo penso solo…

attenti che non tocchi prima o poi
che quella canna punti addosso a voi
di voi decida, a sputo di nocciolo:

oppure ai vostri figli, nella caccia
tocchi essere i primi, per conigli
che lupi non ne nascono da gregge…

attenti che non tocchi a voi la morsa
del potere, la sanguinante traccia
lasciata da Dave Sweat e Richiard Matt.

Attenti a quel che toccò loro: prima o poi
non venga forse a ciaschedun di voi
chiedere il bis, chi regola e chi è rege.

Rosse le ultime ciliegie,
così gli stracci addosso a Matt e Sweat.
Rosse le ultime ciliegie,
così gli stracci addosso a Matt e Sweat.