Parce que je ne suis pas Charlie | “Tutti sono puniti!”

non sto neanche a spiegare perché a un insulto su vignetta non si risponde a colpi di Kalashnikov, e quindi bastano 31 parole per chiudere una questione così scontata e banale.

più articolato, ma secondo me assai più importante, perché non è né scontato né banale, è spiegare perché stavolta Je ne suis pas Charlie, ossia perché non posso accettare la santificazione assoluta di Charlie Hebdo e dei suoi artisti. me ne rammarico, me ne addoloro, mi spiace, ma non li ritengo del tutto innocenti, e penso che abbiano avuto la loro quota di responsabilità concreta e neanche trascurabile, sull’essersi tirati dietro una vendetta infame, atroce e disumana che è e resta comunque decisamente fuori scala, sproporzionata e pertanto criminale. non giustifico gli sparatori, ma non santifico gli sparati.

tu e solo tu sei responsabile di quel che dici e disegni

esistono gradazioni di responsabilità specialmente se riguardano problemi scottanti; negarle o dissolverle nell’innocentismo assoluto o nel colpevolismo a priori, così come farle sparire dietro migliaia di inconsapevoli e appecorati “Je suis Charlie”, non serve, anzi peggiora decisamente le cose presenti e anche quelle a venire.

sono quindi strasicuro che la propria quota di responsabilità comincia quando, per esempio, si decide di deridere la “mattanza” egiziana e la morte altrui, scrivendo pure che il “Corano è merda”:

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così come la tua quota di responsabilità comincia quando la tua vignetta e la tua “satira” ti mettono per grado di conflittualità sullo stesso piano del tipo che bruciava Corani come fossero Cerini o sullo stesso piano del “miglior” Der Stürmer e mi ricordo bene che tutto il beau monde progressista che oggi “si sente [tanto] Charlie” aveva definito il pastore come minimo e al più gentile dei toni un razzistonazista da Bible Belt, da Gainsville in su, per tacere dell’opinione che ha la gente dei Julius Streicher, adesso. riguardando ora quella odiosa e vile vignetta, peraltro, mi verrebbe da dire che “Se il Corano non protegge dai fucili, neanche Charlie…” adesso purtroppo sono in troppe le persone che non ridono più di certe cazzate.

così come la tua quota di responsabilità comincia quando metti a pecorina il fondatore di una delle più seguite religioni al mondo.

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satira – chi può e chi non può nel salotto bello della Libertà Occidentale

con la differenza non da poco che – mentre i cristiani si sono fatti togliere unghie e denti dalla secolarizzazione illuminista e rivoluzionaria – i musulmani, o perlomeno certi musulmani, no. Ricordo pure che prendere in giro altri déi o altre culture, o altre categorie etnico-culturali, come ad esempio non esaustivo ma pregnante quella ebraica, è ovviamente per noi off-limits per le ragioni che sappiamo. per fare un esperimento mentale banale, ma concreto, provate un po’ a pensare cosa sarebbe successo in Francia e da noi pure se un qualsiasi vignettista avesse disegnato Anna Frank come questi hanno disegnato il Profeta Maometto… io ricordo assai bene, fra gli n-esempi, il caso Dieudonné e il caso Vauro-Nirenstein. e erano cagatelle quanto a toni, sia rispetto a queste ipotesi e rispetto a quel che è uscito, davvero e non ipoteticamente, sulle pagine di Charlie Hebdo, oggi santino-martire.

anche da noi perciò esistono tabù invalicabili e categorie intoccabili. per adesso è possibile insultare atrocemente Gesù Cristo, Dio Padre e Spirito Santo (per non parlare dei papi)…

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senza subire, non dico la più pallida ritorsione, tipo una manata sul muso, ma la gioia di ricevere anche il plauso dei difensori della “libertà d’espressione”. la cosa a me, personalmente, fa grave problema, e anche un po’ d rabbia, e lo affermo da ateo e antireligioso totale. mi spiego però tutto questo solo perché semplicemente la forza fa diritto e chi è abbastanza forte da difendere unghie e denti il suo dio (o i suoi morti da sterminio e Memoria) si guadagna il fatto che a tutt’oggi si possano o non si possano mettere su vignetta, certi dèi, certe categorie e certi morti. figurarsi prenderli per il culo. ma altri morti e altri déi, sì. per quelli nessuna pietà.

nel caso dei buddisti o di altre religioni/filosofie/categorie il problema si pone assai meno, e se si pone, neanche questi credenti o categorie evidentemente sono capaci o interessate a una difesa d’ufficio del proprio dio o status. L’Islam sì, almeno certo Islam. e siccome credo che, nonostante tutte le balle che si raccontino, sia il potere di imporre coercitivamente una condotta a fare testo, ossia si parli nietzscheianamente di Volontà di Potenza, le vignette e la vicenda di Charlie Hebdo spieghino abbondantemente quali siano i rapporti di forza attuali; ciò spiega efficacemente sia perché in Occidente i vignettisti si sentono particolarmente inclini a sfottere certe categorie, ma a non sfiorarne altre, o a fare clamorosi autodafé quando le sfiorano, e spiega anche perché ben pochi vignettisti in Occidente abbiano il “coraggio” di sfottere Maometto & C. però, quando lo fanno, e se lo fanno, lo fanno da un punto di vista almeno moralmente privilegiato e destinato all’eroismo anche se (da oggi perlomeno) molto pericoloso. l’esperienza di Louis Ferdinand Celine, al contrario, dimostra che, se pure non si ricevono colpi di mitra in faccia, pur rischiandoli, se ne esce distrutti, umanamente, professionalmente, economicamente e culturalmente, non da oggi e senza neppure l’aura del “Martire della Libertà” per essere stato fucilato da gente ben più che permalosa!

a quelli di Charlie Hebdo, o perlomeno alle loro vignette, va senza dubbio tributata la palma della temerarietà che ritengo però e a pieno titolo una temerarietà inutile, offensiva, vergognosa, estremamente stupida, crudele, razzista, e stronza, oltre che tanto rischiosa e gratuita da collocarsi a mio parere nel rango dell’imbecillità palese. altro che “libertà d’espressione”. “Libertà d’espressione” un par di palle! a meno che…

A meno che…”, un “modest proposal” sulla satira

a meno che non si voglia, in Occidente, come Ovunque, per evitare ogni ingiustizia e per coerenza vera collocare la satira e l’arte tout court come intoccabili e fuori da ogni giudizio, ossia:

stabilire che sia possibile disegnare quel che si vuole su chi si vuole e come si vuole – anche a costo di comportarsi da stronzi, intolleranti e sciagurati, senza naturalmente non già temere un’incursione a colpi di mitra, ma anche solo una stupidissima querela/denuncia; occorrerebbe garantire quindi e in virtù di legge l’intoccabilità dell’artista, la libertà assoluta di disegnare quel che si vuole e persino di offendere chi si vuole (o viceversa far si, disegnando, che qualcuno si offenda a morte), tutelando l’autore da ogni ritorsione legale, economica, sociale e ovviamente fisica. niente querele, sequestri e mitra: una esenzione assoluta da denuncia o aggressione del satirista.

il problema filosofico

questa è una prospettiva desiderabile, che – mi pare – neanche parecchi non-islamici siano intenzionati a concedere, dato che nessun difensore, né politico, né istituzionale, di Charlie Hebdo ha oggi proposto l’abolizione del reato di diffamazione o ingiuria e vilipendio non dico a mezzo stampa, trattandosi di informazione sui fatti, ma almeno a mezzo vignetta, trattandosi di opinabile e personale satira.

questo perché se qualcuno deve essere “libero” – come dicono tutti quelli che oggi si sentono Charlie – di gettare tonnellate di merda fumettistica su Maometto e l’Islam, in nome della sacrosanta libertà di espressione, ciascuno di noi deve anche essere “libero” di farlo su chiunque altro: vittime della storia, presidenti, déi, capi di stato, politici, religiosi, santi, laici, omosessuali, etero, minoranze culturali o etniche, maggioranze culturali o etniche… cosa che nessun sistema né politico né giuridico ha garantito a nessuno, finora; e men che meno ai detrattori delle attuali categorie dominanti e intoccabili.

in effetti da noi sul web e non solo, i permalosi del caso hanno tutti i loro osservatori anti “X-fobia” (omofobia, xenofobia, ginofobia, antisemitismo, anticomunismo….) e tutte le loro AntiDefamation League del caso, equamente distribuite; pronte a distruggere in tribunale vite e reputazioni, quando non il corpo fisico.

né vedo filosoficamente e logicamente alcun motivo per cui disegnare un “Corano di merda”, “ridere di un massacro in Egitto” o disegnare un “Profeta a pecorina” sia meno grave e persegubile o – viceversa – più legittimo e più liberamente espressivo che fare vignette, altrettanto palesemente offensive, su “giudei”, “froci” o “lesbiche”, “negri” o qualsiasi altro bersaglio del proprio personale, soggettivo e libero dileggio… discutibile ma libero, se libero si vuole chi disegna corani e islamici crivellati allegramente da proiettili.

se si insulta qualcuno, come l’Islam o il Corano, si insultino pure tutti. se non lo si fa, semplicemente non lo si faccia neanche per l’Islam. nessuna eccezione. certo, al prezzo di ammazzare ogni forma artistica: niente più satira, ma almeno siate coerenti!

due pesi e due misure sull’orlo del precipizio

invece come sempre devo rammaricarmi che domina l’illogica dei “due pesi e due misure”, dominano la cretineria nel disegnare certe cose senza pensare prima a quel che si disegna, poi alle conseguenze (qui ho fornito una spegazione del “perché” si tende a essere così poco intelligenti nel comunicare), la violenza di chi ha sparato in quella redazione e la reazione irriflessiva, ottusa, ingiusta e radicale di chi reagisce da noi e scambia l’offesa per satira o peggio ancora strumentalizza ovviamente la vicenda, come giornalaismo servile insegna. tutte queste porcate ci spingono sempre di più nell’abisso dell’irrevocabile. l’Islam radicale e fanatico, come sostiene un mio conoscente e blogger, sta semplicemente imparando da ottimi maestri: noi. è solo molto meno raffinato e assai più stupido, e – purtroppo, altrettanto – cieco delle “democrazie” che “democratizzano” coi golpe, o con i militari egizi, che fornivano tanto “materiale umoristico” a quelli di Charlie Hebdo. perché è chiaro che questo è un frangente in cui, come diceva il Principe di Verona di Shakespeare, “Tutti sono puniti”, per non saper capire in quali acque ci stiamo mettendo a forza di schieramenti pro- e contro- “il terrore” (con altro terrore), a forza di applicare sempre due pesi e due misure per noi e per il nostro nemico, e dimenticando peraltro che anni di aggressioni tendenzialmente rendono le persone poco propense alla tolleranza e all’umorismo – figuratevi all’insulto idiota e gratuito – e che si è responsabili di quel che si disegna e di quel che, ancor più maggior ragione, si fa. la penna purtroppo non ferisce come la spada, ma ferisce.

ipotizzando quindi una più felice storia alternativa, sarebbe bastato con le vignette di Charlie Hebdo fare quello che gli strilloni pro Debs facevano nella Chicago del 1894: i ragazzini figli di operai che distribuivano i giornali dei padroni e degli affamatori, semplicemente, prendevano come ogni giorno i loro pacchi e poi gettavano le copie della stampa pro-Pullmann nel lago Michighan. in acqua.  mentre diffondevano invece casa per casa gli appelli di Debs e dei sindacalisti. siccome penso che molti musulmani a Parigi detengano un ruolo chiave nei servizi minuti, basterebbe almeno una forma di lotta non violenta ma radicale e efficace, come gettare certi fogliacci nella Senna, per castigare appieno chi ti insulta e rispondere con sommo stile, in solidarietà di classe, religione e azione: senza Kalashnikov, senza violenza (per rispondere a vignette razziste e idiote? andiamo!!! Allah merita più intelligenza) e senza produrre, appunto, dei martiri immeritati della “Libertà”. invece abbiamo e avremo ancora su ogni fronte vittime di cretinismo, fanatismo, e pecorismo: tre mostri che si meritano l’uno con l’altro. peccato che i jihadisti e alcuni islamici non siano gente del cervello e del calibro di Eugene V. Debs!

questo anche perché, e ci tengo a ripeterlo, credo che, responsabilità morale personale e imbecillità incluse, quello che disegni non solo non ti meriti la morte, ma neppure una cazzo di querela. questo indipendentemente da cosa disegni. magari una risposta “furba” e strategica, sì. o al massimo una vignetta altrettanto stronza come risposta!

ecco perché condivido in genere quasi tutto quello che è espresso da José Antonio Gutierrez D. in Anarkismo.net, anche se a differenza di lui credo che non abbia senso decidere cosa possa essere umoristico e cosa no, più altre cose.

ecco perché comunque, come lui, “Je ne suis pas Charlie”.

verità | Q for Quag

Ma in questa notte estremamente fausta permettimi dunque in luogo del più consueto nomignolo di accennare al carattere di questa dramatis persona.
Voilà! Alla Vista un umile Veterano del Vaudeville, chiamato a fare le Veci sia della Vittima che del Violento dalle Vicissitudini del fato. Questo Viso non è Vacuo Vessillo di Vanità, ma semplice Vestigia della Vox populi, ora Vuota, ora Vana. Tuttavia questa Visita alla Vessazione passata acquista Vigore ed è Votata alla Vittoria sui Vampiri Virulenti che aprono al Vizio, garanti della Violazione Vessatrice e Vorace della Volontà. L’unico Verdetto è Vendicarsi… Vendetta… E diventa un Voto non mai Vano poiché il suo Valore e la sua Veridicità Vendicheranno un giorno coloro che sono Vigili e Virtuosi. In Verità questa Vichyssoise Verbale Vira Verso il Verboso, quindi permettimi di aggiungere che è un grande onore per me conoscerti e che puoi chiamarmi V.

 

V for Vendetta, sceneggiatura dei Fratelli Wachowski

Premessina filosofica

una piccola riflessione sull’inutilità di andar per oceano quando non si è capaci di attraversare un cesso allagato. fuor di metafora sono convinto che microcosmo e macrocosmo siano terribilmente collegati e che non si può esser capaci di far nulla nel macrocosmo se non lo si è fatto almeno una volta, prima, nel nostro modestissimo e risibile palcoscenico quotidiano e locale. non è sempre detto che il trucco riesca, dal piccolo al grande, ma è sicuramente vero, in modo assoluto, che se non è riuscito nel piccolo, non funzionerà sotto un cielo più vasto.

secondo me, quello che non riesce al web e al nostro quotidiano, a un modesto sito social da 5-6mila utenti, ossia di accettare il dissenso e un pacato conflitto di idee – non di persone, di idee, si badi – deve farci capire che è perfettamente inutile pretendere che sia accettata qualunque mediazione o ragionevolezza dal mercato, dal management, dai dittatori, dai militari, dai governi, dai ribelli, dall’ISIS, dagli Ucraini, dai Russi, dagli Israeliani, dai Palestinesi, dai politicanti, dai miliziani, dagli insorti, dai jihadisti, dai sionisti, dai leghisti, insomma da tutti quelli che inferociscono e combattono per cose ben più serie – dio, danaro, potere, orgoglio, vendetta; e non certo il controllo e la moderazione a colpi di ban di uno sgabuzzino digitale e la messa in discussione del minuscolo e risibile potere che ne deriva. come si fa anche solo a pensare di migliorare il mondo e smantellare la logica del potere e del conflitto se si tiene al proprio ruolo di admin di un siticino tanto quanto Hitler teneva al giardinetto e alle sale lucide della Reichskanzlei, o Pol Pot alla sua Kampuchea?

ridicolo. paurosamente.

sarei paurosamente ridicolo se prendessi troppo sul serio d’altro canto una questione di banale ban da un social a cui ho pur partecipato con apprezzamento e profitto. essere buttato fuori da un simile luogo, ancorché non definitivamente, è cosa da poco. anzi è inezia da niente, ma è appunto il piccolo, insignificante palcoscenico che prova come sia impossibile che le regole del gioco cambino su vasta e ben più significante scala oltre che una buona occasione per tirare in ballo questioni assai più rilevanti e profonde, nello spirito della logica, dell’ironia e della satira che smaschera ogni fondata o infondata voglia di onnipotenza. da qui la citazione dei Wachowski.

La piccola storia…

a titolo di cronaca mi sono guadagnato un ban di un mese per aver subito un flag di “offensivo” (a fronte di due-tre apprezzamenti, di cui ovviamente nessun admin ha tenuto conto nel fare un bilancio fra lasciare e non lasciare visibile…) postando questa foto per rispondere alla domanda:

Cosa porta a avere tanto timore della divisa?

domanda alla quale ho risposto così (mia ricostruzione dato che ovviamente il post è stato censurato dopo una segnalazione):

Azzardo un’ipotesi… forse questo?

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la foto è nota e arcinota, tanto che ormai suona statisticamente improprio definirla shockante – o meglio, lo è assolutamente, ma per ragioni ben lontane dal sensazionalismo di un’immagine a effetto, ormai… – e volevo appunto segnalare un possibile legame tra paura dell’autorità e effetti dell’incontro con essa, almeno limitatamente a diverse decine di casi significativi. come vedete nessun attacco o insulto o offesa è stato portato verso chicchessia. ma tanto è bastato per guadagnarmi una bella bandierina di segnalazione – a dispetto della regola che gli admin di Quag avevano vergato dall’alto della loro imparziale saggezza “Non usare il voto negativo o la segnalazione per esprimere dissenso.

eppure uno sconosciuto, senza nemmeno argomentare uno straccio di motivazione mi ha segnalato il post come “spam/offensivo”. al che ho fatto notare che evidentemente il tipo era più disturbato dalla foto della vittima, piuttosto che dal fatto che era stato massacrato deliberatamente un ragazzo a colpi di randello, tanto da chiedere la rimozione e quindi la censura del mio intervento. ho chiesto l’intervento degli admin in mia difesa visto che in precedenti occasioni rispondere a voti negativi con altri voti negativi – piovutomi sempre in primo attacco e mai su mia azione – mi aveva guadagnato un ban di una settimana, per turbativa dell’armonia quaggara. insomma, se mi era impedito usare gli stessi strumenti di chi mi aggrediva, peraltro senza rampogne alcune da parte degli admin, chiedevo almeno che mi fosse resa giustizia per il flag tanto più che su osservazione dello staff avevo in altre occasioni collaborato costruttivamente e rimosso mia sponte e con massima disponibilità del contenuto linkato e giudicato addirittura “pornografico” (certo è adulto per tematica ma graficamente per niente eccessivo: penso che non abbiano idea di cosa sia il vero porno).

risultato, rimozione e censura del post. da parte di Anna Maria, dello staff del social.

replico alla segnalazione con questa mail, ovviamente e comprensibilmente non troppo neutra dopo ripetute punizioni per aver espresso voti negativi e un flag a seguito di unilaterali aggressioni e dissensi a colpi di flag e voti! (ma non era vietato dalla policy del sito?!?) mentre venivo punito dagli admin che pretendevano che incassassi passivamente ogni attacco.

messaggi privati di Furio Detti   Quag

risultato?

devo aver offeso il Comitato Rivoluzionario Suprematista del Partito e l’Alta Cancelleria Quaggara perché sono stato per ritorsione su un messaggio privato tra me e l’admin (Anna Maria): bannato per un mese.

questa mi pare chiaramente – e non occorre neanche essere esperti di web-policies e interactions per capirlo – una condotta bassamente ritorsiva, intimidatoria, sproporzionata, inappropriata e vessatoria per un admin che dovrebbe dirimere solo le discussioni visibili e che influenzano l’interazione palese sul social, non certo le divergenze di opinione espresse privatamente tra un utente e chi fornisce servizi.

a questo punto ovviamente ho lasciato perdere la diplomazia e tanto per tanto, parlato chiaramente…

ultima risposta

parlandone poi in serata con un caro amico e mostrandogli gli screenshot dei miei post, ho ottenuto una certa e divertita ironica solidarietà, concretizzatasi in questo intervento di questo amico nello stesso thread:

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inutile dire che la solita camarilla di franchi tiratori ha bersagliato di segnalazioni il post in mia difesa, con la pacifica acquiescenza dei soliti reggitori della celeste armonia…. i quali non solo non sono intervenuti ma hanno rimosso anche questo post – benché non potessero attaccarsi neanche alla violenza del visivo… questa volta era una allegra e unilaterale sentenza di off-topic!

insomma il nuovo utente che neanche da qualche minuto era su Quag è stato tempestivamente punito e censurato per connivenza con un dissidente. che invidia avrebbe Stalin!

conclusioni (una lezione minima di realismo per certi “dominatori”)

siccome il mondo del web è ben più grande e vasto del micragnoso e risibile territorio su cui qualcuno mostra i muscolotti, tiranneggia e impera – con orgoglio di cui certo umanamente e professionalmente vantarsi…, ho fatto e farò a questo social su ogni sede libera dal tasto “ban” la pubblicità che merita e intanto con soddisfazione annuncio di aver fatto rimuovere anche col mio voto, aggregandomi a una discussione realmente democratica la sin troppo apologetica sedicente “voce enciclopedica” di Quag su Wikipedia – dopo naturalmente che era stata postata e  rimossa una mia integrazione sulla qualità della moderazione, cassata dai soliti interessati. indovinate un po’ quale obiettiva e terza fonte l’aveva scritta, la voce? bingo, uno dei conducator locali e admin del social che ci tengono a avere anche una buona pubblicità, ancorché imprecisa e forse non del tutto calzante al vero, oltre che l’orticello sgombro dal dissenso e dalle opinioni scomode.

questa piccola satira la dedico quindi agli admin del social nella speranza che – metaforicamente parlando – una risata li seppellisca. senza naturalmente prenderci, e soprattutto prenderli sul serio…

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Switzerland | spazzatura e galera

sono personalmente convinto che il carcere non debba essere un hotel. sono personalmente convinto che ci debba essere certezza della pena. sono personalmente convinto però anche del fatto che le pene pecuniarie non dovrebbero sostituire il carcere e che, viceversa, il carcere non dovrebbe compensare una mancata disponibilità di danaro nel pagare una sanzione. altrimenti la giustizia si prostituisce necessariamente alla plutocrazia.

sono convinto che si possano persino affibbiare due giorni di carcere a una persona che non ha smaltito correttamente i rifiuti, al limite se vogliamo del ridicolo, ma che lasciare un prigioniero sia pure per due giorni a pane e acqua sporca, per aver messo male un sacco della monnezza, meriti alla Repubblica Elvetica una nuova, migliorata e più coerente bandiera.

questa:

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né potremmo stupirci del paese che fa questo a un qualsiasi Marco Camenish. ogni tanto è bene ricordare agli Svizzeri cosa sia l’umanità.