fallire, riesce anche ai peggiori… | giornalaismo

Sei così sfigata che quando ti fai i film mentali, puoi permetterti solo dei trailer. (Anonimo, di fianco alla Pieve di Peccioli)

non sono riuscito a trovare in rete uno dei promotional/trailer del programma di Gianluca Semprini, “Politics”. chi lo ha visto capirà, e chi far i miei lettori ne è a digiuno, qui  ne fornisco una concisa descrizione, che potete saltare a pié pari se conoscete lo spot.

In ogni trailer Semprini si accinge a interpellare un ospite (politico/personalità) con una domanda piuttosto secca. Non appena l’intervistato risponde in modo articolato, degli assistenti lo portano via dallo studio, “togliendogli” la parola. Semprini poi si vantava del fatto che a domande dirette si doveva rispondere altrettanto direttamente, in pratica con un si o con un no.

ebbene, sin dalla prima volta che ho visto il trailer ho provato un invincibile e istintivo moto di disgusto e rabbia. ho trovato da subito sconcia questa semplificazione cialtrona del reale, questo riduzionismo a monosillabi per descrivere problemi complessi. sono anche io acerrimo nemico del “politichese”, del “burocratese” e dei giri di parole inutili. amo chi parla chiaro e dice pane al pane e vino al vino.

ma questa modalità di trattare una cosa seria come il dibattito politico mi è risultata offensiva, vergognosa e cialtrona. già i media ipersemplificano e spettacolarizzano da anni questioni che andrebbero analizzate e sviscerate con la massima cautela, attenzione, cura, sensibilità per il vero che sta nel dettaglio. già assistiamo nelle TV di Stato e Private a una sconcia, ininterrotta telerissa, già il giornalismo italiano e il linguaggio pubblico sono avvelenati da luoghi comuni, parole d’ordine senz’anima e prive dell’umiltà del vero, conformismo, menzogne, depistaggi. non occorre certo la prepotenza di chi trascina via un interlocutore a forza dalla piazza (per quanto virtuale) solo perché non risponde come un selvaggio, a grugniti di assenso o dissenso.

Pasolini avrebbe avuto parole più belle da dire ai Semprini e alla logica del dibattito proposto da questo palinsesto Rai.

io mi limito a dire che ci avevo probabilmente visto giusto su un panorama di squallore e di scorrettezza ben incardinati in certe modalità espressive, giornalistiche e interlocutorie. e i risultati sono arrivati, forse ci si sta stancando di certo giornalaismo.

Semprini non piace, per fortuna – share al misero 3 percento con un calo progressivo e impietoso (5,5%, 3,5%, e 2,9%) – e pare che ci sia pure da ridire anche sulla sua nomina.

giornalaismo, tristezze, un atteggiamento che speriamo paghi sempre meno. non lo avrei pensato visto l’andazzo degli ultimi trent’anni, ma, per fortuna, forse stanno iniziando a fallire anche i peggiori.

 

ora basta | #raggiamari #tuttacolpadellaraggi

ora basta.

anche io ho sulle balle il M5S per, ritengo, ottime ragioni.

ma aprire il cellulare e trovare il 99,99999% della stampa web e nazionale, in breve fogliacci, sitacci e sentine di malastampa e putride illazioni quali Blitzquotidiano, IlGiornale, LaNazione, LaStampa, ForexInfo, ItaliaOggi), tutti schierati a bombardarci sulle misfatte della Raggi…

è troppo. anche per me. va sempre a finire che mi fanno diecimila volte più schifo tutti i piddini e banda aizzata contro. l’essere pensante che è in me si rivolta a questo linciaggio senza freni.

e medita vendetta a suon di meme.

#raggiamari #tuttacolpadellaraggi

 

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Tim Cook lavora al Corriere della Ser(v)a! | le miserie del doppiolavoro e del giornalismo italiano

non sapevo che Tim Cook lavorasse come giornalista al Corriere, in Via Solferino.

ma, se firma i pezzi, evidentemente si è trovato come tutti noi un doppio o triplo lavoro per sopravvivere alla stangata fiscale o al rischio di scivolare nell’indigenza e non farcela a fine mese. miserie del doppio lavoro.

http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/16_agosto_30/sentenza-ue-lettera-tim-cook-comunita-apple-europa-90fbff78-6ea4-11e6-adac-6265fc60f93f.shtml

benvenuto nel club dei lavoratori salariati, Tim. non mi turba, visti i tempi in cui vive la maggior parte degli europei e degli statunitensi. quello che mi turba è invece che un quotidiano che si dice “libero e indipendente” si riduca a essere l’organo di stampa di una multinazionale miliardaria. non una bella figura.

non una bella figura. secondo me una figura di merda, francamente parlando, che ridefinisce pienamente il ruolo e la funzione del giornalismo in un paese che sta collettivamente, in quanto membro dell’unione europea, chiedendo a una multinazionale di evitare furberie fiscali. lo so – la questione è ambigua – perché alla lettera Apple e altri colossi non infrangono apertamente le leggi e la normativa (Stiglitz docet), sfruttano semplicemente dei buchi o delle interpretazioni, dovute a leggi scritte male o poco efficienti nel tassare i più ricchi. per i miserabili, come i piccoli dipendenti pubblici e privati, intanto, ci riescono benissimo. con i piccoli artigiani e professionisti che si rompono il culo, ugualmente. meno ci riescono, via via che si salgono le libere professioni più blasonate. ci sono quindi più responsabilità in  gioco di cui vale certamente la pena parlare più avanti.

intanto però parliamo del Corriere della Ser(v)a che si riduce a essere l’organo aziendale di una multinazionale che deve un mucchio di soldi a noi cittadini, e che riporta integralmente quanto compare sul sito ufficiale Apple. come se fosse agli ordini di Mr. Cook. che fa i suoi interessi. e lo riporta pari pari come è.

http://www.apple.com/it/customer-letter/

una figura di merda, comunque la si voglia guardare; e qui si apre la porta sulle miserie del giornalismo.

perché se Mr. Cook fa i suoi interessi e furbescamente cerca di non pagare le tasse in proporzione ai suoi mastodontici profitti, come invece fanno tutti i disgraziati, non si capisce perché il Corriere della Ser(v)a scelga di fare gli interessi e scelga di fare il portavoce acritico e meccanico del punto di vista del pesce grosso. e faccia tutto questo anziché fare gli interessi del suo più numeroso pubblico di lettori – che non sono CEO di multinazionali miliardarie. insomma, per una volta che quella monnezza dell’unione europea – fatto più unico che raro – ne imbrocca una giusta e fa una cosa che tornerebbe utile a tutti, inclusi i lettori del quotidiano, il Corriere di Via Solferino fa invece da meccanico ripetitore del furbetto di turno. mettendosi di fatto contro il mandato del giornalismo onesto, serio e vero, che è quello di sostenere, tramite il dibattito delle idee e anche scoprendo magagne altrui, gli interessi della collettività dei lettori e non degli imprenditori più ricchi del pianeta i quali hanno già e già si pagano il proprio megafono privato.

viene allora il dubbio legittimo ma poco simpatico che i più ricchi si siano pagati anche altri megafoni.

Vero, Corriere?

 

zecche | il gusto di sentirvi odiare…

come un vino barricato, il gusto, anche estivo perché no, di sentire tutta la rabbia e l’odio dei lavoratori insultati e offesi proprio dai loro amiconi di sinistra. fa male eh? il tradimento, brutto eh…

me lo gusto questo schifo contro i politicanti, specie verso quelli della compagnia che sovvenziona le “feste partigiane” della mia fava in pineta, i centri sociali dei fancazzisti figli di papà, le redazioni ribelli e rosse che infestano le università sempre meno piene dei figli degli operai e sempre più vuote per la loro incapacità a garantire un futuro dignitoso ai giovani, quelli delle invasioni multietniche, della solidarietà a qualsiasi teppista approdato in Italia, quelli della democrazia nata dalla resistenza…

“Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Siamo politici!” Arcangelo Sannicandro, kompagno e deputato

alla fin fine se ne sono accorti anche gli elettori “storici” delle zecche. me lo gusto tutto l’odio che gli scaricano addosso, giustamente contenuto a un libero scambio di parole. pensando che alla fin fine dove non ci sono onore e fedeltà la farsa non dura che trent’anni e si sfascia da sola, come letame a fermentare al sole, senza che sia necessario neanche tirargli addosso gli eserciti di tutte le nazioni massoniche del mondo per fermare una rivoluzione, vera. sentitelo il “kompagno” Arcangelo Sannicandro di SEL, Sinistra Ecologia Libertà prendersela con le “sovversive” ipotesi di taglio degli stipendi. sentitelo e godetevelo mentre vi vestite come coglioni da alternativi caraibici alle feste straccione dei “partigiani”.

zecche!

ora venitemi a raccontare pure che l’ha detto un fascio servo dei padroni, forza! vedremo come sarà bello vedere le sinistre, le false destre, e persino i grillini – rivelatisi non diversi dai kompagni per contenuti e politica – devastarsi nell’arena fra loro mentre tutto sta collassando. ripeto: mentre tutto sta collassando!

sorgerà un’alba luminosa e terribile.

la destra, quella vera, quella forte, quella nobile, quella feroce come una bella belva, deve solo aspettare. non faccia l’errore di mescolarsi all’indegno circo. ogni crisi del sistema attuale è solo una benedizione e un’avanzata strategica verso l’obiettivo. si sfasceranno da soli. con le loro mani. allora sorgerà un’alba luminosa e terribile, quella in cui sarà opportuno e inevitabile prendere il potere e cominciare un ordine nuovo.

intanto godiamoci l’odio che monta.

una demente …e il “suo” giornale | chi si somiglia…

l’estate è stagione durissima per i giornalaisti, o giornalistai, costretti a imbottire di stronzate inarrivabili degli spazi web e cartacei che, si sa, vanno pur riempiti. è quindi con somma gioia e sommo dileggio che vi presento i deliri di una supermanager pubblicati, senza neanche uno straccio di contestazione o critica o commento, alla firma di Martina Pennisi su un giornale che di cazzate se ne intende.

Corriere della Ser(v)a, naturalmente.

ricettadeldementeperfetto

chi si somiglia ..si piglia.

un problema di modello infame e lercio, non di scelte personali

ora, il punto discutibile non è che una persona non possa, specialmente se motivata da 57 milioni di bonus, stare al lavoro, vivere al lavoro, cagare sotto la scrivania, dormire in ufficio e non avere altra vita che non sia l’azienda. intanto perché – strano che un quotidiano che si dice serio competente lo ignori – un manager non è un dipendente: è un professionista che è autonomo nel suo lavoro – orario, modalità operative, scelte, e è vincolato solo dai risultati. o ottiene ciò per cui è stato pagato, o no; quindi o resta o se ne va solo in base al raggiungimento dei risultati che gli si chiedono. potrebbe fare come la signora, o potrebbe benissimo restare e rimanere un manager vincente anche se per motivi del tutto inspiegabili riuscisse a raggiungere i suoi obiettivi restando nudo con una banana nel culo davanti a un moai di merda e meringhe, eretto da un nano nibelungo nel suo giardino di casa e senza neppure vedere in faccia le persone con cui lavora, limitandosi a recepire i traguardi da raggiungere. questo perché, lo ripetiamo, il manager è libero di organizzarsi il lavoro come cazzo crede.

finché il manager propone a sé stesso o a altri manager il suo modello di efficienza non c’è proprio nulla di male.

il casino e la demenza pericolosa cominciano quando si crede di proporre la stessa logica a un dipendente che ha un salario regolare ma risibile rispetto al professionista. questa attitudine è solamente indice, senza se e senza ma, di propensione allo sfruttamento, al ladrocinio e allo schiavismo mascherati da lavoro. proprio perché un dipendente “vero” non prenderà mai compensi neanche lontanamente paragonabili ai bonus dei manager, fra cui la signora in questione.

nel migliore dei casi ci si guadagna solo sfruttamento dei lavoratori più deboli. nel peggiore qualcuno crepa

non solo: far crescere una cultura di impresa e del lavoro che obblighi i salariati a sforzi da manager superpagati senza neanche averne un centesimo degli incentivi monetari e professionali è come chiedere a un manovale di rinunciare alle ore di sonno per aumentare le ore in cantiere.

nel migliore dei casi ci si guadagna solo sfruttamento dei lavoratori più deboli. nel peggiore qualcuno crepa, o di incidente sul lavoro o di infarto, anche da management. come è del resto ampiamente successo anche a dipendenti “aspiranti manager di successo” poco meglio pagati, come Moritz Ehrardt, o agli operai quindicenni cinesi come Shi Zaokun, o al camionista Iliev e a parecchi fra tutti quelli che che volessero (o meglio fossero costretti sotto pressione) a adottare le idee di merda della signora Mayer senza essere la signora Mayer.

il vero nocciolo del problema non è quello che, ribadiamo, la signora intende fare della sua vita, ossia le scelte personali, ma il modello infame e lercio che essa vorrebbe suggerire al prossimo, specialmente a chi il lavoro lo somministra, e il quotidiano che le fa da sponda e megafono, avallando tale visione. siccome da noi almeno sarebbe reato l’istigazione al suicidio, sarebbe il caso che la giurisprudenza cominciasse, un bel giorno, a mettere in conto fra i crimini possibili anche l’istigazione al superlavoro, specialmente e soprattutto quando uccide e anche quando, a fronte dello stesso salario, aumentano le ore lavorate, il che – la matematica non falla – è comunque una riduzione di salario e di diritti ed è pertanto un crimine perché è un furto, un furto di vita, un furto di tempo e di risorse mentali e fisiche a vantaggio di chi trae plusvalore da quel lavoro. la signora e i ciarlatori a mezzo stampa lo sanno benissimo, ma fan finta di non capire, alla ricerca del “dipendente perfetto”. per il padronato e i plutocrati, ça va sans dire.

se è reato istigare al suicidio, istigare al superlavoro che cosa è?

questa è la demenza che ci pregiamo di denunciare, combattere e irridere con il più maestoso dei diti medi sbattuto sul grugno a manager e giornalistai compiacenti!

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2 milioni di sberle alla “buona scuola” di Renzi e della Giannini

se pensate che il Brexit sia stato una mazzata…

per andarsene dall’Unione, il più grosso terremoto politico degli ultimi 30 anni, sono bastati agli inglesi 1.269.501 voti. [fonte:https://en.wikipedia.org/wiki/United_Kingdom_European_Union_membership_referendum,_2016]

a tutt’oggi per il referendum contro le cazzate del nostro Renzuccio (presidi-sceriffi, premialità degli amici degli amici, elemosine assortite…) sono stati raccolti…

duemilionicontroscuola

sì. DUE MILIONI DI FIRME, nonostante lo scandaloso silenzio dei me(r)dia asserviti. nonostante la presenza in una testata nazionale di un picchiatore – conto terzi – di professori…

[fonte:http://www.referendumsociali.info/se-2-milioni-di-firme-vi-sembrano-poche/]

si prepara un rientro caldo al più cialtrone dei governi nazionali. Questi non riparano neanche a Settembre.

#buonascuolabocciata, #nonriparimancoasettembre

 

i Regeni degli altri | qualifiche

poi tuonano contro il nazismo

deprivare un prigioniero incappucciandolo è obiettivamente tortura. la deprivazione sensoriale e l’incertezza che ne deriva sono tra le più vili e raffinate forme di sevizia inventate dalla malvagia mente umana. vili, perché non mostrano la barbarie che sono attraverso segni visibili – e quindi sfuggono a ogni scrutinio e a ogni senso di vergogna che si potrebbe provare davanti a lividi, piaghe, ossa spezzate – raffinate, perché costituiscono una modalità estremamente penetrante di abuso del corpo soggetto al trattamento.

ecco che la stampa dell’Occidente “liberatore” che si straccia le vesti – o meglio che finge di addolorarsi – per i suoi Giulio Regeni, non si perita di apprezzare la “regenizzazione” altrui, di mostrare i Regeni degli altri, i Regeni che siamo noi a torturare, tramite interposto governo. e che intervista pure un individuo atterrito e segregato senza alcuna garanzia in un carcere segreto – ricordandogli, perfidamente, che noi sappiamo benissimo che egli “ha una moglie incinta e un bambino” (altra crudele forma di sevizia psicologica).

e allora è evidente la sconfessione sostanziale e formale di ogni tentativo di critica verso la barbarie e la tirannide da parte di questi deprecabili farisei. i giornalisti che accettano tutto questo senza denunciarlo sono moralmente correi e conniventi con i seviziatori. tutti lo sono, quando accettano queste modalità. pertanto A che titolo vengono a fare la morale a tutti parlando di totalitarismi, camere a gas, crimini contro l’umanità?

l’ipocrita, quando commette le colpe che addita agli altri perde di fatto ogni autorità e credibilità nella sua condanna, nella sua morale.

questa gente non avrebbe neppure la qualifica e la credibilità per giudicare la merda cagata dal più ottuso dei naziskin, figurarsi dirci cosa è umano e cosa è crimine contro l’umanità.

un giornalista vero – che serve la verità – non intervista i seviziati mentre sono preda dei loro aguzzini, ma denuncia le sevizie.

che credibilità può mai avere, inoltre un’intervista estorta in queste circostanze?

naturalmente è il Corriere della Ser(v)a

la prepotenza del “Boy Scout”

questa volta, so per diretta esperienza di cosa parlo. e obiettivamente non capisco né la logica, né il senso dell’intervento e della richiesta di Martina Colomasi (Capo fuoco del Clan Universitario di Roma) e Alfredo Salsano (Capo Clan del Cava dei Tirreni 3) così come espressi in una “Lettera Aperta” inviata ai vertici dell’Associazione scoutista cattolica nazionale.

intanto non condivido per principio la scelta dell’Agesci di non partecipare al “Family Day”, ritengo infatti che già e solo con questa astensione l’Associazione abbia consumato un grave tradimento delle sue radici e della sua identità cattolica e abbia in pratica abbandonato sul campo, se non addirittura pugnalato alle spalle, chi doveva rappresentare per loro il punto di riferimento ideale, ideologico e spirituale. il fatto che io non sia credente attualmente, non cambia la natura di un tradimento: non si prospera per anni dentro le parrocchie per poi abbandonarle nel momento del bisogno e pretendere di continuare a chiamarsi “Cattolici”. non si utilizzano i parroci per anni per poi tradire le loro idee – e la Chiesa e la dottrina Cattolica condannano l’omosessualità, senza alcun dubbio in merito. si abbandoni la chiesa semmai e si smetta di farne parte, rinunciando però coerentemente anche all’appartenenza, all’appoggio e ai vantaggi che farne parte è stato. il sottoscritto ha chiaramente dichiarato di non voler far più parte della Chiesa e è stato di conseguenza scomunicato secondo diritto religioso. né mi sognerei mai di farmi chiamare cattolico o credente.

tanto più che se non si riconoscono nella dottrina della Chiesa questi capi scout hanno da sempre avuto un’alternativa sotto gli occhi e fra le mani: lasciare l’Agesci e passare al CNGEI che è l’associazione scout nazionale “laica” e non cristiana, anzi aconfessionale! pretendere che un’associazione cattolica di Scout abbandoni le sue idee, ivi inclusa la non accettazione e la condanna dell’omosessualità, è altrettanto antidemocratico e teoricamente abusivo quanto entrare di forza in una sinagoga e bruciare l’armadio della Torah, o entrare in una moschea e pretendere che adorino un crocefisso, o entrare in un club di vegetariani o vegan per imporgli di organizzare una “rosticciata”. chi si riconosce in un certo modo di vivere rispetti l’autonomia di chi non desidera farne parte.

rompere questa regola apre sempre le porte all’abuso e alla prepotenza di una parte sull’altra.

nessuno vi obbliga a essere Boy Scout e insieme Cattolici. potete esserlo semplicemente facendo parte di un’altra associazione o realtà scout, che esiste e si chiama CNGEI.

la dottrina della Chiesa può piacere o non piacere. il sottoscritto ha fatto parte dell’Agesci per anni, quando poi non si è più riconosciuto nelle loro idee/pratiche, essendo diventato ateo e anticlericale, e per tutta una serie di altri motivi se ne è uscito e ha compiuto un altro percorso umano e spirituale. se le tutte le chiese e tutti i luoghi di culto cadessero in rovina per mancanza di interesse o partecipazione sarei il primo a festeggiare, ma non mi sognerei di chiedere con prepotenza a chi non la pensa come me di cambiare orizzonte ideologico, né agirei per imporre al mio parroco di zona una lezione sull’ateismo, né cercherei di introdurre cambiamenti non accetti nelle comunità religiose e nell’associazionismo cattolico! ho mollato con gioia la mia scuola confessionale, e non mi azzarderei a rimetterci piede per alcun motivo: che stiano per conto loro e addio.

brutta realtà quando persino i Boy Scout si conformano al pensiero unico. brutta realtà davvero. a questo punto capirei benissimo quei parroci che d’ora in poi si rifiutassero di ospitare reparti e clan nelle sedi parrocchiali. nessuno può essere obbligato a ospitare chi gli è sgradito e ostile.