i Regeni degli altri | qualifiche

poi tuonano contro il nazismo

deprivare un prigioniero incappucciandolo è obiettivamente tortura. la deprivazione sensoriale e l’incertezza che ne deriva sono tra le più vili e raffinate forme di sevizia inventate dalla malvagia mente umana. vili, perché non mostrano la barbarie che sono attraverso segni visibili – e quindi sfuggono a ogni scrutinio e a ogni senso di vergogna che si potrebbe provare davanti a lividi, piaghe, ossa spezzate – raffinate, perché costituiscono una modalità estremamente penetrante di abuso del corpo soggetto al trattamento.

ecco che la stampa dell’Occidente “liberatore” che si straccia le vesti – o meglio che finge di addolorarsi – per i suoi Giulio Regeni, non si perita di apprezzare la “regenizzazione” altrui, di mostrare i Regeni degli altri, i Regeni che siamo noi a torturare, tramite interposto governo. e che intervista pure un individuo atterrito e segregato senza alcuna garanzia in un carcere segreto – ricordandogli, perfidamente, che noi sappiamo benissimo che egli “ha una moglie incinta e un bambino” (altra crudele forma di sevizia psicologica).

e allora è evidente la sconfessione sostanziale e formale di ogni tentativo di critica verso la barbarie e la tirannide da parte di questi deprecabili farisei. i giornalisti che accettano tutto questo senza denunciarlo sono moralmente correi e conniventi con i seviziatori. tutti lo sono, quando accettano queste modalità. pertanto A che titolo vengono a fare la morale a tutti parlando di totalitarismi, camere a gas, crimini contro l’umanità?

l’ipocrita, quando commette le colpe che addita agli altri perde di fatto ogni autorità e credibilità nella sua condanna, nella sua morale.

questa gente non avrebbe neppure la qualifica e la credibilità per giudicare la merda cagata dal più ottuso dei naziskin, figurarsi dirci cosa è umano e cosa è crimine contro l’umanità.

un giornalista vero – che serve la verità – non intervista i seviziati mentre sono preda dei loro aguzzini, ma denuncia le sevizie.

che credibilità può mai avere, inoltre un’intervista estorta in queste circostanze?

naturalmente è il Corriere della Ser(v)a

tumore | il capitalismo come metastasi

Non so dei vostri buoni propositi
perché non mi riguardano,
esiste una sconfitta
pari al venire corroso
che non ho scelto io
ma è dell’epoca in cui vivo.

Giovanni Lindo Ferretti, CCCP

i giornalisti non sono qui che per ripetere il mantra dei padroni; naturalmente oggi tutti guardano alla Cina del PIL cresciuto “solo” del 7% all’anno come di un “paese in difficoltà”, di un motore in crisi, di un problema.

occorre avere il coraggio, davanti alle nuove generazioni e agli uomini che verranno, di affermare senza alcun tentennamento e con piena onestà che il problema, il problema vero è solo questa ideologia cancerogena e cancerofila che porterà noi e il pianeta a morte sicura. il cancro dello “sviluppo a ogni costo”, della “produzione a ogni costo” e del “consumo a ogni costo” è un milione di volte peggio, in termini di danni sistemici, a medio e lungo termine di cento o mille ISIS o ISIL, o fanatici con la testa zeppa di stronzate sul bene e sul male.

il terrorismo islamico, pur con tutto il suo carico di troppo-umane tragedie (bestiale è chi come gli animali non uccide per un dio, ad esempio…), non è che un comodo uomo di paglia, utilizzato dal potere per non farci cogliere la reale urgenza della corsa assassina che ci sta gettando tutti nel baratro, e di cui i fanatismi sono figli e frutto del commercio delle armi e dello sviluppo capitalistico-industriale, anche quando a parole tali estremismi dicono di ribellarsi. i terroristi sono figli anch’essi di questo cancro spacciato per sviluppo, di questa metastasi chiamata truffaldinamente e con piena coscienza di mendacio “progresso”.

abbiamo il dovere di dire la verità e di opporci, anche se è come temo ormai troppo tardi.

rosicate, servi | umiliazione

oggi la Repubblica Islamica dell’Iran ha umiliato l’Occidente e ha vinto una decennale partita a scacchi contro la sconcia banda di servi del Sionismo, contro l’imperialismo statunitense e la ridda di scrivani e lacché annidati nella politica e nei media occidentali. la diplomazia ammette naturalmente solo a bassa voce e in forme come sempre morbide quello che è uno scacco epocale alle ambizioni neocon e al maneggio burattinaio del governo di Israele nei confronti del blocco Nato e dell’Occidente in genere.

oggi sono Iran e Russia a vincere la partita sfruttando proprio quel golem impazzito che è stato il Wahabismo, fomentato dagli USA in funzione antisocialista, e per debellare il nazionalismo arabo. certo troppo lunga è ancora la strada da percorrere per ottenere l’unità sociale, nazionale e politica dei popoli di lingua e cultura araba (anche se l’Iran è peculiare e estraneo in questo senso, data la sua tradizione indoiranica, cui si è sovrapposto il particolare islamismo Sciita). né l’Iran si è emendato dalle colpe verso il Baathismo, occasione di riscatto collettivo dei popoli del Medio e Vicino Oriente. però questo cambio di rotta delle diplomazie e il riconoscimento delle ambizioni iraniane è comunque una buona notizia, nel contesto e nel complesso.

insomma a Tel Aviv e a Washington oggi ci sono migliaia di cricetoni che rosicano rabbia, fiele e livore, e se non si sono certo pentiti di aver ridotto il medio-oriente a un macello sanguinante pur di dividere gli islamici e i popoli arabi in una guerra civile planetaria, adesso staranno digerendo litri di bile. e così i loro servi nelle redazioni della quasi totalità dei quotidiani – da noi capifila La Repubblica (Sionista) e il Corriere della Ser(v)a – in appecorata e nutrita schiera. è andata male, non solo il fanatismo islamico non ha scalfito l’Iran, non solo i Pasdaran hanno utilizzato come merce diplomatica i militari americani intercettati nel Golfo, ma anche la Siria di Assad resiste. purtroppo Israele e i suoi sodali hanno eliminato l’Iraq e la Libia, ma non è detto che il panarabismo non possa rifiorire anche in quelle terre. a ogni modo la Russia di Putin e l’Iran degli Ayatollah hanno fermato la marcia trionfale dei neocon e dei loro amici sauditi e israeliani.

in effetti sono sparite dai giornali anche le memorie delle varie Neda e le notizie sulle Sakineh (1) di turno, che illustravano ai gonzi delle “democrazie” più cialtrone sulla terra la ferocia del regime di Teheran, nel segno della più sconcia propaganda. come se i cortei e le proteste sociali e popolari del “democratico” occidente non avessero i loro morti di Stato (Edoardo Massari “Baleno” e Maria Soledad Rosa, o Carlo Giuliani) o i loro capri espiatori in galera. ecco oggi che i vari Pierluigi Battista, Ernesto Galli della Loggia, coi loro cloni redazionali, e all’estero il bravo Bernard Henry Lévy avranno da buttar giù scatoloni faraonici di Alka Seltzer per smaltire il male al pancino. l’Iran li ha umiliati tutti, dal primo all’ultimo. oh li troverete nelle redazioni a far finta di aver dimenticato le loro “articolesse” le loro meschine crociate anti iraniane – basta cercare due secondi in rete e tutto salta fuori – e in genere anti-tutto quello che non piace allo Stato sionista e ai neocon. li troverete anzi e sin da oggi a suggerire e lodare la diplomazia, il buonsenso, la moderazione, il cambio di paradigma, e forse persino a far passare questa sconfitta dell’Occidente come un merito. fino al cambio degli ordini dall’alto. ma è ormai chiara la natura, la ragione del loro mal di pancia.

il piacere di esserci nel web è anche potervelo ricordare.

(1) i deprecabili servi redazionali si sono peraltro ben guardati dallo strombazzare l’amnistia che ha liberato Sakineh nel 2014. era da strombazzare la condanna, non certo l’esito positivo.