fuori la scheda! | conigliocrazia

quando leggo di casi di questo tipomi corre la mano allo strillo: 

«Fuori la scheda elettorale, Ciccio: per chi hai votato?»

perché la democrazia è innanzi tutto responsabilità. voto responsabile, scelta responsabile e responsabilità delle conseguenze che ci si tirano addosso avendo scelto a cazzo.

perché una vera democrazia deve prevedere il voto palese: ti devi assumere la responsabilità anche pubblica delle tue scelte, altrimenti si crescono popoli paurosi e interrati come conigli, si creano conigliocrazie o ovicrazie. come dice il celebre motto popolare inglese:

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che è quello che esattamente siamo, anche grazie al voto segreto. e allora basta concludere che se anche solo l’ingegnere ha votato alle politiche questa volta il PD e i suoi Jobs act del cazzetto… il tipo:

si merita pienamente tutto questo

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e è pure POCO

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rime spettacolari | dedicate a un comico

Non posso non rilanciare qui, su questo blog, altre rime spettacolari e meritatamente dantesche, ideate dal finissimo fiorentino R.V. per un comico di provincia, ma dalle tasche piene.

Tu se’ di quella razza

Tu se’ di quella razza che sta fin troppo bene,
che un dì fece la fame, e or ci ha le tasche piene.
Lo posso gridà’ forte, ed esser roboante:
Da’ mòccoli alla Bibbia, da Woytilaccio a Dante.
Tu se’ di quella razza che s’è certo evoluta,
Che fa far tre risate, incassa e poi saluta.
Eppur la storia insegna, e che lo si sentenzi:
Prima lo davi a i’ sardo, ora dai i’ culo a Renzi.
Di storie come queste ce ne son state tante,
Se l’era ancora vivo, lo davi anche a Almirante.
Tu se’ di quella razza che ci ha fregati a tutti,
Tu ce l’hai sciolto i’ corpo, va’, con que’ farabutti.
Quella razza sei tu, è inutile far finta,
T’ ha trombato il potere, e sei rimasto incinta.
R.V. da Firenze

Tim Cook lavora al Corriere della Ser(v)a! | le miserie del doppiolavoro e del giornalismo italiano

non sapevo che Tim Cook lavorasse come giornalista al Corriere, in Via Solferino.

ma, se firma i pezzi, evidentemente si è trovato come tutti noi un doppio o triplo lavoro per sopravvivere alla stangata fiscale o al rischio di scivolare nell’indigenza e non farcela a fine mese. miserie del doppio lavoro.

http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/16_agosto_30/sentenza-ue-lettera-tim-cook-comunita-apple-europa-90fbff78-6ea4-11e6-adac-6265fc60f93f.shtml

benvenuto nel club dei lavoratori salariati, Tim. non mi turba, visti i tempi in cui vive la maggior parte degli europei e degli statunitensi. quello che mi turba è invece che un quotidiano che si dice “libero e indipendente” si riduca a essere l’organo di stampa di una multinazionale miliardaria. non una bella figura.

non una bella figura. secondo me una figura di merda, francamente parlando, che ridefinisce pienamente il ruolo e la funzione del giornalismo in un paese che sta collettivamente, in quanto membro dell’unione europea, chiedendo a una multinazionale di evitare furberie fiscali. lo so – la questione è ambigua – perché alla lettera Apple e altri colossi non infrangono apertamente le leggi e la normativa (Stiglitz docet), sfruttano semplicemente dei buchi o delle interpretazioni, dovute a leggi scritte male o poco efficienti nel tassare i più ricchi. per i miserabili, come i piccoli dipendenti pubblici e privati, intanto, ci riescono benissimo. con i piccoli artigiani e professionisti che si rompono il culo, ugualmente. meno ci riescono, via via che si salgono le libere professioni più blasonate. ci sono quindi più responsabilità in  gioco di cui vale certamente la pena parlare più avanti.

intanto però parliamo del Corriere della Ser(v)a che si riduce a essere l’organo aziendale di una multinazionale che deve un mucchio di soldi a noi cittadini, e che riporta integralmente quanto compare sul sito ufficiale Apple. come se fosse agli ordini di Mr. Cook. che fa i suoi interessi. e lo riporta pari pari come è.

http://www.apple.com/it/customer-letter/

una figura di merda, comunque la si voglia guardare; e qui si apre la porta sulle miserie del giornalismo.

perché se Mr. Cook fa i suoi interessi e furbescamente cerca di non pagare le tasse in proporzione ai suoi mastodontici profitti, come invece fanno tutti i disgraziati, non si capisce perché il Corriere della Ser(v)a scelga di fare gli interessi e scelga di fare il portavoce acritico e meccanico del punto di vista del pesce grosso. e faccia tutto questo anziché fare gli interessi del suo più numeroso pubblico di lettori – che non sono CEO di multinazionali miliardarie. insomma, per una volta che quella monnezza dell’unione europea – fatto più unico che raro – ne imbrocca una giusta e fa una cosa che tornerebbe utile a tutti, inclusi i lettori del quotidiano, il Corriere di Via Solferino fa invece da meccanico ripetitore del furbetto di turno. mettendosi di fatto contro il mandato del giornalismo onesto, serio e vero, che è quello di sostenere, tramite il dibattito delle idee e anche scoprendo magagne altrui, gli interessi della collettività dei lettori e non degli imprenditori più ricchi del pianeta i quali hanno già e già si pagano il proprio megafono privato.

viene allora il dubbio legittimo ma poco simpatico che i più ricchi si siano pagati anche altri megafoni.

Vero, Corriere?

 

una demente …e il “suo” giornale | chi si somiglia…

l’estate è stagione durissima per i giornalaisti, o giornalistai, costretti a imbottire di stronzate inarrivabili degli spazi web e cartacei che, si sa, vanno pur riempiti. è quindi con somma gioia e sommo dileggio che vi presento i deliri di una supermanager pubblicati, senza neanche uno straccio di contestazione o critica o commento, alla firma di Martina Pennisi su un giornale che di cazzate se ne intende.

Corriere della Ser(v)a, naturalmente.

ricettadeldementeperfetto

chi si somiglia ..si piglia.

un problema di modello infame e lercio, non di scelte personali

ora, il punto discutibile non è che una persona non possa, specialmente se motivata da 57 milioni di bonus, stare al lavoro, vivere al lavoro, cagare sotto la scrivania, dormire in ufficio e non avere altra vita che non sia l’azienda. intanto perché – strano che un quotidiano che si dice serio competente lo ignori – un manager non è un dipendente: è un professionista che è autonomo nel suo lavoro – orario, modalità operative, scelte, e è vincolato solo dai risultati. o ottiene ciò per cui è stato pagato, o no; quindi o resta o se ne va solo in base al raggiungimento dei risultati che gli si chiedono. potrebbe fare come la signora, o potrebbe benissimo restare e rimanere un manager vincente anche se per motivi del tutto inspiegabili riuscisse a raggiungere i suoi obiettivi restando nudo con una banana nel culo davanti a un moai di merda e meringhe, eretto da un nano nibelungo nel suo giardino di casa e senza neppure vedere in faccia le persone con cui lavora, limitandosi a recepire i traguardi da raggiungere. questo perché, lo ripetiamo, il manager è libero di organizzarsi il lavoro come cazzo crede.

finché il manager propone a sé stesso o a altri manager il suo modello di efficienza non c’è proprio nulla di male.

il casino e la demenza pericolosa cominciano quando si crede di proporre la stessa logica a un dipendente che ha un salario regolare ma risibile rispetto al professionista. questa attitudine è solamente indice, senza se e senza ma, di propensione allo sfruttamento, al ladrocinio e allo schiavismo mascherati da lavoro. proprio perché un dipendente “vero” non prenderà mai compensi neanche lontanamente paragonabili ai bonus dei manager, fra cui la signora in questione.

nel migliore dei casi ci si guadagna solo sfruttamento dei lavoratori più deboli. nel peggiore qualcuno crepa

non solo: far crescere una cultura di impresa e del lavoro che obblighi i salariati a sforzi da manager superpagati senza neanche averne un centesimo degli incentivi monetari e professionali è come chiedere a un manovale di rinunciare alle ore di sonno per aumentare le ore in cantiere.

nel migliore dei casi ci si guadagna solo sfruttamento dei lavoratori più deboli. nel peggiore qualcuno crepa, o di incidente sul lavoro o di infarto, anche da management. come è del resto ampiamente successo anche a dipendenti “aspiranti manager di successo” poco meglio pagati, come Moritz Ehrardt, o agli operai quindicenni cinesi come Shi Zaokun, o al camionista Iliev e a parecchi fra tutti quelli che che volessero (o meglio fossero costretti sotto pressione) a adottare le idee di merda della signora Mayer senza essere la signora Mayer.

il vero nocciolo del problema non è quello che, ribadiamo, la signora intende fare della sua vita, ossia le scelte personali, ma il modello infame e lercio che essa vorrebbe suggerire al prossimo, specialmente a chi il lavoro lo somministra, e il quotidiano che le fa da sponda e megafono, avallando tale visione. siccome da noi almeno sarebbe reato l’istigazione al suicidio, sarebbe il caso che la giurisprudenza cominciasse, un bel giorno, a mettere in conto fra i crimini possibili anche l’istigazione al superlavoro, specialmente e soprattutto quando uccide e anche quando, a fronte dello stesso salario, aumentano le ore lavorate, il che – la matematica non falla – è comunque una riduzione di salario e di diritti ed è pertanto un crimine perché è un furto, un furto di vita, un furto di tempo e di risorse mentali e fisiche a vantaggio di chi trae plusvalore da quel lavoro. la signora e i ciarlatori a mezzo stampa lo sanno benissimo, ma fan finta di non capire, alla ricerca del “dipendente perfetto”. per il padronato e i plutocrati, ça va sans dire.

se è reato istigare al suicidio, istigare al superlavoro che cosa è?

questa è la demenza che ci pregiamo di denunciare, combattere e irridere con il più maestoso dei diti medi sbattuto sul grugno a manager e giornalistai compiacenti!

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corriere della Ser(v)a | record

balle conclamate

oggi, 01 dicembre 2015 il Corriere della Ser(v)a supera sé stesso al ribasso, in zozzeria e spudoratezza: adesso Al Qaeda (o al-Nusra che si voglia… scissionista o no essa resta una costola della creatura di Bin Laden e Zarqawi), e l’Esercito Libero Siriano non sono più jihadisti!

siamo alla menzogna più sfacciata e lercia. siamo alla fine del cammino, e si è ben scavato sotto alla morchia e feccia del fondale.