il lato meschino della (non)satira | Caluri sbrocca

ho avuto un breve scambio di battute via Fecciabook di cui voglio mandar memoria, giusto perché si sappia dove si può arrivare quando si applica con totale malafede un atteggiamento ingiustificato.

regola 1 del progressista socialaro: io ho ragione su tutto, se obietti “rompi i coglioni”

regola 2 del progressista socialaro: la mia opinione è verità, ma non deve sottostare a alcuna verifica di verità

regola 3 del progressista socialaro: se non sai superare un’obiezione attacca ad personam

il fumettista Daniele Caluri ha una pagina FB sulla quale si sente giustamente in diritto di affermare petizioni di principio come “depenalizzate la blasfemia”.

petizioni che francamente visto l’andazzo con cui è trattata la religione cristiana e cattolica, non sembrano praticamente urgenti né rilevanti o necessarie. ma tant’è. c’è libertà di battersi anche per l’irrilevante o il futile.

il punto dolente arriva non tanto quando neghi per principio questa possibilità (depenalizzare la blasfemia) ma quando fai notare banalmente e pianamente che offendere una religione – e la blasfemia è per definizione insulto, non è satira, ma è parola che definisce una pratica insultante e volutamente svilente in toto l’oggetto su cui si scaglia – potrebbe offendere non già un ipotetico e sia pure inesistente “dio” ma la sensibilità di chi a quel dio crede o in quel dio ripone una sorta di affetto/rispetto/devozione.

un conto è la libertà di satira o comico sul religioso per incoraggiare chi crede a una pratica coerente e onesta. ben altro è dire: io voglio la libertà di offenderti e non mi frega nulla se ti offendi. questa è piana prepotenza, il peggio -quello che mi dispiace davvero – è che il Caluri la vorrebbe far passare per democrazia e civiltà.

vale a dire che depenalizzare la bestemmia non significa semplicemente consentire una libertà che non danneggi il prossimo, ma configurare la licenza per alcuni di aggredire e mortificare altri loro simili svilendo ciò in cui credono.

 

e qui mi stupisco che si possa chiamare tale battaglia una battaglia per i diritti. chiamiamola affermazione di un’ideologia, posto che quell’ideologia piaccia a parecchi, ma non chiamiamola “diritti”, “civiltà” o “democrazia”. è sempre e solo una prepotenza di una parte sull’altra.

quando penso che questi progressisti sono gli stessi che sbraiterebbero crociate antisegregazione e antibullismo mi vien da ridere di gusto.

il nostro che fa? di fronte alla piana e chiara constatazione che in tal modo:

se non offendi dio, offendi chi ci crede. non è un concetto difficile da capire

fa mostra proprio di non capire. ci mette lo smile…

“se lo scrivi così sì”

rispondo con la stessa scherzosa impostazione, mi pare il minimo:

non è facile tornare a scrivere come all’asilo.

punto sul vivo (credeva di essere l’unico con doti di satira… o l’unico a avere licenza di ironia) il Caluri la butta scorrettamente sul personale: insulta e mi attribuisce un senso assurdo e opposto a quello decisamente chiaro delle mie parole.

“che brodo, se scrivi ‘se non offendi dio offendi chi ci crede’ inviti a offenderlo, no? ah ah ah ah”

basta dire che il Caluri non comprende l’uso dell’indicativo e ha scambiato la mia frase con un comando all’imperativo. chi insegna a scuola non dovrebbe commettere svarioni di questo tipo. e qui muoverei una critica al Caluri non come artista ma come docente.

preciso che ho parlato molto chiaramente e ribadisco a scanso di equivoci che non intendo esortare a offendere, ma il contrario, a rispettare anche punti di vista che non condividiamo.

qui il Caluri, non potendo difendere un equivoco linguistico indifendibile ricorre al punto tre della meschina strategia “attacco ad personam”.

afferma di non conoscermi.

pessima memoria

mi accusa di “rompere i coglioni”; no, ho solo precisato cosa volessi dire, a scanso di equivoci senza alcun insulto o animosità. non solo, si arroga il diritto di “sbattersene” del mio (eventuale) -ma in realtà insesistente – disagio e mi attribuisce presuntuosamente credenze che non ho.

in breve SBROCCA

ma pretende di dare lezioni di umiltà, non essere “pretenziosi”. detto da lui? curioso.

non perdo le staffe e rispondo:

non porto il muso. ma insegno lingua e letteratura italiane, penso di sapere cosa sia una frase formulata correttamente e non “lingua italiana usata a cazzo”.

invito a scendere dal piedistallo, ciccio. Caluri insegna arte, non lettere. almeno che non pretenda di dar lezioni fuori luogo. sarai anche un “Gran Guinigi 2006” ma qui siamo su altri ambiti.

se non vuoi repliche non postare, ovvio che incontrerai anche chi farà qualche timida e pacata obiezione. o vuoi sempre e solo gli applausi e le slinguazzate?

confermata oltretutto la mia non credenza nelle storie bibliche confermo che trovo triste e qui aggiungo profondamente vigliacco come metodo il far passare da progressismo la prepotenza e il mancato rispetto.

va da sé che ho bloccato il tipo. però ci tenevo a raccontarvi questa sua figura meschinella proprio.

e in ultimo ricordo che non ha mai avuto il coraggio di lanciarsi nella sfida che gli proposi.

questa:

 

leoni da tastiera, meschinelli, arroganti. e ritiro il “maestro” sono come sempre stato galantuomo.

ma alla larga, è bene sempre volare alti. specie dalle figure del genere.

 

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