l’arroganza dell’incompetenza | ogni ministro è un dilettante a confronto…

stavo cercando informazioni e “dritte” per poter organizzare, gestire, somministrare dei compiti per casa in modo che sia possibile eliminare, o limitare al massimo, il fenomeno della “copiatura di massa” via Whatsapp.

purtroppo, nel sopravvalutato web (almeno il “surface“, col deep non ho ancora provato…) non ho trovato che: celebrazioni della copiatura,  impotenti constatazioni della sua onnipotenza e onnipresenza o …critiche ai docenti. mai un sito che pensi alle carenze di studenti e famiglie, eh? cercali col lanternino, si diceva.

comunque la fatica non è stata infruttuosa; entro quest’ultima categoria ho trovato su un portale dedicato all’educazione dei figli un intervento sulla “lezione per casa”.

non posto né il nome dell’autore, né il sito. perché non intendo fare pubblicità gratuita a simili personaggi e siti, né, peggio che mai, ai libri in cui si propalano fesserie di questo calibro. tanto, se volete cercare la fonte, sapete che esistono i motori di ricerca, leggete la mia citazione e provate con le parole chiave del testo che vi sottopongo. lo troverete senza troppe pene.

mi preme però commentare, questo sì, l’abisso di superficialità, arroganza, prevenzione, e incompetenza che trasuda da questo contributo, spiegare perchè simili interventi non fanno che rovinare la qualità della scuola e la qualità della vita di chi lavora come insegnante in Italia, diffondendo una anticultura del “zero sforzo, tutto dovuto”. qualcosa di anni luce peggiore della semplice subcultura, incultura o ignoranza.

il testo è questo:

Premessa di XXXXXXXXX

Tutti i docenti e molti dei genitori che incontro obiettano: “I compiti sono necessari: l’importante è non darne troppi”.

Chiarito che noi vogliamo abolire i compiti e che, d’altra parte, non ho mai incontrato un docente che dichiarasse di assegnare, volutamente “troppi compiti” (eppure gli studenti ne sono oberati), ho pensato di elaborare la seguente proposta di “regolamentazione” (che potrebbe integrare il PTOF, il “Regolamento di istituto” o il “Patto di corresponsabilità”) da sottoporre a docenti, dirigenti, rappresentanti dei genitori, presidenti dei Consigli di istituto…, proprio per “aiutare” le scuole a non darne “troppi”.

Nessuna norma impone l’assegnazione dei compiti a casa (in altri Paesi è addirittura vietato), e le sole occasioni nelle quali il Ministero P.I. si è occupato dei compiti è stato per raccomandare di non assegnarli nel fine settimana e durante le vacanze, si stabilisce quanto segue:

Regolamento per i compiti a casa:

1- I docenti che danno compiti a casa si impegnano a correggerli tutti e a tutti – altrimenti non avrebbe senso farli.

2- I docenti che danno compiti si impegnano a preparare adeguatamente gli studenti perché siano in grado di svolgerli per proprio conto, non possono perciò essere assegnati compiti che gli studenti non siano in grado di svolgere – i docenti devono verificarlo preventivamente.

3- Ai compiti svolti a casa non deve essere assegnato alcun voto – il docente non può sapere come e da chi siano svolti.

4- I compiti non fatti non possono essere “recuperati” sacrificando la ricreazione che per nessun motivo, men che mai “disciplinare”, può essere ridotta o annullata – gli studenti ne hanno bisogno e diritto.

5- I compiti non svolti durante i periodi di assenza (es. per malattia) non devono essere recuperati – non sarebbe umanamente possibile e si perderebbero le nuove acquisizioni.

6- La giustificazione del genitore per il mancato svolgimento dei compiti deve essere acquisita evitando contestazioni, rimproveri o punizioni – umilianti per lo studente e offensive per i genitori.

7- Nelle classi a 40 ore (tempo pieno)non si assegnano compiti: le attività didattiche devono esaurirsi nelle 8 ore di forzata immobilità e concentrazione – pretendere un ulteriore impegno sarebbe controproducente, penoso o semplicemente impossibile.

8- Nelle altre classi, i docenti che decidano di assegnare compiti pomeridiani verificheranno, preventivamente, che non richiedano a nessuno studente un impegno giornaliero che superi:

– 30 minuti nelle classi prima e seconda della scuola primaria

– 1 ora nelle classi terza, quarta e quinta della scuola primaria

– 1 ora e 30 nelle classi della scuola secondaria di primo grado.

9- Non possono essere assegnati compiti nel fine settimana, come raccomandava il Ministero P.I. – agli studenti deve essere permesso di ricrearsi (e garantito il “diritto a riposo e al gioco”), e alle famiglie di ritrovarsi, senza l’assillo stressante dei compiti.

10- Non devono essere assegnati “compiti per le vacanze” (ossimoro logico e pedagogico) – per le ragioni già espresse nel punto precedente e per evitare che i docenti, come previsto dal primo punto di questo Regolamento, trascorrano il resto dell’anno scolastico a correggere gli esercizi previsti dai “Libri per le vacanze”

 

demoliamo questa caterva di fesserie punto per punto. se ne salva davvero poco di questo sproloquio, credetemi.

UNO

qualunque persona che abbia fatto esperienza di insegnamento, ma aggiungerei qualunque persona realisticamente capace di valutare un carico di lavoro professionale, da professionista, sa benissimo che se un insegnante leggesse e correggesse ogni elaborato prodotto dagli alunni nel corso di un anno scolastico non basterebbero le ore di insegnamento previste, anche se si facesse solo questo per contratto. non conoscendo le tempistiche di altre materie farò le considerazioni per la mia, l’Italiano. per cominciare, basta osservare quanto segue: per leggere, con attenzione a scopo correttivo, un tema medio (di 3 colonne) occorrono almeno 10/18 minuti di lettura. 20/30 se la grafia risulta come spesso è particolarmente indecifrabile. tralasciamo pure annnotare a beneficio del ragazzo le osservazioni e il voto, cosa che non è comunque a tempo zero. ciò porta il lavoro per correggere una verifica in classe, a andar bene, a 420 minuti, una mattinata o quasi di lavoro. al meglio 4 ore per i docenti particolarmente rapidi. stima che infatti si verifica puntualmente quando i docenti correggono in un pomeriggio gli elaborati di italiano dell’Esame di Stato della propria classe. a me, quando sono in vena, effettivamente ci vogliono almeno tre ore e mezza di lettura e correzione. il tema è oltretutto una tipologia particolarmente agile da correggere, rispetto a un esercizio di analisi logica/grammaticale in cui occorre pesare e controllare parola per parola, posto che il quaderno e la grafia siano in perfetto ordine. la correzione di un esercizio standard di analisi grammaticale poniamo di 15/20 frasi, se fatta con la stessa serietà, richiede 20 minuti almeno; contando che di esercizi se ne danno circa 5 o 6 per volta, la conta porta a 100 minuti a alunno, vale a dire 2.800 minuti per classe. ora, contando che i docenti di italiano possono avere fino a due classi nella materia, si arriva tranquillamente a 5.600 minuti; anche se volessimo supporre che ripetere la correzione di uno stesso esercizio velocizzi il docente che sa subito dove si trovano certi errori, e introducendo quindi una riduzione del 33% a questo monte ore correzione, andiamo comunque su cifre di 4.000 minuti, pari a 65 ore di lavoro. numeri e matematica alla mano. circa 10 giorni di lavoro di lezione frontale! ora aggiungiamo che mediamente ci sono due lezioni di grammatica e tre di antologia alla settimana per classe. quindi, con tre batterie di esercizi alla settimana, due nei periodi meno oberati di lavoro, si mette insieme da sola la bella cifra di 20-30 giorni di lavoro! un mese. a questo punto a patto di non essere dei cretini terminali la maggior parte dei miei lettori ha capito perché su 28 alunni per classe si fa una correzione dal vivo a campione, su 5/6 studenti pescati a caso e a singolo esercizio per studente, esclusi i casi particolari di esercizi rimasti “ostici” a molti. chi, nonostante questa dimostrazione, pretenda quanto detto al punto 1 dal nostro è ben oltre la più irredimibile assurdità. a sua scusante va detto che non essere del mestiere rende difficile valutare certi carichi di lavoro. il problema è che il nostro autore è purtroppo – per la scuola italiana – un docente, il che aggiunge particolare gravità all’imperizia e picometrica capacità dimostrate nel valutare un carico di lavoro professionale.    

riassumendo, per rispondere a Che senso hanno i compiti per casa? I compiti per casa sono l’equivalente dell’allenamento di uno sportivo, chiedere a un docente di “correggerli tutti a tutti” equivale a chiedere a un allenatore di calcio di correre per tutto il monte ore corso dai suoi atleti, o a un allenatore professionista di pugilato di rifare tutti gli allenamenti dei suoi atleti, inclusa una trentina di incontri di boxe professionale al mese! la richiesta vi sembra imbecille? lo è, è particolarmente imbecille.

DUE

d’accordo, ma con una fondamentale avvertenza: mettersi alla prova solo su ciò che si può fare è già molto e dà ottimi risultati; mettersi alla prova su ciò che non si sa ancora fare, dà tuttavia la vera, profonda e duratura conoscenza e costituisce il vero progresso nell’apprendimento. per questo non sono contrario a infilare ogni tanto qualche “sfida extra” nei compiti per casa dei miei alunni. naturalmente ho il buonsenso di non valutare il fallimento in ciò che non si è mai esperito prima. inoltre la logica ci insegna che non è possibile preventivare prima di un esercizio le difficoltà occorse nella sua esecuzione, come pretende con evidente assurdità il nostro autore, l’esercizio serve proprio a questo: capire dove e se si verificano difficoltà. neanche il docente più scafato può preventivare le difficoltà che si incontreranno nel mettersi alla prova con gli esercizi. la sola casistica è pressoché enciclopedica.

TRE

compiti senza voto stante il fatto di non sapere chi li abbia effettivamente svolti? il docente ha tutto il diritto di presumere che i compiti siano fatti dall’alunno, perché – detta banalmente – non si deve barare. ne consegue con piana e piena logica che l’alunno è responsabile del merito e del demerito, del buon risultato, come dell’errore. a questo titolo preciso che non ha senso considerare un esercizio/allenamento come una verifica/partita/competizione, per restare nella comprensibile metafora sportiva. negli esercizi l’allievo ha tutto il diritto di sbagliare, personalmente quindi li valuto, ma solo come un 20% della valutazione totale e con ampia tolleranza per le difficoltà, anzi dico sempre ai ragazzi “ben vengano gli errori”, così li risolviamo!

QUATTRO

nessun docente che io conosca ha mai preteso che gli alunni svolgessero esercizi non svolti durante la ricreazione. diversa è la necessità di doverla posticipare o rinunciarvi in casi eccezionali, per esempio una verifica. un sacrificio che dei ragazzi possono affrontare ogni tanto! semmai l’autore si ponga il problema del fatto che i più conclamati fannulloni sfruttano proprio questo momento, la ricreazione e pure il cambio-ora, per presentare un quaderno “in ordine” nelle ore successive, appunto perché a casa hanno “fannulloneggiato”…

CINQUE

qui concordo senza problemi. ma solo per la malattia! non perché lo studente si è fatto con famiglia la Settimana Bianca o la gita a DisneyWorld…

SEI

mi pare lapalissiano osservare che un docente serio non insulta nessuno. né considero le contestazioni mosse alla famiglia e agli alunni – quali ne ho sperimentato costantemente in ormai dieci anni di mestiere – come debordanti il confine dell’ordinaria educazione e sinanco di un’umile constatazione a fronte di inadempienze spesso smaccate e poco giustificabili. non capisco a quale realtà il nostro faccia riferimento, non certo la norma nella scuola italiana. delirio, allucinazione? delirio.

SETTE

qui concordo senza riserve.

OTTO

se i tempi sono “per docente” se ne può discutere; ma credo anche io che per la lezione di italiano un’ora e quaranta sia il minimo sindacale.  se il nostro intende tali tempi come totali a pomeriggio per tutte le materie non ha neanche senso parlarne!

un impegno pomeridiano di un’ora e trenta totali per tre/quattro materie non è studio, è colpevole indolenza.

NOVE

niente compiti nel fine settimana? non condivido, se la scuola dura dal LU al SA. con un orario prolungato e la scuola a 5 giorni ha senso parlare di congrua riduzione; il diritto al riposo comunque lo hannno gli adulti che appunto devono mantenere una famiglia, occuparsi del mestiere e delle incombenze quotidiane; i giovani, che non devono fare altro, possono anche sopportare un sabato pomeriggio parzialmente passato sui libri (un’ora e mezza in totale? e sia). senza che sia leso chi sa quale immaginario e chimerico diritto umano. aggiungo: se dei genitori considerano un assillo l’istruzione dei figli, ricordo loro che la democrazia di cui godono tanto e che tanto pretendono ha stabilito l’istruzione come un diritto che prima era un privilegio di pochi!

DIECI

io personalmente ho sempre considerato le vacanze, vacanze, ma ho anche ritenuto improduttivo e talvolta dannoso non mantenere una quota minima di allenamento per le vacanze estive. personalmente non assegno mai compiti per periodi di vacanza breve – Natale e Pasqua; ma in due mesi di svago un ragazzo che non è né un adulto, né un lavoratore, può anche farsi una mezza settimanetta di lavoro – l’ammontare totale del medio “libro per le vacanze” scolastico.

CONCLUSIONE

In chiusura aggiungo che il tono di partenza: “dettare le regole” al docente è un particolare indice di arroganza, cafoneria, presunzione, maleducazione e inciviltà. io non pretendo di dettare le regole del suo lavoro al mio piastrellista, al mio architetto, al mio idraulico e alla cassiera che passa in cassa la mia spesa. da questo incipit si valutano altresì competenza, educazione e caratura morale dell’autore di queste dieci semideliranti fesserie.

la pericolosa arroganza dell’incompetenza. credevo che bastassero i ministri, ora ci si mettono anche dei colleghi!

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